Translate

Cerca nel blog

giovedì 25 giugno 2020

Cosa vuol dire UNIONE di MASCHILE E FEMMINILE?

COSA VUOL DIRE "UNIONE TRA MASCHILE E FEMMINILE"?


Sono sicura che solo 2 su 100 che mi leggono sanno ciò che sto per scrivere.
Che sia per la stagione o per congiunzione di eventi astronomici, è un qualcosa sulla bocca di tutti.

Celebrare l'unione del maschile e del femminile!


Stupendo!
Ma cosa significhino questi termini ci fermiamo mai a chiedercelo?


Quando avrai finito questo articolo saprai tutto ciò che c'è da sapere. Lo spiego passo-passo, perché non sfugga nulla.


Facciamo un passo indietro.
Immagina queste situazioni.


🔻Ritieni ancora accettabile o desiderabile che la donna *debba* (non scelga, attenzione, uso il verbo "dovere") stare a casa e l'uomo *debba* lavorare, o ti sembra un po' anacronistico in questi termini (a me più che anacronistico, ma mi trattengo)?
🔻Ritieni ancora accettabile o desiderabile un'affermazione quale "l'uomo è piu adatto nel ruolo politico, la donna è piu brava a occuparsi dei figli"?
🔻Ritieni ancora accettabile o desiderabile credere che un uomo sia naturalmente più portato per essere "alla guida" di qualcosa, un partito, un'azienda, mentre la donna sarebbe più portata per mestieri di "cura e accudimento"?
🔻E perché la storia è costellata di nomi maschili, mentre alle donne non si permetteva neanche di studiare, tranne che a poche privilegiate? Chi è che di regola viaggiava, intraprendeva avventure, faceva scoperte scientifiche, guidava eserciti, ecc? Perché?

Tranne quelli convinti che tutto ciò sia "immutabile natura", ai quali nemmeno consiglio di perder tempo nel proseguire la lettura, per tutti gli altri non sarà difficile trovare l'origine temporale di questa rigida attribuzione di ruoli e nemmeno notare che ancora oggi ci sono modelli di società che non funzionano così e non hanno MAI funzionato così (do volentieri le fonti).

Uomo e donna con sfondo cuore di fuoco. Celebrare l'unione del maschile e del femminile
Geralt per Pixabay.com
Certo, questo è ciò che culturalmente ci portiamo dietro. Ma una spiegazione attraverso una parola generale, "maschilismo", proprio non mi soddisfa. Voglio di più.

Quale narrazione dei generi sta dietro queste manifestazioni reali?
Torniamo alla grecia antica, dove il solare venne attribuito al maschile e il lunare al femminile e da lì ce lo siamo portato fino ad oggi passando pure per religione e psicologia. Fatto?
Bene.


E adesso pensiamo (oltre al ruolo della donna nella suddetta società, auguri) a cosa ancora oggi si associ a questo "solare" e questo "lunare".
Solare - attivo - esteriore - fuori... / Lunare - passivo - interiore - dentro...
Fatto?
Bene.


Chi, quale soggetto, agiva all'esterno, faceva cultura, costruiva sapienza, faceva politica...? e chi, quale soggetto invece "custodiva" all'interno, mura domestiche soprattutto...?
Ecco. Mi pare sia evidente no?

Questione di narrazioni.

Il fatto è che solo da un certo punto della storia della narrazione in occidente si comincia ad associare rigidamente il maschile al sole e il femminile alla luna.
Prima e anche altrove, e ne abbiamo numerosissime prove, il sole ha/aveva anche il suo splendido volto femminile. Cosi come la luna aveva anche il suo volto maschile.


A me sentir parlare di "unione tra maschile e femminile" *senza* una riflessione critica sul significato che ci portiamo appresso, mi mette i brividi da qualche anno a questa parte. Anche un po' di nausea, a dire il vero.

Questi "maschile solo solare e femminile solo lunare" sono frutto del pensiero delle separazioni. Del dualismo oppositivo che mi adopero per superare. Un pensiero che mantiene e riproduce un clima di guerra per sua stessa natura.

E hanno prodotto un mondo che è quello descritto dagli esempi concreti che ti porto qui sopra.
Detto facile: "femmina in casa e uomo fuori".
Lo sottolineo. Perché voglio andare a parare su un argomento in più...


Ad un certo punto "qualcuno" si è accorto che queste rigide suddivisioni erano un po' limitanti.
Nasce così il concetto di "maschile e femminile interiore".
Ma nasce da una distorsione di altri concetti.
Per me ad esempio vuol dire ben altro.
Il "matrimonio mistico" sarebbe diventato questo sposalizio con il proprio lato interiore. Ma?


Non mi rincuora affatto, anzi. Fa acqua da tutte le parti. Perché comunque, oltre che la ovvia suddivisione in piani di impatto differente tra una cosa "ufficiale" e una "interiore", le attribuzioni di maschile e femminile sono sempre le stesse. Invece di superarle, le cristallizza dando un'illusione di apparente completezza, ma el tacòn rischia di essere pezo del buzo.

Nel concreto: io che sono una bella attiva *starei* agendo il mio maschile. Un uomo molto sensibile e portato con i bambini *sarebbe* molto connesso col suo femminile.
Mi mette i brividi.


Significa non riuscire a concepire un femminile *anche* solare, attivo, razionale, ecc e un maschile *anche* lunare, sensibile, introverso, intuitivo ecc
Sulla piano dell'identità di genere e rispettivi ruoli sociali ha conseguenze devastanti.

Significa quindi continuare a spingere una narrazione rigida, quella che nei guai ci ha portato.
Con l'abbinamento di maschile e femminile rispettivamente a yang e yin abbiamo completato l'opera.
Senza che nessuno si sia reso conto che Laotzu non ha descritto affatto yang e yin in questi termini anzi, a dirla tutta Laotzu ha definito il tao (cioè yang e yin insieme dinamicamente) come "madre di tutto".
Questo abbinamento ai generi è stato fatto DOPO.
Dopo un migliaio di anni dalla morte di Laotzu. Per produrre una determinata realtà. Chiamala patriarcale, chiamala "della dominanza", chiamala come vuoi.


E a me pare di sentire la vocina di Laotzu "ve possinoooo- ossinooo- ossinooo".





il libro del Tao


Ma in sostanza stiamo continuando a narrare maschile e femminile come voluti da queste culture, non certo egualitarie. 
Pensiamo davvero che un'immagine/narrazione creata da una società non in equilibrio possa produrre una realtà in equilibrio?
Ecco.


Una critica che mi pongono TUTTE le volte: "ma non stiamo parlando di uomini e donne incarnate, ma di energie". Vero che lo stavi pensando?

Rispondo: IMPOSSIBILE.

Questa idea delle "energie" e non "corpi incarnati" è frutto di un'astrazione.
In realtà ogni narrazione produce immagini. Se una certa qualità energetica tu la chiami "femminile", la mente produrrà l'immagine di ciò che nel mondo esiste di concreto e femminile. Idem col maschile.
Se nasci e cresci in una cultura che dice "il femminile è x, y, z" tu, bambina, automaticamente cercherai in te le qualità y, x z, così come chiunque ti circondi cercherà di esaltarle in te e invece ti chiamerà "maschiaccio" se mostri a, b, c che sono le qualità considerate "maschili".
E vale ovviamente uguale a ruoli invertiti.
Piangi? "Femminuccia!"


INFATTI ho riportato gli esempi lì sopra, quelli coi 🔻, per arrivare a questo: è esattamente ciò che nella storia si è verificato.
E credo non a caso. La donna dentro e l'uomo fuori a qualcuno faceva comodo.

Non è un caso se l'aspetto solare è stato riservato al maschile/uomo, chi aveva il potere in quel momento e a chi si voleva permettere che lo mantenesse?

Ora, per sua natura, la logica duale oppositiva non può equilibrare un tubo.
Se noi oggi vogliamo, come dichiariamo, una "società maggiormente equilibrata", con minor conflitto tra i generi, e tutte queste nobili cose qui, DOBBIAMO CAMBIARE NARRAZIONE.


Lo abbiamo dimenticato, perché ci convinciamo di essere una cultura razionale. Ma le narrazioni sono sempre state matrici che producevano realtà, e per questo sacre e importanti in ogni cultura.
Quei maschile e femminile sono maschile e femminile distorti. Distorti perché mutilati.
Ecco perché se parlo di patriarcato non dico "sguardo maschile", ma "sguardo del maschile distorto". Perbacco, lasciamo lo spazio anche al maschile sano e completo!


Torniamo ora al nostro "matrimonio mistico".
Perché lo so che hai dubbi ancora: "e le energie? E la complementarietà?"


Eh, nel tempo, a cercar di leggere un archetipo originario di un periodo precedente al dualismo dicotomico (mi riferisco all'unione mistica) con le lenti dualiste, mi sa che abbiamo fatto un po' di confusione.
Colpa di nessuno, è stato davvero mascherato per bene.


