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domenica 18 novembre 2018

Anche il maschile è stato mutilato

...e prima di parlare di nuovi equilibri, o presunte neutralità, dobbiamo ricordare come percepirci esseri completi. Vale tanto per il femminile quanto per il maschile.

Scrivo questo articolo dopo una proficua conferenza sulla Dea oltre il dualismo, tenuta due sere fa a Vicenza. 
Già. Oltre il dualismo. Perché uno dei più persistenti pregiudizi sulla Grande Madre è che si tratti della metà femminile, il polo-donna dell'universo. A me piace raccontare il perché e il come non sia affatto così (per approfondire clicca qui), ma il come la filosofia della Grande Madre non escluda il maschile proprio per niente.

Ammiro tutti gli sforzi che uomini e donne stanno facendo per uscire dalla situazione attuale, che è ancora di scontro e incomunicabilità -se non terribile violenza- a livello sistemico. 
Mi spaventa però la difficoltà di uscire dagli stereotipi su maschile e femminile che ancora si danno spesso come verità immutabili. Vogliamo approfondire?

Proprietà intellettuale di Laura Ghianda, non utilizzabile senza permesso scritto e senza citare la fonte

Questa slide mostra la credenza diffusa di oggi: il femminile come mera polarità negativa, il maschile come mera polarità positiva. 
Se dico "anche il maschile è stato mutilato", salta subito all'occhio di cosa potrei parlare. 
La polarità negativa. Dove è la polarità negativa nel maschile?

E per analogia: dove è la polarità positiva nel femminile?

Per trovare pace davanti a queste domande, nate in seguito a un SANO senso di mancanza che più ricercatori e ricercatrici hanno percepito, si è giunti a dare un significato di un certo tipo ai concetti di "femminile interiore" e "maschile interiore":
"In qualche modo la polarità mancante ce l'hai dentro", detto in soldoni. Una toppa. 

MA?

si, c'è un MA.
Facciamo un passo indietro.
Ci perdiamo per strada CHI ha attribuito ai generi determinate polarità. E in seguito vedremo con quali determinate caratteristiche.

LUNA E SOLE

La qualità solare sarebbe nella medesima credenza intrinsecamente maschile, quanto la lunare femminile.
Ma questo dai greci in poi. Non esattamente una società dove i generi erano considerati uguali e coesistevano armonicamente. Teniamone conto.
Il pensiero greco ha stabilito queste attribuzioni, assieme alla divisione in dicotomie (coppie di opposti in scontro tra loro) che ancora oggi crediamo universale ma universale non è, grazie anche al fatto che lo stesso pensiero è stato rilanciato dai movimenti neoplatonici che hanno avuto molto successo tra i padri della chiesa. 
Quindi la religione ne è stata un efficace veicolo oltre che sottolineare l'attribuzione morale "male/bene" a polarità potenzialmente neutre. Fondamentale capire questo passaggio (per approfondire).
Basta una ricerca anche abbastanza veloce per notare che, sul lato della narrazione e della mitologia, probabilmente il numero di eroi/divinità lunari maschili supera quelle lunari femminili, così come il numero delle divinità solari femminili è davvero nutrito, a iniziare dalla mitologia delle mie Dolomiti (moltissime dee solari, un eroe lunare Ey de Net).

Quindi? Cosa è maschile e cosa è femminile?

Non credo nel rovesciamento di attribuzioni, come espliciterò in seguito. Credo piuttosto che ogni caratteristica dell'universo abbia la sua rappresentazione ambogeneri, e certamente anche per chi non si identifica né nell'uno né nell'altro - o si identifica in entrambi.
IAH, dio luna egizio


YIN e YANG

Altra semplificazione diffusa è l'abbinare al femminile la polarità Yin e al maschile la Yang. 
Lo sapete che questa attribuzione è relativamente recente, si parla dei primi secoli DC? più o meno 1000 anni dopo l'esistenza del teorico del Tao, Lao Tzu*. 
PRIMA?
Yin e Yang sono (semplifico) le energie di moto di tutto ciò che esiste, la contrazione e espansione dell'universo, inspiro e espiro. Polarità dinamiche (al contrario del nostro statico pensiero) e in movimento. (e non a caso in un verso Lao Tsu chiama il Tao "Grande Madre"). Qualità energetiche, senza alcuna attribuzione di uno specifico genere. 

QUALITA' STEREOTIPATE
Osserviamo questa slide.
Proprietà intellettuale di Laura Ghianda, non utilizzabile senza permesso scritto e senza citare la fonte

Comunemente, quando si parla di maschile e femminile si intendono questi (e altri) significati. 
ATTENZIONE: mi si pone spesso la critica "ma si tratta di energie e non di uomini e donne incarnati".
Rispondo: Impossibile. Una volta che narri il maschile e il femminile in questo modo, automaticamente scatta l'identificazione. L'astrazione è illusione mentale. Ci caschiamo tutti/e e ho decine e decine di esempi che potrei portare a dimostrazione. 
Ad esempio bene lo vedo accadere tra le donne, dove il narrare il femminile in questo modo porta a conseguenze reali, sul piano concreto tangibile e materiale dell'agire e relazionarsi. Un disastro, devo aggiungere.
Va anche peggio. 
Ogni volta che sento una donna dire "ho un lato maschile molto spiccato, purtroppo" per giustificare la sua aggressività, mi viene da osservare come questo manchi di rispetto al maschile sano
Proprio per la fregatura "maschile interiore" si crede che l'aggressività non ci appartenga come donne perché sia caratteristica maschile, piuttosto invece che essere appannagio della specie umana (vedi Riane Eisler per approfondire). Con caratteristiche culturali e caratteriali differenti.  

E il maschile?
Gli uomini che cercano di colmare la culturale mancanza di attenzione alla sensibilità, alla cura, alla dolcezza, che per fortuna sono sempre di più, rischiano anch'essi di cadere nello stesso gioco: "sviluppare il loro femminile interiore" e il problema sarebbe risolto.


Ulteriori difficoltà insorgono, per chi segue un percorso spirituale, quando all'ipotetica coppia Dea/Dio si abbinano le medesime qualità: questo modello di maschile e femminile si fonda su un pensiero di SEPARAZIONE e non di INTEGRAZIONE. 
Finché non usciamo da questa gabbia, possiamo fare tutto lo sforzo del mondo ma non supereremo mai LO SCONTRO. Perché è qualità intrinseca di questa logica. 
Il problema non si può risolvere finché il maschile e il femminile restano così stereotipati.


Ecco perché PROPONGO UN ALTRO APPROCCIO.


SIAMO ESSERI COMPLETI.

Fatto queste premesse, tutti siamo Yin e Yang. O meglio, Yin e Yang agiscono in ciascuno/a di noi.
Idem per quanto attiene alle polarità.
Gli uomini sono mutilati culturalmente del loro polo "-" tanto quanto le donne lo sono del "+".
"Ah ma allora siamo tutti uguali?"

