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mercoledì 28 ottobre 2015

Ma che GENDER di educazione è mai questa?

Buongiorno mondo,
oggi vi voglio narrare di una bambina come ce ne sono tante, la bambina che ero.
E lo posso fare perchè sono diventata madre a mia volta di una meravigliosa bambina: vederla crescere ha attivato in me un sacco di ricordi sopiti. Ricordi che in un periodo storico come questo dove le pratiche educative sono così fortemente in discussione forse vale la pena di condividere.
Se avete voglia di cominciare, vi prego di arrivare alla fine. Anche se il post è lungo. E' la mia storia! vuole essere ascoltata!
Ho la presunzione di aver da dire qualcosa che possa aiutare a crescere felicemente altre bambine come lo ero io. Lo dico come ex bambina, madre ed educatrice di mestiere.



Questa ero io. Non ero diversa da tante altre bambine. E come tutte le bambine ero una creatura meravigliosa, venuta al mondo piena di voglia di vivere e scoprire la vita.

Gli anni 80 erano quelli della nascita della TV commerciale, dei cartoni animati giapponesi, dell'inizio del consumismo anche tra i bambini. Eppure...
Eppure tutto era grandioso, "lì fuori".
Provavo gioia nel muovermi, nel correre e nel saltare, nell'esplorare, nell'annusare, nel catalogare piante e fiori, nell'inventare, nel sognare ad occhi aperti.

Oh, il "volo". 
Il volo era un sogno meraviglioso. Albergava i miei sogni notturni e cercavo di riprodurlo nel pattinare, nel correre, complice la mia agilità che mi faceva sentire come fossi uno scoiattolo.
Talvolta giocavo ad essere scoiattolo! Arrampicarmi dappertutto, sugli alberi, sulle staccionate, sulle griglie per bambini al parco giochi, era impagabile. Era la vita, gente! Ogni tanto ci si faceva male ma oh, c'est la vie...
Mi sentivo forte. Straordinariamente forte. A volte fin troppo, per qualche dispetto che ho ricevuto qualche bambino ha pagato a suon di botte: che davo io. Ma adoravo sapermi difendere, adoravo questa forza che combinata con la mia agilità mi faceva sentire una sorta di "super eroina". 
Gimcane, percorsi a ostacoli, che amore ancora oggi mi scatenano. 

Oh, la fantasia. 
Puffi e soldatini erano compagni di giochi: abitavano il presepe ma soprattutto le piante del giardino condominiale: foglie e steli si trasformavano in palazzi e stanze, cespugli in città, in intrecci di storie sempre differenti. 
Piante, foglie, semi, petali, frutti, bacche erano ingredienti delle mie pozioni, un pò fata e un pò streghina ero.
E quando ogni anno passavo parte dell'estate sui monti, ecco recarmi nel mondo delle fiabe, popolato da esseri magici tutto intorno. Mi dicono che anche se molto piccola potevo camminare anche per otto ore: mai un ricordo di stanchezza sui monti, ove tutto era gioia, scoperta, gioco. Qui vivevano i draghi. I draghi erano amici miei, parlavo con loro, li vedevo nelle nuvole o nei boschi, a volte potevo cavalcarli. Ora vivo sui monti, anche per questo. 
Anche qualche Barbie sbucava. Amiche dei puffi, si prestavano per ricreare ogni sorta di ambientazione e realtà. Adoravo i vestiti e gliene facevo anche. Anche se ogni tanto...giocavo alla "tortura"! Sadismo infantile, si dice...
Da mia madre ereditai un sacco enorme di lego. Non c'era limite a ciò che costruivo. Case e stabili di ogni sorta, soprattutto, ma anche creature strane, astronavi, macchine, ambientazioni per i miei adorati puffi. 
E i trenini! Avevo uno straordinario trenino elettrico che a-do-ra-vo! Con questo, viaggiavo ovunque! E conoscevo l'elettricità. 

Oh, la curiosità.
Un giorno trovai rovistando in ripostiglio da mia nonna il meccano del mio papà quando era piccolo. Innamoramento folle. Quel svita-avvita che ti permette di creare qualsiasi cosa ti passi per la testa, ben si conciliava con la mia attrazione per Mc Gyver, l'inventa tutto della serie TV, il mago del problem solving.
Ricordo che cercavo ogni sorta di materiale e oggetto per casa con i quali creavo congegni più incredibili: da un improbabile allarme per la casa, a un trabicolo anti uccellini per l'orto sul balcone, a un "antifurto" per i contenuti del mio diario segreto, ottenuto smontando un biglietto di auguri sonoro appropriatamente rimontato nel diario. Giusto in caso di sbirciatine sgradite... 
Arrivai a smontare il mio walkman per vedere come è fatto dentro, e qualche anno più tardi ogni pezzo del motore del mio motorino: quanto è bello sapere come le cose sono fatte! Ancor più bello -e mi piace ancora- è ripararle! Risolvere i problemi fa sentire intelligenti ed efficaci!
E poi la scienza! I pianeti, che meraviglia: un tangibile mistero, che danza sopra la mia testa: chiedevo a scuola se non ci fossero libri di scienza "che nessuno voleva più". I libri, ahhhh imparare imparare imparare!
Tutto questo prima che alle medie una delle mie professoresse mi facesse credere che le bambine non sono adatte a scienze e matematica, bocciando il mio desiderio di iscrivermi al liceo scientifico. Eppur lei era una prof. di scienze e matematica! Boh... 

Oh, l'avventura
Ero Laura l'esploratrice. Chissà quali segreti si nascondono in antiche tombe, palazzi perduti, grotte riscoperte ricreate rubando uno stendibiancheria a mamma, coperto da tovaglie e coperte. Il giardino poteva essere una giungla, ma la montagna... di nuovo la montagna: questo è il paradiso dell'avventura! 
Un giorno trovai una roccia che mi pareva a forma di drago (vedi sopra per i draghi), in uno spazio comune di un villaggio in provincia di Belluno. Era piena di rovi e armata di poco altro che forbici e mani nude mi misi ad aprire un varco. Mi ci arrampicai e diventò il mio campo base. Da allora ancora vedo generazioni di nuovi bambini che ci si arrampicano e ci giocano! Se solo sapessero.... se solo sapessero... 
C'è che la sfida a scoprire e a riuscire fa sentire dannatamente libere! Sentirsi capaci è impagabile! 
Ancora: era la vita, gente!
Vogliamo mettere il costruire piste? Quelle biglie di plastica con le facce dei ciclisti vanno benissimo sulla sabbia e il garage per le macchinine, con quelle rampe e quei collegamenti interni: che sogno! 

Potrei parlare ore dell'amore per la vita nei miei giochi.
E poi...

E poi c'è che vivi con persone, frequenti la scuola, guardi la TV, leggi le fiabe.
E non lo sai perchè. Ma la sensazione che ti arriva è che "è sbagliato".
Che sei tu ad essere "sbagliata". 
"Non va bene così, non funziona così".