Sono due livelli differenti.

Livello 1- l'unione mistica delle energie, a ricordarci che la separazione è solo illusione.
Facciamo lo sforzo di svincolare yin e yang (uso questi termini perché li conoscono tutti) dal genere femminile e maschile. Facciamolo.
Rimangono in piedi perfettamente lo stesso con tutte le loro peculiarità energetiche.
Fatto?
Bene.

Lo so, c'eri affezionato/a, provaci. Ti assicuro, c'è da guadagnarci.
Pillola rossa o pillola blu, si, l'ho fatto anche io.


Yin e yang in movimento: non è che una danza erotica in cui l'una energia si tramuta nell'altra di continuo.
Come nella ciclicità.
Pensa alla giornata. È notte, il culmine del buio non dura che un istante, cominciano i primi bagliori, l alba, la luce del primo mattino, cresce e arriviamo al culmine della luce col mezzogiorno, ma non dura che un istante, perché il sole lentamente cala, si fa all'imbrunire, e pian piano nel buio di nuovo.
Matrimonio tra luce e buio, tutto è Uno. Entrambi con tutte le fasi intermedie fanno una giornata.
Nessun bisogno di abbinare rigidamente il buio al femminile (ed è ahimé stato fatto) e la luce al maschile (idem).

Questa danza è contenuta tanto nei corpi femminili, quanto nei maschili, e in coloro che non si identificano né nell'uno né nell'altro.
Esatto. Oltre che per luce e buio, vale uguale per yin e yang, tutt* possediamo e agiamo entrambi, SENZA andare nell'idea di "m o f interiori" però, se no non vale.


E la complementarietà? Appunto.
Nel tantra si da una possibile soluzione da millenni ma anche questo insegnamento è stato paradossalmente distorto dalle lenti dualiste che portiamo. O almeno, non compreso in tutta la sua portata.

TU IMPARA A VEDERE OGNI CORPO COME PORTATORE DI ENTRAMBE LE ENERGIE E VEDRAI CHE SI APRIRANNO SCENARI DI COMPLEMENTARIETÀ DIFFERENTE DA QUELLA DI OGGI.
Non puoi vedere cosa c'è oltre l'orizzonte finché resti ferma/o sulla visuale di adesso.


Oggi la complementarietà si basa su una mutilazione.
Lo ripeto, non è dire "abbiamo tutte un maschile/tutti un femminile interiore". No, porta fuori strada. Lasciamolo da parte sto famigerato m/f interiore.


Ed è qui che si può capire il secondo livello:
Livello 2- l'unione mistica tra i corpi.
Che con queste premesse diventa qualcosa di diverso, esaltante, potente, e incredibile, restituendo all'essere umano la sua sacralità.

Perché a questo punto l'unione è tra esseri completi, non tra due metà mutilate di parti importanti.
Lo so. Serve il disegnino per capire. Sotto, alla fine, troverai il disegnino. 


Per essere chiara, il segno "-" equivale a yin, come energia, mi raccomando sempre svincolata dal genere. Ovvero non chiamiamolo "femminile". Yin. Yin e basta. Se ti va, al massimo, "movimento contrattivo dell' universo)
Mentre il segno "+" equivale a yang, sempre svincolato dal genere, o non mi capirai (movimento espansivo dell'universo).

Sia + che - sono parte di ciascuna e ciascuno di noi.
Di nuovo, non "roba interiore", li abbiamo entrambi a tutti gli effetti. Preferisco ripetermi alla noia.

Però, restando in una narrazione di maschile e femminile, abbiamo corpi diversi, giusto?

Bon.

Secondo il tantra abbiamo i + e i - semplicemente in posizioni reciprocamente diverse.
In più parti del corpo per giunta, perché gli antichi mica erano banali. Ma semplifichiamo x chiarezza.

Per il tantra, sono questi a essere complementari.
Et voilà.
Un pazzesco "matrimonio" mistico dove lo yin femminile si unisce con lo yang maschile e dove lo yang femminile incontra lo yin maschile. (E personalmente non credo nemmeno che valga uguale in tutti i corpi, ma non voglio aprire troppe parentesi).

Permettono quindi un doppio flusso di energia (come nei poli elettrici, stessa roba): 

a) all'interno ciascuno del proprio corpo, e b) tra i corpi che si uniscono.

Ecco l'unione mistica delle due energie in noi, e l'unione tra corpi e energie senza bisogno di connotare per genere.


A questo punto appare chiaro che non si può ridurre tutto a "l'uomo penetra e la donna accoglie", perché questa è solo metà della questione (dillo, che prima l'avevi pensato!).
C'è anche uno scambio tra yang femminile e yin maschile per cui anche la donna penetra e l'uomo accoglie, su un altro livello. Questo secondo il tantrismo, non ho mica inventato nulla anzi. Il "la" me lo diede la mia maestra Katinka Soetens, onoriamo le fonti.
Siccome oggi si ignora questo livello, non si educa allo yang femminile e allo yin maschile, siamo in disequilibrio e in distorsione, sesso incluso.
Possiamo fare i mistici fin che vogliamo, ma...


Ecco, solo così, solo riprendendo questa narrazione, non ci sarà più scontro. (O almeno diventerà meno probabile, mentre il sistema ancora in vigore oggi lo squilibrio lo assicura).
La nuova metafora qui è di una meravigliosa danza erotica.
Lo visualizzi?


Guarda i disegnini qui sotto e rileggi la frase, se ti pare ostico.
Un pazzesco "matrimonio" mistico dove lo yin femminile si unisce con lo yang maschile e dove lo yang femminile incontra lo yin maschile.

Adesso siamo pronte/i a riguardare l'immagine della narrazione attuale, quella che contesto, dove "-" sarebbe il solo femminile e "+" il solo maschile. Dove la donna è quindi solo polarità negativa e l'uomo solo polarità positiva, e gli altri non si sa. Riduttivo, no? Eccola qui.


credenza comune da sfatare sul maschile e femminile
© Laura Ghianda, non utilizzabile senza autorizzazione
E salta subito all'occhio che manca il flusso tra le proprie polarità all'interno del proprio, di corpo. Femminile SOLO polo negativo, maschile SOLO polo positivo.
E quindi tra i generi... c è uno sbilanciamento. La direzione è univoca, non c'è uno scambio circolare. 
E questo squilibrio non può essere appianato proprio perché ciascun essere è a sua volta squilibrato, mancando di un polo.

E c'è molto di più di cosi.
Ma se ti avrò messo anche un piccolo dubbio, sono contenta.

Immagina la vastità di possibilità che questa nuova narrazione offre.
Non so se riesci ad averne un'idea.
Ma c'è un mondo di aria fresca qui.

Per le ricercatrici del sacro femminino: spero si abbia voglia di smettere di identificare la dea e la donna con la sola luna! Riprendiamoci anche il nostro sole! ☀️☀️☀️
Buona unione mistica, 😝
Laura Ghianda

ED ECCO IL PROMESSO DISEGNINO!


altre narrazioni possibili di femminile e maschile, complementarietà senza mutilazioni. non essere due metà ma entrambi interi. oltre allo yang maschile e yin femminile, comprendere anche uno yang femminile e yin maschile.
© Laura Ghianda, non utilizzabile senza autorizzazione

Ta daaa!! Femminile completo di yin e yang, maschile completo di yin e yang. 
Entrambi a modo loro sole e luna.
Cade il bisogno di identificare la polarità negativa come femminile e quella positiva come maschile (per questo dico che finché ci attribuiamo un genere non riusciamo a vedere oltre!).
Come per l'elettricità, l'energia scorre da un polo all'altro, quindi permettendo un flusso intra corporeo e una bella circolarità tra corpi.
I + e i - in grande non sarebbero neanche gli unici, perché la banalità non ci piace. 
Ho evidenziato l'esempio dei genitali per evitare una lettura che è stata fatta: NON vuol dire che "la donna ama col cuore e l'uomo col pisello". Anche yoni e lingam hanno a loro volta la loro polarità.
Ecco che nella circolarità di questo modello anche la donna penetra, anche l'uomo accoglie.
Rivoluzionario no?
Beh, ha qualche migliaio di anni.
COMPITO: medita sulla figura e sul suo significato per interiorizzare bene


lunedì 30 dicembre 2019

Frozen 2 recensione alternativa: trama, simbolismo e altra narrazione

Disney ha fatto il botto. 
Preparatevi al sequel meglio riuscito nella storia della Disney, scordatevi Cenerentole che puliscono i pavimenti del castello anche se ormai diventate principesse e discutibili sirenette cattive (si, l'hanno fatto davvero). Questa volta abbiamo un capolavoro.
Sapete, io recensisco solo le storie che offrono narrazioni differenti in grado potenzialmente di influenzare il mondo di oggi e quello di domani.
"Frozen 2 - Il segreto di Arendelle" mi è piaciuto più del primo e non solo per l'indiscutibile salto grafico e di animazione.
Ecco perché.
(ATTENZIONE SPOILER!)