No.
Cambiando la visione, si aprono mille porte e mille possibilità. Vediamo UN esempio di altra narrazione possibile sui generi.
Attingo al Tantra. Guardate qui. Non è così male, no?
Proprietà intellettuale di Laura Ghianda, non utilizzabile senza permesso scritto e senza citare la fonte

Il tantra concepisce le polarità in entrambi i corpi. In posizioni differenti.
Questo ha anche la bella conseguenza di un piacevole scambio di energia tra il corpo maschile e quello femminile che io apprezzo assai. 
Il sole e la luna li ho aggiunti io, per analogia.
Nel corpo in realtà sono presenti altre polarità, genitali compresi, lo esplicito perché qui non si tratta affatto di dire "la donna ama col cuore e l'uomo col pene" come qualche donna protestò in passato. Yoni e Lingam, patata e pisello, chiamateli come volete, ma entrambi portano entrambe le polarità, in posizioni differenti. 
Non vi pare renda maggiormente giustizia?
Ci possono essere altre narrazioni? Naturalmente. L'importante è la comprensione di quanto sia limitante quella che abbiamo adottato fino ad oggi credendola neutra. Dove tutti saremmo solo delle metà piuttosto che esseri completi.
Credo anche che l'esistenza delle persone transgender richieda ulteriori narrazioni e significati, della loro esperienza nei loro corpi, sulla quale non posso esprimermi. Ricordando che non c'è necessità di utilizzare la logica duale oppositiva: è ancora necessario continuare a narrare maschile e femminile, con il beneficio di tutti, andare oltre questi stereotipi. C'è ancora bisogno di utilizzare termini come "donna" e "uomo", altrimenti ciò che cessa di essere nominato si radicalizza sullo stereotipo attuale.
Scrivo quindi non per sconfermare altri, ma per la necessità impellente di significare l'esperienza che vivo. 

Detto questo, ampliamo il campo alla lista di qualità.
Si, l'uomo è stato mutilato. E' stato facile vedere la mutilazione nella donna con il movimento femminista. Ma il maschile che la cultura patriarcale spinge non è "Il Maschile". E' il "maschile distorto". Quello mutilato.

Ascoltando gli uomini Moso parlare con le loro voci nel documentario "Nu Guo" di Francesca Rosati Freeman appare chiaro di come questi siano lontani dalle nostre logiche. "Essere un uomo materno" non è un insulto nei Moso, tanto meno un attacco alla loro virilità. Il "materno" non è affare solo femminile, ed è per questo che la parola "matriarcato*" non li spaventa. Usarla ci serve a mostrare quali possibili mondi e significati ci stiamo perdendo per strada.
"Materno" è una qualità condivisa da tutti, che permea ogni istanza culturale e sociale. Non certo un mero fatto biologico.
Il portare alla luce qualcosa che prima non c'era e prendersene cura. 
Noi siamo ancora incastrati/e nella confusione tra generatività biologica e cura.

Si, esiste un maschile capace di cura e dolcezza e non è "il femminile interiore". E' proprio il maschile.
Si, la violenza è una scelta, esasperata da spinte culturali. 
Si, l'accoglienza è anche maschile. Mio marito si batte molto per questo.
Si, ci sono anche gli ormoni. Ma credetemi che la mia gravidanza mi rende molto aggressiva, e la gravidanza nessuno direbbe essere una cosa "maschile". 
Quindi si, esiste anche un femminile aggressivo e distruttivo. Perché anche noi donne, a ripeterci di essere solo accoglienza e apertura, ci facciamo molta violenza. Una per tutti: Kali. Energia distruttrice femminile in quanto tale, non " Dea con spiccato maschile interiore" ;-)

I "maschile e femminile interiori" allora non esistono? Io credo esistano eccome. Ma con tutt'altri significati, molto più interessanti. 
Kali, energia distruttiva, forza femminile, spietatezza

Molta della resistenza viene da quanto dicevo sopra: non è possibile astrarre, ci identifichiamo tutti/e. Una volta che diventa un fatto di identità, l'idea di un cambio di rotta è percepito come minaccia.
Ancora più se l'identità mutilata è tale perché costringe ad abbandonare parti di sé. Per difendere quelle rimaste attiveremo ancora più aggressività.

Ma pensiamoci tutti un attimo.
CI FA COSì DISPIACERE CREDERE, AFFERMARE A TESTA ALTA, ESSERE RICONOSCIUTI PER ESSERI COMPLETI? Nei quali si riflette l'universo nella sua interezza?

Proviamo a cercare le prove di quanto dico nei nostri corpi, nella nostra esperienza, molto concretamente.

Auguro ai fratelli uomini in cammino di recuperare il loro splendido completo maschile, fatto di maschilissime qualità di cura, accoglienza, morbidezza. Fatto anche di luna e introspezione. 
Quanto a noi donne in cammino di ricordare che ciò che ci è stato mutilato, resta femminile. 
Il nostro sole, la nostra forza, la nostra aggressività che tranquille, solo accettata possiamo meglio decidere se e come usare. Eccetera.

Yin e Yang agiscono in tutte e tutti noi...
Ciò che cambia è come ci relazioniamo con queste qualità e il come saremo in grado di riprenderci la saggezza dei nostri corpi. Perché la saggezza dei corpi è antidoto meraviglioso alle illusioni della mente.

PS: se in noi maschile e femminile sono in INTEGRAZIONE e non in separazione, perché abbiamo scardinato la logica duale oppositiva, i cerchi femminili non potranno essere percepiti come "minacciosi" dagli uomini. Come quelli "maschili" non saranno percepiti come minacciosi dalle donne: lavorare al benessere di una parte della società, porta benefici a tutti.
E allora i lavori nei cerchi misti saranno davvero medicina e cura. Oltre le recite, oltre le ipocrisie. 

Felicissima di portare la mia conferenza e parlarne dal vivo, se volete contattatemi. 


*Fonte in dettaglio Luciana Percovich, "Colei che da la vita, colei che da la forma", ed. Venexia 
*Fonte in dettaglio Heide Goettner Abendroth "le società matriarcali", ed. Venexia. Matriarcato come "all'origine il materno", non "dominio delle madri" in forma uguale speculare al patriarcato. Si tratta di abbandonare le nostre lenti dicotomiche per leggere società ancora esistenti che usano altre logiche e altre categorie di pensiero. Esempi di società in equilibrio tra i generi, in equilibrio con la natura, dove il benessere è equamente suddiviso per tutti i membri.

giovedì 26 luglio 2018

ECLISSI LUNARE E "NUOVI" SIMBOLISMI PER IL NOSTRO TEMPO

Dal web



Girano articoli di ogni sorta su questa bella eclissi. 
Perché adottare ancora un simbolismo di matrice dualista? I significati dell'oscurità, della luce celata, non sono necessariamente "malvagità", cose sgradite, sventura.
"Luce = bene e buio = male" è un'attribuzione di significato nell'ambito di quel preciso sistema di pensiero che si chiama "dualismo oppositivo", "pensiero dicotomico", "logica duale oppositiva". appartiene a un'epoca umana relativamente recente, risalgono alla Grecia classica le prime fonti scritte ma viene poi esasperatamente lanciato e caricato di nuova enfasi con le correnti neoaristoteliche e neoplatoniche nel pensiero della... Chiesa. E da qui rimasto con altrettanta ossessione nella nostra attuale narrazione.

Logica Duale oppositiva abbinata al significato dei generi. Altro guaio da rivedere. 

