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giovedì 7 settembre 2017

Pensieri di una sacerdotessa moderna -1° parte

Riflessioni per un ruolo che funzioni nella nostra epoca, coi problemi e bisogni di oggi.

Questo che mi accingo a scrivere è certamente il seguito del mio post piuttosto conosciuto "Sacerdotessa? ma cosa vuol dire?" che, per chi non lo conoscesse, è linkato qui.
Specifico che quanto segue si riferisce alla tradizione che ho fatto mia, quella nata con il Glastonbury Goddess Temple di certo senza pretesa di parlare per le sacerdotesse di altre tradizioni.

Sono passati ancora anni da quel post. Ad oggi mi sento di confermarne il contenuto e allo stesso tempo ho avuto modo, attraverso esperienze, progetti, incontri e scontri, di allargare molte maglie e approfondire ulteriormente il tema del senso del chiamarsi sacerdotessa oggi, in questo mondo, senza giocare alla rievocazione storica intendo. 

E sta volta provo a farlo per temi, solo alcuni dei tanti.

Un nome altisonante? Modelli gerarchici e modelli circolari
"Sacerdotessa" -  [dal lat. sacerdos -otis, comp. di sacer «sacro» e della radice *dhe- di facĕre «fare»] - fonte Treccani
significa né più né meno che "fare sacro". Colei (o colui, uso il femminile che comprende anche il nome maschile secondo lo stile inglese "sacerdoteSSA", "PRIESTess") che fa sacro.
Non potrei trovare una definizione migliore di quella presentata dall'etimo, il fare sacro!
FINALMENTE! Un sacro che è nel fare, nell'agire, nel movimento.
Faccio sacro. Nulla di strano!

Eppure ancora mi si dice essere un nome "altisonante". 
Non è il nome in sé a esserlo. Direste a un sacerdote cattolico che il suo nome "sacerdote" è "altisonante"? 
A stridere ancora è l'immagine. Un po' come con "sindaca, assessora, ministra", il problema è che la nostra cultura non ha attualmente immagini riconosciute che corrispondano a questa parola. E quelle presenti nell'immaginario attingono nemmeno a un passato storico ma a un corpus di credenze, film, libri, storie che in comune hanno spesso un modello di organizzazione spirituale che non è certo quello a cui la mia tradizione aspira (anche in "le nebbie di Avalon"... diciamolo, io amo quel libro ma non ricalcherei mai l'organizzazione descritta da Marion Zimmer Bradley!).


Farò un giro larghissimo, ma voglio proprio spiegarla questa cosa.
Un signore che commenta spesso la nostra pagina Dea nelle Dolomiti - I volti della Grande Madre ci tiene un sacco a dire come per lui le gerarchie siano sempre esistite perché per lui l'universo stesso è gerarchia. Lo stesso concetto di "ordine", mi pare di capire, per lui non può esistere senza gerarchia.
Beh, il mio (e non solo mio ma sapete la mia prudenza nell'usare il "noi", sempre ambiguo e pericoloso...) concetto di universo e la stessa percezione che ne ho se ne distacca molto.
La gerarchia necessita di separazione. 
Il modello che io afferro è più... fatto di cerchi concentrici. Ed è affatto privo di ordine!
Ebbi questa immagine in una potente meditazione in montagna, nella natura.
Ogni cosa è parte di una cosa più grande e al contempo è ad essa compartecipe. Il fiore e il suo spirito non è separato dalla montagna in cui cresce e dal suo spirito. La montagna e il suo spirito (fatto da miriadi di spiriti e al contempo Uno) non è separato dalla "regione" in cui si colloca. La stessa regione con il suo spirito (fatto di miriadi di spiriti e al contempo Uno) non è separata da... per brevità facciamo il pianeta Terra. La quale Terra con il suo spirito non è separata dallo spirito dell'intera galassia. Eccetera fino a comprendere la totalità dell'universo.
Sappiate che ho semplificato per farla breve.


L'essere umano può scegliere. Dove si vuol collocare? Il pensiero delle gerarchie è un pensiero che necessita di separare. Ordina per importanza, classifica. Spesso usa il pensiero duale oppositivo che per me invece è la causa di molti nostri guai.
L'umano può sentirsi come privilegiato, separato (natura VS cultura), padrone... e infatti, sposare questo pensiero spesso significa percepirsi come "signori e padroni" (della natura, degli elementi ecc.).

Oppure?
Ecco, ormai ho imparato che in qualsiasi tradizione è il modo in cui siamo a essere proiettato "nel cielo". Non il contrario. Se penso e sono in gerarchia, vedo gerarchie nell'universo. Se penso e sono altro, vedo altro. Quasi sempre abbiamo trovato nell'universo la giustificazione del potere che ci siamo presi sulla terra... Fingendo che fosse volere dell'universo stesso (Dio, o chi per esso...). 
Ecco perchè i miti cosmogonici piuttosto che essere "uniche verità scese dagli dei (ironia mode on -sempre in alto gli dei, mi raccomando... -ironia mode off)" rivelano moltissimo del pensiero e dei valori culturali della cultura che li ha prodotti. 
Ci saranno senz'altro tanti altri "oppure". Io vi smollo il mio.
Il mio "oppure" è che io, umana, sono dentro quei "cerchi" descritti sopra. Io sono parte dello spirito e della materia della montagna in cui vivo, che mi ha adottato e questa appartenenza ora la sento fortissima. Sono parte dello spirito e della materia della Terra, del sistema solare, della galassia, dell'universo.
Ho il mio ruolo, ho dei doni. Ho la facoltà di agire, ma sempre meno sento separazione. E come tale agisco, analizzo, penso. Da questo punto di vista sono moltissime le cose che cambiano. L'intero impianto psicologico per come lo conosciamo può essere messo in discussione. 

Se non penso tramite il pensiero duale oppositivo, posso essere al contempo io-persona e parte di qualcosa più grande. Il pensiero duale oppositivo dice che "o sono io, o sono altro". Separa.


Lo stesso senso di "non separazione" vige all'interno della comunità umana che sento mia.
La stessa per la quale servo come sacerdotessa.
Non ho bisogno di un piedistallo, non ho bisogno di un "titolo" per sentirmi meglio. 
Perché sono solo una parte del mio cerchio. Porto i miei doni in favore di tutti, per il bene di tutti, per fare la mia sacra parte per un sacro mondo migliore. E in questo "tutti", attenzione a questo fondamentale passaggio, ci sono anche io. Non è che "o lo fai per gli altri" o "lo fai per te stessa".
Perché se non penso attraverso il principio di "separazione", io sono parte integrante di quel "tutti".
Farlo per tutti significa proprio tutti. Per me, per te, per la mia montagna, per la Terra, per l'universo. Perché chiara sento la rete di interconnessione di ogni cosa. 
E questo mi collega al punto successivo.

