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mercoledì 22 giugno 2016

Se il femminile è anche Sole e il maschile anche Luna. Pensieri e simboli oltre i dualismi.


Dopo questo unico avvenimento astronomico che ha visto il Solstizio d’estate avvenire nel medesimo arco giornaliero del plenilunio, nei social è stato tutto un fioccare di sentite condivisioni in merito a "unioni tra maschile e femminile", dove per maschile si intende l’astro solare, per femminile il nostro natural satellite.
Teoricamente, se calcolassimo l’unità del giorno come facevano gli antichi, da tramonto a tramonto, si sarebbe trattato di due giorni differenti dal momento che il plenilunio è avvenuto la mattina e il Solstizio astronomico attorno alle 22.30 ora italiana, ma questi sono solo giochini divertenti.

Vorrei concentrarmi sulla prima frase. In particolare, vorrei proporre una riflessione su questi simbolismi maschio/femmina percepiti anche da alcune correnti spirituali o dall'immaginario di molte/i di noi come immutabili dogmi.
Ogni simbolo ha un potenziale infinito di significati a seconda di quale cultura e quale epoca storica produce i propri valori sociali. Ci siamo mai chieste/i da dove provengono "questi"?

In principio l’universo intero era percepito come dinamica interezza.
Un’unità di esseri e esistenze tutte interconnesse in un immenso sistema da cui non era esclusa nemmeno l’umanità. Qualcuno lo chiama Wyrd.
Questa non è una statica unità immobile ma una continua danza, trasformazione, movimento.
In questa visione le polarità, percepite in tensione erotica, continuano una creazione che poteva essere armonica grazie all’esistenza del principio regolatore con le sue leggi cosmiche.
Questo “principio” corrisponde all’arcaico simbolismo della Grande Madre, che nel suo ventre conteneva tutto. Comprese le polarità maschile e femminile.

Come descritto qui si tratta, se vogliamo, di una sorta di arcaica trinità.

L'essere umano è specchio di questo universo, ciò che accade in grande è riflesso in ciò che accade in piccolo, perchè tutto è interconnesso. Principio che poi nella mitologia e religioni assunse varie formule tipo "immagine e somiglianza di Dio" (una volta che Dio è divenuto trascendente la connessione doveva venir meno, si è preferita la formula della somiglianza) piuttosto che "come in cielo così in terra" (la cui prima fonte che "lo disse" è la Venere di Laussel, 29/20mila anni fa).

La separazione in due di tutto questo universo avviene temporalmente dopo. E’ un passaggio registrato da arte e miti.
Se prima ogni cosa era interconnessa, ora si passa a una divisione netta in due, con nette attribuzioni di categorie.
Queste due parti separate non sono più in tensione erotica, non sono più coinvolte nella danza. Venuto a mancare il terzo principio della trinità arcaica, il principio regolatore (simboleggiato dalla Grande Madre), queste hanno iniziato a scontrarsi.
L’avvento del mondo patriarcale, con l’esaltazione della guerra, ha favorito la percezione di queste due metà del mondo come “lotta perenne tra due parti”.
Due parti non a pari livello: una è percepita, assieme alla lista delle sue corrispondenze simboliche attribuite, come positiva in assoluto, il bene. L’altra al contrario come negativa (sotto lo spiego meglio con esempio concreto).
E come tale è ancora nel nostro modo di pensare. Si chiama “pensiero duale oppositivo o pensiero dicotomico”. In modo sistematico, ce lo portiamo dietro dalla Grecia classica.
Con tali lenti il mondo è stato letto e descritto da allora in poi. Con tali lenti sono stati descritti popoli che non usavano la scrittura, con tali lenti lette le loro mitologie. Fino ad oggi. 

Qualche fonte per fortuna ha registrato anche l'arcaica sintesi delle dicotomie, prerogativa della Grande Madre, come la splendida preghiera a Iside: "Perché Io sono la Prima e l’Ultima. Io sono la Venerata e la Disprezzata. Io sono la Prostituta e la Santa. Io sono la Sposa e la Vergine. Io sono la Madre e la Figlia. Io sono le braccia di mia Madre. Io sono la Sterile, eppure sono numerosi i miei figli. Io sono la donna sposata e la nubile. Io sono Colei che dà alla Luce e Colei che non ha mai partorito. Io sono la consolazione dei dolori del parto. Io sono la Sposa e lo Sposo. E fu il mio Uomo che nutrì la mia fertilità. Io sono la Madre di mio Padre. Io sono la sorella di mio marito. Ed Egli è il mio figliolo respinto. Rispettatemi Sempre. Poiché Io sono la Scandalosa e la Magnifica."
III-IV sec. A.c. Rinvenuto a Nag Ammadi - Egitt



Guardiamo ora a queste due colonne:

Maschile                             Femminile
Luce                                      Buio
Luminosità                         Tenebre
Razionale                            Intuitivo
Attivo                                   Passivo
Sole                                      Luna
Forte                                    Debole
Positivo                               Negativo
Ascesa                                 Discesa
Paradiso:                            Inferno:
=mondo di sopra             =mondo di sotto            
Trascendenza                   Immanenza
Spirito/pensiero                   Corpo
Cultura                                Natura
Sacro                                   Profano
Ecc                                        ecc

Queste suddivisioni sono quella “lista di corrispondenze” a cui alludevo sopra.
Ragioniamoci assieme:

1) Dopo averle lette in coppia (orizzontalmente), guardiamo alla sola colonna di sinistra e leggiamo in verticalità. Poi facciamo lo stesso con quella di destra.
Noteremo che per la colonna di sinistra, si tratta di caratteristiche tradizionalmente considerate o migliori in assoluto, o migliori in relazione all’altro termine delle coppia.
Notiamo come al femminile corrispondano le attribuzioni considerate con valore “negativo”.
Il motivo per cui la rabbia di molte donne non è cessata al cambiare delle leggi in senso più equo, è proprio che queste categorie alimentano ancora il pensiero della nostra società di riferimento con conseguenze ancora troppo pesanti da sopportare.
Il principio è che nonostante crediamo e ci raccontiamo di essere una società razionale, i simboli (come i miti, che sono narrazioni di simboli in movimento) continuano inevitabilmente a essere portatori di valori e offrono un sistema di regolazione del mondo che abbiamo più o meno consciamente interiorizzato.
E’ un sistema valoriale che finirà con l'aspettarsi un collegamento non più tra tutto ciò che esiste nell’universo intero, ma diviso in due rigidi settori: si connettono tra di loro le cose all’interno delle categorie della colonna di sinistra, separate dalle cose che stanno a destra e che sono collegate a loro volta all'interno del medesimo gruppo. Tra i due, c'è una sorta di lotta e rivalità che continua a esser rappresentata in storie, film, libri, descrizioni del mondo, e anche ahimè approcci spirituali con relativi linguaggi.
Nella sostanza spiccia, si crederà che al maschile corrispondano quelle qualità immutabili e prefissate e che quindi che in quel modo si comporti. E che al femminile corrispondano la lista di quelle altre opposte attribuzioni e che come tale si comporti.
Un sistema palesemente squilibrato. Perché squilibrato?

 2) Poniamo sotto analisi la nostra “avanzata” realtà. E’ vero che per quanto riguarda la qualità della vita delle donne non siamo probabilmente mai state meglio da millenni. Questo però non significa che vada tutto bene e che non ci sia altro da fare.
Certo, abbiamo leggi che sanciscono quantomeno una pari dignità.
Dopodichè, dalla teoria alla pratica. Facciamo un esempio.

Se nella nostra testa è il maschile che è attivo, razionale, solare: cosa accade quando un essere di sesso femminile mostra le medesime qualità e le porta a faccia scoperta nel mondo? Lo so molto bene perché è ciò che accadde e ancora accade a me.


Reazione 1: censura totale.
CHI SONO: Ormai sono casi rari, penso più che altro a coloro che si dichiarano “contro la teoria del gender” e che premono per un tradizionalismo puro. Oppure maschilisti radicali per altri tipi di convinzioni ideologiche.
QUALE PENSIERO HANNO: La donna che si comporta così è contro natura e occorre rispettare le “naturali” differenze di genere.
COME AGISCONO: censura. Condanna, talvolta tirando in ballo Dio per riportare la pecorella smarrita nell’ovile. Se non è Dio, vale anche pseudoscienza o altri richiami gerarchici universali. “Obbedisci alle “leggi di natura!””

Reazione 2: tolleranza.
CHI SONO: “tollerare” non è una bellissima parola. Significa che ti sopporto se proprio devo ma porta in sé una sfumatura di ostilità. Lo percepisco come il pensiero dominante oggi.
QUALE PENSIERO HANNO: La donna che si comporta così dovrebbe essere accettata perché lo dice la legge. Ma ne sarà capace? Mah, boh, forse, non so, vedremo. E la famiglia?
COME AGISCONO: con le cose che vediamo tutti i giorni sui giornali. Attraverso un linguaggio maschilista, che mostra tentativi più o meno sottili di sminuire la donna in questione (vittimizzazione, definizione in base alla sua relazione, ripescaggio di ruoli classici (es. fare la madre, essere neomamma…), ecc.). Di fatto ufficialmente si dichiara rispetto, ma i comportamenti dicono altro. Sono quelli che non assumerebbero mai una donna o un uomo per certi lavori nonostante le capacità, ad esempio.
Assai insidioso proprio perchè il pregiudizio è poco riconosciuto.

Sia la reazione 1 che la reazione 2 potrebbero usare quella orribile parola che mi son sentita pronunciare vita natural durante: “maschiaccio!”. Forse i secondi più ironicamente dei primi, resta il fatto che si tratta di una parola orrenda quanto “femminuccia” detta a un bambino/ragazzo/uomo.

Reazione 3: “ad agire è il tuo lato maschile”. 
CHI SONO: meritano un capitolo a parte. Di solito sono persone su un qualche sentiero spirituale e che si pongono domande sulla natura e sul funzionamento umani. Non si censura chiaramente ma non si esce nemmeno dal dualismo in cui queste caratteristiche sono incasellate, per cui di fatto se ne conferma la validità e l’immutabilità. 
QUALE PENSIERO HANNO: tutte e tutti possono agire come vogliono. Un uomo sensibile agirà il suo femminile, una donna passionale agirà più il maschile. 
COME AGISCONO: in genere non in modo apertamente ostile, a meno che l’azione della donna nell'esempio non superi il loro senso del limite. Se “è troppo”, il rischio è di sentirsi proporre di “equilibrare il proprio maschile con la ricerca del proprio lato femminile (sempre secondo tabellina)”. La cosa può diventare fastidiosa quando qualcuno si investe del ruolo di "operatore di relazione d'aiuto" e tenta di "aggiustarti" senza nemmeno che tu condivida il suo pensiero e questo suo porsi in ruolo per forza di cose "asimmetrico". 

Reazione 4:  no problem. 
CHI SONO: ahimè ancora una rarità. Sia negli uomini che nelle donne. In genere per vie diverse hanno elaborato questo passato di divisione “della tabellina” e non ne riconoscono più il valore assoluto. 
QUALE PENSIERO HANNO: dipende. Ci si arriva da vari sentieri. Politico, logico, spirituale, esperienze di vita…. C’è chi cerca le qualità dimostrate piuttosto che incasellare secondo quelle che “dovrebbero esserci”, chi riconosce l’apporto di dono al mondo di colei/colui che ha davanti, chi deliberatamente ha deciso di mandare a quel paese le suddette categorie, chi crede nella parità di opportunità ecc. 
COME AGISCONO: non c’è difficoltà rispetto all’agire in sé di quella persona, il rapporto -così come l'accordo o il disaccordo- si confronta tramite un’altra scala di valori che è più personale e dipende dall’affinità o meno alla propria visione delle cose. Non in rapporto al genere in quanto genere.
               