Questo è un pensiero di quelle culture "della dominanza", "patriarcali", che favorisce scontro e guerra, mutila parti della nostra identità e crea l'idea di separazione dal tutto. Noi ci impegniamo piuttosto per un altro paradigma che ci consenta il godere della completezza e dei significati di ogni sfumatura dell'esistenza. 
Il simbolismo di questa eclissi, lungi dal significare sventura e malvagità, può essere utilizzato anche ritualmente con l intento di attingere a un altro corpus di significati. Ogni cosa che riguardi la discesa in sé, la ricerca di un nuovo livello di saggezza, il saper ri-significare le nostre sfide eccetera, il fatto che non sempre il ritmo dell'alternarsi delle fasi e delle polarità sia prevedibile e lineare e quindi il potere e la capacità di stare nel presente, con la fiducia di poter far fronte alla situazione. L'attesa di comprendere una situazione prima di fare il prossimo passo, la pausa dall'agire, il prendere un profondo respiro.
Cambia un pochetto nevvero?
Onore all'oscurità e, in un'epoca ancora ossessionata dall'illuminazione, onore a un processo che sarebbe ora di cominciare: "l' inoscuramento", come comprensione dei significati sacri avulsi dal dualismo oppositivo dell' oscurità e dell'equilibrio tra luce e buio. La stessa luce si arricchisce di un nuovo senso quando accettiamo i doni del buio invece che fuggirli. Non c'è vera luce se si rinuncia al buio perché la saggezza viene dal l'abbracciare ogni cosa.
Per cui anche al di là dell'impianto morale bene/male che ha senso solo mettendo le polarità in scontro. Perché quando invece la consapevolezza è nella loro danza ero tica, la nuova (ma arcaica allo stesso tempo) concezione che le riguarda e ci fa da guida è "equilibrio/disequilibrio". 
E la terra può accarezzare luna e sole sul loro asse, come in una sacra unione da lei benedetta.
È ben ora di cambiare narrazione e il mio augurio per l' eclisse è precisamente che si torni in massa a narrare questi altri significati. "Esoterici" o meno, dal momento che raccontarcela in un modo o in un altro ha enormi effetti sul nostro pensare al e agire nel mondo. 


giovedì 7 giugno 2018

Conoscere e vivere la Ruota dell'anno, Terza edizione!

Conoscere e Vivere la Ruota dell’Anno

Per.corso teorico e esperienziale di avvicinamento allo strumento della Ruota dell’anno
 secondo ispirazione del Tempio della Dea di Glastonbury. *

Dopo il successo delle precedenti, siamo ora alla terza edizione!

La Ruota dell’Anno è molto più di un calendario che segna il passaggio delle stagioni; è metafora dell’intera esistenza, è una bussola che guida al riconoscimento di e al ri-allineamento con una sacralità dimenticata: quella che è nei nostri corpi, nelle nostre idee, nelle nostre esperienze, nelle nostre azioni, nella fantastica natura in cui viviamo, nel nostro essere parte dell’Universo. Qui. Ora.

Il per.corso è composto di 8 incontri in un anno, in prossimità di 8 antiche feste sacre i cui echi sono giunti attraverso il tempo fino ad oggi. Ciascun incontro sarà dedicato a un aspetto della Grande Madre nella sequenza in cui è celebrata a Glastonbury/Avalon: inizieremo a conoscere come la sua energia può essere sperimentata nella vita e nella quotidianità, da ciascuno di noi, senza “intermediari”.

Il per.corso è aperto a donne e uomini.




Quando:
1. Domenica 11 novembre 2018: Ognissanti, la Decadenza. Introduzione sugli aspetti generali della Ruota dell’Anno e aspetto archetipico della Vecchia o Crona, archetipo della Morte, Rigenerazione e Rinascita.
2. Domenica 23 dicembre 2018: Solstizio d'Inverno. Dedicato alla Signora dell’elemento Aria e al nuovo ciclo solare.
3. Domenica 3 febbraio 2019: Candelora, il Risveglio. Dedicato all’aspetto archetipico della Bambina/Fanciulla.
4. Domenica 17 marzo 2019: Equinozio di Primavera. Dedicato alla Signora dell’elemento Fuoco e al nuovo inizio.
5. Domenica 5 maggio 2019: Calendimaggio, la Fioritura. Dedicato all’aspetto archetipico dell’Amante e alla festa di Beltane.
6. Domenica 23 giugno 2019: Solstizio d'Estate. Dedicato alla Signora dell’elemento Acqua e alla pienezza.
7. Domenica 8 agosto 2019: L'abbondanza. Dedicato all’aspetto archetipico della Madre.
8. Sabato/Domenica 15/16 settembre 2019: Equinozio d'Autunno. Dedicato alla Signora dell’elemento Terra, e al Centro della Ruota, che rappresenta la totalità degli aspetti. La sera di sabato si svolgerà per coloro che lo desiderano una personale cerimonia di dedicazione alla Grande Madre.

Orari: dalle 10.00 alle 18.00 circa, piccola pausa pranzo nel mezzo
Date e orari possono subire alcune modifiche che verranno eventualmente comunicate

LE ISCRIZIONI SONO OBBLIGATORIE ENTRO VENERDÌ 12 OTTOBRE 2018 (email tempiodellagrandemadre@gmail.com)

Il percorso partirà con un numero minimo di 5 iscritte/i. 20 posti disponibili.

Dove
incontri 1, 2, 3, 4 presso associazione “I guardiani della Terra", via Grazioli 63, Trento.
Gli incontri 5, 6, 7 saranno possibilmente svolti all’aperto, sul territorio, tra le provincie di TN e BZ. 
L’ultimo incontro e la cerimonia di dedicazione si svolgeranno presso luogo da confermare, e prevedono il pernottamento (eventuale costo pernottamento e pasti a carico del partecipante).

Come:
Il per.corso richiede impegno e costanza. Ci saranno momenti di studio individuale (preparatori agli incontri), momenti di confronto e scambio, momenti di attività esperienziali, momenti di celebrazione. Creeremo oggetti sacri, suoneremo, canteremo, viaggeremo in meditazione, danzeremo, condivideremo risate e lacrime, biscotti e tisane. 

Ri-membreremo e ri-celebreremo alcuni archetipi della Grande Madre, ricercandone le origini pre-patriarcali; noteremo quali nomi sono stati associati a questi archetipi, riferendoci sia alla Ruota di Brigit-Ana (utilizzata presso il Tempio della Dea di Glastonbury) sia alle Dee e agli aspetti della Grande Madre che sono rilevabili nelle leggende del nostro territorio (Ruota delle Dolomiti). 
La frequenza è da ritenersi obbligatoria; è richiesta la presenza agli incontri indicati in quanto il corso si sviluppa secondo un andamento progressivo, perdere una lezione significa perdere una parte integrante dell’insieme e la presenza è propedeutica anche all'inserimento in un gruppo di lavoro e in un cerchio di pratica. 
Il per.corso prevede una sorta di “compiti per casa”, più che altro stimoli tramite i quali si incoraggia chi partecipa ad applicare/confrontare quanto si apprende nella/con la vita quotidiana e con la propria esperienza. Le esercitazioni saranno inviate via e-mail e sarà richiesto il completamento delle stesse prima di ogni incontro. 

Con cosa: 
-E’ previsto lo studio di un testo di Kathy Jones, fondatrice del Tempio di Glastonbury (costo e reperimento a carico del partecipante): “Sacerdotessa di Avalon, Sacerdotessa della Dea”, Ester Edizioni.
-Dispense, articoli o altro materiale teorico sarà messo a disposizione della facilitatrice.
-Sarà fornita breve lista di “testi consigliati”.
-Materiale di massima per attività creative, occorrente per le celebrazioni, e varie attività, a cura della facilitatrice.
-Indicazioni su oggetti a tema o materiale che i partecipanti dovranno portare, saranno fornite di volta in volta prima degli incontri.

Costi:
Un piccolo preambolo: nel nostro paese c’è molta resistenza rispetto alla possibilità che un per.corso che si presenta legato a qualche forma di spiritualità, possa prevedere dei costi a carico dei partecipanti.
E’ però importante tenere conto che ci sono dei costi di organizzazione, a volte anche importanti (affitto della sala, trasporti, acquisto materiali per attività, acquisto materiali per le celebrazioni, cibo e bevande messe a disposizione, volantini, tempo di progettazione, ecc..).
In un mondo che domanda di essere pagato in denaro, non è possibile proporre “gratuità” senza che qualcuno (l’organizzazione) ne perda.
Inoltre, come Associazione di Promozione Sociale “Tempio della Grande Madre", i corsi e per.corsi rappresentano il nostro modo principale per sostenerci: il denaro ricavato verrà reinvestito in nuovi progetti connessi con gli scopi associativi. Il nostro obiettivo più grande è pervenire a una sede stabile da adibire a moderno Tempio della Grande Madre ove custodire la  Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti, riaccesa il 20 settembre 2015. 