"Lo fai per il tuo ego."
Aaah l'Ego. 
Credo che nello sviluppo di forme di spiritualità alternative non siamo ancora riusciti a venirne a capo con la questione dell'ego, considerato il peggior nemico non solo dello spirituale, ma anche del materiale. 
Si dice questo, in società che... altro che egoiche, direi egoiste!
La mia riflessione è assolutamente controcorrente. Pronti? Via!
Perché mai l'ego dovrebbe essere un problema? Il problema semmai è il suo disequilibrio. Un ego smisurato o un ego disintegrato.
Non l'ego in quanto ego.
Quindi, faccio la sacerdotessa per il mio ego?
Assolutamente si.
Solo non come lo intenderebbero in molti.

Svelo l'arcano.
Sempre lui il colpevole: il pensiero duale oppositivo. 
La dicotomia sottintesa, mai svelata e quindi mai messa in discussione, è "io Vs altro": o sono io, o sono gli altri. O lo faccio per me, o lo faccio per gli altri.
Questo attinge a tutti quei modelli in cui si punta all'abnegazione di sé. Il sacrificio. L'umiliazione. Il nascondersi, ancora un po' troppo esaltato negli ambienti femminili. E' la madre cristiana, meglio, direi la madre patriarcale che fa all'oscuro, nascosta, senza farsi vedere, con umiltà, senza pretendere visibilità, con lo sguardo basso, il ruolo che le viene attribuito. Nell'ombra. Per gli altri.
Ci abbiamo fondato il mondo di storie, sacre o meno, sul sacrificio. 
La questione è complessa e perdonate se non mi dilungo ulteriormente.
Sfugge una cosa importante. L'abnegazione, intesa come negazione della propria persona con bisogni, desideri, necessità, opinioni eccetera, non è mai una condizione desiderabile nell'approccio che seguo, quello del "Madremondo".
Non è negando o persino odiando se stessi che si può amare gli, altri tutt'altro.
Sono proprio queste le forme che necessitano di controllo gerarchico. Perché sono le forme nelle quali si toglie il potere delle persone, si neutralizza il luogo dove sta la loro divinità per come la vedo io, che è il luogo dell'espressione di sé come compartecipazione alla Creazione.
Ma l'amore, l'amore che in tanti dicono essere la chiave di tutto (e concordo) parte proprio da noi. 
C'è un' ENORME differenza tra egoismo e amor proprio.
Amarsi è la base. 
Non ti ami? Fermati, comprendi le tue ferite, inizia ad accettarti e continua a imparare ad amarti per tutta la vita.
E sarai in grado di dare agli altri proporzionalmente per come ti amerai.

Idem con l'ego. 
L'egoismo non è che la ferita dell'ego. Non l'ego stesso. 
Abbiamo tutti e tutte, nessuno escluso, bisogni sociali in quanto specie umana sapiens sapiens. Biologia pura e semplice.
Tradotto, abbiamo tutti bisogno di riconoscimento, di essere visti dagli altri, di esser considerati per il nostro valore e per la nostra unicità.
La distorsione è cercare soddisfacimento di questi bisogni a scapito degli altri (ecco la presunta sacerdotessa che si innalza, che tratta la gente come sottoposti, che cerca di essere speciale in contrasto con gente che considera "comune" ecc). Ma altrettanto distorsione è fingere che la soluzione per essere visti sia l'annullamento di sé o peggio ancora fingere che questi bisogni non esistano.
Non serve. Non è utile a nessuno. 
Ecco allora che quando mi si è chiarito questo (passando per entrambe le distorsioni, si, non nel campo spirituale, ma nella vita di sicuro) ho scelto.
Ho scelto che il mio portare doni del mondo servisse quel "tutti" a cui mi riferivo, nel quale sono compresa io. Ho iniziato a cercare la bellezza anche in me, e solo allora ho iniziato a vederla sul serio negli altri. Ho accettato i miei bisogni di essere vista, e così facendo, con il mio essere, posso aiutare anche gli altri a darsi il permesso di cercare di splendere. 
Perché amiche e amici, il cielo è meraviglioso quando ha miliardi di stelle che brillano, non quando ne splende una soltanto. 
Si, sapere di fare questo "mestiere" così difficile nel mondo mi fa stare bene.
E questo va benissimo. Perché in un colpo solo collego il benessere mio, quello delle persone per cui lavoro, quelle del mondo di cui faccio parte pianeta compreso.
Abbiamo sacralizzato il dolore. Per cui pensiamo che per essere "santi" occorra quasi stare male e fare le cose con fatica. 
Madremondo sacralizza il piacere. Quello in cui possiamo stare bene tutti. Perché ci amiamo.

Tutto facile? Cuoricini arcobaleni e spruzzatine di glitters?
Manco per idea. 
Le emozioni che provo sono spesso paura, timidezza, senso di inadeguatezza, frustrazione anche rabbia. 
Perché sono umana, cresciuta nella stessa vostra cultura, con ferite analoghe alle vostre.
E anche questo mi collega al punto successivo (poi per oggi basta).


"E tu saresti una sacerdotessa?"
La paura. 
Quella cosa che quando parlo in pubblico o mi accingo a guidare una cerimonia mi attiva la vocina che dice "e se dirai stronzate? e se nessuno capirà cosa dici? ma sarai in grado di farlo? e se ti impapini? e se ti blocchi? e se non offri una cosa di qualità?" eccetera.
La provo eccome. 
Ho imparato proprio come sacerdotessa che la paura ha un messaggio per te.
La ascolto e non la censuro. E spesso è lei a indicarmi la strada. 
Se il mio intento è forte, se il mio cuore è pulito, ho fiducia che agirò la Grande Madre. Andrò attraverso le mie paure. 
Si, le sacerdotesse in questa tradizione non hanno niente a che vedere con i miti dell'ascesi. Provano emozioni di tutti i tipi perché le emozioni sono emozioni. Non sono giuste o sbagliate, positive o negative.
A "noi" (sta volta passatemelo) piace godere dell'intelligenza del nostro corpo e della pienezza della vita.
Per trovare il coraggio serve la paura. Altrimenti è incoscienza. 
Poi mi viene un'ascella tanta, tremo, sudo eccetera. Ma ci sono lo stesso.

La rabbia.
UUUuuuuuh la rabbia.
Ecco da dove viene il titolo del capoverso. 
Abbiamo un modello di sacro (culturalmente parlando) trascendente e ascetico. 
Qui di nuovo la brutta bestia del pensiero duale - oppositivo. La dicotomia da svelare qui è proprio "spirito VS materia". Le passioni, quindi le emozioni, i desideri, eccetera sono considerati "robetta materiale", e la materia (bassa) starebbe secondo questo pensiero in opposizione alle altezze dello spirito, al distacco terreno e tutta quella roba lì.
Ecco che colei o colui che ha a che fare col sacro sarebbe una specie di manichino amorfo senza passioni che non si arrabbia mai per il suo sommo distacco dalle cose terrene.
Ecco, per carità, se per uno funziona faccia pure.

