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sabato 6 marzo 2021

Perché il pensiero "che separa" - o dualismo oppositivo - ci impedisce di evolvere

Perché il pensiero delle separazioni -alias dualismo oppositivo- ci impedisce di evolvere?  

Mi è successa una cosa che spiega benissimo dove e come possiamo incastrarci nel dualismo oppositivo, senza neanche accorgercene.

Visita ginecologica di controllo, dopo il mio primo parto. Domande di rito...

«Signora, sta allattando?»

«Sì.»

«Ok, quindi niente capoparto ancora?» (Capoparto = prime mestruazioni dopo il parto. Di solito l'allattamento lo ritarda, nel mio caso no)

«No, è arrivato il giorno x» (a tre mesi dal parto)

«Cooosaaaa? Ma lei non deve continuare ad allattare, deve smettere!»

«Scusi ma la mia bimba ha solo tre mesi, io non intendo smettere, è troppo presto.»

«Le spiego: ora che le sono tornate le mestruazioni il suo corpo le dice che NON È PIÙ DEL SUO BEBÈ. ORA È DI NUOVO FERTILE E QUINDI È TORNATA DI SUO MARITO.»

Inutile dire che quella ginecologa non mi ha più vista. 

Ma analizziamo le implicazioni della sua affermazione. 

Devo specificare: il suo era un orientamento steineriano, nel quale, ho constatato, sull'allattamento la si vede un po' così (pure il pediatra, del medesimo orientamento, mi fece lo stesso discorso). Lo puntualizzo per le ginecologhe che potrebbero leggere e chiederselo, ma non è questo il punto: quello che mi interessa è l'idea di identità sottostante a queste affermazioni.

Facciamo attenzione: l'identità, ancora oggi, è uno dei principali terreni di applicazione del dualismo oppositivo, uno degli ambiti in cui ha più presa. E il dualismo oppositivo è una "logica di guerra". Non a caso, quindi, l'identità – narrata in questo modo – è anche una delle cause scatenanti conflitti e massacri.

“O sei madre o sei amante”.

“O sei del tuo bebè o sei di tuo marito”.

Ci sono così tante cose che non vanno in questo punto di osservazione...

Per cominciare, io non sono né del mio bebè, né di mio marito. Io sono di me stessa, semmai ho un certo tipo di relazione con i suddetti soggetti. Ma chi prende decisioni per il mio corpo devo restare io.

Accertato questo, guardiamo quel "o questo o quello". Praticamente la dottoressa diceva: “Non puoi essere madre in quella fase e al tempo stesso amante”. 

                       


Perché mai? Dietro a questo concetto c'è un'idea di identità monolitica, unica. Problema diffuso assai. Io insisto a predicare che si tratta di un'idea illusoria: l'identità è più simile a un cristallo, che ha molte facce, persino situate in posizioni apparentemente opposte tra loro, ma che non intaccano minimamente la solida unità del cristallo. Siamo tutte e tutti “uno”, unici con le nostre forme geometriche e il nostro colore. Ma sicuramente con la capacità di far coesistere più aspetti.

Per cui sono madre e posso anche essere amante, senza che il mio corpo per questo esprima disagio (suvvia!!). E sono anche molto altro: ho la mia identità professionale, ho quella spirituale che condivido qui in modo massiccio. Poi ancora ho quella artistica, sono una writer/street artist. Ho quella musicale: sono (stata) una percussionista in un gruppo di percussioni. Sono una pattinatrice ed escursionista.

Eccetera.

Tutti questi aspetti di me concorrono a rendere bello e unico il mio cristallo. Senza bisogno di appiattirmi su un'unica faccia, che è ciò che di solito si fa quando si ha paura di non avere un'identità. 

Il cristallo sa tenere insieme tutto, per natura. Non può che essere il corpo unico e unito che è. Per cui l'aut aut, “o questo o quello”, diventa “e questo, e quello e altro ancora”. 

Il cristallo splenderà sotto il sole che si sposta nel cielo e, con il mutare della luce nel corso del giorno, ciclicamente brillerà maggiormente una faccia o l'altra. Senza che questo intacchi ciò che è, la sua bellezza.

Sai tornare consapevole dell'unicità che sei, con tutte le tue facce?