When the north wind meets the sea
there's a Mother full of memories
come, my darling, homeward bound
when all is lost, then all is found

Il film inizia con uno spaccato sull'infanzia delle due sorelle, che inscenano un gioco avventuroso tra fate e castelli. Un'ottimo espediente per descrivere la differenza di carattere e temperamento, ma anche un'introduzione al mistero la cui risoluzione sarà oggetto di tutta la narrazione: una foresta incantata, l'infanzia del re padre, una presunta alleanza tra gli arendelliani e il popolo dei northuldri, indigeni in comunione con la natura e la foresta al punto che i suoi spiriti offrivano loro la loro magia.

Abbiamo subito il tema dominante: la dicotomia natura - cultura.

Il re racconta alle piccole di quando, da bambino, fu condotto presso la foresta incantata per suggellare l'alleanza tra suo padre il re (nonno di Elsa e Anna)  e il capo indigeno tramite l'offerta di una diga. Ma qualcosa successe per cui i due popoli cominciarono a combattere, il re padre morì e lui fu salvato da una creatura misteriosa. Ma da allora, in seguito all'ira degli spiriti, la foresta divenne impenetrabile, difesa da una cortina di nebbia. Nessuno ne uscì, nessuno ne tornò.


Eccoci alla prima canzone del film, "All is found", una ninnanana cantata dalla mamma di Anna ed Elsa, la canzone più bella del film (non riesco a smettere di cantarla!): melodia celtica, parla di questo fiume misterioso, in inglese coniugato al femminile, Ahtohallan, che serba memoria del passato. Ha tutte le risposte si, ma se ci si spinge oltre si incontrerà morte certa.
E comincia il simbolismo: l'acqua per la sua capacità di tenere memoria, cosa che è impossibile che sfugga: Olaf lo ricorderà di continuo. Madre fiume, la cui verità può rivelare le tue peggiori paure: sarai pronta/o ad affrontare ciò che Lei conosce? Il testo inglese sottolinea molto l'aspetto della "prova", cosa che in italiano scorre un po' veloce.

Faccio appena un accenno sulla fatica di ascoltare la traduzione delle canzoni. Per stare dietro al labiale dei personaggi perdono pezzi di senso: che pazienza. Se potete, ascoltatele in lingua originale. (Anche nel primo film, la traduzione italiana perde del tutto il concept "porte aperte e porte chiuse).

Dicevamo...
Sulle note di "All is found" avviene il salto temporale, da allora all'oggi, con una regina Elsa con un abito da sogno "viola Avalon" e subito una nota d'humour: mentre lei è assorta affacciata al balcone un messaggero viene a chiamarla e lei si spaventa, congelandosi le mani sulla ringhiera.
L'humour danza sapientemente con emozioni profonde e drammatiche per tutta la durata del film.
E infatti, è immediatamente dopo che Elsa inizia a sentire "la voce" (cosa su cui, in seguito, Olaf farà  ulteriore humour riferendosi a "Elsa che sente le voci").



Uno scorcio su Arendelle oggi: splendidi colori autunnali, un dipinto di calma, armonia e felicità condito da immancabile canzone. Anna chiacchiera con Olaf il quale si perde in riflessioni filosofiche, Kristoff "parla" con Sven della sua volontà di chiedere la mano ad Anna (da scompisciarsi per la sua imbranataggine ma anche quando "si esercita" con Sven e i presenti coprono gli occhi ai bambini credendo si tratti di un pervertito). 
Zucche, banchetto, tutti felici.
Segno che Disney sta prendendo distanza dalle narrazioni a senso unico di fanciulle inquadrate nei soliti stereotipi di genere, non sfugga che Elsa, nel creare regali di ghiaccio per i bambini durante la festa, forma un sestante per una femminuccia su sua richiesta.
Fa un po' sorridere che con un passato di segregazione le due sorelle siano ora così serene e equilibrate, in un'epoca in cui la psicoterapia non era stata mica inventata, ma facciamo finta di niente.

"Cosa può cambiare in questa meraviglia?" 
Ovviamente tutto. Nuovamente.
Nonostante Olaf calchi la mano sull'essere grandi e maturi sono passati solo 3 anni dal tempo del primo film (sei dalla morte dei genitori, si dirà).

Scena di intimità famigliare: dentro al castello si tiene il gioco dei mimi, tra Kristoff, Sven, Elsa, Anna e Olaf. Ho apprezzato molto la presa in giro, da parte di Olaf, dell'Elsa esageratamente ancheggiante di Frozen 1, per me gran caduta di stile in quel film (notate la reazione di Elsa). 
Quando poi è il turno della regina, questa è impacciatissima nei movimenti, altra scena esilarante. Che però termina in fretta: Elsa sente di nuovo la voce e si inquieta. 





Elsa se ne va, la sorella la raggiunge e si addormentano insieme sulle note della ninnananna della mamma. Ma la voce disturba il sonno della regina. 
Si dia il via alla canzone che prenderà il posto di "Let it go": "Into the unknown". Bellissima, con un'animazione che vista sul grande schermo mette i brividi.
In tutta la canzone si risolve il dramma di Elsa: dal non voler ascoltare la voce per non cambiare nuovamente le cose al sentire però che c'è qualcosa per lei in questo mistero. Qualcosa che riguarda la sua vera natura. 

E così alla fine della canzone, tramite il crescere dei suoi poteri, risveglia gli spiriti della foresta incantata: acqua, terra, aria e fuoco. 
Che ovviamente sono arrabbiati. 
Arendelle viene evacuata, gli abitanti messi al sicuro. 

E arrivano i troll a dirci che accade.
Gli spiriti sono arrabbiati perché il passato non è come sembra: occorre rimediare a un torto fatto, oppure non ci sarà futuro. "QUANDO NON C'è FUTURO VA FATTO Ciò CHE è GIUSTO".
Si vedono le immagini della diga regalata dal nonno delle sorelle come patto di amicizia con i northuldri.
Papà troll dice di sperare che i poteri di Elsa siano "abbastanza". Dalla paura di essere troppa alla paura di essere troppo poca. Tema che  noi donne conosciamo bene, vero?

E' qui che Elsa dirà della voce che sente a una delusa Anna che non si aspettava più segreti. Ed è così che i quattro partono alla ricerca della misteriosa foresta, anzi cinque: un petulante Olaf, le due sorelle e il duo Kristoff-Sven.
E la trovano. Anzi, trovano una spessa cortina di impenetrabile nebbia. Il fatto che la foresta sia ricoperta di nebbia per proteggere la sua magia mi richiama le nebbie di Avalon: la nebbia protegge, la nebbia nasconde il mondo della magia, della natura e degli esseri che sanno ascoltarla dal mondo degli umani testardi e avidi.
E' la mano magica di Elsa, moderna Morgana, che riesce ad aprire un varco dove compaiono i quattro megaliti con impressi i simboli dei quattro elementi. Richiamo a una spiritualità del passato con elementi norreni, celtici e mediterranei.



Spettacolare la foresta di betulle dove ogni foglia è stata animata. Gli spiriti però sono ancora assai adirati. A cominciare dall'aria, sotto forma di una brezza che si muove con alcune foglie ma che poi diventa un tornado. 

Per placare la sua ira servirà il potere di Elsa, che però cristallizza in forma di statua anche le prime memorie che iniziano a svelarsi. L'enigma inizia a farsi interessante, soprattutto per la statua del padre quando era bambino, salvato da una misteriosa fanciulla. A questo punto lo spirito dell'aria (chiamato "Zefiro" da Olaf, come il dio greco del vento - Gale in inglese) si fa amichevole.

Il trambusto richiama qualcuno: fanno la loro comparsa i nothuldri... ma anche cinque soldati arendelliani che si scoprirà poi che non furono mai in grado di uscire dalla foresta dai tempi della morte del nonno di Elsa e Anna avvenuta più di trent'anni prima. Le guardie scoprono che si trovano dinanzi alla nuova regina e alla principessa.
Gli animi si scaldano ma Elsa penserà a raffreddare il clima, letteralmente, facendo scivolare sul ghiaccio i contendenti.
La vista della sua magia colpirà i presenti: i nothuldri sono indignati e diffidenti. "PERCHÉ' LA NATURA AVREBBE PREMIATO UN'UMANA DI ARENDELLE CON LA MAGIA?"
I northuldri non si fidano degli umani, si fidano solo della natura.

Siamo sempre dentro a "natura vs cultura". Arendelle rappresenta la cultura umana in opposizione alla natura e ai suoi insegnamenti, rappresentata dai northuldri e dalla loro matriarca Yelana.