Ma non è questo l'unico modello di spiritualità possibile e di certo non è il mio.
Anche qui ci sono le relative distorsioni. Scusate se lo dico ma per me il rifiuto dell'intelligenza del corpo, della materia, della terra e delle emozioni è distorsione. Nell'altro senso la distorsione è rimanere in perenne balia delle emozioni, che presuppone non saperne capire origine e quindi direzione.
Lo dico sempre. Io non sono lunare. Smettiamola di dire che il femminile è solo lunare (concetto che sottintende un'altra dicotomia da svelare, ne parlo qui e anche qui). Ogni essere umano è sole e luna, chi più l'uno chi più l'altra, chi a volte l'uno a volte l'altra a volte insieme. Non c'entra il maschile e il femminile, questa della luna femminile e il sole maschile è un'attribuzione che viene dal pensiero delle divisioni. Non è sempre stato così (nelle Dolomiti le leggende parlano persino al contrario! Tante dee sole e un dio "luno") e non è così nemmeno da tutte le parti del mondo.
Io sono assolutamente 80% sole e 20% luna.
Il mio sole mi rende appassionata. Puro e femminilissimo sole e fuoco.
E specie in pre-mestruale, mi arrabbio. Mi arrabbio eccome!

Quanta paura abbiamo della rabbia. Ancora di più ne abbiamo della rabbia delle donne e io sono una donna.
Appassionata lo sono sempre, 24/7. Qualche volta come tutti mi arrabbio. Un paio di volte l'anno sfurio pure! 
Questo per molti dovrebbe togliermi il diritto di chiamarmi sacerdotessa. 
La rabbia per molti "non è spirituale"! Come se la spiritualità fosse, peraltro, uno status statico e non piuttosto un percorso di vita!
Ho letto post persino che dicono che quando uno si arrabbia in realtà è perché ha problemi non risolti eccetera. Mentre lo leggevo mi veniva in mente la faccia del Dalai Lama che candidamente, dinanzi ai miei occhi e alle mie orecchie, raccontava divertito di come anche lui si arrabbiasse con tanto di aneddoto.

Bene, portiamo il sacro nella vita. Le sacerdotesse si possono arrabbiare (si arrabbiò pure Gesù a dirla tutta). La rabbia fa parte della natura umana e non è giusta o sbagliata. Semplicemente è rabbia. 
Un modello di sacro che non è per forza solo trascendente abbraccia tutti gli strumenti della natura umana. 
Un attimo, quello che dico non mi autorizza a usare una rabbia cieca che distrugge tutto e tutti e nemmeno a inventarmi nemici, creare odio eccetera. Questa appena descritta è la distorsione della rabbia, non la rabbia in sé. L'altro capo della distorsione è la repressione, ahimè molto praticata e confusa con "illuminazione". La repressione delle emozioni sfocia spesso in brutte bestie. Ricordiamolo.
La mia rabbia ha spesso messaggi per me. Mostra molto della mia passione, della mia vitalità, del senso di giustizia che provo. Mostra i miei bisogni, i miei confini, e ogni volta che "sfurio" è un'occasione per conoscermi. Per crescere. Per imparare.
La rabbia è un moto di anima che chiede di essere visto. Ogni qual volta provano ad "aggiustarmi" censurando la mia rabbia mi arrabbio anche di più. La rabbia di chiunque va vista. La rabbia chiede quasi sempre "dignità", quando non è nella distorsione.
Certo, per chi sta davanti alla mia sfuriata non è certo l'esperienza più piacevole. Di solito è sempre possibile farci una risata assieme. Solo dopo però, durante diventerei un t-rex!
Quando penso alle cose che mi mostra la rabbia, mi sento ancora più motivata a mettere questa energia vitale per fare cose utili. Per attivismo.
Agisco il mio sole d'azione. Tra cui il mio essere sacerdotessa. Onore anche alla mia rabbia.

E per oggi chiudo il cerchio.

Alla prossima! 







giovedì 1 ottobre 2015

Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti - la cerimonia

"Te mez la kort de kist častél se mantegnia di e not n gran fek ke no fidaa mai  źir fòra..." (De Rossi)

Il momento di accensione della Fiamma
Il 20 settembre 2015 presso la meravigliosa Malga Monte San Pietro di Pietralba, con una cerimonia pubblica, è stata co-creata e (ri)accesa una Fiamma Sacra tra le terre montane che comprendono l'area delle Dolomiti.
L'ispirazione per questo progetto mi è arrivata dall'esistenza nella mia vita di altre due Fiamme sacre: la Fiamma perpetua di Santa Brigida, riaccesa dalle monache brigidine negli anni 90 a Kildare, Irlanda, dopo secoli di "spegnimento forzato" per iniziativa di Enrico VIII e la Fiamma di Avalon, co-creata e accesa nel 2003 e custodita presso il Glastonbury Goddess Temple (UK).
Fu come un sogno: una visione di pochi attimi in cui ero in un contesto buio, e in questa oscurità si accesero tante piccole fiammelle, disposte in cerchio, che confluivano poi verso il centro accendendosi in un'unica grande Fiamma.

Potevo allora fare due cose almeno: farmi prendere dalla mia paura, da quella voce che ho imparato a riconoscere nel mio percorso a Glastonbury e che mi dice sovente "perchè dovresti farlo tu, chi cavolo sei per.......". Magari qualcuno "migliore di me" avrebbe canalizzato la medesima idea, prima o poi. Oppure potevo tentare di prendere coraggio e di rendere questa visione realtà. Oggi. Ora.

La voce "chi ti credi di essere per" ha insidiato gran parte della mia vita. E non solo la mia; come me, anche quella di altre donne (ma anche gli uomini, in misura diversa). E' la voce del patriarcato, di un sistema controllo che tutte noi tendiamo a interiorizzare e che mina a levare alle donne il potere di agire per co-creare il mondo e la realtà che ci circonda. Mira a levarci quel potere di cui ho scritto qui, un "potere con" e non "potere su". Ovvero dove l'intento non è "imporsi, soffocare, dominare, controllare, cercare gloria e adulazione" bensì "amare, creare, gioire, vivere, realizzare, manifestare". 
Un diritto, dovere e responsabilità di ogni essere umano. Il dono della Grande Madre per noi, anzi, il modo in cui la Grande Madre si manifesta nel mondo attraverso il nostro Sacro Agire.
Questa è la voce che tiene le donne -e coloro (donne e uomini) che vogliono creare un mondo differente- lontano dall'agire, attraverso la disistima di sé, attraverso la "paura dell'ego", attraverso l'interiorizzazione della gerarchia, di qualsiasi tipo essa sia. Una censura attraverso la paura, impersonificata da chi, vittima dello stesso gioco, incarna quella voce e la ripete a chi "osa" levare la testa da quell'ordine stabilito dicendo "io agisco": "ma tu, chi credi di essere per...., chi ti da il diritto di.....".
Quante donne preziose e valorose hanno rinunciato e ancora rinunciano ad agire e a manifestarsi nel mondo, a causa di questa voce, sia che provenga dal mondo di fuori, sia da quello di dentro.