Riesci a riconoscere le trappole del dualismo oppositivo, alias "pensiero delle separazioni"?


Ⓒ Laura Ghianda

Revisione Testi: Jessica Favaro 

Immagine: wingsofcompassion per pixabay.com

domenica 18 novembre 2018

Anche il maschile è stato mutilato

...e prima di parlare di nuovi equilibri, o presunte neutralità, dobbiamo ricordare come percepirci esseri completi. Vale tanto per il femminile quanto per il maschile.

Scrivo questo articolo dopo una proficua conferenza sulla Dea oltre il dualismo, tenuta due sere fa a Vicenza. 
Già. Oltre il dualismo. Perché uno dei più persistenti pregiudizi sulla Grande Madre è che si tratti della metà femminile, il polo-donna dell'universo. A me piace raccontare il perché e il come non sia affatto così (per approfondire clicca qui), ma il come la filosofia della Grande Madre non escluda il maschile proprio per niente.

Ammiro tutti gli sforzi che uomini e donne stanno facendo per uscire dalla situazione attuale, che è ancora di scontro e incomunicabilità -se non terribile violenza- a livello sistemico. 
Mi spaventa però la difficoltà di uscire dagli stereotipi su maschile e femminile che ancora si danno spesso come verità immutabili. Vogliamo approfondire?

Proprietà intellettuale di Laura Ghianda, non utilizzabile senza permesso scritto e senza citare la fonte

Questa slide mostra la credenza diffusa di oggi: il femminile come mera polarità negativa, il maschile come mera polarità positiva. 
Se dico "anche il maschile è stato mutilato", salta subito all'occhio di cosa potrei parlare. 
La polarità negativa. Dove è la polarità negativa nel maschile?

E per analogia: dove è la polarità positiva nel femminile?

Per trovare pace davanti a queste domande, nate in seguito a un SANO senso di mancanza che più ricercatori e ricercatrici hanno percepito, si è giunti a dare un significato di un certo tipo ai concetti di "femminile interiore" e "maschile interiore":
"In qualche modo la polarità mancante ce l'hai dentro", detto in soldoni. Una toppa. 

MA?

si, c'è un MA.
Facciamo un passo indietro.
Ci perdiamo per strada CHI ha attribuito ai generi determinate polarità. E in seguito vedremo con quali determinate caratteristiche.

LUNA E SOLE

La qualità solare sarebbe nella medesima credenza intrinsecamente maschile, quanto la lunare femminile.
Ma questo dai greci in poi. Non esattamente una società dove i generi erano considerati uguali e coesistevano armonicamente. Teniamone conto.
Il pensiero greco ha stabilito queste attribuzioni, assieme alla divisione in dicotomie (coppie di opposti in scontro tra loro) che ancora oggi crediamo universale ma universale non è, grazie anche al fatto che lo stesso pensiero è stato rilanciato dai movimenti neoplatonici che hanno avuto molto successo tra i padri della chiesa. 
Quindi la religione ne è stata un efficace veicolo oltre che sottolineare l'attribuzione morale "male/bene" a polarità potenzialmente neutre. Fondamentale capire questo passaggio (per approfondire).
Basta una ricerca anche abbastanza veloce per notare che, sul lato della narrazione e della mitologia, probabilmente il numero di eroi/divinità lunari maschili supera quelle lunari femminili, così come il numero delle divinità solari femminili è davvero nutrito, a iniziare dalla mitologia delle mie Dolomiti (moltissime dee solari, un eroe lunare Ey de Net).

Quindi? Cosa è maschile e cosa è femminile?

Non credo nel rovesciamento di attribuzioni, come espliciterò in seguito. Credo piuttosto che ogni caratteristica dell'universo abbia la sua rappresentazione ambogeneri, e certamente anche per chi non si identifica né nell'uno né nell'altro - o si identifica in entrambi.
IAH, dio luna egizio


YIN e YANG

Altra semplificazione diffusa è l'abbinare al femminile la polarità Yin e al maschile la Yang. 
Lo sapete che questa attribuzione è relativamente recente, si parla dei primi secoli DC? più o meno 1000 anni dopo l'esistenza del teorico del Tao, Lao Tzu*. 
PRIMA?
Yin e Yang sono (semplifico) le energie di moto di tutto ciò che esiste, la contrazione e espansione dell'universo, inspiro e espiro. Polarità dinamiche (al contrario del nostro statico pensiero) e in movimento. (e non a caso in un verso Lao Tsu chiama il Tao "Grande Madre"). Qualità energetiche, senza alcuna attribuzione di uno specifico genere. 