Ma a portare scompiglio è ora un arrabbiatissimo spirito del fuoco, che cerca di incendiare tutto. Nuovamente, tocca a Elsa. Lo insegue, spegne le fiamme, finché lo spirito si ritira con le spalle "al muro" e rivela il suo aspetto: una coccolosissima salamandra con espressione da "sdentato", il drago di Dragon Trainer, che adorerà spegnersi nella neve creata da Elsa.



Elsa le tende la mano ed è immediatamente amore.

L'unica cosa che non ho apprezzato è l'uso della parola "domare" riguardo all'intervento di Elsa verso gli elementi. Questa idea dell'uomo che deve domare la natura mi pare incoerente con il tema del film. La lotta ci sta, gli spiriti sono arrabbiati e occorre difendersi. Ma domare... siamo un passo in là.
Di fatto si dimostrano ora molto amichevoli, mentre gli indigeni osservano tutto con le mascelle a terra.
Anna e Elsa scoprono che lo scialle della loro mamma è un manufatto antico appartenente ai northuldri e dalla statua materializzata in seguito alla lotta con l'aria capiscono che la misteriosa salvatrice del padre è proprio la loro mamma: una northuldra.

Na na na eya na 
Na y a naa ...anche alla canzone che inizia e conclude il primo film viene dato un senso. Una canzone indigena.

Olaf fa un riassunto di tutto ciò che è accaduto dalla nascita delle sorelle all'oggi, con un'ironia fenomenale, catturando l'attenzione di tutti i presenti.

A questo punto, Elsa e Anna conquistano la fiducia del popolo indigeno. Elsa promette che salverà sia Arendelle che la foresta.
Kristoff incontra il suo alter ego northuldro, Ryder, un giovane fanatico di renne che parla dando loro voce esattamente come fa lui con Sven. 
E, momento chiave per capire il film, una fanciulla northuldra, Honeymaren, mostra il simbolismo ricamato sullo scialle di Iduna, l'ex regina di Arendelle: oltre ai quattro elementi c'è un quinto, al centro, "PONTE TRA L'UMANO E LA NATURA". Il senso profondo è tutto qui, vedrete alla fine dell'articolo.

Le due sorelle partono alla ricerca della voce e di Ahtohallan.

Non prima di una terribile imbarazzante canzone-parodia di Kristoff in pena per l'amore per Anna con varie citazioni tra cui questa di Bohemian Rhapsody:



Sul tragitto si imbattono niente popò di meno che nel relitto della nave dei loro genitori, naufragata sei anni prima. Chiedendo all'acqua Elsa scopre cosa è successo: i genitori erano partiti a loro volta all'insegna di Ahtohallan, decisi a scoprire il perché dei poteri di Elsa. La stessa si sente causa della loro morte e decide di partire da sola alla ricerca del fiume mistico.
Anna è tutto ciò che non è Elsa: compensa l'assenza dei poteri con il suo equilibrio e la capacità di dare senso agli eventi: come quando riesce a consolare la sorella spiegandole come non possa ritenersi responsabile delle scelte dei suoi genitori.

Elsa però non vuole mettere in pericolo i due così li spinge Anna e Olaf con l'inganno su una barca di ghiaccio.
A causa di una manovra mal riuscita Anna e Olaf finiscono nel covo degli spiriti della terra, che sono dei giganti di roccia, immagine frequente nella mitologia, specialmente in quella germanica. 


Per sfuggire ai giganti addormentati finiscono in una galleria sotterranea, dalla quale cercheranno di uscire.
Elsa invece si trova dinanzi al mare oscuro in quella che sarà una scena spettacolare.
Qui incontra lo spirito dell'acqua.
Direi il più feroce e arrabbiato di tutti e quattro. 
La sua forma è equina, richiamo a leggende gallesi (Ceffyl Dwr), scozzesi (Kelpie) e norrene (Baekhest). Ne accennò anche Tolkien e anche noi in italiano chiamiamo "cavalloni" le onde del mare agitato. 

Lo spirito fa del suo meglio per annegare Elsa la quale deve lottare per sopravvivere. Nuovamente, solo dopo che lei ha usato i suoi poteri per domarlo l'elemento diventa amichevole, persino a lei affezionato. 
Sarà lui a condurla a Ahtohallan. Un fiume ghiacciato di straordinaria bellezza che somiglia alla casa-rifugio di Superman.


Qui Elsa scopre che la voce appartiene alla madre, un incontro che scalda il cuore. Ma a Athohallan la magia si fa più forte e in un'animazione straordinaria si svela che Elsa è il quinto spirito: i rombi dei quattro elementi, simboli ai quali a questo punto del film ci siamo abituate/i, si formano attorno a lei nella forma complessiva di un cristallo di neve ed Elsa ne è il centro. Chiunque abbia una formazione nella ruota dell'anno o negli elementi riconoscerà la trasformazione a colpo d'occhio. 
Se a qualcuno sfuggisse, sarà Elsa stessa a dirlo alla fine del film.


Qui si compie la nuova trasformazione. Un altro cambio d'abito suggella una nuova identità. Una trasformazione che viene resa magistralmente con l'animazione, attraverso la danza. La rigida Elsa che non sapeva giocare ai mimi ora da forma col suo corpo al suo nuovo sé, selvatico e divino, il quinto elemento. Finalmente libera. 

Ma è tempo di scoprire la verità. Tra i ricordi del passato c'è un momento di ironia, in cui la stessa Elsa non sopporta più sentire se stessa cantare "Let it go" e lo comunica in modo assolutamente chiaro:


Nei ricordi il nonno appare diverso da come veniva raccontato. Non si fida dei Northuldri per via della loro confidenza con la magia, che a suo dire rende l'uomo arrogante e onnipotente. 
In un simbolico scontro tra razionalità e pensiero magico, Elsa lo redarguisce, "non è della magia che bisogna avere timore, è della paura che non ci si può fidare". Epicità ne abbiamo?
Già, la paura. La paura del nonno verso la natura e i northuldri, la paura che Elsa aveva dei suoi poteri, la paura che ancora oggi è così usata in politica... 

Il discorso si fa interessante, si parla della diga ma... Il nonno si allontana nelle profondità di Ahtohallan, un baratro scuro. Elsa ha timore... spingersi troppo in là significa morte, diceva la leggenda. 
Ma sceglie di sacrificarsi per la verità: si lancia nel baratro e scopre così che la diga non è un dono di alleanza, ma un trucco per indebolire il popolo indigeno temuto: l'avete già sentita vero?
Il capo dei northuldri di allora ha provato a parlarne col re-nonno, ma lo stesso lo invita in una trappola: per "discuterne davanti a un tè", ma invece lo ucciderà. Elsa si è spinta troppo in là e sta congelando, che a me è parso strano, una morte nel suo stesso elemento. Con l'ultimo barlume di  vita e di magia manda ad Anna la verità.

Una statua di ghiaccio del nonno nell'atto di uccidere il capo indigeno si materializza nella caverna di Anna e Olaf. 
Anna comprende che la diga è un inganno, è questo il torto da riparare.

Olaf inizia però a perdere i suoi fiocchi di neve. I due comprendono che a Elsa è accaduto qualcosa. La morte di Olaf è stata resa con una delicatezza e eleganza raffinata. Si può piangere per un pupazzo di neve frutto di finzione? Si. Io l'ho fatto.



Zefiro, il vento ormai amico suo, ne raccoglie i fiocchi e li posa con delicatezza, assieme a qualche fiore viola. 
Poesia.

Anna ritrova la grinta per uscire dalla grotta e capisce che la diga va distrutta. Per farlo mobilita i giganti di terra rischiando la sua stessa vita. Kristoff si troverà al posto giusto al momento giusto evitando che Anna diventi una frittata sotto i piedoni dei giganti, e giunta alla diga si troverà di traverso le guardie di Arendelle. 
Le quali però decidono di collaborare, anche se distruggere la diga significa distruggere Arendelle. Ma gli abitanti sono già in salvo.

I giganti lanciano macigni che in un attimo distruggono la diga. 
L'atto ripara il torto e Elsa torna in vita, recuperata da Nokk e portata verso il fiordo mentre l'onda di piena sta per abbattersi su Arendelle. 
Col proverbiale tempismo che esiste solo nei cartoni animati la nuova Elsa blocca l'onda e salva Arendelle sotto gli occhi stupiti degli abitanti.

Anna intanto assiste alla liberazione della foresta, che rivede cielo e sole dopo trenta e passa anni. 

Elsa rivelerà ad Anna di essere ancora in vita "inviandole" qualche fiocchetto di neve... e lo vedrà personalmente poco dopo. Epica cavalcata sull'acqua di Elsa, le due sorelle si ricongiungono. 

Abbiamo un'Elsa totalmente cambiata nell'espressione e nella corporeità.

