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lunedì 29 febbraio 2016

Orchard Days a Avalon: quando la rete si fa internazionale

Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti che arde sull'altare di Avalon, Glastonbury
Febbraio è stato un mese ricchissimo di impegni e devo ammettere di non essermi ripresa.
Porto ancora nel cuore i giorni "Orchard Days", i giorni del raduno delle sacerdotesse e dei sacerdoti che hanno studiato presso il Goddess Temple (se non c'era Anna che se la sentiva di guidare sull'altro lato, chissà se sarei riuscita ad andare... grazie!).
E' straordinario vedere confluire persone da tutto il mondo, finanche da oltre oceano. 
Ho incontrato persone che non vedevo da anni, ma con le quali ho condiviso momenti davvero speciali: impossibile non commuoversi. 
Ho anche incontrato persone che non avevo ancora avuto il piacere di conoscere di persona, oltre alla sfera di internet e facebook.

Sono stati giorni di workshops, presentazioni (anche io ne ho donato una! una sfida davvero), cerimonie, storytelling, dimostrazioni, visite, convivialità, amicizia ma soprattutto di tessitura di rete.
La forza del Goddess Temple di Glastonbury e del suo approccio, è insistere sulla relazione: non i trainings (nemmeno quelli cosiddetti "per corrispondenza") non la comunità sono solamente virtuali.

Anche i training per "corrispondenza" prevedono 3 (al posto di 8) viaggi annui per i primi due anni. 

E una volta che i trainings sono terminati, ci sono gli orchard days, la conferenza e altre proposte per continuare a restare connessi. Non è quel genere di training che "ti molla il diplomino e chi si è visto si è visto".

Quest'anno festeggio il decimo anno dall'inizio del mio training con il tempio. E' stato un importante punto di approdo che però è stato in grado di aprirmi altre vie. 
Ho trovato tanto per la mia crescita. Ma ho anche davvero trovato una famiglia.
E non esagero.
Vale tutto quello che vale in ogni gruppo, ci sono persone con cui si è in naturale maggior sintonia, persone con cui si mantengono i contatti e persone che si "sentono" meno.
Ma trovo tutto quello che vivo in questo contesto, straordinario.

E ciò che ho condiviso tramite post su facebook in quei giorni è quanto di più è importante per me: accade che quando la relazione viene al primo posto, non hai più voglia di attaccarti alle piccole divergenze di pensiero. Che possono esserci. Ma vedi anche altro, non ti fermi lì.
Succede che quando condividi fisicamente esperienze tanto forti con delle persone, nel tuo cuore queste lasciano un solco indelebile di amore. 
Tutte cose che non accadono facilmente nell'era del digitale e dei social ad ogni costo.
Quella dove tutti hanno migliaia di contatti ma dove la relazione viso a viso scompare dietro uno schermo. Quella dove tutti hanno opinioni ma dimenticano di avere umanità.
Quando conosci le persone, i loro sogni  e le loro paure, le loro gioie e i loro dolori, beh non sei più disposta a "disumanizzarli". Ti avvicini. Certo, spetta a te, non è automatico. Se sei disposta ad aprirti, ti porti a casa tesori inestimabili.

Questi sono stati per me gli Orchard Days. Il senso di comunità è molto forte, per me vitale, dal momento che vivo e lavoro in uno dei paesi più difficili per quanto riguarda l'accettazione della diversità, nelle scelte personali e in quelle spirituali. 
I contatti li manteniamo anche quando non ci vediamo fisicamente. Capita di chattare di cose serie e di cazzate, di piangere e ridere, di scambiarsi idee e materiali. 
Capita anche di litigare ma sempre abbiamo trovato sostegno, facilitazione, mediazione.

Il senso di comunità significa che capita ti arrivino inviti a matrimoni, "baby naming", ahimè anche funerali. Anche se vivi altrove. Ma ci sei. Nei cuori, nelle menti. Senso di comunità vuol dire che non sei un numero, ma una persona.
Significa che è inutile un titolo "sacerdotessa di Avalon" se non partecipi alla vita di Avalon. E per partecipare non serve "apparire". Devi essere. E devi esserci. Con il tuo cuore, il tuo pensiero, il tuo corpo e la tua anima. 

L'approccio del Goddess Temple è per cacciare fuori i tuoi talenti, non per farteli nascondere per paura della competizione. Ti restituisce potere anzichè togliertelo.
Ti supporta piuttosto che sabotarti. Entra nella tua vita e te la cambia. Se tu glielo permetti.

La rete è ormai internazionale e scalda il cuore poter dialogare con sorelle e fratelli da ogni angolo del mondo. Questa circolarità credo sia la forza e che possa essere anche di portata rivoluzionaria.
Finalmente. Le cose che si cambiano dal basso. Non da un leader. Non da un guru. Ma dal basso. 
Da una rete, da un cerchio, da tanti piccoli pezzettini che lavorano ciascuno alla sua parte, con passione, amore e impegno.