QUALITA' STEREOTIPATE
Osserviamo questa slide.
Proprietà intellettuale di Laura Ghianda, non utilizzabile senza permesso scritto e senza citare la fonte

Comunemente, quando si parla di maschile e femminile si intendono questi (e altri) significati. 
ATTENZIONE: mi si pone spesso la critica "ma si tratta di energie e non di uomini e donne incarnati".
Rispondo: Impossibile. Una volta che narri il maschile e il femminile in questo modo, automaticamente scatta l'identificazione. L'astrazione è illusione mentale. Ci caschiamo tutti/e e ho decine e decine di esempi che potrei portare a dimostrazione. 
Ad esempio bene lo vedo accadere tra le donne, dove il narrare il femminile in questo modo porta a conseguenze reali, sul piano concreto tangibile e materiale dell'agire e relazionarsi. Un disastro, devo aggiungere.
Va anche peggio. 
Ogni volta che sento una donna dire "ho un lato maschile molto spiccato, purtroppo" per giustificare la sua aggressività, mi viene da osservare come questo manchi di rispetto al maschile sano. 
Proprio per la fregatura "maschile interiore" si crede che l'aggressività non ci appartenga come donne perché sia caratteristica maschile, piuttosto invece che essere appannagio della specie umana (vedi Riane Eisler per approfondire). Con caratteristiche culturali e caratteriali differenti.  

E il maschile?
Gli uomini che cercano di colmare la culturale mancanza di attenzione alla sensibilità, alla cura, alla dolcezza, che per fortuna sono sempre di più, rischiano anch'essi di cadere nello stesso gioco: "sviluppare il loro femminile interiore" e il problema sarebbe risolto.


Ulteriori difficoltà insorgono, per chi segue un percorso spirituale, quando all'ipotetica coppia Dea/Dio si abbinano le medesime qualità: questo modello di maschile e femminile si fonda su un pensiero di SEPARAZIONE e non di INTEGRAZIONE. 
Finché non usciamo da questa gabbia, possiamo fare tutto lo sforzo del mondo ma non supereremo mai LO SCONTRO. Perché è qualità intrinseca di questa logica. 
Il problema non si può risolvere finché il maschile e il femminile restano così stereotipati.


Ecco perché PROPONGO UN ALTRO APPROCCIO.


SIAMO ESSERI COMPLETI.

Fatto queste premesse, tutti siamo Yin e Yang. O meglio, Yin e Yang agiscono in ciascuno/a di noi.
Idem per quanto attiene alle polarità.
Gli uomini sono mutilati culturalmente del loro polo "-" tanto quanto le donne lo sono del "+".
"Ah ma allora siamo tutti uguali?"

No.
Cambiando la visione, si aprono mille porte e mille possibilità. Vediamo UN esempio di altra narrazione possibile sui generi.
Attingo al Tantra. Guardate qui. Non è così male, no?
Proprietà intellettuale di Laura Ghianda, non utilizzabile senza permesso scritto e senza citare la fonte

Il tantra concepisce le polarità in entrambi i corpi. In posizioni differenti.
Questo ha anche la bella conseguenza di un piacevole scambio di energia tra il corpo maschile e quello femminile che io apprezzo assai. 
Il sole e la luna li ho aggiunti io, per analogia.
Nel corpo in realtà sono presenti altre polarità, genitali compresi, lo esplicito perché qui non si tratta affatto di dire "la donna ama col cuore e l'uomo col pene" come qualche donna protestò in passato. Yoni e Lingam, patata e pisello, chiamateli come volete, ma entrambi portano entrambe le polarità, in posizioni differenti. 
Non vi pare renda maggiormente giustizia?
Ci possono essere altre narrazioni? Naturalmente. L'importante è la comprensione di quanto sia limitante quella che abbiamo adottato fino ad oggi credendola neutra. Dove tutti saremmo solo delle metà piuttosto che esseri completi.
Credo anche che l'esistenza delle persone transgender richieda ulteriori narrazioni e significati, della loro esperienza nei loro corpi, sulla quale non posso esprimermi. Ricordando che non c'è necessità di utilizzare la logica duale oppositiva: è ancora necessario continuare a narrare maschile e femminile, con il beneficio di tutti, andare oltre questi stereotipi. C'è ancora bisogno di utilizzare termini come "donna" e "uomo", altrimenti ciò che cessa di essere nominato si radicalizza sullo stereotipo attuale.
Scrivo quindi non per sconfermare altri, ma per la necessità impellente di significare l'esperienza che vivo. 