Bene. Non più. Io che parlo tanto di "moderne sacerdotesse" dovrei saperlo bene: la sacerdotessa agisce. Questa è la sua essenza. E il mondo cambierà quando ogni essere umano comprenderà la sua responsabilità di agire questo suo potere. Una sorta di "sacerdozio universale", ne scrivevo già qui. Dove il "come" e "cosa" agire fa la differenza. Soprattutto, lo fa l'Intento. 
Ma se il potere è quindi "potere con", questo progetto non doveva essere "mio". Andava condiviso. Ecco che anche tramite questo blog e facebook, ne ho fatto un evento, pubblico, aperto. Un appello a partecipare diretto a chiunque ma proprio chiunque volesse portare il proprio lavoro e il proprio creare alla Fiamma. 
Da sognatrice mi sono fatta organizzatrice. Un ruolo che ho assunto e non un'identità immutabile. 
E nulla sarebbe stato possibile senza il supporto del gruppo di volontarie e volontari che mi ha affiancato, sostenuto, consigliato e ha co-creato, co-retto, co-celebrato, co-disegnato, co-gestito questo stupendo evento.

Respirare con il fuoco
Perchè, e lo dirò ancora e ancora e ancora, non è più il tempo dei "supereroi". O "Supereroine". Non è più il tempo dell'uomo o donna che sia "forte", carismatico, che assume e cristallizza l'identità del "leader". Per qualcuno sarà ancora così. Ma questo modello non fa che ricreare il solito, vecchio, gerarchico e prepotente mondo. "Nuovi contenuti in nuovi contenitori", mi diceva la mia amica e sorella Isabella.
Per cambiare le cose, occorre cambiare ingredienti. Rimescolando gli stessi di sempre, la ricetta sarà più o meno la stessa.Stessi sapori. Bene, sperimentiamo allora. Cambiamole, queste cose. 
Senza le persone che mi hanno affiancato, non sarebbe stato possibile nulla di ciò che è accaduto quella bellissima giornata di sole che era domenica 20 settembre 2015. Da sola, non avrei mai potuto sostenerne la fatica, che comunque è stata tanta dal prima, al durante, al dopo evento. Ma che frutti ghiotti ha portato!!!

Lo staff e le guardiane/i al termine della cerimonia

E voglio ora raccontare un po' di quel che è accaduto, per chi non era presente o per chi ha voglia di rivivere quei momenti.
Briga e Patty hanno prestato il loro braciere e le loro competenze per una prima accensione di quello che è diventato "il fuoco di base", quello al quale si sarebbero aggiunte le fiamme degli "accenditori/trici".
Un fuoco incredibile, acceso con le selci secondo un metodo antico, in rappresentanza di un antico fuoco che si narra ardesse perpetuo in queste terre, sul Colle del Cjaslir presso Vigo di Fassa e in rappresentanza di "ciò che è stato". 


Il suono di un corno ha dato inizio alla cerimonia. Seguito dall'ingresso del gruppo cerimoniale che coincide con il gruppo dei "guardiani della Fiamma", i volontari che si occupano di custodire la Fiamma.





Dapprima si sono disposti i quattro elementi, secondo le direzioni della Ruota della Grande Madre delle Dolomiti, ispirata alla Ruota di Avalon, frutto del lavoro lungo molti mesi e culminato nel percorso "conoscere e vivere la Ruota dell'Anno" in cui ogni stagione corrisponde a un archetipo che ha un volto anche nelle numerose dee dei miti delle nostre terre. La Ruota della Grande Madre delle Dolomiti e' stata radicata cerimonialmente nello stesso weekend  e invocata per la Cerimonia (leggermente diversa dalla Ruota convenzionale, aria a nord, fuoco a est, acqua a sud e terra a ovest). Poi i guardiani e le guardiane hanno disposto la loro candela attorno al cero centrale, che si vede in foto. 

Invocazione della Madre dell'acqua
Preparazione all'invocazione della Madre Terra
 Le accenditrici e gli accenditori sono coloro che hanno risposto all'appello e hanno portato una loro candela, caricata del loro lavoro e le loro parole. Ciascuna/o di loro ha contribuito a co-creare la Fiamma. 
Nicoletta ha assunto il ruolo di facilitatrice di questo momento. Con la sua cesta di piccole fiaccole ha chiesto a ciascuna/o chi fosse e cosa portasse alla Fiamma, aiutando ad accendere le piccole fiaccole con la "fiamma personale" portata da ciascuna realtà.
La piccola fiaccola così accesa veniva portata direttamente da ciascuna accenditrice/tore al braciere con il fuoco sacro "base", contribuendo ad alimentarne le fiamme.
Questo rito è stato ripetuto da ciascuna delle realtà accenditrici presenti, realtà che saranno rese note tramite apposito sito internet (in costruzione!) e che in futuro potranno anche aumentare. Per cui, qualora siate interessate/i, teniamoci in contatto!
Accensione di una fiaccola dalla fiamma personale
Il braciere arde con le fiaccole aggiunte dalle varie realtà

La brava Anna Bordin, in rappresentanza dell'elemento fuoco, accoglieva ogni fiaccola giungesse al braciere.
E con il permesso del fuoco stesso, ora era il momento di prelevare queste fiamme che ardevano di antico e di attuale, assieme ai sogni per il nostro futuro, e accendere così ritualmente la nostra Fiamma.
Una piccola fiaccola è stata costruita ad hoc, più lunga delle altre.
Viene adesso il mio turno di partecipare alla cerimonia, un turno da sogno che ancora mi scatena le lacrime agli occhi a ripensarci.
Il cuore mi batteva all'impazzata.
La fiaccola accesa dal braciere ha fatto un giro per omaggiare tutti gli elementi e le direzioni presenti, prima di giungere al centro ove sostava in attesa il grande cero.

Quel che ho provato è stato indescrivibile. Non ho percezione esatta del tempo trascorso mentre camminavo in circolo, ricordo solo un eterno momento in cui mi sono sentita investire da un'onda potentissima, di fuoco, proveniente però dalla terra, dalle profondità della terra montana sopra la quale mi stavo muovendo. Un fuoco che mi ha investito, attraversato e ha preso possesso di me, guidando ogni mio movimento e ogni mia parola.
L'energia saliva nei presenti, che incitavano con mani voci e tamburi il momento culmine. Ma io non udivo chiaramente, i ricordi sono nebbiosi.
Uno dei momenti più intensi della mia intera esistenza. Mi sono sentita fuoco io stessa. E forse fuoco è proprio ciò che sono.

Così, in questo stato di coscienza, è avvenuta l'Accensione. Così, sono uscite dalla mia bocca parole di una forza che ho avvertito uguale solo nel momento del mio parto.