Il momento in cui la Fiamma delle Dolomiti è stata aggiunta alla Fiamma di Avalon

Uno dei momenti più emozionanti, è stata l'unione della Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti alla Fiamma di Avalon. 
La Fiamma di Avalon è nata composta da varie Fiamme, la cui lista è consultabile presso il tempio.
Significa che dal 19 febbraio compare anche la nostra Fiamma tra le Fiamme che ne fanno parte.
Un pezzo delle Dolomiti sacre arderà pian piano in tutto il mondo.

Non può che esserci gratitudine. 
E gioia di vivere nel riempire la propria vita di esperienze come queste.
Non credetemi sulla parola.
Provatelo. Verificatelo.
Di persona.
Nei fatti...



venerdì 3 aprile 2015

EVENTO TRENTO "Gioia, determinazione, libertà, presenza: ri-membrare il potere della Dea dell’Amore" 23 aprile 2015

Gioia, determinazione, libertà, presenza: 
ri-membrare il potere della Dea dell’Amore

TRENTO, giovedì 23 aprile 2015 dalle 18.30 alle 22.30
 Workshop condotto da Katinka Soetens
Traduzione: Laura Tonello

Nel tempo che precede il Grande Oblio, donne e uomini onoravano ogni aspetto della vita, la Dea dai molti nomi e dai molti volti, e si onoravano gli uni e le altre in modo amorevole e rispettoso. Al posto di competizione e sfida, vergogna e repressione, si celebrava la bellezza del corpo fisico che era riconosciuta indipendentemente dall’età, dalla forma o dalla taglia. 
Si onorava la sessualità come forza vitale sacra e si considerava la Donna come l'incarnazione vivente della Dea.
Come possiamo sintonizzarci, manifestare e potenziare ancora oggi queste vie dell’Amore, nel nostro corpo e nella vita?

Dal sentiero di semi stellati della Sacerdotessa Inanna, di Ishtar, Iside, Astarte, Afrodite e Arianna attraverso tutto il tempo dell’oblio, l’eco delle sacre vie della sessualità e dell’amore viene ricordato nei Miti di Avalon e nelle storie della Maddalena, mantenute al sicuro nelle pratiche delle tradizioni Tantriche e nelle tradizioni indigene della Dea, in accordo con i ritmi della Natura. Ora sono state ritrovate, non erano mai state perse del tutto, bensì mantenute nella profonda verità dei nostri corpi, nella libertà selvaggia della nostra sessualità, nella saggezza dei nostri cuori, nei sogni e nell’estasi che provengono dal nostro grembo. E’ arrivato il momento di rivendicare la Pratica del Sentiero d’Amore della Dea e di percorrere le Sue vie ancora una volta.

In questo seminario verrà esplorata una pratica esperienziale di connessione con la vitalità della tua Sorgente, che è l’energia sessuale e vitale nel nostro corpo e ti permetterà di aprire il cuore attraverso una cerimonia di risveglio sensuale. Questa un’opportunità di esplorare come riconoscere e onorare la Dea dentro e fuori di noi, in uno spazio sacro e sicuro e completamente vestite/i. Scopriremo come possiamo scegliere di percorrere questo percorso della Dea, che è un percorso di amore di sé nel qui ed ora.

Dove: Associazione L’Acqua che Balla, via Dordi 15, Trento.
Per informazioni contattare Laura Ghianda 
preferibilmente via e-mail: ghiandavalon@gmail.com
  Dea in Trentino Alto Adige – I volti della Grande Madre
Tel. 3496166915

Posti limitati, la prenotazione è obbligatoria entro e non oltre giovedì 16 aprile 2015.
Costi: 25 euro + 10 euro tessera associazione “L’Acqua che balla”
           20 euro+ costi tessera  per coloro che prenoteranno entro e non oltre lunedì 6 aprile.

Per questioni organizzative, gli orari potranno subire leggere modifiche.
          
La serata è aperta a tutti, donne e uomini.

Katinka Soetens è Sacerdotessa di Avalon e di Rhiannon, Dea dell'Amore.
Originaria dei Paesi Bassi, vive a Glastonbury/Avalon ed è una cerimonialista, guaritrice e insegnante a livello internazionale nel potenziamento di sé attraverso la conoscenza del Divino Femminile. Organizza regolarmente Moon-lodges e Cerchi Sacri per donne, uomini e gruppi misti, condividendo il Sentiero dell'Amore con seminari e conferenze nel Regno Unito e nel mondo. Conduce cerimonie, training e seminari sulla Dea per onorare la Spirale della Vita radicata nella spiritualità indigena delle terre europee e nella tradizione di Avalon.
Katinka lavora come Sacerdotessa della Sessualità Sacra con le coppie, guarendo le ferite tra il femminile ed il maschile.
Insegna anche in un percorso di un anno per gli uomini: “Brotherhood of Rhiannon, Path of the Lover”. È la direttrice e creatrice della Moon Butterflies-CIC, un viaggio iniziatico di Tredici Lune all'interno dei Misteri della Fanciulla, per le ragazze.
Katinka è particolarmente interessata alla sacralità dell'Amore e del potere creativo dell'aprire il cuore, che esplora attraverso il movimento, il tocco, il respiro, l'intimità, la meditazione e l'Incorporazione della Dea. È madre di tre figli, doula, danzatrice, terapista di massaggio tantrico e guaritrice sessuale. Lavora sul corpo attraverso percorsi di sacra intimità, fertilità, conoscenza del corpo, perdono, guarigione, celebrazioni, porta la sua visione della vita a luoghi e persone nel mondo.
Il suo libro “L'antico Sentiero di Consapevolezza delle Dee e delle Sacerdotesse dell'Amore” è appena stato pubblicato in italiano per Ester Edizioni. 
Sito web di Katinka: http://herpathoflove.com/