E' così che il mistero è svelato, il tesoro del significato del film: la NATURA premia Elsa coi poteri magici perché la madre, northuldra, salva il suo presunto nemico, un ragazzo arendelliano, andando oltre le separazioni volute dai due popoli. Un pò come Jendsana del Lagorai.
BOOM.

Kristoff riesce a proporsi, Olaf viene riportato in vita "perché l'acqua ha memoria", fanno tutti festa e si vede anche sbucare una fotografia, osservata con stupore dalla guardia reale e che permette di inquadrare Arendelle in un'epoca. 

Ma l'interessante è altro.
Oltre la dicotomia, oltre la partigianeria. La natura premia chi sa trascendere il dualismo oppositivo. La natura vuole ripristinare l'alleanza umano-natura. Premia Iduna con una figlia magica e due figlie speciali: perché il ponte tra umano e natura, tra natura e cultura, non è Elsa e basta. "Il ponte ha due sponde", dice la stessa Elsa. "E la mamma aveva due figlie". 



E' la coppia di sorelle la chiave di volta. Elsa appartiene alla foresta, Anna alla "città". Elsa abdica in favore di Anna che sarà nuova regina di Arendelle, ma entrambe regine del regno che loro compete. 
Tramite il loro amore i due regni non saranno mai più divisi, esattamente come doveva essere tramite l'amore dei loro genitori, ai quali Arendelle dedicherà un nuovo monumento.

Il richiamo qui alla Dea doppia è impossibile da ignorare, alle due regine mitiche dei regni matriarcali, culture nelle quali l'alleanza umano-natura non si è spezzata.



Disney è immagino inconsapevole di questo dettaglio, ma tornare a nutrire gli archetipi comporta che questi ci nutrano a loro volta, l'inconscio collettivo viene nuovamente riempito di altri simboli e altri racconti e di nuovo il miracolo è stato fatto. 

TUTTO IL FILM VALE L'ESPRESSIONE DI ELSA NELLA SCENA FINALE. PURA - VISIBILE ESTASI, l'estasi di una donna-dea che ha ritrovato la sua piena natura e il suo posto, a cavallo della sua sovranità. Stupendo.

E il cattivo? Questo è il bello. Non c'è il cattivo. La narrazione Disney si ispira (a quanto mi dicono volutamente) a quella del mio idolo Hayao Miyazaki, che ha trasceso i dualismi oppositivi già dagli anni 80. In Frozen2 nessuno scontro che porti sul piano narrativo la solita dicotomia tra fazioni di cui io sono francamente stanca. 
Un'assenza che ha disturbato qualcuno, gira proprio un video in cui uno youtuber si strugge per la mancanza della consueta sfida dell'eroe all'occidentale. 
Credo che uscendo dal dualismo oppositivo venga naturale apprezzare narrazioni differenti, mentre nella misura in cui la dicotomia ancora caratterizza la relazione con noi stesse/i e con l'altro da noi, vederne rappresentazione diventi quasi un bisogno impellente. Dal quale è difficile liberarsi.
Personalmente non ho sentito il bisogno di un "cattivo" in nessun punto del film. Ero rapita, conquistata, e soddisfatta dalle sfide dei personaggi, anche se qualcuna l'avrei approfondita magari allungando la durata del film.





E così si inscena l'arroganza umana, la diffidenza, il torto alla natura inflitto per il viverla ormai come "altro da sé", separata: in rapporto vinco-perdi. L'illusione che vuole che se vincesse l'una perderebbe l'altro e viceversa. Illusione appunto, perché Elsa e Anna questa volta ancora mostrano che non si è che una cosa sola come loro stesse sono una cosa sola. Che l'amore e non lo scontro deve tornare a essere la qualità della relazione tra le polarità, perché il tutto non è che in principio di comunione, altrimenti detto di non-separazione. 

Emozionante, dai simboli profondi. Peccato per quel "dominare gli elementi"... ma la perfezione non esiste. 

lunedì 23 dicembre 2019

Simboli e miti del solstizio d'inverno (in breve)


Talvolta il 21 talvolta il 22 dicembre ricorre il Solstizio di Inverno: è il giorno più corto e la notte più lunga. L'inizio della stagione invernale, con il trionfo dell'oscurità che, al suo massimo, inizia però anche la sua decadenza in favore dell'aumento di ore di luce.
Immagine: "Amaterasu Sun Goddess" di Taiso Yoshitoshi


"DOPO TRE GIORNI".
Il solstizio cade all'incirca il 21 (quest'anno il 22), molte festività cadono il 25, tra cui il Natale. Perché?
Provate a osservare gli orari di alba e tramonto nei prossimi giorni: la parabola del sole resta pressoché identica nei prossimi due giorni. Visivamente sembra che questo stato si mantenga immobile per 3 giorni, al termine dei quali il sole "rinasce" iniziando il suo nuovo ciclo. Il fenomeno è tanto più evidente quanto ci si avvicina all'equatore. "Dopo 3 giorni risuscita" indica quindi che Gesù ha assorbito su di sé il simbolismo solare precedente. "E rinasce la nuova luce".
Ecco che il 25 diventa il primo giorno del nuovo ciclo solare :)

Oggi è comune abbinare il simbolismo solare al maschile ma questo accade, nella storia dell'umanità, solo da un certo momento in poi.
Una prima fase verso questo cambiamento -di collocazione probabilmente variabile a seconda delle culture ma che possiamo collocare attorno al 4° sec. E.C. per quanto riguarda il pensiero taoista e prima, nell'epoca di Aristotele e Platone nella Grecia Classica- ha riguardato la rigida e esclusiva attribuzione del genere maschile e femminile alle forze di espansione e contrazione dell'universo, allo yin e yang, luce e buio, eccetera. Qualità che ogni essere riflette indipendentemente dal suo genere fisico di appartenenza. Ed è cosi che è stata attribuita al maschile la qualità luminosa/solare/attiva che rifletteva organizzazioni sociali dove l'agire cultura era diventata prerogativa dell'uomo. Ancora oggi -ma la questione genera discussioni- l'associazione "maschile-solare" è abbinata ad analoga qualità psichica.
Ma questo non è in via definitiva "l'Occidente". Perché tanto nel Mediterraneo quanto nel nord Europa la Grande Madre che tutto contiene, ha il suo splendido volto solare.
Con l'avvento del pensiero "delle separazioni" (e il passaggio da sacro al divino -coi numerosi dei e dee)- il sole diventa il "figlio divino" e la "Dea" compare come sua madre. Ma le prove dell'esistenza della Grande Madre solare sono rimaste nelle varie "dee solari" di cui anche l'area delle dolomiti è davvero ricca. La riscrittura della mitologia non è riuscita a cancella
rne del tutto le tracce. :)
Non vogliatemene, per me è la nascita della Dea sole bambina. Archetipo che sarebbe utilissimo tornare a rimembrare... e occasione di ricordare Samblana, regina delle nevi e delle cime e controllora (si dice?) dell'arco solare invernale.

Buon giorno del Solstizio!


mercoledì 3 aprile 2019

"TUTTO E' PERFETTO E ACCADE PER UN MOTIVO". Forse. O forse no.

"E' tutto perfetto così". Si dice.
C'è un grande equivoco dietro questo principio, fatto rimbalzare soprattutto negli ambienti newage più o meno ogni qual volta che siamo dinanzi a fatti spiacevoli. O a prese di posizione che non condividiamo.
L'occidente ha attinto spesso dall'oriente in cerca di nuovi principi spirituali ma non con altrettanta solerzia ne ha valutato ambiti di provenienza, significati precedenti e conseguenze sulla cultura. 
A titolo di esempio potremmo citare il "principio di non azione" del Tao. Che lungi dal significare "passività" ha a che fare con l'agire coscienzioso secondo le leggi dell'universo".
Ripeto.
Agire.
Con coscienza.
Allineandosi alle leggi dell'universo. 
Questa ultima parte son sicura la si senta in giro. Ma ci si ferma prima, alle parole "non azione".
In realtà lo stesso medesimo principio lo troviamo nella simbologia della Grande Madre e nei suoi miti, di cui ci occupiamo. 
Quella "dea", lungi dall'essere la metà yin dell'universo, è piuttosto Colei che contiene tutte le polarità, l'una che si trasforma nell'altra, mirando al loro equilibrio, in continuo dinamismo (parafraso Luciana Percovich). 
La sua è, come l'universo intero, metafora di CONTINUO MOVIMENTO.
Di una creazione quindi che è sempre in corso.
Nella vita e nell'universo tutto cambia, l'unica cosa che non cambia è il fatto di...cambiare.
Un modello di credenza differente dalla creazione "data una volta per tutte all'inizio dei tempi", per iniziare a essere chiare. 
L'umano come si relaziona rispetto a questo principio?
Come COMPARTECIPE della creazione. Agendo con SCELTE. Ed è scegliendo in base alle leggi che la stessa Grande Madre da (ciò che sopra citavo come leggi di natura o dell'universo) che ne deriverebbe equilibrio, armonia e abbondanza. 
Risuona un po' ? 
Bene. Ma cosa significa seguire quelle leggi è altro paio di maniche.
Crediti sulla foto: Susan Sedden Boulet, "Shaman spider woman". Artist's FB page: https://www.facebook.com/Susan-Seddon-Boulet-148240765231426/