Questa è una semplificazione, un gioco, che non ha alcuna pretesa di esaurire l’analisi. Vale come esempio, e vale anche al contrario, cioè quando un uomo agisce valori e modi incasellati nell’attribuzione “femminile”.

3) I rischi.
Sono tanti: dalla rinuncia a percepirci come esseri completi al continuare a produrre un agire sociale vincolato a un pensiero che non è neutro e nemmeno equilibrato.
Per spiegare meglio scenderò nell’esempio personale.
Sono una donna passionale e attiva. Lo sono sempre stata, sin dall’infanzia, così come vedo esserlo anche mia figlia.
L’ostilità a questa mia natura ho iniziato a percepirla da molto piccola e non mi ci soffermo, ne ho già scritto abbondantemente qui.
Da esseri sociali qual siamo, noi cresciamo specchiandoci nello sguardo altrui. Se questo sguardo non riconosce le nostre naturali caratteristiche i danni che si possono fare sono tanti.

A suon di sentirmi dire che ero “maschiaccio”, a non concepire la possibilità che una bambina fosse altrettanto bambina anche con altre qualità, più "solari", ho finito per accettare questo rimando. Tutta l’adolescenza a vestirmi da uomo. Un nome d’arte (dovrei dire "tag", sono stata graffiti writer per un ventennio) che celasse per bene il mio genere, anche per le continue discriminazioni che ho ricevuto. Maledizioni al mio essere nata donna perché il mio essere donna “così com'ero” non trovava riscontro.
La passione trasformata in depressione. Dal solare al più cupo lunare. 
La censurata spinta ad agire trasformata in rabbia. E' la censura del naturale fuoco femminile a diventare rabbia, teniamone conto. Ciò che non viene riconosciuto che spinge comunque per uscire all'esterno, come è naturale che il fuoco faccia.
Peggio.
Nella mia ricerca spirituale ho inizialmente interiorizzato le medesime categorie. Persino i 4 elementi sono stati suddivisi in 2 maschili (fuoco e aria) e 2 femminili (terra e acqua), come se non fossimo tutti e tutte fatte di tutti e quattro!!!
Il fuoco, che così tanto mi caratterizza, ovviamente sarebbe “maschile”.
Per anni non riuscivo a identificarmici, con questo fuoco, a causa dei miei interiorizzati preconcetti. E solo in psicoterapia ho compreso che persino sono arrivata a temere tutto ciò che rappresenta: ero arrabbiata ma temevo la rabbia. E più temevo la rabbia più mi arrabbiavo, perchè non ascoltavo il messaggio che la rabbia aveva per me. Ero passionale ma temevo la passione. Ero attivista ma mi forzavo di stare calmina. Perché? Perché cercavo di infilarmi in un femminile stereotipato che non mi rappresenta. Lo stesso femminile che si insegna anche in alcuni nostri cerchi, un po’ forse acriticamente. Colleghe e colleghi, perchè lo facciamo? 

Dovetti trovare in me il coraggio di andare oltre a questi stereotipi e di mettere in discussione queste che mi sembravano “certezze”.
Fu così che ricercai: trovai nel mio percorso un volto di sacralità anche femminile in ogni aspetto e caratteristica dell’universo. Che liberazione potermi finalmente specchiare nel sacro!
Trovai Dee solari, e Dei lunari;  Dei Terra e Dee del fuoco ma di un fuoco pieno, vivo, non nell’umile fuoco concesso dal patriarcato alle donne, quello di un focolare ormai distorto e privato dell’originale potere, nel mito rappresentato dalla Estia ellenica (ricordo che Estia era una dea preellenica che poi è stata “addolcita” come un micio mansueto), perché amiche e amici, fatemelo dire col cuore in mano: non basta l’appellativo “dea” dinanzi a un nome a indicarci la strada della nostra sacralità. Le dee del patriarcato servivano a produrre modelli di un femminile che al patriarcato obbediva e non certo funzionali alla causa di un femminile potente, completo, indipendente e in grado di contestare eventuali soprusi ricevuti! (Infatti, il potere di Hera, Grande Madre pre-ellenica, venne incanalato nell'isteria e gelosia nel suo nuovo ruolo di moglie; Atena, anch'essa pre-ellenica e proveniente probabilmente dalla gloria della civiltà minoica, venne fatta nascere dalla testa di Zeus nonostante lui le fosse temporalmente parecchio successivo, eccetera. Non è evidente che qualcosa non va?)

Insomma, annusai qualcosa di diverso.
Questo:
(E CONCLUDO)
Nell’attuale pensiero si passa da chi difende un eguaglianza totale di uomini e donne e chi ne celebra la differenza e complementarietà. Io non mi sento “un uomo” e ho certo smesso di maledire il fato perchè non lo sono da parecchi anni ormai.
E si, credo che il nostro flusso energetico, flusso maschile e flusso femminile, scorra in direzioni differenti e complementari.
Ma no, non credo più che il nostro modo di essere diversi sia quello indicato dalla tabellina qui sopra.
Questa diversità si nutre di una mutilazione. Ci fa percepire esseri incompleti. “Gli angeli con un’ala sola che per volare devono stare abbracciati” dei diari scolastici delle superiori.
Io invece credo che di ali ne abbiamo due ma abbiamo finito per atrofizzarne una. E che il volo assieme si può sempre fare.
Ma non per “stato di necessità e carenza” bensì per “scelta” in “piena consapevolezza” delle nostre facoltà.

Giusto due tra mille esempi: questa diversità da “tabellina” ha rappresentato la scusa per tagliare la donna dall’agire cultura (col pregiudizio che l’uomo agisce all’esterno la donna all’interno, per esempio), di tagliarla fuori dalla negoziazione del mondo e dei valori sociali (tra cui la tabellina stessa).
Questa diversità ha eliminato la sfera emozionale dall'uomo, che non riconoscendo emozioni in se stesso finisce per avere serie difficoltà a vederne anche negli altri (ma qualcosa sta cambiando).