giovedì 28 agosto 2014

Evento a Trento: CONOSCERE E VIVERE LA RUOTA DELL'ANNO, secondo gli insegnamenti del Tempio della Dea di Glastonbury/Avalon

Conoscere e Vivere la Ruota dell’Anno

secondo gli insegnamenti del Tempio della Dea di Glastonbury/Avalon*


Ruota dipinta da Wendy Andrew. Immagine tratta dalla copertina del testo "la Dea nell'antica Britannia", Kathy Jones, ed. Psiche2. 


Percorso teorico e esperienziale di avvicinamento allo strumento della Ruota dell’anno, nell’ambito della Spiritualità Femminile

La Ruota dell’Anno è molto più di un calendario che segna il passaggio delle stagioni; è metafora dell’intera esistenza, è una bussola che guida al riconoscimento di e al ri-allineamento con una sacralità dimenticata: quella che è nei nostri corpi, nelle nostre esperienze, nelle nostre azioni, nella fantastica natura in cui viviamo, nel nostro essere parte dell’Universo.

Il percorso è composto di 8 incontri in un anno, in prossimità di 8 antiche feste sacre i cui echi sono giunti attraverso il tempo fino ad oggi. Ciascun incontro sarà dedicato a un aspetto della Grande Dea così come celebrata a Glastonbury/Avalon: inizieremo a conoscere come la sua energia può essere sperimentata nella vita e nella quotidianità, da ciascuno di noi, senza “intermediari”.
Il percorso è aperto a donne e uomini.

Quando:
-Sabato 1 novembre 2014: Samhain. Introduzione sulla Ruota dell’Anno in generale, e aspetto archetipico della Vecchia o Crona, Signora della Morte, Rigenerazione e Rinascita.
-Sabato 27 dicembre 2014: Yule. Dedicato alla Signora dell’elemento Aria.
-Sabato 31 gennaio 2015: Imbolc. Dedicato all’aspetto archetipico della Bambina/Fanciulla.
-Domenica 15 marzo 2015: Ostara. Dedicato alla Signora dell’elemento Fuoco.
-Sabato 2 maggio 2015: Beltane. Dedicato all’aspetto archetipico dell’Amante.
-Sabato 20 giugno 2015: Litha. Dedicato alla Signora dell’elemento Acqua.
-Sabato 1 Agosto 2015: Lammas. Dedicato all’aspetto archetipico della Madre.
-Sabato 19 settembre 2015: Mabon. Dedicato alla Signora dell’elemento Terra, e al Centro della Ruota, che rappresenta la totalità degli aspetti.

Orari: dalle 15.30 alle 19.00, pausa cena libera, dalle 20.00 alle 22.00 (gli orari possono subire alcune modifiche, che verranno eventualmente comunicate)

LE ISCRIZIONI SONO OBBLIGATORIE ENTRO IL 5/10/2014(email ghiandavalon@gmail.com)

Il percorso partirà con un numero minimo di 6 iscritte/i. 24 posti disponibili.

Dove: associazione “L’Acqua che Balla”, via Carlo Dordi 15 (vicinissimo al Duomo), Trento.

Come:
Il percorso prevede momenti di studio individuale (preparatori agli incontri), momenti di confronto e scambio, momenti di attività esperienziali, momenti di celebrazione. Creeremo oggetti sacri, suoneremo, canteremo, viaggeremo in meditazione, danzeremo, condivideremo risate e lacrime, biscotti e tisane.
Ri-membreremo e ri-celebreremo alcuni archetipi del Divino Femminile; impareremo e ri-pronunceremo i nomi delle Dee della Ruota di Brigit-Ana, le inviteremo a essere presenti nel nostro cerchio assieme ai loro doni, e… sbirceremo alla ricerca dei paralleli nel folclore e nelle leggende del nostro territorio.