"Cantare alla Fiamma"
La Fiamma, ora accesa, è stata omaggiata del canto delle guardiane/i che da lì in poi l'avrebbero custodita. E in seguito distribuita ai presenti e al pubblico.



La conclusione è stato un bellissimo cerchio, distribuzione di amore, benedizioni e una preghiera alla Grande Madre, in noi e attorno a noi.

La Fiamma è perpetua. Significa che ogni giorno a turno ogni guardiana/o, da tramonto a tramonto, la manterrà accesa dal 20 settembre 2015 a tutto il tempo a venire. 
Ogni 20 del mese sarà accesa dalla comunità intera, in ricordo di questo giorno. Potete aggiungervi a noi e accendere le vostre candele con noi! Per chi volesse ricevere a casa la Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti, a illuminare i vostri cuori e le vostre case, emailate a ghiandavalon@gmail.com !

Perchè questa Fiamma rappresenti un nuovo risveglio, di ciascuna/o di noi in primis. Perchè possa portare quei ancora oggi dimenticati, caricaturizzati, fraintesi valori della Madre che sitamo ri-scoprendo all'interno del nostro fare cultura.
Perchè sia questa la Fiamma che alimenta il nostro cuore, una profonda Fiamma d'Amore. 
Un ritorno di sacralità a un fuoco che in passato è stato usato per odiare, bruciare, eliminare, torturare. E che ora chiede di essere usato, nuovamente, per amare. 

E... la butto lì. A quando le accensioni delle vostre Fiamme locali, perchè confluiscano in un'unica Fiamma italiana? Non scordatevi di invitarci! 

Il banchetto di raccolta fondi
Dopo la poesia, la concretezza della materia. Il progetto non è stato finanziato da altri se non dalle mie tasche. Un banchetto era presente per tentare di recuperare le spese (grazie ad Antonella che ha volontariamente tenuto questo compito). Solo parte delle spese è stato recuperato, in più il progetto continuerà ad avere costi! Ecco il pulsante paypal e i dati del conto corrente dell'associazione di promozione sociale "Tempio della Grande Madre", che tra i vari compiti ha anche quello di mantenere in vita la Fiamma.

Di cuore, qualsiasi donazione, anche piccola, ci aiuterà a continuare a rendere questo sogno realtà. Grazie.

Conto: Tempio della Grande Madre, presso Banca popolare di credito cooperativo (banca Etica)
IBAN: IT72B0359901899050188533805

Grazie a tutte le donatrici/donatori delle foto! E a Denise in particolare, fotografa ufficiale dell'evento! 

venerdì 3 aprile 2015

EVENTO TRENTO "Gioia, determinazione, libertà, presenza: ri-membrare il potere della Dea dell’Amore" 23 aprile 2015

Gioia, determinazione, libertà, presenza: 
ri-membrare il potere della Dea dell’Amore

TRENTO, giovedì 23 aprile 2015 dalle 18.30 alle 22.30
 Workshop condotto da Katinka Soetens
Traduzione: Laura Tonello

Nel tempo che precede il Grande Oblio, donne e uomini onoravano ogni aspetto della vita, la Dea dai molti nomi e dai molti volti, e si onoravano gli uni e le altre in modo amorevole e rispettoso. Al posto di competizione e sfida, vergogna e repressione, si celebrava la bellezza del corpo fisico che era riconosciuta indipendentemente dall’età, dalla forma o dalla taglia. 
Si onorava la sessualità come forza vitale sacra e si considerava la Donna come l'incarnazione vivente della Dea.
Come possiamo sintonizzarci, manifestare e potenziare ancora oggi queste vie dell’Amore, nel nostro corpo e nella vita?

Dal sentiero di semi stellati della Sacerdotessa Inanna, di Ishtar, Iside, Astarte, Afrodite e Arianna attraverso tutto il tempo dell’oblio, l’eco delle sacre vie della sessualità e dell’amore viene ricordato nei Miti di Avalon e nelle storie della Maddalena, mantenute al sicuro nelle pratiche delle tradizioni Tantriche e nelle tradizioni indigene della Dea, in accordo con i ritmi della Natura. Ora sono state ritrovate, non erano mai state perse del tutto, bensì mantenute nella profonda verità dei nostri corpi, nella libertà selvaggia della nostra sessualità, nella saggezza dei nostri cuori, nei sogni e nell’estasi che provengono dal nostro grembo. E’ arrivato il momento di rivendicare la Pratica del Sentiero d’Amore della Dea e di percorrere le Sue vie ancora una volta.

In questo seminario verrà esplorata una pratica esperienziale di connessione con la vitalità della tua Sorgente, che è l’energia sessuale e vitale nel nostro corpo e ti permetterà di aprire il cuore attraverso una cerimonia di risveglio sensuale. Questa un’opportunità di esplorare come riconoscere e onorare la Dea dentro e fuori di noi, in uno spazio sacro e sicuro e completamente vestite/i. Scopriremo come possiamo scegliere di percorrere questo percorso della Dea, che è un percorso di amore di sé nel qui ed ora.

Dove: Associazione L’Acqua che Balla, via Dordi 15, Trento.
Per informazioni contattare Laura Ghianda 
preferibilmente via e-mail: ghiandavalon@gmail.com
  Dea in Trentino Alto Adige – I volti della Grande Madre
Tel. 3496166915

Posti limitati, la prenotazione è obbligatoria entro e non oltre giovedì 16 aprile 2015.
Costi: 25 euro + 10 euro tessera associazione “L’Acqua che balla”
           20 euro+ costi tessera  per coloro che prenoteranno entro e non oltre lunedì 6 aprile.

Per questioni organizzative, gli orari potranno subire leggere modifiche.
          
La serata è aperta a tutti, donne e uomini.

Katinka Soetens è Sacerdotessa di Avalon e di Rhiannon, Dea dell'Amore.
Originaria dei Paesi Bassi, vive a Glastonbury/Avalon ed è una cerimonialista, guaritrice e insegnante a livello internazionale nel potenziamento di sé attraverso la conoscenza del Divino Femminile. Organizza regolarmente Moon-lodges e Cerchi Sacri per donne, uomini e gruppi misti, condividendo il Sentiero dell'Amore con seminari e conferenze nel Regno Unito e nel mondo. Conduce cerimonie, training e seminari sulla Dea per onorare la Spirale della Vita radicata nella spiritualità indigena delle terre europee e nella tradizione di Avalon.
Katinka lavora come Sacerdotessa della Sessualità Sacra con le coppie, guarendo le ferite tra il femminile ed il maschile.
Insegna anche in un percorso di un anno per gli uomini: “Brotherhood of Rhiannon, Path of the Lover”. È la direttrice e creatrice della Moon Butterflies-CIC, un viaggio iniziatico di Tredici Lune all'interno dei Misteri della Fanciulla, per le ragazze.
Katinka è particolarmente interessata alla sacralità dell'Amore e del potere creativo dell'aprire il cuore, che esplora attraverso il movimento, il tocco, il respiro, l'intimità, la meditazione e l'Incorporazione della Dea. È madre di tre figli, doula, danzatrice, terapista di massaggio tantrico e guaritrice sessuale. Lavora sul corpo attraverso percorsi di sacra intimità, fertilità, conoscenza del corpo, perdono, guarigione, celebrazioni, porta la sua visione della vita a luoghi e persone nel mondo.
Il suo libro “L'antico Sentiero di Consapevolezza delle Dee e delle Sacerdotesse dell'Amore” è appena stato pubblicato in italiano per Ester Edizioni. 
Sito web di Katinka: http://herpathoflove.com/




giovedì 27 novembre 2014

Il peso delle aspettative

Qualche giorno fa, lessi su Facebook un post che suonava circa "incontrerai persone che ti ameranno per come sei. E incontrerai persone che ti odieranno per lo stesso motivo, fattene una ragione.".
Magari. 