NOI PROCLAMIAMO EQUILIBRIO SENZA ACCORGERCI CHE RIVENDICHIAMO UN SISTEMA DI VALORI SQUILIBRATO! Abbiamo caricato i piatti della bilancia con pesi apparentemente equivalenti, MA NE ABBIAMO SPOSTATO IL FULCRO CENTRALE TUTTO VERSO IL LATO "MASCHILE". (cit. Kathy Jones).
Un maschile che così, poichè anch'esso mutilato, è un maschile distorto.

Questa ricerca ora è diventata parte del mio cammino spirituale. E questa porto nei miei cerchi.
Io sono anche fuoco e anche aria così come sono terra e acqua. Io solo anche sole che splende della luce dell’azione. Io sono dolcezza e grinta, sono rabbia (quanto ancora si fatica ad accettare la rabbia delle donne? Domandiamoci perché) e perdono. Sono forte e sono debole, sto imparando a tornare intuitiva ma sono anche molto razionale.
Il mio compagno è luna, è moltissimo più luna di me. Ma è anche lui sole. Sa essere dolce e seccato, agisce e si ritira, è forte e debole. E’ intuizione e razionalità. Eccetera.

Il mio lavoro oggi è di proporre di riscoprire le proprie parti mutilate. Di usare un altro lessico, altre simbologie, altre mitologie.
Di agire le nostre scoperte.
Forse è solo allora, quanto saremo tornate complete e completi, che potremmo capire come danzano  assieme le nostre differenze.
Forse solo allora potremmo dire di aver trovato un vero equilibrio.

Per andare in questa direzione, ciascuna e ciascuno di noi può fare moltissimo.


mercoledì 15 giugno 2016

Il Triangolo, il numero tre, un'arcaica simbologia all'origine della trinità.

Per molte persone oggi la trinità richiama i concetti di "Padre - Figlio - Santo Spirito", per altre "madre - padre - figlio".

Oppure?

"3, numero perfetto", simbolo di armonia, di uscita dalla dualità. Non più stasi ma il movimento, il dinamismo che crea, al contempo uno e multiplo, il simbolo della risoluzione degli opposti".
Questa sintesi dei significati numerologici del numero 3 rivelano l'antico mistero della Grande Madre, se solo si prova a volgere lo sguardo più indietro nel tempo e più "in basso", letteralmente.

Il triangolo con la punta verso l'alto viene solo dopo il rovesciamento di un triangolo precedente, quello col vertice rivolto verso il basso e che si trova frequente nell'arte paleolitica e neolitica come rappresentazione del triangolo pubico.
Un rovesciamento che Jung ben descrive con le parole "curiosa inversione del fatto biologico" e che segna il passaggio epocale al patriarcato.

Se nella trinità "Padre Figlio e Spirito Santo" abbiamo il simbolo per eccellenza di un Dio trascendente maschile (rappresentato spesso da un triangolo con il vertice verso l'alto, riempito dall'occhio che tutto osserva e tutto conosce), nella trinità "padre - madre - figlio" assistiamo comunque già a un cambio di focus rispetto alle culture "della Madre", una sorta di sguardo rivolto verso il prodotto dell'incontro delle polarità: il "figlio" vertice del triangolo, che sale verso l'alto aprendo la strada al concetto di trascendenza.  Non è un caso se oggi si celebra "il figlio divino", nella mitologia diventato poi Dio.



Nel triangolo pubico lo sguardo è un altro e altro è il suo significato simbolico. Volge verso la terra da cui proveniamo nutrendosi di essa come radici di alberi. Di più. La trinità qui non esclude le polarità: ma le arricchisce di nutrimento continuo e, cosa più importante, fornisce le regole affinché si mantengano in equilibrio. Questo nutrimento e questa regola sono rappresentate dal terzo punto in basso, punto che corrisponde al cancello tra i mondi nella yoni.


Questa trinità è dinamica, è il motore della Creazione, una Creazione Armonica.
Laddove manca il principio regolatore e imparziale (ed è il caso della mitologia "padre - madre - figlio" ancora attuale) le polarità sono "libere" di entrare in scontro, di sottomettersi l'un l'altra, possono vagare come schegge impazzite, dimentiche dell'importanza della regola per una creazione capace di equilibrio anzichè di distruzione.
Peggio, il "potere regolatore" viene ora affidato a una sola polarita', quella del "padre", che anche nella cultura si esprimera' nella figura del padre famiglia che detiene la "patria potesta'", polarità gerarchicamente percepita come "superiore".

Il tre sacro alla Grande Madre dunque è rappresentabile dalla metafora delle due polarità contenute nel suo ventre e dal ventre stesso che le contiene.
La Madre Cosmica in questa accezione è vista come equilibratrice e nutrice e il fine è la Creazione Armonica. Se le sue leggi sono applicate ne deriva equilibrio e abbondanza. Lei da le regole affinché la Creazione continui, le polarità ne sono compartecipi attraverso un'eterna danza (non guerra!) nel suo ventre (metafora dell'universo intero).



Il medesimo nutrimento arriva a entrambe le polarità, che non ne sono sottomesse con una dinamica di potere. E' così possibile essere al contempo Una e Trina.
Non c'è rapporto di possesso o proprietà da parte della Madre verso le polarità che contiene. Il concetto di "possesso" dei figli è nato in seguito, con l'affermazione della paternità patriarcale, ove la proprietà e il controllo su ventre e progenie diventano modo per affermare socialmente un potere distorto.