Con cosa:
-E’ previsto lo studio di due testi di Kathy Jones, fondatrice del Tempio di Glastonbury (costo a carico del partecipante): la Dea nell’antica Britannia”, ed.Psiche 2 + la prima parte di “Sacerdotessa di Avalon, Sacerdotessa della Dea”, Ester Edizioni.
-Dispense, articoli o altro materiale teorico sarà messo a disposizione della facilitatrice.
-Materiale di massima per attività creative, occorrente per le celebrazioni, e varie attività, a cura della facilitatrice.
-Eventuali indicazioni su oggetti a tema o materiale che i partecipanti dovranno portare, saranno fornite di volta in volta prima degli incontri.

Costi:
Un piccolo preambolo: nel nostro paese c’è molta resistenza rispetto alla possibilità che un percorso che si presenta legato a qualche forma di spiritualità, possa prevedere dei costi a carico dei partecipanti.
E’ però importante tenere conto che ci sono dei costi di organizzazione, a volte anche importanti (affitto della sala, trasporti, acquisto materiali per attività, acquisto materiali per le celebrazioni, cibo e bevande messe a disposizione, volantini, tempo di progettazione, ecc..).
Se la facilitatrice andasse in perdita, sarà molto probabile che in futuro... abbandoni l'idea di organizzare percorsi e seminari!
Tuttavia, se il numero degli iscritti lo consentirà (sopra i 15), è mia intenzione sperimentare modalità alternative al “costo fisso” del percorso.
La mia idea, è di agire alcuni dei valori che ispirano anche la filosofia del cammino nella Dea: onestà, trasparenza, responsabilità, coscienza…
Intendo quindi condividere in modo trasparente quelli che sono i costi a carico dell’organizzazione… e dare fiducia agli appartenenti al gruppo che potranno essere liberi di donare secondo coscienza e disponibilità.
Ogni eventuale eccedenza, sarà in ogni caso reinvestita parte in progetti riguardanti il gruppo stesso (uscite extra sul territorio, cerimonie all’aperto….) e parte in altri progetti legati al Sacro Femminino e alla cultura di “Madremondo”.
Ciò è naturalmente applicabile solo in caso di un gruppo numeroso.

Altrimenti, i costi proposti sono:
-da 6 a 8 partecipanti: 20 euro per incontro
-da 9 a 11 partecipanti: 15 euro per incontro
-da 12 a 14 partecipanti: 10 euro per incontro
-sopra i 15: donazione responsabile.
(il costo dei due testi di Kathy Jones sono esclusi)

In un mondo che chiede di essere pagato in denaro, il denaro è purtroppo ancora importante. Ma non è tutto! Si offre disponibilità quindi a valutare proposte alternative di scambio (es. lavoro di giardinaggio, baby sitting, prodotti dell’orto di tanto in tanto…).

Nota: il percorso proposto non intende sostituirsi alla Prima Spirale della scuola del Tempio di Glastonbury, ne è una versione semplificata e adattata al nostro contesto territoriale.
             
Facilitatrice: Laura Ghianda, madre, Sacerdotessa di Avalon e Sacerdotessa della Dea formata presso il Tempio della Dea di Glastonbury, ricercatrice indipendente sui temi della Grande Dea e del sacro femminino. Artista poliedrica, è laureata in Scienze dell’Educazione, ed è educatrice professionale.

*Il Tempio della Dea di Glastonbury: inaugurato nel 2002, è il primo tempio dedicato alla Dea, a esser stato ufficialmente riconosciuto come pubblico luogo di culto da un governo occidentale… almeno da un paio di migliaia di anni! Da quest'anno, i matrimoni in esso celebrati hanno valore legale per il Regno Unito. Oggi il Tempio è considerato un punto di riferimento per i ricercatori della Dea di tutto il mondo, e organizza una scuola che prepara sia donne che uomini al cammino del sacerdozio. Particolarità dell’approccio spirituale proposto, è la dichiarata non dogmaticità degli insegnamenti e la non gerarchizzazione dell’organizzazione. (www.goddesstemple.co.uk)
Sull’esempio di Glastonbury, altri Templi della Dea sono recentemente stati aperti in vari stati (USA, Australia, Belgio, Olanda, Ungheria, Spagna, Svezia..)
Glastonbury è anche sede dell’annuale Goddess Conference (Conferenza della Dea), solitamente in programma l’ultima settimana di luglio, evento ricco di stimoli e opportunità che raduna partecipanti da tutti i continenti. (www.goddessconference.com)

"Esistono in Italia e all’estero altri percorsi relativi ad Avalon ed alla sua conoscenza spirituale, pratica e intellettuale, tutti validi e praticabili; in questo percorso della Ruota dell’Anno si affronta però specificatamente, in contenuti, forme e modalità simili a quelle trasmesse nelle Spirali del Goddess Temple di Glastonbury

"Le Sacerdotesse di Avalon di origine italiana formate alla scuola di Glastonbury: Laura Ghianda (Trento), Anna Bordin (Mestre), Claudia Carta (Roma), Sarah Perini (Torino) stanno proponendo nelle loro regioni e sul territorio nazionale attività dedicate alla conoscenza di Avalon, consigliamo di visitare i loro siti per ulteriori informazioni (link sulla lista dei siti del blog)." 


domenica 11 novembre 2012

SACERDOTESSA? Ma cosa vuol dire?