Detto questo, ampliamo il campo alla lista di qualità.
Si, l'uomo è stato mutilato. E' stato facile vedere la mutilazione nella donna con il movimento femminista. Ma il maschile che la cultura patriarcale spinge non è "Il Maschile". E' il "maschile distorto". Quello mutilato.

Ascoltando gli uomini Moso parlare con le loro voci nel documentario "Nu Guo" di Francesca Rosati Freeman appare chiaro di come questi siano lontani dalle nostre logiche. "Essere un uomo materno" non è un insulto nei Moso, tanto meno un attacco alla loro virilità. Il "materno" non è affare solo femminile, ed è per questo che la parola "matriarcato*" non li spaventa. Usarla ci serve a mostrare quali possibili mondi e significati ci stiamo perdendo per strada.
"Materno" è una qualità condivisa da tutti, che permea ogni istanza culturale e sociale. Non certo un mero fatto biologico.
Il portare alla luce qualcosa che prima non c'era e prendersene cura. 
Noi siamo ancora incastrati/e nella confusione tra generatività biologica e cura.

Si, esiste un maschile capace di cura e dolcezza e non è "il femminile interiore". E' proprio il maschile.
Si, la violenza è una scelta, esasperata da spinte culturali. 
Si, l'accoglienza è anche maschile. Mio marito si batte molto per questo.
Si, ci sono anche gli ormoni. Ma credetemi che la mia gravidanza mi rende molto aggressiva, e la gravidanza nessuno direbbe essere una cosa "maschile". 
Quindi si, esiste anche un femminile aggressivo e distruttivo. Perché anche noi donne, a ripeterci di essere solo accoglienza e apertura, ci facciamo molta violenza. Una per tutti: Kali. Energia distruttrice femminile in quanto tale, non " Dea con spiccato maschile interiore" ;-)

I "maschile e femminile interiori" allora non esistono? Io credo esistano eccome. Ma con tutt'altri significati, molto più interessanti. 
Kali, energia distruttiva, forza femminile, spietatezza

Molta della resistenza viene da quanto dicevo sopra: non è possibile astrarre, ci identifichiamo tutti/e. Una volta che diventa un fatto di identità, l'idea di un cambio di rotta è percepito come minaccia.
Ancora più se l'identità mutilata è tale perché costringe ad abbandonare parti di sé. Per difendere quelle rimaste attiveremo ancora più aggressività.

Ma pensiamoci tutti un attimo.
CI FA COSì DISPIACERE CREDERE, AFFERMARE A TESTA ALTA, ESSERE RICONOSCIUTI PER ESSERI COMPLETI? Nei quali si riflette l'universo nella sua interezza?

Proviamo a cercare le prove di quanto dico nei nostri corpi, nella nostra esperienza, molto concretamente.

Auguro ai fratelli uomini in cammino di recuperare il loro splendido completo maschile, fatto di maschilissime qualità di cura, accoglienza, morbidezza. Fatto anche di luna e introspezione. 
Quanto a noi donne in cammino di ricordare che ciò che ci è stato mutilato, resta femminile. 
Il nostro sole, la nostra forza, la nostra aggressività che tranquille, solo accettata possiamo meglio decidere se e come usare. Eccetera.

Yin e Yang agiscono in tutte e tutti noi...
Ciò che cambia è come ci relazioniamo con queste qualità e il come saremo in grado di riprenderci la saggezza dei nostri corpi. Perché la saggezza dei corpi è antidoto meraviglioso alle illusioni della mente.