E' importante tornarne consapevoli. Il passaggio successivo ha visto la fase della "grande divisione": l'universo è stato scisso in due polarità percepite come opposte. Una parte femminile, lunare, scura, impura, terrigna, passiva e una parte maschile, solare, luminosa, pura, celeste, attiva ancora oggi celebrata.
Il ruolo del ventre che contiene è stato sminuito a "proprietà", la Madre Cosmica è scomparsa nel suo ruolo di principio regolatore ed è stata a sua volta sminuita e scissa, infine assimilata alla polarità femminile -un tempo contenuta nella Grande Madre assieme alla polarità maschile-; la polarità maschile -anch'essa prima contenuta nel ventre universale assieme a quella femminile- si è tramutata nel "figlio divino", unico prodotto del ventre. Una vera mutilazione.

Qui cambia anche il concetto di Madre, da tensione creativa, regolatrice, sempre in movimento è divenuta semplice contenitore del figlio e alla sua esistenza finalizzata: sacra solo in quanto madre del figlio divino e non in se stessa. Ancora oggi ne abbiamo esempio nella figura della Vergine Maria.

Immagine presa da "faredelbene.net"

La scissione in coppie di opposti senza più il principio regolatore ha dato origine al pensiero dicotomico. E dei due termini della coppia, inesorabilmente uno è percepito come "positivo", l'altro come "negativo". Esempio: la polarità maschile associata a statiche qualità e attributi come "attivo, solare, cultura, razionalità, ragione, forza (ecc.)" e quella femminile è abbinata a "passivo, lunare (e lunatico?), buio, natura, irrazionalità/intuizione, istinto, debolezza": la cultura percepisce come positive le qualità appartenenti al primo gruppo e quindi gerarchicamente"superiori" e percepisce come negative quelle appartenenti al secondo gruppo, gerarchicamente inferiori.

Di questo pensiero ci nutriamo più o mano inconsciamente dal tempo della Grecia classica.
Studio la Grande Madre non certo per ribaltare l'attribuzione "positivo/negativo" alle polarità. Ma perchè desidero una creazione Armonica, dove le polarità creano danzando in tensione erotica, a pari livello grazie alla funzione regolatrice.
Occorre il lavoro di tutte/i per comprendere questa differente mitologia e tornare ad applicarla nelle nostre vite.

Occorre abbandonare questo sciagurato dualismo dicotomico.

Riflessioni formulate in parte attraverso i miei studi, in parte attraverso il mio corpo, la mia esperienza e la mia relazione con l'universo e la Grande Madre.

Fonti fondamentali per cominciare: Luciana Percovich, "colei che da la vita colei che da la forma", "oscure madri splendenti", ed. Venexia

martedì 12 aprile 2016

Calendimaggio - Beltane con noi!

L'associazione di promozione sociale "Tempio della Grande Madre" ha organizzato un doppio evento per celebrare assieme questa stagione!
Vieni? :)

INFO: ghiandavalon@gmail.com

venerdì 8 aprile 2016

CELEBRAZIONE DI CALENDIMAGGIO - BELTANE 7 Maggio 2016 Rovereto

A.p.s. "Tempio della Grande Madre"
presenta:

CELEBRAZIONE DI CALENDIMAGGIO - BELTANE



Wendy Andrews “Beltane Goddess” www.paintingdreams.com
Rovereto - sabato 7 Maggio 2016 - Dalle 20.00 alle 22.00 circa


Vieni e celebra con noi la stagione di Calendimaggio!

Seguendo i ritmi della Ruota dell’Anno, Calendimaggio/Beltane è il periodo di esplosione della vita, in cui l’energia della passione è respirabile nell’aria, vegetazione e creature animali compartecipano di entusiasmo e tensione erotica. E’ il periodo diametralmente opposto a Ognissanti/Samhain: nell’una come nell’altra ricorrenza tradizionalmente si credeva i veli tra i mondi fossero più sottili. C’è magia nell’aria!!

Creeremo uno spazio sacro e onoreremo il volto di “amante” della Grande Madre e il modo in cui le energie che rappresenta la stagione si manifestano nelle nostre vite. 

Onoreremo le relazioni che abbiamo in corso, la bellezza in noi, fuori di noi e nei nostri sguardi.
Salteremo ritualmente la fiamma di Beltane, decidendo cosa “lasciare andare” e quale direzione invece intraprendere. Daremo forza al nostro intento.

Ringrazieremo il nostro corpo sacro fabbricando per lui un regalo speciale.

Useremo il potere trasformativo della visualizzazione per connetterci con la nostra sacra sensualità.
Guarderemo alle tracce dell' archetipo della Dea Amante nelle nostre terre.




Serata aperta a donne e uomini.

Posti limitati, prenotazione obbligatoria entro martedì 3 maggio 2016.

Dove: Associazione Armonia c/o Opificio delle Idee, terzo piano. Località Sega di Trambileno, 800 mt circa dal municipio di Rovereto.

Contributo: da 5 a 10 euro secondo gradimento e disponibilità (+ tessera associativa di validità annuale 15 euro)

Info caparra e Prenotazioni: Laura Ghianda e-mail ghiandavalon@gmail.com

 Pagina Facebook: Dea nelle Dolomiti – I volti della Grande Madre.


lunedì 29 febbraio 2016

Orchard Days a Avalon: quando la rete si fa internazionale

Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti che arde sull'altare di Avalon, Glastonbury
Febbraio è stato un mese ricchissimo di impegni e devo ammettere di non essermi ripresa.
Porto ancora nel cuore i giorni "Orchard Days", i giorni del raduno delle sacerdotesse e dei sacerdoti che hanno studiato presso il Goddess Temple (se non c'era Anna che se la sentiva di guidare sull'altro lato, chissà se sarei riuscita ad andare... grazie!).
E' straordinario vedere confluire persone da tutto il mondo, finanche da oltre oceano. 
Ho incontrato persone che non vedevo da anni, ma con le quali ho condiviso momenti davvero speciali: impossibile non commuoversi. 
Ho anche incontrato persone che non avevo ancora avuto il piacere di conoscere di persona, oltre alla sfera di internet e facebook.