Una lunga riflessione questa, che ho scritto qualche tempo fa, ma che ritengo ancora attuale.
Per chi crede sia necessario interrogarci sul significato di ciò che facciamo e rivendichiamo. Andare un pò più a fondo.
Un tema complesso, di cui porto la mia sentita e appassionata opinione.




Quando, nel 2007, conclusi il primo anno di studi presso il Glastonbury Goddess Temple, e decisi di prendermi una pausa per operare un doveroso cambio di vita, iniziai anche a meditare sulla seconda spirale offerta dal training, che si addentra nel labirinto del sacerdozio. La mia pancia me l’ha sempre detto: “tu vuoi fare la sacerdotessa”. Provai anche a discutere di questa curiosa cosa a cavallo tra medie e superiori, con il parroco della mia parrocchia di allora, protestando sul fatto che alle donne, nella religione Cattolica, non sia permesso di esser sacerdotesse. La sua risposta mi lasciò del tutto insoddisfatta: “Gesù era un uomo, e anche l’occhio vuole la sua parte e comunque, puoi sempre farti suora”. Fu la goccia che fece traboccare in me il vaso del rifiuto del Cattolicesimo come riferimento nella mia spiritualità.


Da allora al 2007 di acqua ne è passata. Una mia concezione di spiritualità si è fatta sempre più prepotentemente strada, confermandosi attraverso avventure e coincidenze, viaggi e storie di vita, che hanno reso la mia relativamente giovane esistenza piuttosto… poco noiosa e monotona! Ho scelto di camminare lungo uno dei possibili Sentieri di riscoperta del Sacro Femminino, approdando proprio a Glastonbury, per una sincera condivisione del suo approccio non gerarchico (nessun capo o sommo sacerdote), non sessista (anche l’esclusione incondizionata e a priori degli uomini in qualsiasi momento di studio o celebrazione, per me, è sessismo), non dogmatico, non svalutativo del singolo che prima –sinceramente- non mi era ancora capitato di trovare.


Ed è tra queste ridenti campagne inglesi, talvolta avvolte dalla nebbia, che mi si è offerta l’occasione che la mia pancia attendeva da una vita. Dedicarmi come Sacerdotessa. Di Dea prima, di Avalon, poi.


Ma cosa è, una sacerdotessa?
-Interrogandomi in prima persona su questa domanda, al fine di determinare se stessi intraprendendo davvero la giusta strada, la prima cosa che mi saltò in mente riguardò quella “vocazione”, quella “chiamata” che chi ha sentito non sa ignorare. Ce l’hai da dentro o non ce l’hai. Per qualcuno viene prima, per altri poi, per altri ancora mai. Va oltre ad ogni spiegazione razionale, è un sentire dal profondo che attraverso “questa strada” la tua vita si compie e realizza, camminando nella giusta direzione (NB: il “giusto” è sempre un giusto rapportato all’individuo e non un “giusto” in senso morale). E’ amore puro e profondo. E’ un sentire che ciò impregnerebbe ogni aspetto della tua vita, ma che non c’è nulla di terribile in questo. In qualche modo, è parte della tua natura.
-Razionalmente poi, cercai altre risposte. Pensai “un sacerdote o una sacerdotessa è come un mediatore”. Si, una specie di medium tra sacro e coloro che il sacro non lo cercano in prima persona.


Ma subito qualcosa mi turbò in queste risposte. E non fu la parte sulla “vocazione”. Ma quella sul “medium”. L’educazione nel Cattolicesimo stava pesantemente e inconsapevolmente influenzando il mio giudizio! Qualcuno che “media”, che ”fa da tramite”, non rischia forse di diventare l’ennesima “guida”, che deresponsabilizza, che si sostituisce, che indirettamente –proprio per il suo proporsi come mediatore- fa passare il messaggio “non lo puoi fare tu”? Non è qualcuno che, esattamente come accade nel mio contesto religioso di provenienza, si innalza a una sorta di scalino superiore, guidandoti nel “cosa credere e come interpretare” ciò che ti accade?
Questo ruolo di sacerdotessa (userò il femminile anche per sottintendere il maschile “sacerdote”) si riferisce a una precisa esperienza del sacro che non è, appunto, direttamente sperimentata dal singolo. Ma filtrata, come fosse monopolio di pochi. Vorrei soffermarmi un attimo su questo concetto, su cui si sono scatenate anche le ire di Lutero al tempo della Riforma Protestante. Perché per me non è affatto l’unico possibile, né automaticamente il migliore.


Pare che la storia ci narri di numerosi esempi anche relativamente antichi (di un’ antichità più profonda, si sa ancora poco), dove un’ idea di casta sacerdotale è sempre in qualche modo esistita. I diversi ruoli sociali possono anche trovare spiegazioni non polemiche, nel fatto che non tutti gli individui hanno stessa indole, stessa capacità, e compiono stesse scelte, sempre che siano state date delle possibilità di scegliere. O comunque, immagino che fosse ancor più improbabile che “tutti facessero tutto”.