Il per.corso costa 400 € per 8 incontri COMPRESO costo tessera associativa annuale (15 € compresa copertura assicurativa r.c. e infortuni).
Sono esclulsi il costo del testo di Kathy Jones, le spese extra (pranzi all’esterno, eventuali pernottamenti), il materiale da portare (per esempio: oggetti da cercare nella natura, pezzi di stoffa, pennelli, nastrini…).

Metodi di pagamento:
Caparra non rimborsabile di 100 Euro entro il termine iscrizioni (venerdì 12 ottobre 2018), saldo entro il 23 dicembre 2018.





Gli estremi per la caparra sono comunicati privatamente, alla compilazione del modulo di iscrizione.

Abbandonare il per.corso:
Occasionalmente accade che un/a partecipante decida di lasciare il per.corso per motivi personali.
Coloro che lasciano il per.corso entro il terzo incontro (escluso), riceveranno un rimborso così calcolato: tariffa intera meno la caparra meno il prezzo degli incontri effettuati (40 euro per incontro).
ATTENZIONE: Non ci sono rimborsi per gli abbandoni dal terzo incontro.
Se il per.corso è cancellato da parte dell’organizzazione prima del suo inizio, la caparra è sempre rimborsata. Se l’organizzazione è costretta a sospendere il per.corso dopo il suo inizio, sarà rimborsato l’intero costo meno gli incontri già svolti e il costo della tessera associativa.
Non saranno rimborsati i costi (quantificati in 40 euro) degli incontri effettivamente effettuati, anche in caso di assenza del partecipante.

Dopo l'anno: al termine del per.corso la studentessa/studente potrà decidere se fermarsi o proseguire nelle spirali integrative che si addentrano nelle pratiche e nel senso di un moderno sacerdozio alla Grande Madre. 

Nota: il percorso proposto non intende sostituirsi alla Prima Spirale della scuola del Tempio di Glastonbury, ne è una versione adattata al nostro contesto territoriale.
 
Facilitatrice: Laura Ghianda, madre, Sacerdotessa di Avalon e Sacerdotessa della Dea formata presso il Tempio della Dea di Glastonbury, ricercatrice indipendente sui temi della Grande Dea e del sacro femminino. Artista poliedrica, è laureata in Scienze dell’Educazione, ed è educatrice professionale. Co-fondatrice della Associazione di Promozione Sociale “Tempio della Grande Madre” e del cerchio di “Avalon Italia”, è promottrice del progetto “Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti”. Si occupa di spiritualità legata alla montagna.


*Il Tempio della Dea di Glastonbury: inaugurato nel 2002, è il primo tempio dedicato a una Dea indigena a esser stato ufficialmente riconosciuto come pubblico luogo di culto da un governo occidentale… almeno da un paio di migliaia di anni! Dal 2014 i matrimoni in esso celebrati hanno anche valore legale. Oggi il Tempio è considerato un punto di riferimento per i ricercatori della Dea di tutto il mondo, e organizza una scuola che prepara sia donne che uomini al cammino del sacerdozio. Particolarità dell’approccio spirituale proposto, è la dichiarata non dogmaticità degli insegnamenti e la non gerarchizzazione dell’organizzazione. (www.goddesstemple.co.uk)
Sull’esempio di Glastonbury, altri Templi della Dea sono recentemente stati aperti in vari stati (USA, Australia, Belgio, Olanda, Ungheria, Spagna, Svezia, Italia..)
Glastonbury è anche sede dell’annuale Goddess Conference (Conferenza della Dea), solitamente in programma l’ultima settimana di luglio o la prima di agosto, evento ricco di stimoli e opportunità che raduna partecipanti da tutti i continenti. (www.goddessconference.com)

sabato 28 aprile 2018

Denaro e spiritualità

In Italia c’è molta resistenza dinanzi alla possibilità che qualcosa che si presenta come “spirituale” sia a pagamento. Dietro questo pensiero può essere radicata la convinzione per cui “sacro” non può mischiarsi a “profano” e “spirito” non deve inquinarsi con “materia”. 
Il nostro cammino non separa in rigidi dualismi, non queste, non altre polarità. Anzi. Tenta di ricomporle.
In particolare, è molto importante iniziare un processo di sacralizzazione anche della materia (radice etimologica in “mater”, “madre”) come manifestazione, come corpo e sostentamento che ci consentono l’esperienza della vita, una materia che, proprio perché non è scissa dallo spirito, non è fine a se stessa ed è piena di bellezza. 
Non è da confondere con “il materiale” che vediamo oggi, nella cultura occidentale; un “materiale” che si è formato proprio svincolato e in contraddizione con lo spirito: ne è quindi derivato un concetto squilibrato carico di contraddizioni. 


 Ogni singola attività che proponiamo come associazione ha dei costi che non sono sostenibili di tasca nostra. Nel momento in cui si interagisce con il mondo reale, non virtuale, occorre fare i conti con enti e soggetti che chiedono per i loro beni e servizi un pagamento in denaro. Ecco che non è possibile offrire gratuità altrimenti la nostra associazione avrebbe vita breve e nulla di ciò che è nei nostri scopi sarebbe più possibile. 
Se ci avvaliamo di consulenti o chiamiamo esperti, ciascuna/o di loro avrà una tariffa per il tempo e le conoscenze che mette a disposizione. Probabilmente affronterà un viaggio, pagherà dei biglietti aerei… Mettere, da parte loro, a disposizione il proprio tempo significa che quel tempo non lo impiegano in altre attività potenzialmente fonti di reddito. 
Nella realtà di Glastonbury, nella quale mi sono formata, la comunità è molto ampia e molte sacerdotesse lavorano full time, ogni giorno tutto il giorno mettendo a disposizione i loro talenti. Una cosa difficile da immaginare, finché non la si osserva con i propri occhi. 
Se lavorassero “gratis”, non potrebbero vivere e tantomeno portare nel mondo i loro doni e i loro servizi. Nel mondo delle nostre antenate, e ancora oggi in altre parti del mondo, sacerdotesse e sciamane erano parte della comunità e dalla comunità stessa mantenute. Qui e ora, da noi, “nessuno mantiene nessuno” e volenti o nolenti il denaro serve per vivere e muoversi. 


Noi sosteniamo il concetto che personalmente mi sono inventata di chiamare “sobrietà con bellezza”, ma non la povertà. 
La povertà è carenza e rinuncia anche della bellezza. La “sobrietà con bellezza” è rifiuto dell’inutile spreco e dell’eccesso ma non sacrificio della bellezza, dei doni della Madre, delle occasioni di crescita. E’ una forma di abbondanza con meno spreco possibile. 
Nella “sobrietà con bellezza” l’arte non è superflua, per fare un esempio, ma vitale. L’arte è cultura. E’ sacra. 
Nella povertà invece, l’arte può essere vista come uno spreco di tempo e risorse che servono alla sopravvivenza. 
“Dea non vuole che nessuno sia povero”, si dice nel nostro cammino. Mentre essere più sobrie è ormai un dovere dinanzi alla cultura consumista dai mille rifiuti che abbiamo creato. Insostenibile per la Terra. 