Io credo che spesso accada questo: "incontrerai persone che ti ameranno per quello che sperano che tu sia. E incontrerai persone che ti odieranno, sempre per quello che sperano che tu sia. E questo è un gran casino".


Le aspettative che abbiamo nei confronti degli altri, sono un fatto normale. Credo scattino inconsciamente e inconsapevolmente per la maggior parte delle volte, e in tutti noi. Me compresa.
Allo stesso tempo, vissute "dall'altra parte", ovvero dal punto di vista della persona che è investita di tali aspettative, positive o negative che siano, sono una gabbia terribile.
Perchè impediscono l'espressione della propria identità, limitano la radianza della propria realtà, costringono ad assumere un ruolo "involontario", quasi sempre eccessivo. Un'idealizzazione in positivo, o in negativo.
Qualche esempio "in positivo". Penso a Glastonbury, quando la mia tutor è stata investita di ruoli fantasmagorici da film, che l'hanno voluta una sorta di "impeccabile infallibile maestra spirituale, una Somma Sacerdotessa senza macchia e senza paura, che sa e vede tutto; penso a quello che volevo fosse il mio fidanzatino da adolescente, l'uomo perfetto dei miei sogni; penso alla nostra "amica perfetta", la persona stupenda che è proprio "come la vogliamo noi".
Poi però, la delusione è direttamente proporzionale all'intensità della nostra idealizzazione. La mia tutor, è diventata un mostro che ha plagiato con il suo carattere forte le persone a seguirla, traumatizzandole; il mio fidanzatino è diventato il peggior stronzo sulla faccia della terra, che "è cambiato" deludendomi; l'amica perfetta ci ha "tradito" rivelandoci cose che "non ci aspettavamo di vedere".
Anche la nostra delusione, è proiettata: è l'altro a deluderci, mica siamo noi, ad esserci fatti un'idea sbagliata.

E poi ci sono le aspettative in negativo: una disumanizzazione che avviene quotidianamente nelle nostre vite e nella nostra cultura, a livello personale e anche collettivo, ogni qual volta decidiamo che "l'altro" è nostro nemico. Ne ho sofferto anche io, quando da "meravigliosa persona perfetta" mi sono con altrettanta velocità ritrovata a incarnare "la stronza perfetta", capace di ogni diavolo di stregoneria, maleducata, opportunista, persino accusata "di voler fregare mariti" (!), insomma la peggiore persona del mondo. E poco importa, cosa io provassi. Chissenefrega, di cosa l'altro davvero pensi. Poco importano i suoi reali sentimenti. Perchè l'idealizzazione, una volta che avviene, è difficilmente revocabile.
E' incredibile cosa ci inventiamo, per trovare "LE PROVE" che quel che pensiamo dell'altro sia vero! Dal modificare "parole udite", a vedere "significati nascosti" tra le righe, al romanzare fatti accaduti credendoci davvero, alla nostra nuova versione.
Non si vuole veramente conoscere l'altro. Si vuole che l'altro reciti nel teatro del nostro bisogno, in un impulso a sperimentarci in un gioco di ruoli. Una sorta di costellazione familiare dove però, i ruoli non sono concordati, non sono condivisi e non sono chiari. 


Entrambi i tipi di idealizzazione, in "positivo" o "in negativo" che siano, fanno di fatto sparire il lato "umano", normale, della persona che abbiamo di fronte. Sono modalità che servono a noi. Funzionali a un nostro "bisogno": di vedere come reale ciò che è un nostro desiderio. O di vedere, sempre come reale, il cattivo di cui necessitiamo, così che noi possiamo sentirci "più giusti, più buoni, più puri, più leali, più vittime". 
Piaccia o no, l'idealizzazione è puramente un bisogno egoistico. Sono sempre e solo nostre proiezioni. 
Cose che vengono dall'interno di noi, e che noi proiettiamo nella realtà. Ma che non sono la realtà.
Talvolta servono solo a tenere vive le speranze, penso a quando necessitiamo che il nostro ideale di essere umano "esista davvero nella pelle di qualcuno", per avere un esempio da seguire. Ma è un'illusione, perchè appena l'altra persona mostrerà il suo volto umano (ed è inevitabile che accada, siamo tutti umani!), la speranza si infrangerà in mille pezzi, e i sentimenti si capovolgeranno diametralmente.
Più spesso serve a scappare dalla lezione di vita che non vogliamo apprendere: è una forma di difesa, laddove la realtà fa troppo male, o laddove dovremmo vedere qualcosa che metterebbe troppo in discussione tutto ciò che crediamo ci stia proteggendo. 




E' da un pò che penso a queste questioni. Dal tempo del fidanzato della mia adolescenza di cui scrivevo lassù. Eppur, ogni volta è una doccia fredda, quando mi accorgo di quanto anche io idealizzi gli altri, o quando capita che qualcuno idealizzi me.
Penso che l'apertura "pura" sia quasi una chimera. Che sia davvero difficile da praticare, perchè semplicemente non esiste un'"oggettività". Ciò che guardiamo, sarà sempre filtrato dalle lenti del nostro mondo interiore. 
Eppur, penso si possa migliorare, quantomeno partendo dal ripeterci che chi abbiamo davanti, è pur sempre un essere umano. Potrà piacerci, o non piacerci affatto. Ma forse possiamo fare a meno di "assolutizzare", di proiettarci il sommo bene o il sommo male. 
Se non riusciamo a "svelare il trucco", il rischio è di continuare a perpetuare una catena di relazioni con il mondo che è sempre la stessa: questo ripetersi di ruoli ideali con cui ci confrontiamo, di fatto, ci impedisce di crescere e andare oltre. 