Ricordo un momento preciso nella mia infanzia. Uno in cui qualcosa nelle mie fantasie è cambiato.
I miei salti e la capacità di sentirmi "libera e forte" si sono scontrati con un pensiero: "forse non sono io a dover essere forte. Forse io devo sognare di essere salvata?". Le immagini mentali di me che mi ribellavo a soprusi dei compagnetti "mettendoli al loro posto" si affiancavano piano piano a quelle in cui io "gridavo aiuto e il compagnetto forte veniva a cacciare i cattivi", salvandomi. 
Fu uno scontro tra titani.
Da una parte ciò che sentivo di essere. Tutto quello che è scritto qua sopra e anche di più.
Dall'altra c'era la bella addormentata.
Dall'altra le bambine non cavalcavano i draghi: semmai erano incatenate dietro un drago, cattivo, ad aspettare un principe valoroso a salvarle. C'era Cenerentola, che era brava perchè obbediente, lei si che aiutava in casa. C'era Biancaneve, la più bella del reame, così bella da attirare il principe anche da morta.
C'erano i giochi che ti regalano: trucchi e spazzoline per farti bella, niente di male, anche la mamma si trucca, ma prima era solo uno dei tanti giochi. Ora diventava l'obbligo imperante per frequentare le altre bambine. Ci sono principesse ovunque. E rigorosamente rosa. Un mondo di bambine-marshmallow.
Ci sono le mini scopine, i mini ferri da stiro, tutti giochi da fare in casa, per la casa. 
"Ma io voglio cavalcare i draghi!" "Ma daaaaiiiiii, le principesse non cavalcano i draghi!"
Ci sono i vestitini. Meravigliosi si come sono belli! Un'oretta indossarli è il massimo. Poi basta però, "posso tornare con la tuta?"
Perchè coi vestitini devi stare immobile. Non ti puoi lanciare sugli alberi, non puoi sederti per terra, sporcarti? sia mai! "son piccina, son carina sono la coccola di papà, se mi sporco la vestina il papà me le darà", si cantava. Sei "una bambolina". Peccato però che non sei un soprammobile. Sei VERA. VIVA.

Sei insomma una principessa, non un'esploratrice, non una cavalcadraghi, eddai co'sti draghi... tantomeno sei MC Gyver. 
Quei calzini merlettosi di cotone che cadono ad ogni movimento dentro quelle scarpine strette e scomode...
E le principesse DEVONO essere belle. Altrimenti il principe non ti vede e se non ti vede, non ti salva.
"Ma io non mi difendevo da sola?". "Solo i maschiacci lo fanno". 
Lego "per femmine". Dove le protagoniste si fanno belle da mattina e sera in un mondo rosa e lilla.

Ai miei tempi, per grazia divina o meglio per un briciolo di buon senso, la Lego non faceva ancora i mattoncini rosa e viola per le bambine. C'erano quelli, multicolor per tutti, ma soprattutto rossi e bianchi li avevo: rosso e bianco, i due antichi colori per femminile e maschile. Come a dire, la fantasia non ha genere. E' potente diritto di ogni essere umano al mondo.Uno/a deve scegliere da sè cosa avere nella fantasia! 
Io volevo il garage. Ma non sta bene, chissà cosa sarei potuta diventare (a 19 anni lavorai nel secondo garage più grande d'Europa, sarà anche perchè i bisogni repressi prima o poi ritornano?).
Il regalo preferito dai parenti sono le bambole. Certo, una o due mi piacevano, dopodichè... un poco limitante. E dove è l'ingegnera che costruisce case? Dove l'astronoma o la scienziata? 
Qualche anno fa sentii al "Toys center" di Trento una commessa scoraggiare una nonna che voleva regalare un planetario alla sua nipotina: "non era un gioco per femmine". "Signora, le regali una scatola di trucchi". Scatola rigorosamente rosa. Scrissi allora una lettera che "Repubblica" mi pubblicò: mi riconobbi in pieno, io volevo il telescopio! Volevo guardare e scoprire stelle e pianeti!
Avevo avuto un microscopio in regalo, che meraviglia! Guardavo i peli delle zampe dei ragni (già morti). Pelose come le gambe del mio papà, incredibile.
Ma alla TV non c'erano molte scienziate e dottoresse. E se c'erano, erano "brutte occhialute e gobbe". O al contrario super sexy e inarrivabili. 
Dove erano le bambine esteticamente normodotate, che amavano la fantasia e l'avventura? Dove erano e dove sono, le bambine forti, che corrono velocissime, saltano come canguri e si arrampicano dappertutto?

Nessuno dei modelli che mi proponeva la mia cultura, NES-SU-NO, rifletteva l'immagine che io avevo di me stessa. Fu terribile. Ma lo comprendo solo ora.
Mi feci violenza. 
Sul serio. 
Le aspettative erano altre e si sa che siamo esseri sociali: nessun bambino sopravviverebbe, se non piacesse agli adulti che lo circondano. Ergo, se non ti adegui scompari.
Credo che diventai quasi squilibrata, per dimenticare ciò che ero. La spinta a diventare bella e rosa doveva essere abbastanza violenta da coprire la mia voglia di cavalcare i draghi e inventare cose. Beh, ogni tanto era impossibile. Troppa l'attrazione per camminare su steccati e fare acrobazie sul prato. Grazie al cielo si era bambine... 
Ma ricordo che nella mia testa molte frasi iniziavano per "forse dovrei invece......". Ricordo che esasperavo la parte della principessa rosa scimmiottandone le "caratteristiche" di vittimismo, poca resistenza al dolore, debolezza insomma. Per essere accettata. Per essere "come tutte le altre". "Come mi volevano".

Era relativamente facile. Bastava chiedere cose rosa, imitare quello che facevano le bambine più grandi di me, guardare i loro giochi, sognare quello che accadeva nelle fiabe che vedevo/sentivo.
La mia mente così si popolò di principi azzurri da sognare, mondi perfetti (perfetti per chi?), modelli di perfezione da emulare, ovvero bambine obbedienti e taciturne, naturalmente bellissime, che stavano dove le si metteva.Ovvio non ci riuscivo sempre. E via allora, a sentirmi ancora sbagliata.
Iniziai allora a sentire anche invidia e gelosia. Le bambine bionde come la Barbie e le principesse dovevano essere più belle, logico che un principe avrebbe preferito loro a me, moretta con gli occhi scuri! Nessuna principessa e nessuna bambola era moretta con gli occhi scuri! Forse Biancaneve ma lei era la più bella del reame.
Solo per il nonno io ero la più bella del reame. Adorato nonno Ruggero."Belle" di "la Bella e la Bestia" mi sa non esisteva ancora.
Iniziai a credere che non fossi bella. Ero forse una bambina brutta? Ma i trucchi servono a quello! A essere bella per attirare il principe. Di che altro dovrei preoccuparmi? Si scateno' un disperato bisogno di approvazione ad ogni costo. Bastava farsi belle e tutti i miei problemi sarebbero stati risolti. Bisogna vedere però cosa accade a questo modo di pensare, quando diventi adolescente.... 
La mia crisi adolescenziale si ribellò violentemente contro quello che non ero, ma portandomi all'opposto: state attenti. Se non ero quella femmina, l'unica altra via possibile era essere maschio. Perchè altra scelta non c'è.  Pur essendo attratta dai ragazzi iniziai a vestirmi da maschio e avere nick name maschili. Infondo, c'era più libertà, era più divertente, a loro "è concesso di più". Poco da fare, è così. (Consiglio di lettura: "Dalla parte delle bambine", Elena Gianini Belotti).

Ma torniamo all'infanzia.
Iniziai a usare su di me quella orribile parola "maschiaccio" che sentivo in giro. "Quando è che diventerai una signorina?" mi si ripeteva.
Una signorina non li cavalca, questi benedetti draghi. 

Ci misi esattamente una trentina d'anni per comprendere cosa ero prima.
Con la nascita di mia figlia ho iniziato a sognare cose dimenticate: ho ricominciato a sognare di volare, di essere agile e forte come realmente ero... svegliandomi con malinconia, perchè il mio fisico ora non è davvero più così agile e forte e nemmeno sono più magra e leggera come un uccellino! 
Ho ricordato però. E non per caso.

E allora vedete, c'è un gran casino dietro a tutto questo.
La paura del gender, è la paura di chi crede che educare alla differenza significhi "omosessualizzare e annullare le naturali differenze maschio e femmina", riassunto in una frase.

Ma non si considera una cosa fondamentale.
Io non sono omosessuale, non lo ero e non lo sono ma non è questo il punto. Non si diventa omosessuali "così". Lo si è o non lo si è. 
Il mio essere "maschiaccio" non preannunciava il lesbismo (anche fosse, vorrei capire perchè ci fanno così paura persone adulte consenzienti che si amano. Temiamo piuttosto chi odia e uccide la gente). Il mio essere "maschiaccio" era piuttosto amore per la vita. Amore castrato.
Io per anni mi sono sentita sbagliata. E adesso, piango. Piango lacrime disperate, per le volte che non ho pianto prima. Per le volte che ho represso. In nome di chi ho rinunciato a cotanta bellezza e gioia?