Sono stati giorni di workshops, presentazioni (anche io ne ho donato una! una sfida davvero), cerimonie, storytelling, dimostrazioni, visite, convivialità, amicizia ma soprattutto di tessitura di rete.
La forza del Goddess Temple di Glastonbury e del suo approccio, è insistere sulla relazione: non i trainings (nemmeno quelli cosiddetti "per corrispondenza") non la comunità sono solamente virtuali.

Anche i training per "corrispondenza" prevedono 3 (al posto di 8) viaggi annui per i primi due anni. 

E una volta che i trainings sono terminati, ci sono gli orchard days, la conferenza e altre proposte per continuare a restare connessi. Non è quel genere di training che "ti molla il diplomino e chi si è visto si è visto".

Quest'anno festeggio il decimo anno dall'inizio del mio training con il tempio. E' stato un importante punto di approdo che però è stato in grado di aprirmi altre vie. 
Ho trovato tanto per la mia crescita. Ma ho anche davvero trovato una famiglia.
E non esagero.
Vale tutto quello che vale in ogni gruppo, ci sono persone con cui si è in naturale maggior sintonia, persone con cui si mantengono i contatti e persone che si "sentono" meno.
Ma trovo tutto quello che vivo in questo contesto, straordinario.

E ciò che ho condiviso tramite post su facebook in quei giorni è quanto di più è importante per me: accade che quando la relazione viene al primo posto, non hai più voglia di attaccarti alle piccole divergenze di pensiero. Che possono esserci. Ma vedi anche altro, non ti fermi lì.
Succede che quando condividi fisicamente esperienze tanto forti con delle persone, nel tuo cuore queste lasciano un solco indelebile di amore. 
Tutte cose che non accadono facilmente nell'era del digitale e dei social ad ogni costo.
Quella dove tutti hanno migliaia di contatti ma dove la relazione viso a viso scompare dietro uno schermo. Quella dove tutti hanno opinioni ma dimenticano di avere umanità.
Quando conosci le persone, i loro sogni  e le loro paure, le loro gioie e i loro dolori, beh non sei più disposta a "disumanizzarli". Ti avvicini. Certo, spetta a te, non è automatico. Se sei disposta ad aprirti, ti porti a casa tesori inestimabili.

Questi sono stati per me gli Orchard Days. Il senso di comunità è molto forte, per me vitale, dal momento che vivo e lavoro in uno dei paesi più difficili per quanto riguarda l'accettazione della diversità, nelle scelte personali e in quelle spirituali. 
I contatti li manteniamo anche quando non ci vediamo fisicamente. Capita di chattare di cose serie e di cazzate, di piangere e ridere, di scambiarsi idee e materiali. 
Capita anche di litigare ma sempre abbiamo trovato sostegno, facilitazione, mediazione.

Il senso di comunità significa che capita ti arrivino inviti a matrimoni, "baby naming", ahimè anche funerali. Anche se vivi altrove. Ma ci sei. Nei cuori, nelle menti. Senso di comunità vuol dire che non sei un numero, ma una persona.
Significa che è inutile un titolo "sacerdotessa di Avalon" se non partecipi alla vita di Avalon. E per partecipare non serve "apparire". Devi essere. E devi esserci. Con il tuo cuore, il tuo pensiero, il tuo corpo e la tua anima. 

L'approccio del Goddess Temple è per cacciare fuori i tuoi talenti, non per farteli nascondere per paura della competizione. Ti restituisce potere anzichè togliertelo.
Ti supporta piuttosto che sabotarti. Entra nella tua vita e te la cambia. Se tu glielo permetti.

La rete è ormai internazionale e scalda il cuore poter dialogare con sorelle e fratelli da ogni angolo del mondo. Questa circolarità credo sia la forza e che possa essere anche di portata rivoluzionaria.
Finalmente. Le cose che si cambiano dal basso. Non da un leader. Non da un guru. Ma dal basso. 
Da una rete, da un cerchio, da tanti piccoli pezzettini che lavorano ciascuno alla sua parte, con passione, amore e impegno.


Il momento in cui la Fiamma delle Dolomiti è stata aggiunta alla Fiamma di Avalon

Uno dei momenti più emozionanti, è stata l'unione della Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti alla Fiamma di Avalon. 
La Fiamma di Avalon è nata composta da varie Fiamme, la cui lista è consultabile presso il tempio.
Significa che dal 19 febbraio compare anche la nostra Fiamma tra le Fiamme che ne fanno parte.
Un pezzo delle Dolomiti sacre arderà pian piano in tutto il mondo.

Non può che esserci gratitudine. 
E gioia di vivere nel riempire la propria vita di esperienze come queste.
Non credetemi sulla parola.
Provatelo. Verificatelo.
Di persona.
Nei fatti...



giovedì 11 febbraio 2016

"Ci si abitua a tutto" L'importante è non sentir rimorso.


Oggi il mio lato Kali è molto sentito. 

La scorsa settimana, dopo una faticosa mattina passata a spiegare devianza e senso del vivere sociale a un gruppo di studenti in visita al mio posto di lavoro, ho deciso che mi meritavo una pausa pranzo speciale. 
La mia pausa pranzo è molto corta, di solito devo finire in mezz'ora, ma quel giorno mi sarei presa un'ora per staccare e riprendere un pomeriggio altrettanto impegnativo. Ho camminato un poco di più per mangiare nell'ormai storico ristorante indiano della mia città. 
Mi scelgo un tavolino che consideravo appartato: quanto mi sbagliavo ancora non sapevo.

Compaiono sul tavolo di fianco al mio tre eleganti donne, dai 40 ai 50 o poco più, in altrettanta pausa pranzo.
La vicinanza era tale che mi era impossibile distrarmi dal loro discorso. Non avevo nemmeno con me il cellulare e quella volta ho rimpianto questa dimenticanza. Perchè ciò che è uscito da quel tavolo di allegre signore ha avuto il potere di toccarmi profondamente. 