PS: se in noi maschile e femminile sono in INTEGRAZIONE e non in separazione, perché abbiamo scardinato la logica duale oppositiva, i cerchi femminili non potranno essere percepiti come "minacciosi" dagli uomini. Come quelli "maschili" non saranno percepiti come minacciosi dalle donne: lavorare al benessere di una parte della società, porta benefici a tutti.
E allora i lavori nei cerchi misti saranno davvero medicina e cura. Oltre le recite, oltre le ipocrisie. 

Felicissima di portare la mia conferenza e parlarne dal vivo, se volete contattatemi. 


*Fonte in dettaglio Luciana Percovich, "Colei che da la vita, colei che da la forma", ed. Venexia 
*Fonte in dettaglio Heide Goettner Abendroth "le società matriarcali", ed. Venexia. Matriarcato come "all'origine il materno", non "dominio delle madri" in forma uguale speculare al patriarcato. Si tratta di abbandonare le nostre lenti dicotomiche per leggere società ancora esistenti che usano altre logiche e altre categorie di pensiero. Esempi di società in equilibrio tra i generi, in equilibrio con la natura, dove il benessere è equamente suddiviso per tutti i membri.

giovedì 26 luglio 2018

ECLISSI LUNARE E "NUOVI" SIMBOLISMI PER IL NOSTRO TEMPO

Dal web



Girano articoli di ogni sorta su questa bella eclissi. 
Perché adottare ancora un simbolismo di matrice dualista? I significati dell'oscurità, della luce celata, non sono necessariamente "malvagità", cose sgradite, sventura.
"Luce = bene e buio = male" è un'attribuzione di significato nell'ambito di quel preciso sistema di pensiero che si chiama "dualismo oppositivo", "pensiero dicotomico", "logica duale oppositiva". appartiene a un'epoca umana relativamente recente, risalgono alla Grecia classica le prime fonti scritte ma viene poi esasperatamente lanciato e caricato di nuova enfasi con le correnti neoaristoteliche e neoplatoniche nel pensiero della... Chiesa. E da qui rimasto con altrettanta ossessione nella nostra attuale narrazione.

Logica Duale oppositiva abbinata al significato dei generi. Altro guaio da rivedere. 

Questo è un pensiero di quelle culture "della dominanza", "patriarcali", che favorisce scontro e guerra, mutila parti della nostra identità e crea l'idea di separazione dal tutto. Noi ci impegniamo piuttosto per un altro paradigma che ci consenta il godere della completezza e dei significati di ogni sfumatura dell'esistenza. 
Il simbolismo di questa eclissi, lungi dal significare sventura e malvagità, può essere utilizzato anche ritualmente con l intento di attingere a un altro corpus di significati. Ogni cosa che riguardi la discesa in sé, la ricerca di un nuovo livello di saggezza, il saper ri-significare le nostre sfide eccetera, il fatto che non sempre il ritmo dell'alternarsi delle fasi e delle polarità sia prevedibile e lineare e quindi il potere e la capacità di stare nel presente, con la fiducia di poter far fronte alla situazione. L'attesa di comprendere una situazione prima di fare il prossimo passo, la pausa dall'agire, il prendere un profondo respiro.
Cambia un pochetto nevvero?
Onore all'oscurità e, in un'epoca ancora ossessionata dall'illuminazione, onore a un processo che sarebbe ora di cominciare: "l' inoscuramento", come comprensione dei significati sacri avulsi dal dualismo oppositivo dell' oscurità e dell'equilibrio tra luce e buio. La stessa luce si arricchisce di un nuovo senso quando accettiamo i doni del buio invece che fuggirli. Non c'è vera luce se si rinuncia al buio perché la saggezza viene dal l'abbracciare ogni cosa.
Per cui anche al di là dell'impianto morale bene/male che ha senso solo mettendo le polarità in scontro. Perché quando invece la consapevolezza è nella loro danza ero tica, la nuova (ma arcaica allo stesso tempo) concezione che le riguarda e ci fa da guida è "equilibrio/disequilibrio". 
E la terra può accarezzare luna e sole sul loro asse, come in una sacra unione da lei benedetta.
È ben ora di cambiare narrazione e il mio augurio per l' eclisse è precisamente che si torni in massa a narrare questi altri significati. "Esoterici" o meno, dal momento che raccontarcela in un modo o in un altro ha enormi effetti sul nostro pensare al e agire nel mondo. 