Accade ovunque. Ma accade ancora di più, nel campo della spiritualità. Teniamone conto.
Siamo noi, quello che noi ricerchiamo come esempio. Ciascuno di noi può avvicinarsi sempre di più a ciò che desidera essere. Non dobbiamo chiedere a un altro che ci investa di questo potere: ce lo abbiamo noi quel potere. Usiamolo. 
Credo che questa sia una chiave importante che possa aprire molte porte.




giovedì 28 agosto 2014

Evento a Trento: CONOSCERE E VIVERE LA RUOTA DELL'ANNO, secondo gli insegnamenti del Tempio della Dea di Glastonbury/Avalon

Conoscere e Vivere la Ruota dell’Anno

secondo gli insegnamenti del Tempio della Dea di Glastonbury/Avalon*


Ruota dipinta da Wendy Andrew. Immagine tratta dalla copertina del testo "la Dea nell'antica Britannia", Kathy Jones, ed. Psiche2. 


Percorso teorico e esperienziale di avvicinamento allo strumento della Ruota dell’anno, nell’ambito della Spiritualità Femminile

La Ruota dell’Anno è molto più di un calendario che segna il passaggio delle stagioni; è metafora dell’intera esistenza, è una bussola che guida al riconoscimento di e al ri-allineamento con una sacralità dimenticata: quella che è nei nostri corpi, nelle nostre esperienze, nelle nostre azioni, nella fantastica natura in cui viviamo, nel nostro essere parte dell’Universo.

Il percorso è composto di 8 incontri in un anno, in prossimità di 8 antiche feste sacre i cui echi sono giunti attraverso il tempo fino ad oggi. Ciascun incontro sarà dedicato a un aspetto della Grande Dea così come celebrata a Glastonbury/Avalon: inizieremo a conoscere come la sua energia può essere sperimentata nella vita e nella quotidianità, da ciascuno di noi, senza “intermediari”.
Il percorso è aperto a donne e uomini.

Quando:
-Sabato 1 novembre 2014: Samhain. Introduzione sulla Ruota dell’Anno in generale, e aspetto archetipico della Vecchia o Crona, Signora della Morte, Rigenerazione e Rinascita.
-Sabato 27 dicembre 2014: Yule. Dedicato alla Signora dell’elemento Aria.
-Sabato 31 gennaio 2015: Imbolc. Dedicato all’aspetto archetipico della Bambina/Fanciulla.
-Domenica 15 marzo 2015: Ostara. Dedicato alla Signora dell’elemento Fuoco.
-Sabato 2 maggio 2015: Beltane. Dedicato all’aspetto archetipico dell’Amante.
-Sabato 20 giugno 2015: Litha. Dedicato alla Signora dell’elemento Acqua.
-Sabato 1 Agosto 2015: Lammas. Dedicato all’aspetto archetipico della Madre.
-Sabato 19 settembre 2015: Mabon. Dedicato alla Signora dell’elemento Terra, e al Centro della Ruota, che rappresenta la totalità degli aspetti.

Orari: dalle 15.30 alle 19.00, pausa cena libera, dalle 20.00 alle 22.00 (gli orari possono subire alcune modifiche, che verranno eventualmente comunicate)

LE ISCRIZIONI SONO OBBLIGATORIE ENTRO IL 5/10/2014(email ghiandavalon@gmail.com)

Il percorso partirà con un numero minimo di 6 iscritte/i. 24 posti disponibili.

Dove: associazione “L’Acqua che Balla”, via Carlo Dordi 15 (vicinissimo al Duomo), Trento.

Come:
Il percorso prevede momenti di studio individuale (preparatori agli incontri), momenti di confronto e scambio, momenti di attività esperienziali, momenti di celebrazione. Creeremo oggetti sacri, suoneremo, canteremo, viaggeremo in meditazione, danzeremo, condivideremo risate e lacrime, biscotti e tisane.
Ri-membreremo e ri-celebreremo alcuni archetipi del Divino Femminile; impareremo e ri-pronunceremo i nomi delle Dee della Ruota di Brigit-Ana, le inviteremo a essere presenti nel nostro cerchio assieme ai loro doni, e… sbirceremo alla ricerca dei paralleli nel folclore e nelle leggende del nostro territorio.

Con cosa:
-E’ previsto lo studio di due testi di Kathy Jones, fondatrice del Tempio di Glastonbury (costo a carico del partecipante): la Dea nell’antica Britannia”, ed.Psiche 2 + la prima parte di “Sacerdotessa di Avalon, Sacerdotessa della Dea”, Ester Edizioni.
-Dispense, articoli o altro materiale teorico sarà messo a disposizione della facilitatrice.
-Materiale di massima per attività creative, occorrente per le celebrazioni, e varie attività, a cura della facilitatrice.
-Eventuali indicazioni su oggetti a tema o materiale che i partecipanti dovranno portare, saranno fornite di volta in volta prima degli incontri.

Costi:
Un piccolo preambolo: nel nostro paese c’è molta resistenza rispetto alla possibilità che un percorso che si presenta legato a qualche forma di spiritualità, possa prevedere dei costi a carico dei partecipanti.
E’ però importante tenere conto che ci sono dei costi di organizzazione, a volte anche importanti (affitto della sala, trasporti, acquisto materiali per attività, acquisto materiali per le celebrazioni, cibo e bevande messe a disposizione, volantini, tempo di progettazione, ecc..).
Se la facilitatrice andasse in perdita, sarà molto probabile che in futuro... abbandoni l'idea di organizzare percorsi e seminari!
Tuttavia, se il numero degli iscritti lo consentirà (sopra i 15), è mia intenzione sperimentare modalità alternative al “costo fisso” del percorso.
La mia idea, è di agire alcuni dei valori che ispirano anche la filosofia del cammino nella Dea: onestà, trasparenza, responsabilità, coscienza…
Intendo quindi condividere in modo trasparente quelli che sono i costi a carico dell’organizzazione… e dare fiducia agli appartenenti al gruppo che potranno essere liberi di donare secondo coscienza e disponibilità.
Ogni eventuale eccedenza, sarà in ogni caso reinvestita parte in progetti riguardanti il gruppo stesso (uscite extra sul territorio, cerimonie all’aperto….) e parte in altri progetti legati al Sacro Femminino e alla cultura di “Madremondo”.
Ciò è naturalmente applicabile solo in caso di un gruppo numeroso.

Altrimenti, i costi proposti sono:
-da 6 a 8 partecipanti: 20 euro per incontro
-da 9 a 11 partecipanti: 15 euro per incontro
-da 12 a 14 partecipanti: 10 euro per incontro
-sopra i 15: donazione responsabile.
(il costo dei due testi di Kathy Jones sono esclusi)

In un mondo che chiede di essere pagato in denaro, il denaro è purtroppo ancora importante. Ma non è tutto! Si offre disponibilità quindi a valutare proposte alternative di scambio (es. lavoro di giardinaggio, baby sitting, prodotti dell’orto di tanto in tanto…).

Nota: il percorso proposto non intende sostituirsi alla Prima Spirale della scuola del Tempio di Glastonbury, ne è una versione semplificata e adattata al nostro contesto territoriale.
             