Perchè educare alla differenza (ciò che oggi qualcuno chiama "teoria del gender") non avrebbe significato negare che fossi nata femmina.
Sarebbe stato restituirmi il diritto di essere un tipo di femmina diversa dalla principessa rosa.

Perchè le femmine possono amare le principesse o amare McGyver. Possono sognare il principe o sognare un altro tipo di compagno. Possono amare giochi tranquilli oppure amare giocare a fare lo scoiattolo.
Possono sognare di essere salvate o sognare di cavalcare i draghi. Possono essere curiose e inventive come ogni altro essere umano o decidere di fare le casalinghe. 

MA NON PER QUESTO SONO MENO FEMMINE.

Questo significa educare alla differenza.
E la Huggies con quell'orribile pubblicità per fortuna ora censurata si metta l'anima in pace. 
Non nasciamo rosa o azzurri. L'avventura non è solo per maschi, come la dolcezza non è solo per femmine. 


Vedete? Sono Gesù e la Madonna. E' il primo ad essere rosa, la seconda ad essere azzurra.
Perchè è solo dagli anni 50 in poi che questi colori si sono affiancati ai generi così come lo conosciamo ora. Prima funzionava persino l'opposto: il rosa era la versione "da piccoli" del virile rosso, considerato colore maschile per eccellenza. L'azzurro il dolce colore della carta da zucchero per le femmine. Altri stereotipi.
Il rovesciamento avvenne con la Mattel. Quella della Barbie, per capirci. Per business. Per interessi commerciali e un fiorente mercato di rigida separazione di generi che gioca sugli stereotipi. E in nome di una presunta "natura" noi ci caschiamo.

Ma non c'è un unico modo di essere maschi come non c'è un unico modo di essere femmine.
E' la cultura ad aspettarsi da te cosa significa "femmina perfetta" o "maschio perfetto".
E tutti questi si chiamano stereotipi.
Gli stereotipi non coincidono con la "natura". Cambiano a seconda della cultura di riferimento. E delle epoche storiche.

Ditemi, voi che temete il gender ma non avete magari nemmeno letto questi programmi educativi, che pensate di sapere il loro contenuto perchè qualcuno ve lo dice, qualcuno a cui credete ciecamente senza verificare da voi di cosa veramente si tratta...
Ditemi, voi che credete che il "gender" sia una "colonizzazione ideologica dell'immaginario" ora ditemi:

CHI ME LA RESTITUISCE LA MIA INFANZIA CASTRATA?
Cosa era quello che mi è successo, se non ideologica colonizzazione del mio immaginario di bambina, che ha realmente scacciato ciò che per natura ero, gioiosa e piena di vita, curiosità e avventura? 
Cosa era quello, se non un'imposizione di una morale che ancora si vuol difendere, e a difenderla sono associazioni di stampo cattolico, conservatrici, che non vogliono lasciare ai vostri figli libertà di scegliere? 
NON LIBERTA' DI SCEGLIERE "A CHE SESSO APPARTENERE", MA SI CHIAMA BENSì "LIBERTA' DI SCEGLIERE QUALE TIPO DI ESSERE UMANO ESSERE". Questo è l'equivoco dietro la "teoria gender".

Cosa sarei potuta diventare? Forse un'astronauta come Samantha Cristoforetti. Forse un'astrofisica come Margherita Hack. O forse avrei comunque fatto l'educatrice. Ma sarei stata felice. Serena con il mio corpo. Serena con la mia gioia. Con me stessa. Senza bisogno magari dei 10 anni di psicoterapia che ho utilizzato per imparare ad accettarmi e non dipendere troppo dall'approvazione altrui. 
Io non castrerò mia figlia.

E sapete, anche i vostri figli prima o poi potrebbero fare simili ragionamenti, da adulti. E non vi ringrazieranno per averli rinchiusi in stereotipi.
Vi ringrazieranno se saprete si insegnare cosa è cultura, ma anche sapendo restituire loro uno sguardo genuino su ciò che sono: attenti ai loro interessi, alle loro caratteristiche, al di là di ciò che gli stereotipi dicono. Questo è proteggere la loro identità. 
Vi ringrazieranno se potranno essere gioiosi per quello che sono. Vi ringrazieranno, se voi non li forzerete in un unico modo di essere maschi o femmine.

Ditemi, voi che temete questi programmi.
Quanti ragazzini e ragazzine devono ancora suicidarsi, perchè si capisca che non può funzionare così? Quanti devono ammalarsi, arrabbiarsi, disperarsi, soffrire in nome di questa ottusità?
Quante cavalcadraghi devono piangere per non poter essere ciò che sono?
Quante infanzie felici devono essere castrate, per la vostra paura di vedere vacillare un mondo di valori  che è già debole, perchè è solo una questione di tempo: gli stereotipi non possono vivere a lungo, creano solo infelicità. E altrove nel mondo molti genitori hanno già capito. 

Una cavalcadraghi non è meno femmina, un bambino che sogna di essere un buon padre non è meno maschio.
Prima lo capiremo, più felice sarà la nostra società.

Basta muri.
Questi signori fanno leva sulle vostre paure, perchè le paure impediscono qualsiasi altro ragionamento. Scatta l'emozione primordiale e blocca tutto il resto. 
Ma se amate i vostri figli, considerate almeno per un attimo quello che oggi vi ho appassionatamente raccontato di me. Di quella che è stata la mia sofferenza e ancora lo è, perchè quel tempo non tornerà mai più. Mai più. La possibilità di scelta è il regalo più grande che potete fare ai vostri bambini. Non c'è possibilità di scelta, se il modello è unico. E il pensiero unico non è quello che i conservatori chiamano "teoria del gender". Il pensiero unico è bensì quello che vuole un UNICO modo di essere per i vostri figli. Solo una femmina possibile, solo un maschio possibile.
Loro, i vostri figli, non-sono-in-pericolo per questi programmi educativi.
A essere in pericolo, è solo un mondo conservatore che non ha più senso di esistere. E che di sofferenza ne ha generata anche troppa.

Condividete, stampate, diffondete se lo credete.
Per mia figlia voglio un mondo più aperto e sereno, dove ogni sorta di diversità possa essere rispettata. La mia più grande paura è che questo non avvenga proprio "grazie" alla fobia del "gender". In lei vedo la mia stessa gioia di vivere, quella da "cavalcadraghi". Ecco perchè mi svelo così tanto. Che questa mia sofferenza possa servire a qualcosa di buono.

In nome della dignità umana. Dei maschi e delle femmine. Per rispetto di ciò che ero. Per rispetto di ciò che i nostri figli saranno.

giovedì 1 ottobre 2015

Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti - la cerimonia

"Te mez la kort de kist častél se mantegnia di e not n gran fek ke no fidaa mai  źir fòra..." (De Rossi)

Il momento di accensione della Fiamma
Il 20 settembre 2015 presso la meravigliosa Malga Monte San Pietro di Pietralba, con una cerimonia pubblica, è stata co-creata e (ri)accesa una Fiamma Sacra tra le terre montane che comprendono l'area delle Dolomiti.
L'ispirazione per questo progetto mi è arrivata dall'esistenza nella mia vita di altre due Fiamme sacre: la Fiamma perpetua di Santa Brigida, riaccesa dalle monache brigidine negli anni 90 a Kildare, Irlanda, dopo secoli di "spegnimento forzato" per iniziativa di Enrico VIII e la Fiamma di Avalon, co-creata e accesa nel 2003 e custodita presso il Glastonbury Goddess Temple (UK).
Fu come un sogno: una visione di pochi attimi in cui ero in un contesto buio, e in questa oscurità si accesero tante piccole fiammelle, disposte in cerchio, che confluivano poi verso il centro accendendosi in un'unica grande Fiamma.