Io però non vorrei mai restare intrappolata nella suggestione per presunti passati idilliaci, epoche d’oro ove tutto sembra perfetto come in un sogno, epoche da emulare e riportare a galla. E’ un qualcosa che spesso ho osservato tra coloro che, come me, seguono o simpatizzano per correnti spirituale legate al Movimento della Dea.


Non lo vorrei, non solo perché non credo in epoche d’oro, ma soprattutto perché il mondo in cui viviamo ora ha precisi problemi, complessi problemi, e peculiari necessità. Che non possono essere quelle di “allora”, qualsiasi epoca si attribuisca a questo “allora”.
In sostanza, essere in 7miliardi a compiere o non compiere determinate scelte, fa la differenza. Eccome. E noi occidentali con i nostri vizi e il nostro stile di vita, per il momento almeno, abbiamo ancora la fetta di peso più grossa, pur senza rendercene davvero ancora conto.


Per cultura abbiamo imparato a rispondere alle nostre frustrazioni fuggendo da noi stessi il più possibile, cercando di essere qualcuno che non siamo, ignorando completamente che in realtà noi siamo già “qualcuno”: chi farebbe di tutto per apparire in TV, chi sacrifica ogni cosa alla carriera e al lavoro inseguendo un posto che offra quel prestigio che è tanto socialmente accettato, chi vuole sfondare in politica….tutto inseguendo il mito del “dover essere…”. Il rischio è che questo fiume di bisogno di potere e prestigio esondi anche nel territorio del sacro, e di fatto, lo ha già fatto praticamente in tutte le religioni istituzionalizzate che io conosca. E quindi il pericolo è che anche la scelta del sacerdozio venga alimentata dal bisogno di “sentirci un po’ più speciali”, seguendo magari le suggestioni di questo o quel bel libro, questo o quel bel film.



In concomitanza con i miei studi a Glastonbury, le critiche, talvolta aspre, sono state tante. Specie in Italia. E mi accorgo però che tutte rischiano di partire da un unico, tacito, presupposto: il dare per scontato che il termine “sacerdotessa” riguardi un mero titolo che darebbe prestigio e, in qualche modo, mi metterebbe “al di sopra” di qualcun altro. Qualcosa che mi renderebbe, appunto, ”speciale”, nel senso di “superiore”.
Logicamente e umanamente, se questo fosse il vero intento di essere una sacerdotessa, è normale che vengano molte resistenze. Quelle resistenze che ti fan dire “chi ti credi di essere?”, “perché te si e io no?”, “sulla base di cosa rivendichi questo?”. Condivisibili. Seppur rivelatrici della paura che, in qualche modo, “qualcuno possa prendere il posto che vorresti tu”. Quindi, ancora competizione.


E, di fatto, in questo modo suonano anche le critiche che ho ricevuto. Critiche che, però, raramente hanno lasciato spazio ad un sincero confronto, o anche solo alla possibilità di esprimere che la mia concezione di sacerdozio potesse andare piuttosto che nella direzione appena descritta……in quella contraria!
Il fatto è che, nel mio percorso, ho sperimentato e sto sperimentando un modo di essere sacerdotessa diametralmente opposto all’avere quel genere di potere sulla gente. Non ho trovato ancora una parola migliore per descriverlo, ma ecco, questa mia concezione è invece molto più simile a un “sacro servire”. Non un servizio come auto-umiliazione e auto-annullamento, ma un servizio come “rendersi utile”. Tanto più utile quanto rivendico e riscopro il divino che vive in me e i doni che mi ha elargito. Doni non superiori. Diversi. E un divino che non abita esclusivamente in me, ma anche in colei/colui che ho di fronte.




Lo ho conosciuto, il bisogno del “titolo” come ricerca di un’identità che desse la sensazione di non essere un'ennesima nullità nella miriade di nullità di cui pare esser composto parte del genere umano, secondo la svilente visione della nostra società. L’ho vissuto AMPIAMENTE, da adolescente prima, da ragazza poi, in un ambito diverso totalmente: quello dell’”arte di strada”. Ed è perché lo conosco, che ne desidero parlare anziché insabbiarlo come fosse una vergogna.
L’inghippo sta proprio nel “sottinteso” a questa dinamica, esasperata nel nostro sistema culturale attuale: perché abbiamo bisogno di sentirci “migliori”, facendo recitare agli altri la parte dei “comuni mortali” e riservando a noi quella degli “eletti”, quando siamo tutti assieme a remare nella stessa povera barca rattoppata?
Non esiste sicuramente una sola risposta a questa domanda. Bisognerebbe interpellare storici, sociologi, psicologi, pedagogisti, eccecc….