Nonostante questo radicato immaginario di inconciliabilità tra spirituale e materiale, nessuna organizzazione religiosa o spirituale ufficiale in Italia, proprio nessuna, vive nella totale gratuità. Tutte hanno una qualche strategia di sostentamento, senza la quale non sopravviverebbero. Qualcuna è persino molto, ma molto ricca. 
La nostra organizzazione non è piramidale. Non c’è un capo che intasca i soldi di nessuno. Siamo tanti cerchi con tanti sogni. Persone reali che mettono la loro passione, talenti e energia in favore di una causa ritenuta giusta. 
Persone in cerca di colmare un vuoto di valori spirituali offrendo le risposte che loro stesse hanno trovato utili; risolvere la mancanza di unità tra spirituale e materiale, tra quotidiano e sacro, per un nuovo paradigma spirituale più inclusivo. 
Vogliamo potenziare il singolo piuttosto che svilirlo, vogliamo ricercare un differente equilibrio al riparo dalle estremizzazioni dicotomiche, che recuperi e riabiliti anche in una dimensione di gruppo (non solo privata!) il valore del sacro nella quotidianità. 
Utilizziamo il denaro che ricaviamo per realizzare questi scopi. 

 Le derive 

Siamo oltremodo consci/e della confusione a cui assistiamo in questo periodo: l’offerta spirituale è di ogni tipo, vasta e varia. 
Molte sono le persone che propongono a pagamento ogni sorta di trattamento e a volte è davvero difficile scindere tra ciarlatani, truffatori, persone disperate che cercano un modo come un altro per arrivare a fine mese e invece le moltissime persone e realtà serie che portano formazione, onestà, coscienza, consapevolezza di ciò che propongono e relative conseguenze, intento pulito. 
E’ davvero difficile laddove spesso si utilizzano medesime parole; parole come “sacerdotessa”, “sciamano”, sono molto suggestive ed evocano immagini seduttive. Nel web si trova di tutto.

Qualche strategia per orientarsi c’è e voglio condividere qualcuna delle mie considerazioni, che vengono dall’esperienza personale. 
Occorre però di un pizzico di consapevolezza da parte del “cercatore”, rispetto a dinamiche e strategie utilizzate per “attirare”.
Un percorso serio non può puntare ai “grandi numeri” ad ogni costo. Spiego meglio questa mia idea. Noi non siamo affatto sostenitrici/tori dei percorsi “per pochi eletti”, tutt’altro, dal momento che consideriamo l’accesso al sacro un diritto di tutte/i e lavoriamo esattamente per restituirlo alle persone. Ma ciascuno ha i suoi tempi e non si tratta di vendere una bibita gassata: non riteniamo opportune le strategie di marketing selvaggio che si basano sull’ “incontro con la domanda” per vendere di più. 

Facciamo un esempio: la domanda in questi casi potrebbe essere il bisogno di un’identità. 
La domanda segue il principio occidentale del “volere tutto e volerlo subito”. 
Quindi, “voglio in fretta una nuova identità”. 
Basta sfruttare il bisogno umano di identificazione e appartenenza, o peggio, sfruttare quel vuoto che ciascuno/a di noi conosce che chiamerei disistima di sé: quando ne cerchiamo giustamente riscatto, possiamo rischiare però di “travestirci di un essere forzatamente speciale”. Ma rinunciando così alla vera essenza di noi stessi. Un travestimento che è una soluzione veloce ma anche una fuga. 
Queste sono derive pericolose, potrebbero portare a un pensiero dogmatico, la ricerca della “purezza”, l’esclusione del diverso… tutto ciò che protegga dal nostro vero sé, che nasconda uno specchio che potrebbe mostrare le nostre ombre. 
Un qualcosa di ancora più grave della perdita del proprio denaro. Il problema è che guardare alle nostre ombre porta sofferenza. Ma è l’unica porta per iniziare una reale conoscenza di sé, e quindi una sincera crescita. 

Avremmo, per fare un esempio, molto più successo nei numeri e quindi nel guadagno, se il nostro fosse un percorso “Sacerdotessa in tre weekend – impara il fascino e il potere della sacerdotessa subito e facilmente!”. 
Il fatto è che la priorità per noi è l’apprendimento, l’etica, la profondità, l’aspetto pedagogico dei percorsi. “Robette” che richiedono tempo, impegno e relazione. 
Una realtà non seria sfrutterà questi bisogni di identità. Potrebbe offrire facili “travestimenti”, facili “etichette”, facili “titoli” impressi su un diploma consegnato dopo appena un week end di seminario. La crescita è un lavoro lungo che non termina mai. Necessita di coraggio. Di scelte. Difficilmente in un tempo tanto breve si possono raggiungere risultati tanto sconvolgenti. Magari si possono avere degli ottimi inizi. Ma non scorciatoie. 

 Ho sulla mia pelle imparato anche a fare attenzione a chi crea legami di “dipendenza” di ogni sorta. Affettiva, psicologica, economica… è sempre una strategia di sfruttamento delle difficoltà delle persone per propri interessi, a volte consci ma a volte meno. 
Non tutti sono a caccia di soldi. Talvolta dietro sedicenti maestri si nasconde anche una grande ferita e un disperato bisogno di riconoscimento, perfettamente complementare al bisogno di un eventuale “adepto” di essere approvato e considerato da parte di una qualche autorità. 
Queste sono sempre strutture piramidali, dichiarate o meno, con persone carismatiche al loro vertice che assumono su di sé il controllo di tutto. 
Non è utile e tanto meno sano “delegare tutto a un’altra persona”, soprattutto i nostri sogni, le nostre speranze. 

Il nostro cammino, viceversa, tenta di responsabilizzare ogni singola persona e renderla conscia del suo proprio immenso potere di agire nel mondo. Per noi la complessità dell’esperienza e della conoscenza è tale, che tutte/i possiamo essere al contempo maestre/i e allieve/i. 
Un conto sono i ruoli organizzativi, ruoli che servono e che possono però cambiare. Un altro conto sono le identità cristallizzate di leader/guru/capi che fondano un’intera comunità spirituale sulla venerazione della propria persona. 

Nel nostro cammino occorre lo sforzo di tutti/e per scardinare i meccanismi che mitizzano le “personalità”. 
In misura più o meno intensa abbiamo tutte/i assorbito questi meccanismi dentro di noi. 
Il rispetto e la stima per una persona sono altro dall’idolatria. Nessuno ha bisogno davvero di delegarsi in toto a un leader. Può desiderarlo, ma se accade occorre comprendere quale origine sta sotto questo bisogno. 
Forse una ferita da sanare? Un basso livello di autostima? La semplice abitudine a credere che “sia normale farlo”? 
Altre vie sono possibili. 
Anche “gli esempi da seguire”, le persone da prendere a modello, devono diventare sempre di più. Chiunque deve sentirsi nella possibilità di poter essere una di queste persone. (Ricordando che nessuno ma nessuno proprio è "perfetto" e "finito").
Perché il mondo di oggi ha bisogno di responsabilità e responsabilizzazione. Non di controllori dall’alto. 
Ha bisogno di tanti talenti che agiscono, non di uno solo. 

Una realtà non seria potrebbe sfruttare la disperazione delle persone. Il loro dolore per un lutto subito, la paura di eventi difficili che accadono, la loro rabbia repressa e mille altre cose. 
La politica italiana ad esempio sfrutta tantissimo questa leva emotiva. 
Il mondo del mercato della spiritualità non ne è esente. 

Un altro trucchetto che può tornare utile, è quello di non fermarsi alla “parola civetta” che cattura la nostra attenzione, ad esempio: “sacerdotessa: diventalo, in due week end!”. 
Ma guardare “chi ci sta dietro”. Pretendiamo le fonti: a quale approccio si ispira il percorso? Chi è che lo conduce e dove ha reperito quelle informazioni? Con chi lavora? Con chi collabora? Se il lavoro proposto è frutto di personale creatività, esperienza e ricerca (e va benissimo che possa essere così), quali sono i riferimenti teorici, filosofici, pratici, ecc. della persona che propone? Ha già lavorato con gruppi di persone? Ha un pensiero o un approccio di lavoro coi gruppi o con i singoli (che non va lasciato al caso! Facilitare cerchi è un mestiere delicatissimo)? E’ nostro diritto avere queste informazioni qualora non fossero chiare. 
Se c’è un sito, visitiamolo tutto. Se c’è un blog, leggiamolo. 
Facciamoci un’idea, costruiamo una mappa mentale del percorso che stiamo per affrontare per capire se fa per noi, specie se si tratta di un percorso lungo e impegnativo. 