Potevo allora fare due cose almeno: farmi prendere dalla mia paura, da quella voce che ho imparato a riconoscere nel mio percorso a Glastonbury e che mi dice sovente "perchè dovresti farlo tu, chi cavolo sei per.......". Magari qualcuno "migliore di me" avrebbe canalizzato la medesima idea, prima o poi. Oppure potevo tentare di prendere coraggio e di rendere questa visione realtà. Oggi. Ora.

La voce "chi ti credi di essere per" ha insidiato gran parte della mia vita. E non solo la mia; come me, anche quella di altre donne (ma anche gli uomini, in misura diversa). E' la voce del patriarcato, di un sistema controllo che tutte noi tendiamo a interiorizzare e che mina a levare alle donne il potere di agire per co-creare il mondo e la realtà che ci circonda. Mira a levarci quel potere di cui ho scritto qui, un "potere con" e non "potere su". Ovvero dove l'intento non è "imporsi, soffocare, dominare, controllare, cercare gloria e adulazione" bensì "amare, creare, gioire, vivere, realizzare, manifestare". 
Un diritto, dovere e responsabilità di ogni essere umano. Il dono della Grande Madre per noi, anzi, il modo in cui la Grande Madre si manifesta nel mondo attraverso il nostro Sacro Agire.
Questa è la voce che tiene le donne -e coloro (donne e uomini) che vogliono creare un mondo differente- lontano dall'agire, attraverso la disistima di sé, attraverso la "paura dell'ego", attraverso l'interiorizzazione della gerarchia, di qualsiasi tipo essa sia. Una censura attraverso la paura, impersonificata da chi, vittima dello stesso gioco, incarna quella voce e la ripete a chi "osa" levare la testa da quell'ordine stabilito dicendo "io agisco": "ma tu, chi credi di essere per...., chi ti da il diritto di.....".
Quante donne preziose e valorose hanno rinunciato e ancora rinunciano ad agire e a manifestarsi nel mondo, a causa di questa voce, sia che provenga dal mondo di fuori, sia da quello di dentro.

Bene. Non più. Io che parlo tanto di "moderne sacerdotesse" dovrei saperlo bene: la sacerdotessa agisce. Questa è la sua essenza. E il mondo cambierà quando ogni essere umano comprenderà la sua responsabilità di agire questo suo potere. Una sorta di "sacerdozio universale", ne scrivevo già qui. Dove il "come" e "cosa" agire fa la differenza. Soprattutto, lo fa l'Intento. 
Ma se il potere è quindi "potere con", questo progetto non doveva essere "mio". Andava condiviso. Ecco che anche tramite questo blog e facebook, ne ho fatto un evento, pubblico, aperto. Un appello a partecipare diretto a chiunque ma proprio chiunque volesse portare il proprio lavoro e il proprio creare alla Fiamma. 
Da sognatrice mi sono fatta organizzatrice. Un ruolo che ho assunto e non un'identità immutabile. 
E nulla sarebbe stato possibile senza il supporto del gruppo di volontarie e volontari che mi ha affiancato, sostenuto, consigliato e ha co-creato, co-retto, co-celebrato, co-disegnato, co-gestito questo stupendo evento.

Respirare con il fuoco
Perchè, e lo dirò ancora e ancora e ancora, non è più il tempo dei "supereroi". O "Supereroine". Non è più il tempo dell'uomo o donna che sia "forte", carismatico, che assume e cristallizza l'identità del "leader". Per qualcuno sarà ancora così. Ma questo modello non fa che ricreare il solito, vecchio, gerarchico e prepotente mondo. "Nuovi contenuti in nuovi contenitori", mi diceva la mia amica e sorella Isabella.
Per cambiare le cose, occorre cambiare ingredienti. Rimescolando gli stessi di sempre, la ricetta sarà più o meno la stessa.Stessi sapori. Bene, sperimentiamo allora. Cambiamole, queste cose. 
Senza le persone che mi hanno affiancato, non sarebbe stato possibile nulla di ciò che è accaduto quella bellissima giornata di sole che era domenica 20 settembre 2015. Da sola, non avrei mai potuto sostenerne la fatica, che comunque è stata tanta dal prima, al durante, al dopo evento. Ma che frutti ghiotti ha portato!!!

Lo staff e le guardiane/i al termine della cerimonia

E voglio ora raccontare un po' di quel che è accaduto, per chi non era presente o per chi ha voglia di rivivere quei momenti.
Briga e Patty hanno prestato il loro braciere e le loro competenze per una prima accensione di quello che è diventato "il fuoco di base", quello al quale si sarebbero aggiunte le fiamme degli "accenditori/trici".
Un fuoco incredibile, acceso con le selci secondo un metodo antico, in rappresentanza di un antico fuoco che si narra ardesse perpetuo in queste terre, sul Colle del Cjaslir presso Vigo di Fassa e in rappresentanza di "ciò che è stato". 


Il suono di un corno ha dato inizio alla cerimonia. Seguito dall'ingresso del gruppo cerimoniale che coincide con il gruppo dei "guardiani della Fiamma", i volontari che si occupano di custodire la Fiamma.





Dapprima si sono disposti i quattro elementi, secondo le direzioni della Ruota della Grande Madre delle Dolomiti, ispirata alla Ruota di Avalon, frutto del lavoro lungo molti mesi e culminato nel percorso "conoscere e vivere la Ruota dell'Anno" in cui ogni stagione corrisponde a un archetipo che ha un volto anche nelle numerose dee dei miti delle nostre terre. La Ruota della Grande Madre delle Dolomiti e' stata radicata cerimonialmente nello stesso weekend  e invocata per la Cerimonia (leggermente diversa dalla Ruota convenzionale, aria a nord, fuoco a est, acqua a sud e terra a ovest). Poi i guardiani e le guardiane hanno disposto la loro candela attorno al cero centrale, che si vede in foto. 

Invocazione della Madre dell'acqua
Preparazione all'invocazione della Madre Terra
 Le accenditrici e gli accenditori sono coloro che hanno risposto all'appello e hanno portato una loro candela, caricata del loro lavoro e le loro parole. Ciascuna/o di loro ha contribuito a co-creare la Fiamma. 
Nicoletta ha assunto il ruolo di facilitatrice di questo momento. Con la sua cesta di piccole fiaccole ha chiesto a ciascuna/o chi fosse e cosa portasse alla Fiamma, aiutando ad accendere le piccole fiaccole con la "fiamma personale" portata da ciascuna realtà.
La piccola fiaccola così accesa veniva portata direttamente da ciascuna accenditrice/tore al braciere con il fuoco sacro "base", contribuendo ad alimentarne le fiamme.
Questo rito è stato ripetuto da ciascuna delle realtà accenditrici presenti, realtà che saranno rese note tramite apposito sito internet (in costruzione!) e che in futuro potranno anche aumentare. Per cui, qualora siate interessate/i, teniamoci in contatto!
Accensione di una fiaccola dalla fiamma personale
Il braciere arde con le fiaccole aggiunte dalle varie realtà

La brava Anna Bordin, in rappresentanza dell'elemento fuoco, accoglieva ogni fiaccola giungesse al braciere.
E con il permesso del fuoco stesso, ora era il momento di prelevare queste fiamme che ardevano di antico e di attuale, assieme ai sogni per il nostro futuro, e accendere così ritualmente la nostra Fiamma.
Una piccola fiaccola è stata costruita ad hoc, più lunga delle altre.
Viene adesso il mio turno di partecipare alla cerimonia, un turno da sogno che ancora mi scatena le lacrime agli occhi a ripensarci.
Il cuore mi batteva all'impazzata.
La fiaccola accesa dal braciere ha fatto un giro per omaggiare tutti gli elementi e le direzioni presenti, prima di giungere al centro ove sostava in attesa il grande cero.