Per prima cosa l'indizio lo avremmo nel suo essere risolutrice delle polarità. 
Il pensiero duale oppositivo che su questo blog ci affanniamo a mettere in discussione nasce in antitesi con questa idea.
Crea un'idea di scarsità, di pericolo verso il diverso, di gerarchia. Di guerra e scontro soprttutto. Un motore di guerra che pone ogni termine della polarità come nemico dell'altro.
Tramite le lenti di questo pensiero che quasi nessuno mette in discussione noi affermeremmo principi quale quello oggetto di questo post. 
Tramite le lenti di questo pensiero compiamo le nostre scelte che, proprio perché è un pensiero in sè produttore di disequilibrio, porterà l'organizzazione della nostra vita e delle nostre azioni nel medesimo disequilibrio. 
Altro che seguire le leggi dell'universo!
A titolo di esempio:
L'esasperazione per la materialità oggi è spesso vista come conseguenza della sconfitta dello spirito a causa della caduta della nostra società...eccetera.
Non ci credo più.
La causa invece è nell'aver separato materia e spirito.
L'insistenza del logos per innalzare lo spirito a unico bene possibile ha causato la lotta della controparte. Questo è dualismo oppositivo.
Finché materia e spirito saranno percepiti in antitesi i problemi continueranno. 
La risoluzione non è nell'innalzare lo spirito e fare guerra alla materia.
La soluzione sta nella fusione dei due che, una volta equilibrati, non avranno più bisogno di farsi la guerra e potranno portare i loro doni in armonia.
Oltre al comprendere il principio sul piano intellettuale va proprio sperimentato. Pena rischi di equivoci o partigianerie non utili alla crescita. 
Detto questo.
1- non siamo soli al mondo. siamo inseriti in un contesto sociale che tutti dimenticano quando parliamo di "verità" o compiamo analisi della situazione. Significa che il nostro agire ha conseguenze anche su questo contesto allargato.
2- non è affatto tutto perfetto così. lo sarebbe nell'agire "secondo coscienza in linea con le leggi" di cui sopra. Forse. Ma oggi non siamo in questa condizione. Chi ci può riportare?
Noi. 
Attraverso il modo in cui decidiamo di creare cultura. Attivamente. Quindi valutando e scegliendo.
3- come ampiamente argomentato in questo articolo (clicca qui) queste teorie hanno lo scopo ben preciso di mantenere lo status quo.
E' interesse del sistema dominante, chiamatelo o meno patriarcato, trovare le sue regole di mantenimento di sé. 
Se tutto è perfetto così l'umano non deve agire. Rimaniamo nell'immutabilità assoluta.
Non torniamo a percepire la responsabilità del nostro sacro agire. E quindi agiamo con superficialità.
La facoltà di scegliere è il luogo dove è insita la divinità dell'umano, secondo l'approccio che proponiamo.
4- Il "va tutto come deve andare" fa gola perché permette di non fare una bella parte di lavoro su di sé. Si chiama bypass spirituale. Una cosa che conosco personalmente molto bene. Traumi troppo profondi, ferite mai rimarginate cancellati con un colpo di spugna credendo che "è così che deve andare". A volte può forse essere. Ma non è un principio generalizzabile. E la verità è che quelle ferite rimangono, causandoci conflitto ogni qual volta siamo dinanzi a qualcuno che si permette di sperimentarne gli effetti o di affrontarle.
L'eventuale dono nelle situazioni difficili, e sottolineo "eventuale", può semmai essere scorto dalla persona che le ha vissute. Stop. Non spetta a nessun altro imporre di vedere un evento, un trauma, una malattia ecc come "perfezione". Questa tendenza diffusa a voler correggere gli altri nei loro vissuti è una forma di violenza. Che comunica molto più di noi che la imponiamo, della fatica di accettare il nostro materiale da elaborare. Che non di chi abbiamo di fronte.
Semmai, tutto ciò che possiamo fare è raccontare la nostra, di esperienza. Senza pretese di aggiustare l'altro dietro al "è tutto perfetto" o al "tanto poi passa" ecc. 

Come mostra il mito della donna ragno, la tessitura è sempre in corso.
Noi quali fili vogliamo portare per parteciparci?

....

Per iniziare il nostro atto di creazione con azioni consapevoli, potremmo cominciare col citare sempre i crediti delle immagini che cerchiamo. Per quella utilizzata in questo articolo mi ci è voluto una buona mezz'ora, dopo averla trovata in miriadi di siti di sciamanesimo e sacro femminile senza un solo riferimento.

Crediti sulla foto: Susan Sedden Boulet, "Shaman spider woman". Artist's FB page: https://www.facebook.com/Susan-Seddon-Boulet-148240765231426/

martedì 15 gennaio 2019

DI MONTAGNA, DI SENSO DEL LIMITE, DI RICERCA DI SENSO E DI SIGNIFICATO


Annapurna III, SE ridge, credit planetmountain.com

Sono appena stata al Cineteatro di Borgo Valsugana durante le prove di proiezione con mio marito Mattia di SlowCinema per il film festival della Montagna che debutterà domani sera.  Ho avuto occasione di vedere in anteprima il corto "Annapurna III: unclimbed".
Noto come alcuni film sulla montagna, con la loro curata fotografia, lo spazio lasciato alla musica del vento, mi fanno commuovere senza possibilità di resistenza. Questo corto, oltre alla commozione, mi ha sollevato molte altre emozioni e riflessioni.
Ora, gli amici alpinisti potranno odiarmi per quanto sto per dire… 
I bravissimi protagonisti mi sono simpatici, ero lì con loro nella loro ansia, sogni, timori. 


Eppure io spero che Annapurna III resti inviolata.

La mia è una riflessione sul limite che in qualche modo non è lontana dal problema del nostrano famigerato "progetto Translagorai" che sta dividendo in aspre fazioni l'opinione pubblica.
Il senso del limite simboleggiato dalla vetta è qualcosa che si perde nella notte dei tempi. Prendiamo Uluru, chiamata Ayers Rock dai bianchi, la roccia di arenaria rossa sacra agli aborigeni australiani che da sempre ne hanno fatto un simbolo.
Le altezze di Uluru non sono i 7555 di Annapurna III e infatti girano foto con file di ciccioni occidentali che la scalano in pantofole… mentre i cartelli messi a contentino delle minoranze aborigene supplicano di non scalarla. Per loro è come entrare in una chiesa cattolica nudi, cercando un equivalente omeomorfo che renda l’idea. Ma niente, i turisti arrampicatori non mancano mai.
Mi ha sempre colpito.


Uluru rock, credit ABC News: Rick Hind - ABC.net.au






Oggi, nei luoghi di montagna in cui dimoro, prevale ancora un modello di sviluppo selvaggio con relativi promotori che descrivono coloro che vogliono preservare l'ultimo paradiso wilderness trentino (19mila iscritti in tre mesi al gruppo facebook "giù le mani dal Lagorai") come “pazzi estremisti”, che vogliono solo “bloccare il progresso”. 
Ma la nostra non è un'epoca in cui prevale un mondo disabitato dove vi sarebbe solo l’imbarazzo della scelta. Oggi, a casa mia, come il Lagorai c’è solo il Lagorai.
Oggi, altrove, come Annapurna III c’è solo Annapurna III e la sua gloria e maestosità.
E la ricerca dell’invincibilità umana, la sua possibilità di superarsi, a un livello sistemico e culturale si è ormai tramutata in arroganza. 
Non mi riferisco ai sogni di un alpinista, vado ben oltre. 

Tutti i nostri simboli e tutte le nostre narrazioni parlano della stessa spinta alla gloria della conquista.
Ormai dimenticato quell'antidoto che è la dimensione di sacralità immanente, se non in una piccola nicchia (di cui faccio parte), il mondo “di qua”, l’unico di cui abbiamo certezza, non fa che celebrare un unico modello di umano. 
Conquista, sfida perenne, crescita esponenziale, colonizzazione, un umano al centro di questo “antropocene” dove questa energia espansiva non riesce a equilibrarsi con la sua sorella, quella contrattiva.