Ma quello che mi sento di dire è che quando la ricerca del proprio sacerdozio va nella direzione di colmare questo bisogno di prestigio, significa che anche le energie che attiveremo saranno focalizzate praticamente sul nostro orgoglio, per farla semplice. Il che, più che servire una causa, servire l’altro, servire Dea, Dio o gli Dei, tratta invece di servire uno dei lati peggiori del nostro essere. Dov’è la crescita?
Può anche essere che molti dei nostri riferimenti antichi (non i miei, ma il neopaganesimo e il Movimento della Dea per fortuna sono mondi vasti e guai ad aspirare a un’unica ortodossia!) avessero caste di eletti e sacerdoti. Un mondo antico, ma probabilmente già patriarcale, è quello in cui ogni cosa è organizzata secondo rigide gerarchie di potere. Non esiste un "neutro", un "è naturalmente così". Quindi è tutto modificabile!
Vero è anche che il nostro mondo di oggi ha realtà e bisogni ben diversi da qualsiasi mondo di “allora” (e il numero degli abitanti umani ne è il primo esempio).


Cosa rivendico dunque?
-Per prima cosa, parto proprio da questi diversi bisogni. Non viviamo nel passato, sarebbe suggestivo crederlo, ma totalmente inutile e forse persino dannoso.
Il passato VA RICERCATO, senza tuttavia illudersi di possedere la verità su di esso. Inutile dire che, senza radici, un albero non avrebbe vita, e non potrebbe nemmeno ramificare.
Però è nel presente che agiamo e, attraverso le nostre azioni, creiamo il futuro.
Nel nostro tipo di spiritualità, che desidera superare le dicotomie spirito-materia, immanenza-trascendenza, il sacro non esclude le azioni che hanno conseguenze sul resto dell’umanità e sul nostro pianeta, e parte della ricerca spirituale andrebbe ridiscussa anche alla luce di come reperire quella conoscenza che ci permetta di esser consapevoli di come stiamo vivendo-agendo, anche a livello di conseguenze per il corpo della nostra Madre Terra. Che la spiritualità riguardi questo, è un qualcosa di tutto nuovo. O almeno, di cui non ricordiamo l'esistenza.
-In un’epoca quale è la nostra, nella nostra fetta di mondo, in cui tutti ricevono un qualche grado di istruzione, tutti hanno aspirazioni, tutti compiono delle scelte (anche quella di non scegliere, è una scelta), tutti hanno analoghi desideri per la propria dignità, e “tutti” sono veramente “tanti”, parlare di “eletti” e “prescelti” mi fa davvero riflettere.
Perché abbiamo così tanto bisogno di una guida, di un guru da seguire e servire, carismatico più di noi ma a volte persino più ignorante, quando possiamo tutti renderci conto che un reale cambiamento è possibile solo quando ogni singolo prende coscienza di chi è e di che peso le sue azioni hanno nel mondo?
Quale è il paradigma di riferimento di un modello (attuale) di spiritualità, che prende questo “capo-guru”, illuminato, voce del divino sulla Terra, attorniato da una cerchia di “aspiranti” leccaculo e via via altre cerchie gerarchicamente meno importanti, per concludere con la restante massa di seguaci più o meno passivi, ce lo siamo mai chiesti?


E’ questo il modello che vogliamo servire come sacerdotesse?


Mi viene difficile pensare alla conoscenza spirituale come ad una linea retta: 1 percorso, 1 cammino, 1 guida che porta i neofiti a scoprire le medesime tappe che la guida stessa ha percorso a suo tempo, in attesa che il “nuovo eletto” prenda il suo posto.
Concepisco piuttosto tante spirali, che si muovono sinuose danzando. Percorsi dove oltre a un’eventuale base comune ciascuno possa sviluppare ciò che è portato a scoprire; dove ciascuno rispolveri e porti alla luce i suoi PROPRI tasselli dell’infinito mosaico che è il divino, ciascuno per il dono/i doni che ha ricevuto.


Nella mia visione, minacciosa solo per coloro che desiderano conservare una qualche forma di potere, è questa una delle grosse sfide per il futuro: una diversa concezione della conoscenza che DIA VALORE all’unicità delle esperienze e mai più rivendichi di possedere l’Unica, Vera, Verità alla quale tutti devono uniformarsi.
E che sia il singolo/cercatore ad avere il diritto dell’ultima parola nell’ attribuire significato alle proprie esperienze vissute.
E che si possa lavorare assieme per restituire a temi complessi come sono “il sacro” e “il divino” tutta la loro eterogeneità.
Un lavoro duro, lungo, che inizierà solo se ci sarà la comprensione/consapevolezza di quali sono le nostre resistenze, atteggiamento opposto al censurarle. Ad esempio, riconsocendo che, per il fatto di esser stati educati qui e ora, tutti noi chi più che meno, chi chiaramente chi inconsciamente, desideriamo questo potere. Desideriamo sentirci speciale. Desideriamo essere quello che "è arrivato" (dove?). E perchè dovremmo continuare questo gioco perverso? Riproporne le regole? E se lo rifiutassimo?