 Realtà come quelle sopra descritte esistono. Il denaro in questi casi non è un mezzo. E’ un fine. 
 La buona notizia, è che esistono anche moltissime realtà serie! 
 La mia personale critica è che il liberal-capitalismo stesso è un sistema di organizzazione e scambio di tipo “patriarcale”. 
Non sono affatto convinta che tutto sia mercificabile. Fino ad oggi nessuno è riuscito a convincermi del contrario. 
 E non giova a nessun tentativo di cambiamento il giocare con le medesime regole del sistema che vogliamo migliorare. 
Come dire di voler cambiare il gioco del “Monopoli”, cambiargli nome in “Risiko”, ma continuare a giocare con le regole del Monopoli. 
L’economia, da “mezzo” per servire le persone, è anch’essa diventata “fine” e produce molta ingiustizia per mantenere in piedi l’attuale sistema. 
 Voglio ricordare che nel nome della pura legge domanda/offerta sfruttiamo la Terra, le sue creature, tra le quali esseri umani e bambini. 
L’illusione del “mercato che si autoregola” è, appunto, un’illusione. 
E’ sotto gli occhi di tutte e tutti. Per formare questa mia opinione sul business selvaggio nel sacro ho ricercato nei blog e nelle opinioni di alcuni sostenitori di questa filosofia. 
Alcune motivazioni argomentavano che “diventando ricca” avresti potuto finanziare le cause “giuste” in cui credi, ad esempio “salvare le balene”. 
La mia critica è che quelle balene sono precisamente in pericolo e stanno morendo perché esiste questo sistema di business selvaggio senza valori, perché per qualcuno sono solo un altro tipo di “merce”. 
Il guadagno viene prima di qualsiasi altra cosa. Torniamo al Risiko con le regole del Monopoli. 

Un’altra critica è che non so se i nostri sono ancora i tempi per dire “diventiamo ricchi”. Forse i tempi sono quelli di imparare ad accumulare di meno, e vivere felicemente di più. 
Sono i tempi di minori oggetti e maggiori relazioni. La relazione prima di tutto quindi. 
Una sacra relazione. 
Nell’applicare il business selvaggio e le regole neoliberiste alle nuove forme di spiritualità personalmente credo si stia perdendo l’occasione di una rivoluzione. 
Non voglio affatto separare di nuovo spirito da materia, lo preciso, ma temo possa essere un trascinarsi un sistema marcio in qualcosa che dovrebbe adottare punti di vista non legati alla mera mercificazione. 

Il dilagare della spiritualità “fast food” è proprio una conseguenza, a parer mio, di questo modo di intendere la legge di mercato. 
Se tutto è mercificabile, tutto vendibile, lo diventa (lo è già diventata) la natura, le risorse di tutti, i corpi delle persone finanche dei bambini. 
E anche il “fumo” diventa mercificabile e può essere venduto a piacimento. Delegando la colpa e la responsabilità all’”allocco” che ci casca. Che “se è disposto a comprare”, “che problema c’è?” 
Uso un esempio volutamente esagerato e conscia della provocazione: ben più grave ma non diverso nel principio che sottende, è la piaga terribile del traffico di esseri umani. C’è sempre anche qui chi è disposto a “comprare”. “Che problema c’è?” 
Domando: “a chi giova tutto questo mercificare?” 

Il punto di incompatibilità non sta nel fatto che “il denaro è materiale e sporco e lo spirito invece è puro”. Il punto di incompatibilità secondo il mio pensiero è che nel business selvaggio c’è posto per un unico interesse: “il fare soldi” ad ogni costo. La persona cessa di essere tale e diventa “cliente”. 
Mentre un percorso spirituale, o di crescita, ha primariamente uno scopo educativo dove la relazione è al primo posto
L’essere “educativi” esclude automaticamente un sacco di strategie e regole di marketing, in particolare mi riferisco a quelle che si fondano sul “creare bisogni”, sullo sfruttare le “debolezze” altrui e che non necessitano affatto della consapevolezza del consumatore. 
Lo immaginiamo un percorso spirituale con queste regole? Ci sono, di fatto. 
Dubito molto sulle realtà che questi sono in grado di creare. Sul modo in cui possono essere utili per rendere le persone consce del loro partecipare alla Creazione. 

E’ piuttosto ora di diventare consapevoli che la spiritualità, ciò che facciamo ogni giorno, ciò in cui crediamo, anche il modo in cui “veneriamo” sono tutte cose che hanno conseguenze tangibili sulla materia, sulla vita e quindi sulla Terra e sugli altri esseri viventi. Noi proponiamo un modello che “da fruitori e consumatori” ci trasformi in “custodi”. 
Negli esseri divini che siamo – e questo a parer mio è il nucleo del significato della frase fin troppo pronunciata di “abbiamo la Dea dentro di noi”. 
 L’”essere educativi” quindi, per me, è una caratteristica imprescindibile. L’educazione, che è il mio mestiere, implica molta formazione, esperienza sul campo e professionalità e non ci si improvvisa. 

E’ sbagliato però vedere in un percorso a pagamento in automatico un sinonimo di “truffa/fuffa”. 
Potrei solo aggiungere che tale percorso deve essere il più possibile alla portata di tutti. La spiritualità non può, sempre a parere mio, mai in nessun caso essere classista. 
Perché si indirizza all’umano in quanto umano, e non al suo conto in banca. Certo, è vero che non è sempre facile coniugare quest’ultimo principio con il “giusto prezzo”, che deve tenere conto di non andare in perdita e di poter guadagnare del denaro da reinvestire. 
Ci sono anche tentativi di sperimentazione. Uno di questi è stato proposto nel corso della prima edizione del percorso sulla “Ruota dell’Anno”, dove si lasciava molta libertà in cambio di responsabilità. 
Ho chiamato questa forma “donazione responsabile”, si trattava da parte mia di essere trasparente nelle spese sostenute e nei bisogni dell’organizzazione e lasciava poi a ogni singola/o la libertà di fare un’offerta per incontro. 
Per vari motivi andai in perdita più di qualche incontro, e questo fu il motore che mi fece decidere per un pacchetto più strutturato e un prezzo “fisso”. 

BenESSERE, non corrisponde al “benAVERE” che abbiamo creato come modello di società dei consumi. Non è una questione di PIL. E’ una questione di sentimenti. Di come stiamo. Ricerca di maggior equilibrio e felicità. 
La risposta alle “derive” però non sta nella gratuità. Il lavoro è giusto venga ripagato anche quando spirituale. I talenti messi a disposizione della comunità che vengano riconosciuti. 
Credo che una rivoluzione si possa fare anche in questo campo, altri metodi possano essere sperimentati. 
 “Dalla mercificazione selvaggia, al giusto costo per la giusta offerta”. E il giorno che si tornerà all’economia del dono, non potrò che gioirne. 
Quel giorno però non è così vicino e per noi operatrici e operatori del sacro, comunque desideriamo presentarci, è importante continuare ad esistere e a portare avanti le nostre proposte. E le nostre rivoluzioni.

venerdì 2 marzo 2018

Mai più censura! Petizione: Facebook cambia algoritmi!