martedì 5 gennaio 2016

Maternità e donne: tra vecchi e nuovi significati




Expo è finito da un paio di mesi, ma mi resta ancora l'amaro in bocca per le polemiche su maternità e allattamento, che colgo come un'"occasione sprecata" di risignificazione di eventi femminili che ancora sono troppo intrisi di significati decisi da una cultura maschilista e ora vado ad argomentare i motivi che mi fanno dire questo.
Lessi un articolo molto arrabbiato da parte di una frangia di femminismo (mi pare evidente che ormai si debba parlare di "femminismi" al plurale), che conteneva frasi come "sarebbe anche ora di dire basta", attacchi alla "logica del seno", a Syusy Blady e ad altre donne, attacchi che a parer mio però fraintendevano il significato che si desiderava veicolare.

Il problema è che, con questi attacchi, non si riesce ad andare oltre la visione patriarcale della maternità: per cui, se non concordo con l'idea maschilista ancora in voga che dice che essere "madre" è un'imposizione che viene da "Dio" e "sono obbligata per natura ad adempiere con spirito di abnegazione e sacrificio"  (e ribadisco che io stessa non concordo affatto con tale assurdità), devo fare l' opposto. Finisce che se maternità è obbligo e allattamento schiavitù, rigetto l' esperienza. E apro spazi per uteri artificiali e multinazionali dei latti in polvere.
È gettare letteralmente il bambino con l acqua sporca. 

Nemmeno io voglio "quel" tradizionale modello di maternità. Ma non voglio nemmeno l' imposizione di un modello cosi drammatico, che è altrettanto patriarcale almeno per due questioni: la prima, e' che risulta una seconda imposizione. Mentre io voglio autodeterminarmi anche nel mio modo di essere madre. Esperienza che, come ho scritto altrove (leggi qui), mi ha restituito molto moltissimo potere, piuttosto che levarmelo.
La seconda, è che proprio per questo motivo, si va a imporre a chiunque scelga di essere "diversamente madre" un modo che ha molto da perdere, col rischio per le doppie volte donne disobbedienti (disobbedienti verso il patriarcato e verso coloro che dicono di volerle difendere) di "meritarsi" spiacevoli etichette di antica memoria, etichette svilenti che ricalcano i violenti modi patriarcali di far sentire le donne " inadeguate".
Il fatto che nella maternità e nell'allattamento, ai quali ho attribuito significati terzi a quelli proposti dal patriarcato o da questi modelli di femminismo, io abbia guadagnato in autostima e consapevolezza del mio potere e del mio corpo, non vuol dire affermare che coloro che scelgono di non diventare madri, o che non possono o vogliono allattare, siano incomplete.
Attenzione, perche' è proprio qui il tranello. Non c' è un' unica via a scapito di un' altra. Non ci sono solo DUE possibilità, "a" o il contrario di "a". Non c'è solo la logica "o - o". Usciamo da questo sciagurato dualismo.
Chi non può o non vuol essere madre ha un mondo di altre possibilità per autodeterminarsi e realizzarsi. E non è certo incompleta. Fatemelo ripetere.
Chi non vuole o non può essere madre ha un mondo di altre possibilità per autodeterminarsi e realizzarsi e che sia incompleta è una sciocchezza. Lo dico con forza e convinzione.
Di più. Affermare per secoli questo "dovere divino" (quale "divino" poi? perchè anche nella sacralità i significati possono essere altri da quelli imposti) è stato un sopruso, una forma di violenza, un tentativo coercitivo di controllo sulla donna. Ma altrettanto violenta è l'affermazione opposta. La critica delle madri come tutte schiave, sottomesse, persino egoiste, e chi più ne ha più ne metta perché ho letto terribili cattiverie: provenienti da donne nei confronti di altre donne colpevoli di aver scelto diversamente da loro. Non abbiamo già sperimentato abbastanza questi schemi? Vedo più patriarcato in questi attacchi aggressivi, che in una scelta di maternità consapevole. A questo scontro tra donne, si, è ora di dire basta!
La verità è che si può essere complete e felici anche senza figli ma questo non deve offuscare e negare anche la possibilità di vivere una maternità come reale iniziazione e potenziamento di sé. Una realtà sempre più sperimentata da sempre più donne. Che sono lucide, coraggiose e forti, e non illuse, sottomesse o " maschio identificate".
Non è l'allattamento, che ci ha reso schiave di cucine e fornelli. Semmai all'opposto, le antiche culture matriarcali (ricordo che il termine non è il contrario di patriarcale) celebravano il potere femminile della "trasformazione e del mutamento". Alcune culture trovavano un modo di celebrare questa potenza affidando la cottura e trasformazione del cibo alle donne nel tempio. Come sommo atto di sacralità. Alla pari, trasformazione nella tessitura, nella ceramica, nell'agricoltura.
Quelle donne costruivano cultura ed erano non solo partecipi, ma determinanti nel crearla. Non ha nulla a che vedere con il segregarle in casa inventando pretesti per tagliarle "fuori dal mondo". Non è possibile codificare quei contesti con le categorie del pensiero patriarcale. Non è possibile comprendere "quel" potere se dentro di noi abbiamo abilitato solo l'arrogante modello di potere patriarcale.
Se non ci sforziamo di leggere queste realtà fuori dai significati maschilisti, non sarà mai chiaro. È stato il patriarcato a spogliare questi atti dei significati che avevano, sino a cambiarli e rovesciarli. Rappresentavano un potere verso il quale si era invidiosi, come registrato da molti miti cosmogonici. La rivoluzione patriarcale inizia col negare questi significati e col sottrarre potere, riducendo tutto a un presunto " dovere per natura di servire l'essere di serie a, da parte dell'essere di serie b".
Al pari, se permettiamo che la parola "maternità" con ciò che ci ruota attorno mantenga solo questi significati attribuiti da una cultura maschilista, non facciamo che dare forza a schemi che si, sarebbe ora di scardinare. E badiamo, che lo facciamo ogni qual volta critichiamo coloro che ricercano e rivendicano terzi, quarti, quinti significati rispetto alla loro maternità, al loro allattare, al loro partorire. Che si, possono essere esperienze di restituzione di enorme potere. A chi giova negarlo? 