Nella mia visione, la sacerdotessa è colei che, seguendo una forte vocazione e seguendo il suo proprio dono (ciascuna coi propri doni, quindi non c’è un unico modo di esser sacerdotessa, i confini sono quelli della creatività), facilita coloro che lo desiderano alla ricerca del loro proprio sentiero, o del loro proprio modo di ritornare –se desiderato e senza imposizioni- al loro sacerdozio. Contribuisce a ri-tessere sacralità nella trama dell’umana esistenza. Collabora per restituire colore a quegli antichi archetipi divini sommersi di polvere. Attraverso esperienze, attraverso meditazioni, ritualizzando e risacralizzando parti della vita, e perché no, attraverso condivisione di studi, di pensiero, di articoli che aiutino a metter in discussione un vetusto “status quo” e creare nuovi mondi possibili.
Lo può fare attraverso il rapportarsi diretto con altre persone, attraverso l’arte di qualsiasi tipo, attraverso la rete. Può contribuire all’organizzazione di eventi piccoli o grandi, o ricercare nel suo piccolo mondo di ritrovare antichi saperi a cui le grandi masse non attribuiscono più alcun peso. Una sacerdotessa scava, piuttosto che innalzarsi su un piedistallo. Non può rappresentare da sola nessuna divinità in modo riservato ed esclusivo, perché in quanto umana è parziale. Eppur è si divina, perchè nella sua parzialità custodisce un pezzo prezioso e unico del Tesoro. E un pezzo di esso, è in ciascuno di noi.
E forse non escluderei, per un futuro che sento ancora lontano, anche l’idea di un’utopica tendenza a un “sacerdozio universale”.*


Una visione provocatoria, che però si spiega solo attraverso quella scelta di impegno, ricerca e consapevolezza da parte di ogni singolo che potenzialmente potrebbe portare quel mondo migliore che l’intera umanità sogna e si auspica da sempre…. Ma nulla accade, perché ci si aspetta che qualcun altro cominci. O che cada dall'alto.
Ricerca, impegno, consapevolezza…tre parole che nella teoria e nella pratica di una sacerdotessa dovrebbero essere costante ispirazione. Sacerdotessa lo si è sempre. A lavoro o mentre si lavano i piatti, quando si fa la spesa o quando si facilita una cerimonia. E’ un impegno. Trasversale a tutte le sfere della via. Questo non va mai dimenticato.


Le strade che abbiamo tentato fino ad ora, non hanno portato a molto. Varrebbe forse la pena di sperimentare qualcosa di nuovo, anche nell’approccio spirituale? Infondo, cosa abbiamo da perdere?


*Nota: La provocazione del “sacerdozio universale” serve come estremo esempio, e mi rendo conto possa esser fraintesa. In questa utopia, l’idea è di non assistere più a una moltitudine passiva di esseri che delega ad altri le proprie scelte e responsabilità, non più quindi un mondo fatto di pochi eletti e tanti ignoranti. Bensì un impegno collettivo nella ricerca di miglioramento e una percezione/restituzione di valore diversa da ciò che conosciamo ora.
Nella nostra epoca storica passa il messaggio che il riconoscimento lo si ottiene non se si cerca e trova la propria natura, non nella ricerca di armonia, ma se si è in qualche modo competitivamente migliori in uno o più aspetti della vita sociale (lavoro, religione, famiglia, sport, dimensione del pene o del SUV ;) ). Ciò è frustrante, svilente e limitante.
Vedo necessario un recupero dell’umana dignità in un più consapevole uso del libero arbitrio, concepito come dono (di Dea, Dio, degli Dei, dell’Universo, di chi vi pare) e non certo come punizione per un qualche tipo di peccato. C'è grande fame di questo. Molti aspettano solo che gli si aiuti a "ri-darsi il permesso" di osare un approccio al sacro laddove la nostra cultura ha intimato un "tu non puoi".


“Universale” non significa “convertire tutti. La conversione è il tipico atteggiamento di arroganza mascherato da umana compassione di chi crede di avere trovato la Verità migliore e doverla offrire a chi “non ci arriva”. Nemmeno significa che debba esserci un unico “credo” condiviso. Perché allora si tornerebbe indietro a ciò che affermiamo di non volere più. Il termine significa invece che occorre superare l’idea orgogliosa che dice “c’è chi può” e “chi no”. Restituire valore alla persona, perché la persona comprenda che, di fatto, in quanto viva, sta comunque agendo in modo non privo di conseguenze: è comunque aver potere. Un potere che nella nostra cultura patriarcale, è perlopiù orientato alla distruzione: di risorse, di idee, di altre persone.. Universale quindi nel significato che ciascuno possa vedersi aprire l'accesso per prendersi il diritto di significare e sacralizzare la sua esistenza. E diventare un mattone di co-costruzione. Aiutare a riprendersi questo diritto, è il creativo compito centrale nella mia idea di sacerdotessa.

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