Eppur non è una spinta universale nell'umanità. Gli aborigeni sono esseri umani ma non hanno sentito il bisogno di scalare Uluru. Studiando altre culture indigene del mondo si trovano ovunque analoghi esempi. Sembra che questo eccesso sia culturale, proprio di quelle culture come quella occidentale che hanno creato una dicotomia tra "natura" e "cultura".
Un paio di mesi fa scrissi un post in inglese chiedendo di aiutarci a far diventare il Lagorai un simbolo. Lo stesso simbolo che vorrei per Annapurna III e per i luoghi (rari) ancora rimasti inviolati. 
Il simbolo di un umano che non ha bisogno della conquista ad ogni costo, perché ha saputo riconoscere che la forza è anche nell’equilibrio, nel rispetto, nel sentirsi parte di quanto lo circonda piuttosto che separato da questo. Una cultura della natura e una natura nel fare cultura, ricomponendo la dicotomia.
Perché si crede di poter possedere ciò che è viso come oggetto, e il processo in atto è sempre più quello di tramutare il soggetto in oggetto. E’ un attimo. E con la montagna è già accaduto.

Il Lagorai come Annapurna III, che tornino "soggetto montagna", parte del nostro stesso organismo, simbolo di ciò che non tornerà più, di ciò che non può appartenere, riscoperta del limite persino come opportunità.
Serve un nuovo umanesimo in grado di gioire della piccolezza dell’umano, che, quando ritrova questa sua piccolezza senza più temerla, ritrova al contempo la sua vera grandezza.

Questo mi insegna la montagna.
Un amore che non ha bisogno di possedere. La capacità di ritornare a essere indigeni. 


domenica 18 novembre 2018

Anche il maschile è stato mutilato

...e prima di parlare di nuovi equilibri, o presunte neutralità, dobbiamo ricordare come percepirci esseri completi. Vale tanto per il femminile quanto per il maschile.

Scrivo questo articolo dopo una proficua conferenza sulla Dea oltre il dualismo, tenuta due sere fa a Vicenza. 
Già. Oltre il dualismo. Perché uno dei più persistenti pregiudizi sulla Grande Madre è che si tratti della metà femminile, il polo-donna dell'universo. A me piace raccontare il perché e il come non sia affatto così (per approfondire clicca qui), ma il come la filosofia della Grande Madre non escluda il maschile proprio per niente.

Ammiro tutti gli sforzi che uomini e donne stanno facendo per uscire dalla situazione attuale, che è ancora di scontro e incomunicabilità -se non terribile violenza- a livello sistemico. 
Mi spaventa però la difficoltà di uscire dagli stereotipi su maschile e femminile che ancora si danno spesso come verità immutabili. Vogliamo approfondire?

Proprietà intellettuale di Laura Ghianda, non utilizzabile senza permesso scritto e senza citare la fonte

Questa slide mostra la credenza diffusa di oggi: il femminile come mera polarità negativa, il maschile come mera polarità positiva. 
Se dico "anche il maschile è stato mutilato", salta subito all'occhio di cosa potrei parlare. 
La polarità negativa. Dove è la polarità negativa nel maschile?

E per analogia: dove è la polarità positiva nel femminile?

Per trovare pace davanti a queste domande, nate in seguito a un SANO senso di mancanza che più ricercatori e ricercatrici hanno percepito, si è giunti a dare un significato di un certo tipo ai concetti di "femminile interiore" e "maschile interiore":
"In qualche modo la polarità mancante ce l'hai dentro", detto in soldoni. Una toppa. 

MA?

si, c'è un MA.
Facciamo un passo indietro.
Ci perdiamo per strada CHI ha attribuito ai generi determinate polarità. E in seguito vedremo con quali determinate caratteristiche.

LUNA E SOLE

La qualità solare sarebbe nella medesima credenza intrinsecamente maschile, quanto la lunare femminile.
Ma questo dai greci in poi. Non esattamente una società dove i generi erano considerati uguali e coesistevano armonicamente. Teniamone conto.
Il pensiero greco ha stabilito queste attribuzioni, assieme alla divisione in dicotomie (coppie di opposti in scontro tra loro) che ancora oggi crediamo universale ma universale non è, grazie anche al fatto che lo stesso pensiero è stato rilanciato dai movimenti neoplatonici che hanno avuto molto successo tra i padri della chiesa. 
Quindi la religione ne è stata un efficace veicolo oltre che sottolineare l'attribuzione morale "male/bene" a polarità potenzialmente neutre. Fondamentale capire questo passaggio (per approfondire).
Basta una ricerca anche abbastanza veloce per notare che, sul lato della narrazione e della mitologia, probabilmente il numero di eroi/divinità lunari maschili supera quelle lunari femminili, così come il numero delle divinità solari femminili è davvero nutrito, a iniziare dalla mitologia delle mie Dolomiti (moltissime dee solari, un eroe lunare Ey de Net).

Quindi? Cosa è maschile e cosa è femminile?

Non credo nel rovesciamento di attribuzioni, come espliciterò in seguito. Credo piuttosto che ogni caratteristica dell'universo abbia la sua rappresentazione ambogeneri, e certamente anche per chi non si identifica né nell'uno né nell'altro - o si identifica in entrambi.
IAH, dio luna egizio


YIN e YANG

Altra semplificazione diffusa è l'abbinare al femminile la polarità Yin e al maschile la Yang. 
Lo sapete che questa attribuzione è relativamente recente, si parla dei primi secoli DC? più o meno 1000 anni dopo l'esistenza del teorico del Tao, Lao Tzu*. 
PRIMA?
Yin e Yang sono (semplifico) le energie di moto di tutto ciò che esiste, la contrazione e espansione dell'universo, inspiro e espiro. Polarità dinamiche (al contrario del nostro statico pensiero) e in movimento. (e non a caso in un verso Lao Tsu chiama il Tao "Grande Madre"). Qualità energetiche, senza alcuna attribuzione di uno specifico genere. 

QUALITA' STEREOTIPATE
Osserviamo questa slide.
Proprietà intellettuale di Laura Ghianda, non utilizzabile senza permesso scritto e senza citare la fonte

Comunemente, quando si parla di maschile e femminile si intendono questi (e altri) significati. 
ATTENZIONE: mi si pone spesso la critica "ma si tratta di energie e non di uomini e donne incarnati".
Rispondo: Impossibile. Una volta che narri il maschile e il femminile in questo modo, automaticamente scatta l'identificazione. L'astrazione è illusione mentale. Ci caschiamo tutti/e e ho decine e decine di esempi che potrei portare a dimostrazione. 
Ad esempio bene lo vedo accadere tra le donne, dove il narrare il femminile in questo modo porta a conseguenze reali, sul piano concreto tangibile e materiale dell'agire e relazionarsi. Un disastro, devo aggiungere.
Va anche peggio. 
Ogni volta che sento una donna dire "ho un lato maschile molto spiccato, purtroppo" per giustificare la sua aggressività, mi viene da osservare come questo manchi di rispetto al maschile sano. 
Proprio per la fregatura "maschile interiore" si crede che l'aggressività non ci appartenga come donne perché sia caratteristica maschile, piuttosto invece che essere appannagio della specie umana (vedi Riane Eisler per approfondire). Con caratteristiche culturali e caratteriali differenti.  

E il maschile?
Gli uomini che cercano di colmare la culturale mancanza di attenzione alla sensibilità, alla cura, alla dolcezza, che per fortuna sono sempre di più, rischiano anch'essi di cadere nello stesso gioco: "sviluppare il loro femminile interiore" e il problema sarebbe risolto.


Ulteriori difficoltà insorgono, per chi segue un percorso spirituale, quando all'ipotetica coppia Dea/Dio si abbinano le medesime qualità: questo modello di maschile e femminile si fonda su un pensiero di SEPARAZIONE e non di INTEGRAZIONE. 
Finché non usciamo da questa gabbia, possiamo fare tutto lo sforzo del mondo ma non supereremo mai LO SCONTRO. Perché è qualità intrinseca di questa logica. 
Il problema non si può risolvere finché il maschile e il femminile restano così stereotipati.


Ecco perché PROPONGO UN ALTRO APPROCCIO.


SIAMO ESSERI COMPLETI.

Fatto queste premesse, tutti siamo Yin e Yang. O meglio, Yin e Yang agiscono in ciascuno/a di noi.
Idem per quanto attiene alle polarità.
Gli uomini sono mutilati culturalmente del loro polo "-" tanto quanto le donne lo sono del "+".
"Ah ma allora siamo tutti uguali?"