Quel che ho provato è stato indescrivibile. Non ho percezione esatta del tempo trascorso mentre camminavo in circolo, ricordo solo un eterno momento in cui mi sono sentita investire da un'onda potentissima, di fuoco, proveniente però dalla terra, dalle profondità della terra montana sopra la quale mi stavo muovendo. Un fuoco che mi ha investito, attraversato e ha preso possesso di me, guidando ogni mio movimento e ogni mia parola.
L'energia saliva nei presenti, che incitavano con mani voci e tamburi il momento culmine. Ma io non udivo chiaramente, i ricordi sono nebbiosi.
Uno dei momenti più intensi della mia intera esistenza. Mi sono sentita fuoco io stessa. E forse fuoco è proprio ciò che sono.

Così, in questo stato di coscienza, è avvenuta l'Accensione. Così, sono uscite dalla mia bocca parole di una forza che ho avvertito uguale solo nel momento del mio parto.

"Cantare alla Fiamma"
La Fiamma, ora accesa, è stata omaggiata del canto delle guardiane/i che da lì in poi l'avrebbero custodita. E in seguito distribuita ai presenti e al pubblico.



La conclusione è stato un bellissimo cerchio, distribuzione di amore, benedizioni e una preghiera alla Grande Madre, in noi e attorno a noi.

La Fiamma è perpetua. Significa che ogni giorno a turno ogni guardiana/o, da tramonto a tramonto, la manterrà accesa dal 20 settembre 2015 a tutto il tempo a venire. 
Ogni 20 del mese sarà accesa dalla comunità intera, in ricordo di questo giorno. Potete aggiungervi a noi e accendere le vostre candele con noi! Per chi volesse ricevere a casa la Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti, a illuminare i vostri cuori e le vostre case, emailate a ghiandavalon@gmail.com !

Perchè questa Fiamma rappresenti un nuovo risveglio, di ciascuna/o di noi in primis. Perchè possa portare quei ancora oggi dimenticati, caricaturizzati, fraintesi valori della Madre che sitamo ri-scoprendo all'interno del nostro fare cultura.
Perchè sia questa la Fiamma che alimenta il nostro cuore, una profonda Fiamma d'Amore. 
Un ritorno di sacralità a un fuoco che in passato è stato usato per odiare, bruciare, eliminare, torturare. E che ora chiede di essere usato, nuovamente, per amare. 

E... la butto lì. A quando le accensioni delle vostre Fiamme locali, perchè confluiscano in un'unica Fiamma italiana? Non scordatevi di invitarci! 

Il banchetto di raccolta fondi
Dopo la poesia, la concretezza della materia. Il progetto non è stato finanziato da altri se non dalle mie tasche. Un banchetto era presente per tentare di recuperare le spese (grazie ad Antonella che ha volontariamente tenuto questo compito). Solo parte delle spese è stato recuperato, in più il progetto continuerà ad avere costi! Ecco il pulsante paypal e i dati del conto corrente dell'associazione di promozione sociale "Tempio della Grande Madre", che tra i vari compiti ha anche quello di mantenere in vita la Fiamma.

Di cuore, qualsiasi donazione, anche piccola, ci aiuterà a continuare a rendere questo sogno realtà. Grazie.

Conto: Tempio della Grande Madre, presso Banca popolare di credito cooperativo (banca Etica)
IBAN: IT72B0359901899050188533805

Grazie a tutte le donatrici/donatori delle foto! E a Denise in particolare, fotografa ufficiale dell'evento! 

giovedì 20 agosto 2015

Zeremonie für die Schaffung und Entzündung der Flamme der Großen Mutter der Dolomiten

Bild von Joanna Powell Colbert
www.gaiansoul.com


20. September 2015 - 14.30 Uhr
Petersberger Leger Alm, Deutschnofen, Weissenstein (BZ)



Die Vision 
Dank meiner Ausbildung, die die spirituelle Reise im Tempel der Göttin in Glastonbury (England)  und meine persönlichen Recherchen über bestehende indigenen Kulturen, auf Basis der Partnerschaft, umfasst, hatte ich das Bedürfnis, mit meiner Arbeit zu einer anderen Anschauung beizutragen, welche Frauen und Männern die Erinnerung an die Große Mutter zurückbringt. 
Große Mutter, die nicht ein Gegensatz zu einem "Vater" ist, sondern alle Polaritäten in sich vereint.
Große Mutter als Symbol für Empfang, Liebe, Suche nach Balance, Komplexität, ständige Veränderung, Einklang mit dem eigenen als heilig wahrgenommenen Körper (nicht mehr im Gegensatz zum Geist gesehen) und mit sich selbst, Verbindung mit der Schöpfung, Harmonie mit der Natur. Große Mutter als  Suche nach neue Beziehungen zwischen den Menschen, nicht auf der Basis der Hierarchie und des Wettbewerbs, sondern vor allem des Respekts, der Kreativität und der Zusammenarbeit. 
Große Mutter als ein lebender Planet, d.h. als Materie/Geist zusammen und nicht mehr in Opposition. Eine Erde/Erde, als Planeten und als Erdboden, von der wir Teil sind und um welcher wir uns kümmern als Hüterinnen und Hüter. 
Große Mutter, die durch die Tat ihrer Töchter und Söhne lebt, die sich bewusst werden können, dass ihre Entscheidungen und ihre Art und Weise auf dieser Welt zu gehen heilig und kreativ sind: die Schöpfung ist ständig im Gange und erneuert sich ständig. Jede Frau und jeder Mann sind mitbeteiligt.  
Große Mutter, die auch die Suche nach der heiligen Weiblichkeit symbolisiert, welche, durch einen vor etwa 5000 Jahren in Europa begonnenen Prozess, misshandelt und vergessen wurde. 
Es gibt immer mehr Wirklichkeiten (Einzelpersonen, freie Gruppen, Kreise, Verbände, Unternehmen usw.), die für eine andere, bewusstere, mehr aufmerksame und nachhaltige Kultur arbeiten. Kleine Unternehmungen, die sich in meiner Vision in viele kleine brennende Flammen verwandelt haben und sich in einer einzigen Flamme, die ich vorschlage  mit-zu-entwickeln, vereinigen.  


S. Brigida sorregge la sua Fiamma, Kildare 

Die Inspiration kam von der Flamme von Birgit, die vorchristlichen Ursprung hat, im Jahr 1993 wieder entzündet wurde und derzeit im Kloster von Kildare ununterbrochen brennt; und von der Flamme von Avalon, im Jahr 2004 wieder entzündet und im Tempel der Göttin in Glastonbury erhalten. (die Geschichte findet man unter dem link http://goddesstemple.co.uk/flame-of-avalon/ ) 





Warum eine Flamme?  
Eine Flamme zu entzünden hat immer eine starke symbolische Bedeutung. 
Diese Flamme zu entzünden bedeutet die Entdeckung der Großen Mutter in unserer heutigen Kultur und in unserem Bewusstsein, in unseren Bergen. 
Die Flamme brennt, genährt durch die Energie der Teilnehmer, und wird gleichzeitig selbst lebendig. Sie wird ein Symbol, das Inspiration und Mut, Kreativität und Motivation wiedererweckt. Sie bringt ein anderes kulturelles Handeln, von unten heran. 
Sie umfasst auch eine vergessene Heiligkeit, die man auf der heutigen Welt mit ihren Herausforderungen und Problematiken wieder bedenken sollte.                                                                      
Die Flamme wird von unterschiedlichen Realitäten mitentwickelt, um ein pluralistisches, nicht dogmatisches Modell des Wissens zu unterstützen, wo sich jede innerhalb des eigenen Verständnisses und eigenen Raums ausdrücken kann. 
Auf einer immer mehr komplexen und schwierigen Welt, müssen wir wieder lernen für gemeinsame Zwecke zusammen zu arbeiten, und Vertrauen zu den bereichernden Verschiedenheiten der "Anderen" zu haben.
Die Große Mutter zu nähren ist der gemeinsame Zweck. "Die Anderen" sind wir alle. 