Ormai quasi tutti conoscono la mia storia. La mia inserzione con la Venere di Willendorf censurata da Facebook. In questi giorni abbiamo tutti i media mondiali che ci guardano. Perchè una petizione? Facebook ieri si è scusato ma lo stesso giorno ha bloccato un'inserzione della pagina di "the art newspaper", proprio per la presenza della Venere! Allora facciamolo. Chiediamo il vero cambiamento, chiediamo che gli algoritmi vengano modificati o si ripeterà in eterno! Facciamo questa cosa insieme. Firmate la petizione e condividetela, diventiamo attive/i, è il momento! Grande Madre è anche questo! Creazione, mutamento, movimento! Solare azione! Vita vera tessuta. Allora Crei-amo! ecco il link!

mercoledì 27 dicembre 2017

DI DONNE, DI PANCETTA E DI FEMMINILITA'


Sarà vero che la vera condizione "naturale" della donna è quella di "munita di pancetta"?
Sarà vero che la pancia piatta porta energie maschili?
Sarà vero che portare i pantaloni plasma il nostro corpo sulle energie "maschili" al punto di plasmare anche il nostro carattere?
Sarà vero che un piercing o un tatuaggio possano irrimediabilmente danneggiare la nostra "energia femminile?"

Queste domande sono ispirate a un post diventato (ahimè) virale. Cioè, l'intento era buono e lo capisco: riabilitare le forme morbide. Ma il risultato è stato disastroso per i danni che una posizione del genere può arrecare.
Beh donne, rassicuratevi. Non è vero niente di tutto ciò. 
Ma siccome all'autrice di questo blog piace l'argomentazione, ora spiegherò perché. 

"Naturale" nel senso di nuovo modello unico?
Io ho la pancetta.
Mi sta benissimo riabilitare la pancetta. 
Non mi sta bene affatto l'errore nel quale incappa l'argomentazione del post in questione: contrapporre la pancetta alla pancia piatta, definita quasi come se fosse l'origine di tutti i mali delle donne.
E' certamente odioso che il modello unico di donna semi androgina che ci viene bombardato come "bellezza femminile" sia appunto un modello unico. E' odioso doverci fare i conti se la tua (la mia) non è quella forma precisa.
Ma non è la magrezza "il nemico", diamine!
Il problema è il "modello unico". E questo post ne propone uno a sua volta, di modello unico: quello della donna morbida, vestita con i gonnelloni, veri attributi di "femminilità". 
Sono venuta a conoscenza dell'articolo da una mia amica, naturalmente magra con la pancia piatta, che insieme a mille millanta altre donne magre deve ben essersi sentita sbagliata e giudicata davanti a un simile post. Come mi son sentita sorpresa io a leggere quanto i pantaloni che spesso indosso debbano aver "plagiato" il mio carattere in senso "maschile". Vorrei chiederlo cosa intendiamo con queste "qualità maschili" citate, trovate gli screenshot sotto. 

Cosa è maschile e cosa è femminile?
Vorrei ribadire un concetto. Importante.
C'è una cosa davvero appartenente alla diffusa mentalità di un "maschile distorto" in questo piccolo post: la contrapposizione duale. Pancia piatta VS pancia tonda. Gonna VS pantalone.
Tipica mentalità assolutamente attuale più volte analizzata su questo blog in più articoli. 
Parlo di maschile distorto. Potrei parlare di "patriarcato". Non parlo di "maschile" tout court perchè il maschile sano merita rispetto. E questa non è "mentalità maschile", questa è mentalità di maschile distorto. Questo è puro pensiero patriarcale che ci riguarda tutte e tutti e di cui è bene essere consapevoli.
Di fatto si continua a etichettare con sicurezza cosa sarebbe "maschile" e "femminile", però in testa abbiamo solamente i significati che, appunto, la mentalità patriarcale ci ha insegnato a vedere come maschile e femminile.
Ogni volta si usa la parola "maschile" in questo articolo lo si fa con accezione negativa, salvo non spiegare quali sarebbero queste terribili qualità maschili che emergerebbero a suon di infilare nuovamente i pantaloni. 
Ma poco importa.
Importa che dovremmo smetterla seduta stante con la ricerca del modello "giusto", e fare la rivoluzione. 
Tradotto, la rivoluzione significa comprendere nel profondo che non esiste "la vera donna", così come lo crediamo adesso.
La donna è multiforme. Lo è anche la Dea. 
Lo è e lo è sempre stata, basti vedere i reperti rinvenuti e ben descritti da Gimbutas. Ne abbiamo per tutti i gusti e tutte le forme, dalla pelle e ossa alla morbidosa anche parecchio sovrappeso. Eccovi una lista di Dee con pancia piatta. Vorremmo mica dire che sono "maschili"?








Perché il pensiero simboleggiato dalla Grande Madre non è quello che definisce cosa sia più giusto a scapito di un "sbagliato uguale contrario".
Si addentra in qualcosa di più profondo, di una qualità dell'essere e del pensiero:
la possibilità differenziarsi e stare bene nelle differenze innanzitutto, e quindi nell'avere anche forme differenti. Non è un pensiero che separa, non è un pensiero che cerca il modello unico.
Non è un pensiero che si basa sulla logica duale oppositiva e sulle dicotomie.

Non è di sicuro una lista di "cosa non si dovrebbe fare" basata su dogmi calati dall'alto.



L'errore qui è precisamente questo. Dividere il mondo in due: con pancia / senza pancia.
Ci siamo?
Bon. 
Secondo passaggio: attribuzione di valore positivo a un termine della dicotomia (con pancia) e, per logica duale oppositiva, di valore negativo all'altro termine (senza pancia).
Terzo: incasellare in corrispondenze, sempre nel positivo/negativo, sempre in logica duale oppositiva: con pancia = femminile = bene QUINDI senza pancia = maschile = male. 
Se si legge il post si nota come persino alcuni disturbi della sfera femminile sono stati attribuiti a questa famosa pancia piatta. 

Meno male che si parla di assenza di flessibilità... 

Tralascio la causa individuata nel rapporto con la madre. Potrei perdere la pazienza. 1- perché di professione mi occupo di persone e le cause delle difficoltà sono sempre molteplici, intrecciate e complesse. 2- perché dare la colpa alle madri è una vecchia frontiera di maschilismo dalla quale non riusciamo proprio a uscire. Mi fermo perché potrei scrivere un libro sul tema.







La semplificazione della logica duale oppositiva porta a non vedere le sfumature di diversità nella realtà che descriviamo. Esempio? Quando mai la pancia piatta sarebbe maschile? Quando mai l'uomo avrebbe SOLO quel modello qui descritto. 




Non voglio essere troppo cattiva con questa povera Olga che scrisse il post originale. Però ho deciso di usarlo come esempio dei tranelli logici di questo modo di pensare, questi si "distortemente maschile"e per mostrare i danni che ne possono derivare.


La stessa attribuzione di valore "bene/male", purtroppo piega di sapore new age che attinge ai monoteismi precedenti, rischia troppe volte di essere giudicante verso coloro che si discostano dal nuovo modello unico che una presa di posizione presunta spirituale offre. Fare tutto questo in nome della "femminilità" mi stride come le unghie sulla lavagna. 

C'è del vero in questo post: è dannoso costringere le donne in forme che non sono loro naturali. 
Ho sofferto di terribili crampi durante le mestruazioni. So cosa vuol dire. Ma non erano i miei pantaloni, non era la forma della mia all'epoca piatta pancia. Al fatto biologico -che esiste diamine- si aggiungeva molto di mentale, il rifiuto del mio ciclo stesso ad esempio. Era molto di questo stesso pensiero duale che rifiuta e giudica in modo categorico, che applicato verso noi stesse si tramuta in una vera censura delle parti di noi che non amiamo. Cosa che non ho imparato "da mia madre" ma dall'intera mia cultura, mia madre compresa. Ma non solo.
La si nota la differenza? Il ragionamento proposto dal post esclude e definisce in via esclusiva, ricerca La soluzione; quello che propongo invece ingloba, comprende, complessifica e non si accontenta della prima apparente spiegazione.
Queste "forme naturali" variano di donna in donna. E' scorretto far sentire inadeguata una donna che ha la pancetta esattamente quanto è sbagliato criticare chi naturalmente non la ha.
E' vero che l'utero è un organo che si modifica ingrossandosi e assottigliandosi. Ma è vero che questo processo è in alcune visibile e in altre no.
Nessuna di queste donne è sbagliata.