Signora 1 "la mia amica X è andata in viaggio di nozze in Africa, ho visto le foto: fuori dal resort 5 stelle c'era una calca di bambini che pregava per avere qualsiasi piccola cosa, dal cibo alla penna".
La signora 2 e la signora 3 la guardano per vedere dove vuole arrivare... 
Infatti la signora 1 prosegue "devono essere posti bellissimi ma non ci andrei, non mi sentirei a mio agio... cioè, io sono lì nel lusso e questi muoiono di fame fuori?"
La signora 3 non prende mai posizione e si limita a rispondere ai dialoghi a monosillabi masticando l'insalata, per cui il resto dell'argomentazione si sposta da S1 a S2.
"Beh", fa S2 "è molto ingiusto sentirsi in colpa per queste cose. Infondo, noi non possiamo mica fare niente. Non è colpa nostra se la gente muore di fame, se ci sono le guerre. Non è colpa nostra se siamo ricchi e loro no".

NON ABBIAMO COLPE, no. NON POSSIAMO FARE NIENTE. Sicura sicura?

S1 non è convinta. Il suo carisma non è pari a quello di S2, che ha la parte del leone... ma ci prova comunque. "Ma sai, magari altre forme di turismo esistono..." 
e parte a parlare dell'India, di un'altra amica che è andata a fare la volontaria, dei suoi racconti della gente che moriva di fame per strada... "eppure devono essere posti bellissimi..."

S2 "ah beh ma se uno va a fare il volontario quello che trova se lo deve aspettare"
S1 "a me però piacerebbe visitare quei paesi ma ho paura che ci resterei troppo male".

Taglio la conversazione che tanto è su questi temi. Sarebbe ripetitiva. E arrivo alla perla.
La soluzione la propone S2:

"Beh, in questi casi uno potrebbe iniziare a viaggiare in paesi un pò più tranquilli tipo chessò, il Nepal (?), l'America Latina, poi sempre più poveri gradualmente, così faresti in tempo ad abituarti, gradualmente, e tieni l'Africa e l'India per ultimi. Allora i bambini non ti fanno più effetto.
Tanto, ci si abitua a tutto".

Il mio disgusto e sgomento deve essere trapelato palesemente perchè non sono riuscita a fare a meno di fissare la signora che è stata in grado di pronunciare un consiglio di cotanta saggezza.
Ma succhiava la sua sana centrifuga distrattamente, mentre le altre si alzavano per pagare il conto.
Mentre raggiunge la cassa lo ripete: "tranquilla, ci si abitua a tutto".

Il mio pranzo è andato in malora. Ho chiesto la "doggy bag" e l'ho portato in ufficio. Lo stomaco mi si era chiuso. Veramente. 

BUONGIORNO OCCIDENTE.
Il baratro umano nel quale stiamo precipitando temo sia senza precedenti.
"Ci si abitua a tutto".

Ci si abitua all'indifferenza. Ci si abitua al cinismo.

Sapete a cosa ci abituiamo davvero? A una cosa strana e tutta "nostrana".
AL "DIRITTO" A NON AVERE RIMORSI.

Abituati all'agiatezza, al cibo quotidiano, ai beni inutili, al calduccio, al trend, al look, al nostro mondo sempre più artificiale e sempre più alienante, quel che stiamo gradualmente perdendo è il senso della nostra umanità.

Che però c'è.
E io s S2 non credo fino in fondo.
Quel che dice è una ricerca di alibi.
Una giustificazione per ricacciare indietro quella presa allo stomaco che sentiamo dinanzi a qualcosa che ci pare ingiusto.
Ce l'abbiamo potenzialmente tutti quel "segnale rileva ingiustizie". Ce l'aveva S1. E S2 ha fatto di tutto per "farlo sparire", quel segnale, così che "almeno non mi sento in obbligo anche io di doverlo provare".

Quello a cui ci si abitua, è il non dargli retta, a questo segnale.

E la violenza che ci facciamo per non guardare e non ascoltare è proporzionale alla violenza che cacciamo fuori nell'argomentare il perchè avremmo diritto a girarci dall'altra parte.

Ecco le retoriche del cinismo.
Del politicamente scorretto come scelta di vita.
Ecco le retoriche del "i giovani attivisti all'estero se la sono cercata", proprio di questi giorni data la morte di Giulio Regeni. Che così muore due volte. 


Ecco le retoriche del "noi non abbiamo colpa e responsabilità". Infondo cosa facciamo di male? Compriamo solo le nostre cosette al supermercato, facciamo la fila per la tecnologia, eddai "per una volta" che vuoi che sia.

Ecco le retoriche del "io ho diritto a non sapere". Che accade se il "nostro diritto a consumare e non sapere" si scontra con il diritto degli altri? Che forse gli altri sono meno umani di noi? Talvolta si. E la "disumanizzazione" è la prima regola di guerre, odio, indifferenza.

Ecco le retoriche da "tu lo fai solo perchè vuoi essere migliore di me". Sulla quale ora mi soffermerò. Perchè ho deciso che non celerò mai più la mia rabbia dinanzi a questa assurdità.

Essere un'attivista non è facile, ti espone. Metti la faccia pur sentendo la stessa paura che sentono tutti dinanzi all'idea di farlo. Esprimi pensieri che spesso sono scomodi, pensieri che non ti fanno certo essere "popolare". La "fama" e l'essere "migliore" ti rendi da subito conto che sono una balla infinita. 

Dunque vediamo: mi hanno detto che "io voglio sentirmi migliore di qualcuno" nei seguenti casi: perchè porto avanti con forza un sentiero che chiamo spirituale; perchè ho un cellulare "equosolidale" certificato contro ogni sfruttamento umano (fairphone, per coloro a cui interessasse. Funziona a meraviglia); perchè cerco sempre pratiche per migliorare la mia impronta ecologica; perchè non mi nutro di animali; perchè sto provando ad accettare il coraggio di invecchiare; perchè ho messo tutti i miei risparmi e mi sono fatta debiti per avere una casa piccola ma ad alta efficienza energetica; insomma, perchè "ci provo".