No.
Cambiando la visione, si aprono mille porte e mille possibilità. Vediamo UN esempio di altra narrazione possibile sui generi.
Attingo al Tantra. Guardate qui. Non è così male, no?
Proprietà intellettuale di Laura Ghianda, non utilizzabile senza permesso scritto e senza citare la fonte

Il tantra concepisce le polarità in entrambi i corpi. In posizioni differenti.
Questo ha anche la bella conseguenza di un piacevole scambio di energia tra il corpo maschile e quello femminile che io apprezzo assai. 
Il sole e la luna li ho aggiunti io, per analogia.
Nel corpo in realtà sono presenti altre polarità, genitali compresi, lo esplicito perché qui non si tratta affatto di dire "la donna ama col cuore e l'uomo col pene" come qualche donna protestò in passato. Yoni e Lingam, patata e pisello, chiamateli come volete, ma entrambi portano entrambe le polarità, in posizioni differenti. 
Non vi pare renda maggiormente giustizia?
Ci possono essere altre narrazioni? Naturalmente. L'importante è la comprensione di quanto sia limitante quella che abbiamo adottato fino ad oggi credendola neutra. Dove tutti saremmo solo delle metà piuttosto che esseri completi.
Credo anche che l'esistenza delle persone transgender richieda ulteriori narrazioni e significati, della loro esperienza nei loro corpi, sulla quale non posso esprimermi. Ricordando che non c'è necessità di utilizzare la logica duale oppositiva: è ancora necessario continuare a narrare maschile e femminile, con il beneficio di tutti, andare oltre questi stereotipi. C'è ancora bisogno di utilizzare termini come "donna" e "uomo", altrimenti ciò che cessa di essere nominato si radicalizza sullo stereotipo attuale.
Scrivo quindi non per sconfermare altri, ma per la necessità impellente di significare l'esperienza che vivo. 

Detto questo, ampliamo il campo alla lista di qualità.
Si, l'uomo è stato mutilato. E' stato facile vedere la mutilazione nella donna con il movimento femminista. Ma il maschile che la cultura patriarcale spinge non è "Il Maschile". E' il "maschile distorto". Quello mutilato.

Ascoltando gli uomini Moso parlare con le loro voci nel documentario "Nu Guo" di Francesca Rosati Freeman appare chiaro di come questi siano lontani dalle nostre logiche. "Essere un uomo materno" non è un insulto nei Moso, tanto meno un attacco alla loro virilità. Il "materno" non è affare solo femminile, ed è per questo che la parola "matriarcato*" non li spaventa. Usarla ci serve a mostrare quali possibili mondi e significati ci stiamo perdendo per strada.
"Materno" è una qualità condivisa da tutti, che permea ogni istanza culturale e sociale. Non certo un mero fatto biologico.
Il portare alla luce qualcosa che prima non c'era e prendersene cura. 
Noi siamo ancora incastrati/e nella confusione tra generatività biologica e cura.

Si, esiste un maschile capace di cura e dolcezza e non è "il femminile interiore". E' proprio il maschile.
Si, la violenza è una scelta, esasperata da spinte culturali. 
Si, l'accoglienza è anche maschile. Mio marito si batte molto per questo.
Si, ci sono anche gli ormoni. Ma credetemi che la mia gravidanza mi rende molto aggressiva, e la gravidanza nessuno direbbe essere una cosa "maschile". 
Quindi si, esiste anche un femminile aggressivo e distruttivo. Perché anche noi donne, a ripeterci di essere solo accoglienza e apertura, ci facciamo molta violenza. Una per tutti: Kali. Energia distruttrice femminile in quanto tale, non " Dea con spiccato maschile interiore" ;-)

I "maschile e femminile interiori" allora non esistono? Io credo esistano eccome. Ma con tutt'altri significati, molto più interessanti. 
Kali, energia distruttiva, forza femminile, spietatezza

Molta della resistenza viene da quanto dicevo sopra: non è possibile astrarre, ci identifichiamo tutti/e. Una volta che diventa un fatto di identità, l'idea di un cambio di rotta è percepito come minaccia.
Ancora più se l'identità mutilata è tale perché costringe ad abbandonare parti di sé. Per difendere quelle rimaste attiveremo ancora più aggressività.

Ma pensiamoci tutti un attimo.
CI FA COSì DISPIACERE CREDERE, AFFERMARE A TESTA ALTA, ESSERE RICONOSCIUTI PER ESSERI COMPLETI? Nei quali si riflette l'universo nella sua interezza?

Proviamo a cercare le prove di quanto dico nei nostri corpi, nella nostra esperienza, molto concretamente.

Auguro ai fratelli uomini in cammino di recuperare il loro splendido completo maschile, fatto di maschilissime qualità di cura, accoglienza, morbidezza. Fatto anche di luna e introspezione. 
Quanto a noi donne in cammino di ricordare che ciò che ci è stato mutilato, resta femminile. 
Il nostro sole, la nostra forza, la nostra aggressività che tranquille, solo accettata possiamo meglio decidere se e come usare. Eccetera.

Yin e Yang agiscono in tutte e tutti noi...
Ciò che cambia è come ci relazioniamo con queste qualità e il come saremo in grado di riprenderci la saggezza dei nostri corpi. Perché la saggezza dei corpi è antidoto meraviglioso alle illusioni della mente.

PS: se in noi maschile e femminile sono in INTEGRAZIONE e non in separazione, perché abbiamo scardinato la logica duale oppositiva, i cerchi femminili non potranno essere percepiti come "minacciosi" dagli uomini. Come quelli "maschili" non saranno percepiti come minacciosi dalle donne: lavorare al benessere di una parte della società, porta benefici a tutti.
E allora i lavori nei cerchi misti saranno davvero medicina e cura. Oltre le recite, oltre le ipocrisie. 

Felicissima di portare la mia conferenza e parlarne dal vivo, se volete contattatemi. 


*Fonte in dettaglio Luciana Percovich, "Colei che da la vita, colei che da la forma", ed. Venexia 
*Fonte in dettaglio Heide Goettner Abendroth "le società matriarcali", ed. Venexia. Matriarcato come "all'origine il materno", non "dominio delle madri" in forma uguale speculare al patriarcato. Si tratta di abbandonare le nostre lenti dicotomiche per leggere società ancora esistenti che usano altre logiche e altre categorie di pensiero. Esempi di società in equilibrio tra i generi, in equilibrio con la natura, dove il benessere è equamente suddiviso per tutti i membri.

giovedì 26 luglio 2018

ECLISSI LUNARE E "NUOVI" SIMBOLISMI PER IL NOSTRO TEMPO

Dal web



Girano articoli di ogni sorta su questa bella eclissi. 
Perché adottare ancora un simbolismo di matrice dualista? I significati dell'oscurità, della luce celata, non sono necessariamente "malvagità", cose sgradite, sventura.
"Luce = bene e buio = male" è un'attribuzione di significato nell'ambito di quel preciso sistema di pensiero che si chiama "dualismo oppositivo", "pensiero dicotomico", "logica duale oppositiva". appartiene a un'epoca umana relativamente recente, risalgono alla Grecia classica le prime fonti scritte ma viene poi esasperatamente lanciato e caricato di nuova enfasi con le correnti neoaristoteliche e neoplatoniche nel pensiero della... Chiesa. E da qui rimasto con altrettanta ossessione nella nostra attuale narrazione.

Logica Duale oppositiva abbinata al significato dei generi. Altro guaio da rivedere. 

Questo è un pensiero di quelle culture "della dominanza", "patriarcali", che favorisce scontro e guerra, mutila parti della nostra identità e crea l'idea di separazione dal tutto. Noi ci impegniamo piuttosto per un altro paradigma che ci consenta il godere della completezza e dei significati di ogni sfumatura dell'esistenza. 
Il simbolismo di questa eclissi, lungi dal significare sventura e malvagità, può essere utilizzato anche ritualmente con l intento di attingere a un altro corpus di significati. Ogni cosa che riguardi la discesa in sé, la ricerca di un nuovo livello di saggezza, il saper ri-significare le nostre sfide eccetera, il fatto che non sempre il ritmo dell'alternarsi delle fasi e delle polarità sia prevedibile e lineare e quindi il potere e la capacità di stare nel presente, con la fiducia di poter far fronte alla situazione. L'attesa di comprendere una situazione prima di fare il prossimo passo, la pausa dall'agire, il prendere un profondo respiro.
Cambia un pochetto nevvero?
Onore all'oscurità e, in un'epoca ancora ossessionata dall'illuminazione, onore a un processo che sarebbe ora di cominciare: "l' inoscuramento", come comprensione dei significati sacri avulsi dal dualismo oppositivo dell' oscurità e dell'equilibrio tra luce e buio. La stessa luce si arricchisce di un nuovo senso quando accettiamo i doni del buio invece che fuggirli. Non c'è vera luce se si rinuncia al buio perché la saggezza viene dal l'abbracciare ogni cosa.
Per cui anche al di là dell'impianto morale bene/male che ha senso solo mettendo le polarità in scontro. Perché quando invece la consapevolezza è nella loro danza ero tica, la nuova (ma arcaica allo stesso tempo) concezione che le riguarda e ci fa da guida è "equilibrio/disequilibrio". 
E la terra può accarezzare luna e sole sul loro asse, come in una sacra unione da lei benedetta.
È ben ora di cambiare narrazione e il mio augurio per l' eclisse è precisamente che si torni in massa a narrare questi altri significati. "Esoterici" o meno, dal momento che raccontarcela in un modo o in un altro ha enormi effetti sul nostro pensare al e agire nel mondo.