Wer kann teilnehmen? 
Jeder der die Schwingung der Worte "Große Mutter" in sich fühlt und schon als Einzelperson oder in einer Gruppe daran arbeitet eine andere an ihr angelehnte Kultur zu entwickeln. Die Bereiche können verschiedene sein:  von der kreativen Kunst in all ihren Formen bis zu den gewerblichen Tätigkeiten, von den Vereinigungen aller Art bis zu den ethischen Unternehmen. 
Jeder, der die Flamme die wir schaffen mit der eigenen Schönheit und der eigenen Arbeit, und gleichzeitig sich selbst mit diesem gemeinsamen Feuer, nähren möchte. 
Nur als Beispiel: Künstler/innen, Tänzer/innen, Führer/innen von Kreisen, Vertreter/innen von Vereinigungen,
Forscher/innen, Wissenschaftler/innen, Lehrer/innen, Schriftsteller/innen, Unternehmer/innen nachhaltiger Betriebe, Landwirte/innen, Förderer verschiedener nachhaltiger Praktiken, Kulturkreisen....... 


Wenn ich teilnehme, trete ich einer bestimmten Religion bei? 
Nein. Eine Flamme kann an die Auffassung der Heiligkeit erinnern, aber ich würde nicht das Wort "Religion" benutzen. Heilig ist alles was wir tun, in der Welt der Großen Mutter. 
Die Idee ist, dass viele, verschiedene Wirklichkeiten die Flamme nähren, auch um der Meinung „der Andere ist Feind“ zu entgehen. 
Jede Wirklichkeit ist und bleibt frei, ihre Verschiedenheit und ihren Bereich zu erhalten. Die Große Mutter hat viele Gesichter. Sie kann durch die Heiligkeit des weiblichen Körpers oder durch die unterschiedliche Beziehung von Mann und Frau mit Mutter Erde dargestellt werden; Sie kann zu verschiedenen Produktionen und Handel, wie auch zum Aufbau von verschiedenen Beziehungen zwischen den Geschlechtern und zwischen den Menschen führen. Es ist die teilnehmende Wirklichkeit die selbst entscheidet wie sie dazu beitragen will. 
Als Befürworterin, gehöre ich zu einem spirituellen Weg, der sich vornimmt die Archetypen des heiligen Weiblichen wieder zusammenzusetzen und eine Form der Heiligkeit zu erfahren, welche direkt von jedem einzelnen erlebt werden kann. Aber die Wirklichkeit, die ich persönlich zur Flamme bringe, ist nur eine der Wirklichkeiten die teilnehmen werden. 
Die Große Mutter ist Komplexität; sie hat verschiedene Bedeutungen und viele können die Wege sein, spirituell oder nicht, die zu ihrer Umarmung führen. Und, ich möchte es wiederholen, in keiner Weise ist es unsere Absicht neue Dogmen zu erschaffen. 

Was wird passieren wenn die Flamme entzüdet ist? 
Die Flamme wird am Tag der Entzündung in Form von Teelichter an allen Teilnehmern verteilt, die dann damit die eigenen Kerzen anzünden und der Flamme einen Platz in ihren Häusern/Sitzen/Arbeitsplätzen geben können. 
Nach dem Modell der Flamme von Avalon, schlage ich vor die rituelle Entzündung in rythmisch aufeinanderfolgenden Momenten durch eine Gruppe von Freiwilligen, eine Art "Hüter/innen der Flamme", die sich fuer diesen Moment kümmern wollen, zu organisieren.  
Die anderen Träger der Flamme können frei entscheiden ob sie bei der Entzündung, in den bestimmten Tagen, teilnehmen oder nicht. Alles ist sehr frei und es gibt keine Verpflichtung.  
Die Tage der Entzündung werden am Anfang auf der Facebook-Seite "Dea in Trentino Alto Adige – I volti della Grande Madre" bekannt gegeben, und später auf einer noch nicht verfügbaren Webseite. 
Sollte sich dann die Gruppe der "Hüter/innen" genügend erweitern, könnte man überlegen....aus unserer zukünftigen Flamme eine Ewige Flamme zu machen, eine ständig brennende Flamme, um die Seele der Großen Mutter in den Bergen (sowie die Große Mutter Berg) darzustellen. Wir werden daran arbeiten, damit sie auch ihren fixen Platz hat! 
Eine Liste der teilnehmenden Organisationen wird als "Geschichte der Flamme" aufbewahrt werden. 
Außerdem gibt es andere Wirklichkeiten in Italien, mit denen wir in Kontakt sind, die an ähnlichen Projekten arbeiten. 
Es ermöglicht sich eine nationale Zeremonie der Entzündung einer italienischen Flamme in Betracht zu ziehen, wo auch unsere dabei sein wird! 
Die Flamme wird jedem, der sie zum Entzündung oder Erhalten wünscht, verteilt werden können. 

Wie läuft die Zeremonie ab? 
Jeder, der teilnehmen möchte, kann eine E-Mail an Laura Ghianda schreiben, ghiandavalon@gmail.com, mit Betreff "Grande Madre delle Dolomiti". Aus organisatorischen Gründen bitte ich euch die Anmeldungen innerhalb Montag, den 7. September 2015 zu schicken. 
Die Vorstellung ist einfach. Jede Wirklichkeit wird ihre Flamme/Kerze entzünden, welche die eigene Arbeit und Interpretation der Großen Mutter darstellt. Man kann bereits beginnen, es zu tun. Mit dieser Kerze (Form und Farbe nach Wunsch) wird man sich an die Zeremonie begeben und jede kleine Flamme wird sich mit einer großen zentralen Flamme, eigens für das Projekt geschaffen, vereinigen. 
Spezifische Details der Zeremonie werden per E-Mail mitgeteilt. 

Kosten 
Die Teilnahme ist kostenlos; eine Spendenkasse wird dabei sein um die Organisationsspesen zu decken und als Finanzierung  für die Gründung einer künftigen Vereinigung, welche sich vornimmt, unter anderem, die Flamme zu erhalten.  

Die Farbe der Flamme 
Die Flamme der Großen Mutter der Dolomiten wird mit einer dominanten grünen Farbe in Kombination mit blaue Nuancen dargestellt: die Farbe wurde mittels einer vier Monate lange Online-Befragung unter ca. 80 Wähler ausgesucht. 
Grün ist die Farbe der Natur, der Berge und Täler, Kräuter und Pflanzen....in seinem dunkleren Farbton ist es die Farbe des auch im Winter sichtbaren Immergrüns. Blau kann für den Himmel stehen, das Wasser in all seinen Formen, die Trübung, die ferne Berge färbt, das Licht in Winterlandschaften.… 
Habe von diesem Ereignis zu spät Bescheid bekommen und wollte teilnehmen! 
Es sind künftige Momente vorgesehen, bei denen sich die Flamme an andere Realitäten öffnen wird, damit sie immer erhalten und in ständiger Veränderung bleibt. 
Bleiben wir in Verbindung! 

Ich will die Flamme mit meiner Wirklichkeit nicht mehr nähren 
Es genügt eine Mitteilung. Die Liste wird auf den neuesten Stand gebracht. 


Verwirklichen wir diesen Traum! Ich erwarte zahlreiche von euch! 



Über mich: Laura Ghianda, Priesterin der Göttin und Priesterin von Avalon, ausgebildet beim Tempel der Göttin in Glastonbury, der erste Tempel von einer einheimischen Muttergöttin, der offiziell von einer westlichen Regierung anerkannt wird. 
Vielseitige Künstlerin, professionelle Erzieherin und unabhängige Forscherin über die heilige Weiblichkeit und ihre Archetypen, halte einen Lernkreis über das Rad des Jahres, inspiriert von der Tradition Avalons/Glastonbury, aber an das territoriale Umfeld angepasst. 
Der Weg kann sich, für diejenige, die es wollen, weiterentwickeln um sich der Großen Mutter als ihre Priesterinnen und Priester zu widmen.  