Facilitatrice: Laura Ghianda, madre, Sacerdotessa di Avalon e Sacerdotessa della Dea formata presso il Tempio della Dea di Glastonbury, ricercatrice indipendente sui temi della Grande Dea e del sacro femminino. Artista poliedrica, è laureata in Scienze dell’Educazione, ed è educatrice professionale.

*Il Tempio della Dea di Glastonbury: inaugurato nel 2002, è il primo tempio dedicato alla Dea, a esser stato ufficialmente riconosciuto come pubblico luogo di culto da un governo occidentale… almeno da un paio di migliaia di anni! Da quest'anno, i matrimoni in esso celebrati hanno valore legale per il Regno Unito. Oggi il Tempio è considerato un punto di riferimento per i ricercatori della Dea di tutto il mondo, e organizza una scuola che prepara sia donne che uomini al cammino del sacerdozio. Particolarità dell’approccio spirituale proposto, è la dichiarata non dogmaticità degli insegnamenti e la non gerarchizzazione dell’organizzazione. (www.goddesstemple.co.uk)
Sull’esempio di Glastonbury, altri Templi della Dea sono recentemente stati aperti in vari stati (USA, Australia, Belgio, Olanda, Ungheria, Spagna, Svezia..)
Glastonbury è anche sede dell’annuale Goddess Conference (Conferenza della Dea), solitamente in programma l’ultima settimana di luglio, evento ricco di stimoli e opportunità che raduna partecipanti da tutti i continenti. (www.goddessconference.com)

"Esistono in Italia e all’estero altri percorsi relativi ad Avalon ed alla sua conoscenza spirituale, pratica e intellettuale, tutti validi e praticabili; in questo percorso della Ruota dell’Anno si affronta però specificatamente, in contenuti, forme e modalità simili a quelle trasmesse nelle Spirali del Goddess Temple di Glastonbury

"Le Sacerdotesse di Avalon di origine italiana formate alla scuola di Glastonbury: Laura Ghianda (Trento), Anna Bordin (Mestre), Claudia Carta (Roma), Sarah Perini (Torino) stanno proponendo nelle loro regioni e sul territorio nazionale attività dedicate alla conoscenza di Avalon, consigliamo di visitare i loro siti per ulteriori informazioni (link sulla lista dei siti del blog)." 


giovedì 19 giugno 2014

Compiti e pratiche di una moderna sacerdotessa - melissa. Parte 1

Si, credo che ne farò vari, di post come questo.... cosa fa una sacerdotessa?

"FEEENOMENALI POTERI COSMICIIIII....."


Immaginando le sacerdotesse, forse siamo un pò troppo tutt* condizionat* da film, cartoni e romanzi...
Fulmini che si scatenano dalle mani, poteri occulti, dominio SUGLI elementi (questo in particolare, è un'assurdità!! E' l'uomo patriarcale che vuole il dominio SU, semmai, noi proponiamo di essere "alleate A"!)....

Ebbene, ultimamente, la mia linea è quella di trovare il proprio personale potere..... tornando alla semplicità (vedi testo sulla saggezza delle ortiche, qui ). 

Un pò invertire la rotta. Invece di partire dai fenomenali poteri cosmici del genio di Aladdin, partire dalla cura del mondo attorno a noi. E da qui, dalla base, espandere la percezione. La grandiosità, nell'umiltà.

Occorre rendersi conto che il lavoro della sacerdotessa, è anche pratico.

Che sono le azioni, che fanno ciò che siamo. Stare solo sui libri non è molto utile, se poi non pratichiamo il mondo (e il sacerdozio) che vogliamo. Il pensiero si deve tramutare in azione! Altrimenti, il rischio è che con la testa pensiamo di essere avanti anni luce, andiamo su internet a dichiarare quanto siamo geniali e poi non siamo capaci di praticare i principi che noi stess* dichiariamo. E questo sarebbe un bel guaio.

Stiamo distruggendo e maltrattando il pianeta, che è parte importante del corpo della Madre.
Chi se ne prende cura? 
A chi spetta questo compito?

Beh, alla moderna melissa, la sacerdotessa di Dea.

Per quotare Francisco, che è un Ricercatore anche lui, "amo la natura, quindi la pulisco".

Bene.. Un compito importantissimo è quindi prendersi cura del suo corpo.

Gli abiti della sacerdotessa sono anche gli umili abiti da lavoro, i guanti, i sacchetti delle immondizie e le pinze per raccogliere i rifiuti; non solo gli abiti fluttuanti ed eleganti, a volte suggestivi, che sicuro alcun* di voi mi avranno visto indossare in più di una occasione.

E così qualche giorno fa ho partecipato con la mia famiglia (per la mia piccola non è mai troppo presto) alla giornata ecologica organizzata dal paesello in cui viviamo, con non poco entusiasmo.
Un'attività adattissima alla sacerdotessa. 

Non è solo il COSA si fa. E' soprattutto il COME.
Insisto su questo tema: è l'INTENTO che ci si mette.

E se l'intento è sacro, l'attività diviene sacra. Di nuovo, sintesi della dicotomia tra sacro e profano.
Chi lo direbbe, "la sacra raccolta di rifiuti"? ;) 


Torniamo all'intento. Se questo è di connettersi con gli spiriti del luogo, la connessione può avvenire.

E allora accade che per ore si è svolto un dialogo, uno scambio.
E a ogni schifezza che raccoglievo, mi tornava un senso di amore, simpatia, complicità.
Dalle piante, dalle creature, dai meravigliosi alberi alcuni dei quali esseri davvero molto vecchi. 

E dopo un paio di ore, ero totalmente dentro, connessa con i luoghi meravigliosi che stavo ripulendo.
Trovavo a intuito i luoghi più zozzi. O forse non era intuito, vi ci ero spinta.

Si può raccogliere schifezze, meditando.

E accadono anche miracoli:
la mente divaga, "certo" penso "bisognerebbe fare qualcosa nelle scuole, coinvolgere già i bambini, che hanno partecipato così in pochi"....

Ed ecco che mi arriva una storia. Mi arriva per immagini, le fate, un tempo alleate degli umani, il loro  sentirsi soffocare, il bisogno di ricostituire una nuova alleanza. E il loro puntare ai bambini, che forse sono ancora in grado di vedere, di capire... e poi i loro doni, per i bambini e per gli esseri umani che si uniscono alla loro causa: la capacità di vedere ciò che oggi è invisibile, di udire ciò che non si ascolta più; l'ispirazione, la poesia, la magia della vita.
E mi arriva in versi, in filastrocca... che scriverò poi, nei due giorni successivi. 22 sestine in rima, che col tempo proverò a illustrare.
Una nuova storia da donare ai bambini...

...da parte delle fate.

Eh si, questi sono davvero compiti gratificanti per noi sacerdotesse.
E un'altra dicotomia risolta: l'umiltà e la grandiosità, che diventano l'una funzionale all'altra. Ecco, queste sono le cose che mi fanno godere come un riccio.

Non mi credete? 
Non dovete credermi sulle parole: dovete PROVARE!