Ci caschiamo ancora?
Non mi pare una bella idea, rinnegare questo potere. Nessun attuale matriarcato lo fa. Occorre ribadire che non è l' unico modo possibile di essere donna. Ma non va affatto, di giudicare chi lo rivendica. Mi pare un'illusione data dal pensiero dicotomico, che fa credere che queste donne siano pericolose per chi sceglie di non avere figli.
E allora dico, non è questa la via: questo finirà per dividerci. E il patriarcato non ci ha già diviso abbastanza?
Se associare "donna a natura" evoca solo i significati che la cultura maschilista ha dato alla categoria "donna" e alla categoria "natura", allora siamo noi per prime a confermare quei significati. Così come rigettiamo tutta la sfera del sacro a causa dei significati di "sacro" attribuiti dal patriarcato.
Chiedo scusa ma io disobbedisco due volte. Disobbedisco a "quel" binomio "donna-natura" che il patriarcato vorrebbe per me e disobbedisco a chi "mi vorrebbe difendere" scrivendo "sarebbe ora di dire basta al binomio donna-natura" imponendomi però un altro modello che è "il contrario di..." e che non sento mio.
Lo faccio perché rivendico e riprendo il mio diritto di significare in altro modo le suddette categorie. La mia natura è ben altro. 

La lotta sul livello della dicotomia non fa che dare potere a quei significati. Io invece voglio altri significati e la libertà per tutte le donne di scegliere ed essere diverse tra loro. O cadiamo dalla padella alla brace. Da un modello a senso unico a un secondo modello a senso unico uguale e contrario.
La vera " rivoluzione" ci sarà quando capiremo di poter valorizzare le differenze di scelta, o di vita, piuttosto che eleggere nuovi modelli unici, nuovi dogmi e nuove verità. 
Non iniziamo noi stesse, di nuovo, a boicottarci... La donna è una e multiforme. Non "polarità uguale e contraria" a significati culturali predefiniti. 
Multiforme. Come la Dea.
Il nostro vero potere è quando possiamo scegliere e dare significato alle nostre esperienze.