Grazie a Brigitte e al suo collega per la traduzione in lingua tedesca!

mercoledì 19 agosto 2015

Workshop di sessualità sacra femminile, Trento


Sessualità sacra femminile


con Kakinka Soetens, sacerdotessa di Avalon e Rhiannon


Vieni a sperimentare una serata nei Misteri Sacri della Sessualità Femminile assieme a Katinka Soetens, Sacerdotessa di Avalon e Rhiannon.
Stupisciti di fronte alle meravigliose immagini della Sacra Sorgente dell’universo e partecipa ad alcune potenti pratiche di respirazione per permetterti di espanderti nella pienezza e vitalità della tua energia sessuale. Apriti alle meraviglie del tuo corpo e alla sua capacità di guarire e sentire piacere. Condividi in  questo cerchio sacro e sperimenta la tua sacralità, la tua pienezza e il tuo essere co-creatrice con la Dea. 
Lasciati cambiare; a un livello di venerazione più profondo, amore e comprensione diventano una parte della saggezza del corpo che incarni.

La comprensione della sessualità sacra femminile è un luogo di forza potente e un atto di amore radicale. E’ una parte del ritorno nella nostra consapevolezza del Divino Femminino ed è profondamente appagante, sia per le donne sia per gli uomini; é un modo per manifestare la trasformazione che desideriamo vedere nel mondo.
In questo workshop preparati a trasformare le tue idee sul tuo corpo e ad espandere le tue esperienze di energia sessuale.

Note biografiche:
Katinka Soetens è una Sacerdotessa di Avalon e una Sacerdotessa della Sessualità Sacra di Rhiannon. Lavora a livello internazionale insegnando il potenziamento di sé attraverso cerimonie dedicate alla Dea, inoltre training e workshop per onorare la spirale della vita radicata nelle spiritualità indigene delle terre d’Europa.
E’ una cerimonialista ed un’insegnante nel movimento internazionale dei workshop di meditazione, facilitatrice di corsi e guaritrice,  con oltre 25 anni di esperienza.
Katinka lavora come Sacerdotessa della Sessualità Sacra con le coppie, guarendo le ferite tra il femminile e il maschile.
Conduce un training di un anno per Sacerdotesse della Sessualità Sacra di Rhiannon per il Tempio della Dea di Glastonbury e anche un training di un anno per uomini: “Brotherhood of Rhiannon, Path of the Lover - Fratellanza di Rhiannon, Il sentiero dell’Amante”.
Katinka è particolarmente interessata alla sacralità dell'Amore e del potere creativo nell'aprire il cuore, esplora questo attraverso il movimento, il tocco, il respiro, l'intimità, la meditazione e l'incorporazione della Dea. 
È madre di tre figli, doula, danzatrice, terapista di massaggio tantrico e guaritrice sessuale. Lavora sul corpo attraverso percorsi di sacra intimità, fertilità, conoscenza del corpo, perdono, guarigione, celebrazioni, porta la sua visione della vita a luoghi e persone nel mondo.
Il suo libro “L'antico Sentiero di Consapevolezza delle Dee e delle Sacerdotesse dell'Amore” è appena stato pubblicato in italiano presso Ester Edizioni. 
Per avere maggiori informazioni sul suo lavoro e per contattare direttamente la sacerdotessa Katinka Soetens:
sito: http://herpathoflove.com/ 
email: astarte@postmaster.co.uk


 
Dove
Presso l'associazione L'Acqua che balla
via Dordi 15, Trento

Quando
Giovedì 10 settembre, dalle 17.00 alle 23.00 circa
 
Quanto
€ 40 + € 10  tessera associativa per le nuove iscritte

Informazioni ed iscrizioni
Laura Ghianda, meglio email: ghiandavalon@gmail.com
(cell.: 349 6166915)
Prenotazione obbligatoria entro 2 settembre, con versamento della caparra di € 20

Caparra
Associazione culturale L’Acqua che Balla, Cassa Rurale di Trento, IBAN: IT20V0830401802000001710915, causale: Katinka

Cosa portare
Indossa vestiti comodi e larghi (bene anche gonne) che ti fanno sentire bella e porta con te uno specchio portatile, nel caso ne avessimo bisogno.
Porta inoltre:
uno snack e qualcosa da mangiare durante la pausa a metà lavoro
una bottiglia d'acqua o un thermos

Gli "eternamente troppo giovani" di oggi e la dignità dell'esistere. Lo sfogo di una "figlia" nei confronti dei "padri" (e madri).

C’è qualcosa che osservo, parte della vita della mia generazione e di quelle successive e che credo sia ora di portare in superficie.
La denigrazione delle nuove generazioni c’è in qualche modo sempre stata. Almeno nella cultura occidentale patriarcale, visto che dagli attuali studi sul matriarcato sembrerebbe che, all’interno di molte attuali culture matrifocali, una volta che l’individuo è divenuto adulto la sua dignità sia vista e la sua visione delle cose sia considerata.
I padri di qui spesso desiderano per i figli la continuazione del loro mondo e dei loro significati ed è nella natura delle cose che i figli invece scelgano per loro e possano apportare elementi di novità, o persino presentarsi in completa rottura. Le insicurezze identitarie dei padri non devono cadere sulle spalle dei figli.
Ma dalla mia generazione (figlia della legge Biagi) in poi accade, in aggiunta a questo, altro ancora. Accade che “questi figli del benessere” restino figli. Non riescono a leggersi come adulti e anzi, spesso non viene nemmeno loro concesso di farlo. “Spesso non viene nemmeno loro concesso”, voglio ripetere.
Non ci sono più riti di passaggio all’età adulta, ahimè. E il passaggio all’adultità delle nuove generazioni non avviene nemmeno nella mente di coloro che adulti lo sono già.
Questa è l’epoca degli eternamente “troppo giovani”.

Un problema gravissimo, reso ancora più grave da un sistema di precariato (ecco perchè poco sopra nominavo la legge Biagi) che, per la prima volta nella storia degli ultimi decenni, taglia le gambe anche economicamente ai cosiddetti “giovani”, “giovani” anche quando giovani non lo sarebbero più.
Cosa è un “giovane”? Fino a che età ti puoi definire tale? Fino a quando devi sentirti definire tale? Si è sempre più giovani di qualcuno e più vecchi di qualcun altro, ma questo appellativo oggi pare essere utilizzato come un “taci tu”. "Tu, troppo giovane, troppo immaturo, troppo pieno di mancanze".
Un “fammi strada” urlato dal “vecchio” al “giovane”! Il mondo al rovescio. Ma quanto dolore c’è dietro questo? E’ un ego ferito, quello che cerca riscossa ferendone un altro. Ma così la catena non si spezza. Il dolore si perpetua all’infinito.

Il saggio che sa di esserlo, non fa sentire “mancante” il più giovane. Non cerca di individuarsi per contrasto. Perché “sa”. Ma a chi spetta prendersi cura delle proprie ferite?