E dal punto di vista energetico?
Qui forse viene la parte del post che più mi ha costretto a praticare una lenta e profonda respirazione.
Conosciamo ancora pochissimo di cosa sia energia maschile e femminile, a livello sistemico. Come dicevo sopra, in troppe e troppi crediamo ancora che queste due categorie equivalgano al bacino di significati che l'attuale peculiare (e sbilanciata) cultura ci ha insegnato.

Ancora di più: l'energia femminile NON può "esaurirsi"! Per giunta stando "scoperte"! Nudo rituale, questo sconosciuto. Bellezza della nudità, questa sconosciuta.
Come si fa a dichiarare con leggerezza una simile opinione come fosse una Verità immutabile! 
Possiamo forse esaurire la nostra anima e il suo moto di respiro attraverso un vestito?
Pensiamo forse che una forma esteriore solo per il fatto di esserci possa avere tanto potere su un'essenza che proviene dal nostro nucleo?

Lo provo a spiegare meglio io.
E' come illudersi di cambiare le profondità degli abissi spostando l'acqua con le mani sulla superficie.
E' vero invece il contrario: un mutamento degli abissi muove anche la superficie.

Quindi veniamo ai piercing, ai vestiti, ai temuti e odiati pantaloni.
Questi dipendono da gusti culturali e personali.

Femminilità è una questione di conoscenza di sé. Proprio così.
Il problema della femminilità di oggi è riuscire a scorgerla sotto un nucleo di acculturazione di quel famoso maschile distorto di cui ho già ampiamente parlato. Ancora più difficile: riconoscerla sotto quello che crediamo essere "femminile" ma che è invece "femminile distorto". Femminile distorto amplificato da post come questi.
Una volta che si inizia a scorgerla, questa femminilità, la si può esprimere -manco a dirlo- in mille differenti forme.
Il bello della cultura di oggi (perché non è tutto schifo) è proprio nella possibilità di scegliere.
Nella scelta c'è la Grande Madre.

Il blocco non è nel vestito in sé.
Se c'è un blocco, parte da prima. Potrebbe capitare di scelgliere un dato abito come espressione di un blocco che parte in me. L'abito come espressione esteriore di una dimensione interiore. Ma lo stesso abito può avere ragioni persino opposte.
Esempio: il corsetto in vita. La vita stretta era in voga anche nella società minoica, l'ultima cultura interamente "della Dea" europea. La stessa Dea era cosi raffigurata (vedi immagine Dea dei Serpenti più in alto) probabile omaggio al ventre dell'ape. Indossando quell'abito -e l'ho fatto- non ho bloccato nulla tutt'altro.
Prendo lo stesso corsetto, lo metto magari perché temo di esser giudicata brutta, non piacere, poco sexy o poco femminile, o perché è un'imposizione culturale come fino a pochi decenni fa: il blocco c'è ma è nella mia paura, nel bisogno di omologazione, nella non scelta. Mi spiego?
Lo ripeto: non è il vestito. È come stiamo, come ci esprimiamo, se ci rispettiamo.

Sono femminile nell'esprimere quello che sono. La mia "bellezza" in senso lato. Quella che non dipende da un canone e nemmeno dal suo contrario. La mia vera essenza. 
Quando scelgo come esprimerla si vede e si sente. 
Anche se ho i pantaloni.
Anche se ho il piercing.
Anche se ho la pancia piatta e sono magrissima.
Anche se ho il tatuaggio.
Anche se mi metto il frak diamine
perchè emerge da altro.
E certo, anche se ho una gonna mini o lunghissima che sia.
Anche se non voglio fare neanche un piercing.
Anche se ho una morbidissima pancetta o un pancione.
Anche se non ho voglia di tatuaggi.
Anche se mi metto il tacco 12.

E tutto ciò è vero perché se la mia scelta è sincera, quello che esprimo nel mondo sono IO. IO.
Radio, splendo, a testa alta mi esprimo. 
Altro che blocco delle energie! Che triste rappresentazione abbiamo delle energie, se pensiamo di bloccarle con così poco! Quando splendiamo siamo fiumi in piena, che non si fermano davanti a niente, vortichiamo di gioia e potenza! Un piercing non è che un bastoncino incastrato tra due massi in un torrente in piena. 

Per cui donne, basta con queste cose.
Basta ricerca di modelli unici. Basta critiche della forma diversa. Basta focus sull'apparenza, ma serve la relazione per indagare la sostanza. E dalle reali relazioni fuggiamo.
Basta azzardare diagnosi di cose che talvolta nemmeno sono problemi reali. Invece ad esempio che seguire il modello del parto indolore come presunta somma elevazione spirituale della donna, cosa letta anche in altri post (ricalcando così il modello che ha voluto fare del dolore una condanna divina, furbe noi eh?), iniziamo a dare a quel dolore un differente significato. E riprenderci in mano la significazione dei nostri fatti biologici al di là delle già conosciute dicotomie.
Senza creare "club esclusivi" dove entrerebbero le presunte "partorienti senza dolore", piuttosto che "quelle con figli" o "quelle senza figli" eccetera. Perché sono tutti, tutti, modelli unici. Accettiamo la diversità. Nelle scelte, nelle esperienze.  

Dal "cosa indossi" dovremmo spostarci in "perché e come indossi". 
Così, per dire.
L'intento. L'intento è ciò che muove le energie.
Fai le cose sapendo cosa fai. Falle con significato. Ed è questo che da fuori si percepisce. E' questo che muove le energie.
Ti senti splendida con la gonna fino ai piedi? Mettila! Temi che il piercing possa avere conseguenze negative sul tuo corpo? Non farlo! 
In giro si dice tutto e il contrario di tutto: tutti/e che cercano di controllare "come dovrebbe essere", come devi sembrare. 
Ma tu cosa hai da dire in merito?
Cerca le tue risposte. LE TUE.
Sperimenta.
Vedi cosa va meglio per te. PER TE.
Esci anche dalla tua zona comfort. 
Chiedi come si sentono gli altri/le altre. Confrontati, potresti trovare pezzi che non conoscevi.
Torna sui tuoi passi.
Prova ancora.
Quando sei pronta scegli.
Scegli e gioca.
Inventa.
Sii creativa.
Cambia idea se è ora di farlo.
Fai ciò che senti che ti permette di splendere ricordando che la notte è splendida perché splendono miliardi di stelle.
Chi ti dice come devi essere magari ti vuole uguale a sé magari perché ha paura di cercare come splendere.
Chi ti dice come devi essere magari non vuole che tu splenda così da non dover vedere che ha paura a splendere.
Chi ti dice come devi essere magari vuole solo proteggerti, ci sono stati tempi in cui splendere faceva costare la vita.
Chi ti dice come devi essere magari ti vuole proprio controllare per avere apparentemente vita più facile lui/lei. 

Ma è giunto il tempo di splendere.
Ed è in questo splendere che emergerà la tua femminilità.
Non nel nascondersi.
Non nel conformarsi.
Nemmeno nella ribellione che altro non è che lo stabilito contrario della norma eterodecisa. 

Si splende di meravigliosa diversità.

 E ora scrivi tante volte assieme a me:


Se ti interessa questo post può piacerti anche "ma quale Dea? Oppressione e stereotipi nei movimenti spirituali"