Sono IO, sono gli attivisti, sono le persone impegnate per una causa che "vogliono sentirsi" superiori?
Ne ho conosciute ben poche di persone davvero così.
Ancora una volta è difficilissimo prendersi la responsabilità delle proprie emozioni, per cui "è l'altro che vuol sentirsi superiore". 
Più spesso, è che suona quell'allarme dentro che chiede giustizia. 
E' la nostra voglia di non ascoltarlo, è quella, che ci fa sentire "inferiori". Un problema spesso nostro.
Perchè laddove c'è la consapevolezza di "fare del proprio meglio" (che non vuol dire nemmeno essere perfetti - non credo nemmeno alle retoriche della "coerenza 100%") difficilmente scatta il senso di colpa.
Questa è la mia stessa esperienza.

La rabbia dinanzi a queste retoriche mi acceca.
Retoriche che contribuiscono a farci scivolare nel baratro, perchè giustificano l'indifferenza. Giustificano le atrocità.

La ragione per cui porto avanti le mie cause non sono certo nella ricerca di "superiorità". Si potrebbe ottenere lo stesso effetto con molta meno fatica.
Lo si fa perchè si crede in un'umanità diversa. 
Lo si fa perchè c'è la speranza che il futuro possa essere un mondo più giusto e con meno sofferenza per tutti. 
Lo si fa perchè noi siamo gli antenati e le antenate del mondo che verrà, ed è a quelle future generazioni che io devo rendere conto del mio agire.
Lo si fa per migliorarsi. 
Un migliorarsi che non lo capisco perchè debba sempre essere visto in relazione a "qualcun altro". Troppa competizione nella nostra società, al punto che non vediamo più altri modi in cui poter "crescere" se non attraverso questa piaga. Ne ho già scritto qui.
Non c'è in gioco una gara tra me, o chi per me, e te -o chi per te. Diamine. Anche in questo caso possiamo essere meno egocentrici? 
C'è in gioco qualcosa di più grande, molto più grande.

Queste sono le retoriche che normalizzano le ingiustizie e fanno passare per idioti coloro che lavorano per appianarle. Come se difficoltà non ce ne fossero già abbastanza.

La scelta è sempre personale.
E' una scelta, difficile, l'attivismo sociale.
E' però anche una scelta mettere il nostro comodo al centro dell'universo (il viaggio che però è carino, l'oggetto che chissenefrega come viene prodotto, il "diritto a non essere turbati"). Una scelta. Non la normalità.
E di queste scelte occorre anche rispondere. Soprattutto quando ledono altri esseri, altre persone.

E invece no. Sbandieriamo il diritto a non vedere e chiediamo anche il diritto ad essere lasciati in pace quando le conseguenze ci turbano. Lo trovo inaccettabile. 

Abbiamo finito con il creare un mostruoso mondo di individualismo che taglia fuori l'empatia, che ha perduto del tutto il senso del "vivere comunitario", dove tutti sono nemici di tutti. 
Dove finchè "non mi si tocca personalmente", chissenefrega. 
Le conseguenze possono essere pericolosissime. Perchè questa è la via che porta alla crudeltà. Il secolo scorso non ha insegnato a dovere. 

Che-senso-ha?

Il mio cammino spirituale si basa su un assunto per me potentissimo: la Creazione non è finita all'"inizio dei tempi". E' ancora in corso.

Gli attuali matriarcati (ricordo, culture basate sulla partnership e non sul "dominio del femminile") hanno un concetto di "maternità" che non è strettamente legato alla biologia, ma anche al "fare cultura".
Questo è uno dei motivi perchè adotto il simbolismo di una "Grande Madre".

Il dono del "fare cultura" è un dono elargito a tutte e tutti noi.
Il dono di continuare la Creazione. A questo risponde la mia spiritualità e il mio attivismo. Non al senso di "inferiorità" di qualcuno. 

Come la vogliamo continuare questa creazione?
a ciascuno le proprie risposte.

Io la mia scelta l'ho fatta.

Ed è precisamente quella di non permettere che "tanto, ci si abitui a tutto".


sabato 6 febbraio 2016

EVENTO ROVERETO: Celebrazione dell'Equinozio di Primavera

Tempio della Grande Madre a.p.s. 
presenta

Celebrazione dell'Equinozio di Primavera


Wendy Andrew www.paintingdreams.co.uk

Rovereto, sabato 12 marzo 2016 ore 20.00

Vieni e celebra con noi la stagione dell’Equinozio di Primavera!

Seguendo i ritmi della Ruota dell’Anno, l’equinozio è tempo di equilibrio, in cui le ore di luce e quelle di buio si equivalgono. 
Creeremo uno spazio sacro e onoreremo la natura che finalmente rinasce, ritingendosi di verde.
Celebreremo la nuova vita, i semi che diventano piante, l’uovo del nuovo inizio, i fiori che tornano a fare capolino nei nostri prati, gli animali che escono dalle tane. Riconosciamo questa energia nelle nostre vite.
Onoreremo l’elemento fuoco attraverso la distribuzione della Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti, che arde perpetua nelle nostre terre. 
Riconosceremo il sacro potere dell’immaginazione, meditando per portare cambiamento, creatività ed equilibrio nella nostra vita.
Richiameremo alla memoria l’archetipo delle “Dee del Sole”, guardando ai loro volti nelle leggende delle Dolomiti.


Serata aperta a donne e uomini.

Posti limitati, prenotazione obbligatoria entro lunedì 7 marzo 2016.

Dove: Associazione Armonia c/o Opificio delle Idee, terzo piano. Località Sega di Trambileno, 800 mt circa dal municipio di Rovereto.

Costi: da 5 a 10 euro secondo disponibilità (+ tessera associativa di validità annuale 15 euro)

Info caparra e Prenotazioni: Laura Ghianda e-mail ghiandavalon@gmail.com

FB  Dea in Trentino Alto Adige – I volti della Grande Madre.