E quel che nella mia esperienza vedo, è un mondo di “padri” appunto che si ancora ai suoi privilegi anche quando sa che questo è sulle spalle delle generazioni a venire. E’ un mondo dove, dal punto di vista lavorativo, non puoi e anzi è quasi peccato avere aspirazioni, dogma suggellato dal conio dell’infelice espressione “choosy”.
E’ un mondo dove non sai che farai e non sai che ti aspetta, ma attorno a te hai ancora i “giovani di una volta” che hanno pensioni da capogiro o che magari in pensione ci sono andati alla tua attuale età. Ma loro potevano, mentre tu sei ancora “giovane” e ti “spetta” mantenerli fino ai 70 anni o peggio.
Un dramma.
Mio nonno mi diceva quando ero piccola “un giorno il mondo sarà tuo”.
Non lo sapeva che non sarebbe stato così facile. La percezione di molti della mia generazione, ed è sempre più diffusa, è che i “padri” vogliono tenersi il mondo per loro. E te, ti ci devi adeguare.
Non è generalizzabile, certo, ma guardiamo la tendenza.
La beffa, è anche la solita storica attribuzione di disastri alle generazioni “giovani”. “non hanno voglia di fare, sono viziati, sono pigri, non hanno valori” eccecc.
Beh i valori ci sono e l’entusiasmo anche ci sarebbe, ma lasciatemelo dire: molti “grandi” (anagraficamente) di oggi non sanno fare altro che togliercelo. Sgonfiarlo. Tagliare le ali e farci sentire inutili.
I valori ci sono, ripeto. Ogni epoca però ha la sua energia. E parla un suo linguaggio e per l’ascolto, come è nelle culture matrifocali, occorre la volontà di tutti a comprendere cosa dice l’altro. Non solo i giovani ascoltare i vecchi, ma i vecchi ascoltare i giovani. E anche quelli che non lo sono più.
Altrimenti accadrà che ci sarà chiusura. Altrimenti accadrà che ci sentiremo nemici. Altrimenti accadrà uno scontro generazionale senza precedenti. Vogliamo questo?
Ho 36 anni, sono nata nel 1979. Nella mia vita posso davvero dire di non essermi mai annoiata. Ho combinato di tutto, esplorato, mi sono sperimentata e ancora lo faccio, ho accettato tante prove. Insomma! Una vita dignitosa con un raccolto dignitoso e tante lezioni di vita. In divenire certo. Ma non "nulla". C’è anche chi può trascorrere 36 anni chiuso in casa. Ho 36 anni ma vengo ancora troppo spesso trattata come una bambina. Troppo spesso mi si ricorda che "non ho il diritto di godere del mio bagaglio" e mi si spinge a ritornare a "zero". Alla linea di partenza. "perchè sei ancora troppo giovane per....". Come scusi? non mi pare di averla autorizzata a darmi del "tu".
Sappiatelo: il modo in cui la società educa i suoi figli è fondamentale. Continuare dall’infanzia all’adultità a chiamare “ragazzini” i membri di una generazione, significa che come “ragazzini” questi rischiano di crescere. La responsabilità non è nemmeno 50/50. Perché le agenzie educative hanno un ruolo asimmetrico. L’educando finisce per adeguarsi allo sguardo dell’educatore. Forse è il caso che tutta la società si ponga un paio di domande. La ribellione a questo è difficile, occorre forza, coraggio, costanza e giusta rabbia. Ma serve davvero arrabbiarsi, per quello che è un diritto di ogni essere umano: agire nel mondo, creare cultura, autodeterminarsi?
Mi domando: non possiamo evitare questo spreco di energia e piuttosto imparare, oh società dei “padri”, ad agire anche nell’interesse di coloro che vengono dopo, mollando l’egoismo di tanti privilegi che dalla mia generazione in poi non avremo più? E anzi, vorrei ricordare che molte delle politiche del passato sono pagate oggi da noi. Sulle nostre spalle.
Ho 36 anni ma sono sempre “troppo giovane”.
E basta. Non fatemelo sentire una volta di più, perché non risponderò più con garbate parole.
Sono giovane e non lo sono. Sono adulta, sono una donna, penso, ricerco, agisco, ho valori solidi come una roccia. Magari non sono i “tuoi” valori, ma la mia diversità non significa “nullità”. Non sono i valori che “tu” vorresti per me? beh, così va il mondo. Sono io, siamo noi, ad attribuire i nostri significati alla vita che viviamo. Perché la vita è la mia, e la scommessa è pure mia. Se un “vecchio” questo non lo sa allora è vero che c’è sempre da imparare. Fortuna che ci sono "vecchi" e "vecchi".
Soffocare l'altro, è il modo migliore per farsi "odiare".

Ho 36 anni. E giusto per capire come andava il mondo, sappiate che:
-Marie Curie, a 30 anni inizia le sue ricerche sulle sostanze radioattive, che poi la porteranno al Nobel (due, a dirla tutta).
-Giovanna D’Arco, lascia casa a 17 anni e riesce a farsi ricevere da Principi e nobili, nonché a guidare veri eserciti in battaglia.
-Elena Lucrezia Corner, la prima donna laureata (in filosofia, poiché la teologia era proibita alle donne) al mondo, ebbe 32 anni quando arrivò a questo storico traguardo. Quanti padri le dissero “che era sconveniente ciò che faceva”.
-Ipazia di Alessandra, celebre matematica, astrologa e filosofa, venne trucidata a 45 anni. Facile capire che non fosse “troppo giovane” per i suoi studi, non certo iniziati all'età in cui è morta.
-Isabella di Castiglia, “regina Cattolica”, incoronata a 17 anni.
-Rosa Luxemburg, rivoluzionaria polacca teorica del socialismo rivoluzionario marxista, pubblicò il primo dei suoi numerosi scritti a 25 anni.Anche lei deve averne deluso qualcuno, ai suoi tempi.... questa giovincella impertinente. ;)
-Elisabetta I, celeberrima regina inglese, fu incoronata nel 1559. Aveva 26 anni.
-George Sand, scrittrice e drammaturga francese, pubblicò la prima opera a 26 anni.
-Maria Teresa d’Asburgo, fu incoronata all’età di 24 anni. Regina di un’Impero.
-Benazir Bhutto, due volte Primo Ministro in Pakistan, la prima nomina la ebbe a 35 anni, nel 1988.
-Rachel Carson, fondatrice del movimento ambientalista con le sue ricerche sui pesticidi e i danni del DDT, pubblicò i primi scritti a 30 anni.
-Jane Austen, amatissima scrittrice preromantica, inizia la stesura di quello che diventerà “orgoglio e pregiudizio” dal 1795 al 1799: aveva dai 20 ai 24 anni.
-Dorothy Hodgking, celebre per le sue ricerche sui raggi x, sintetizzò la prima molecola della penicillina a 32 anni.
-Ada Lovelace, matematica brillante inglese, prima programmatrice di computer al mondo. Iniziò che non aveva nemmeno 30 anni il suo lavoro con le “macchine analitica e differenziale”. Sopranominata “l’incantatrice dei numeri”. Morì a soli 36 anni. La mia attuale età.

Potremmo continuare la lista ancora e ancora, uomini, donne, che hanno lasciato molto di se stessi nel mondo. Perché è questo quello che conta: trovare il proprio posto nel mondo.

Non è che il cervello delle generazioni si sia involuto in questi anni. I fattori in gioco sono tanti. Ma uno dei più fondamentali è lo sguardo che la società adulta ha di te e di cosa sia possibile per te. In ogni forma di educazione, si educa se l’educatore ha un pensiero propositivo verso l’educando. L’assenza di questo pensiero non porta a crescita. Si cresce quando la dignità dell’educando è rispettata. Non nell’umiliazione e nello svilimento. Attraverso queste due, invece, ci si incazza. Per non distruggersi. Per sopravvivere.
“La società” è la risposta che la specie umana ha trovato per difendersi dai “pericoli esterni”.
Che accade se sono intere categorie di membri della propria società, a essere percepiti come pericolo per la propria esistenza? C’è qualcuno che, oltre a criticare pesantemente e a elencare le presunte carenze “giovanili”, si è fermato a chiedere alla mia generazione e quelle successive “come stai?”, “come ti senti?”, “come è la vita per te?”? Io, personalmente, mai sentito. Mai letto sui dibattiti. MAI.
Sarà ora di iniziare a comprendere che siamo tutte e tutti “parziali”. Che in un mondo ove il pensiero unico non esiste più, nel mezzo della complessità e dell’intreccio di saperi e conoscenze, ciascuno può essere portatore di uno sguardo nuovo, diverso, arricchente.Ciascuno e ciascuna, porta conoscenza.
Il “controllo sull’altro” lasciamolo davvero ai “padri” del passato. Permettiamoci di vivere e di creare. Insieme.


domenica 17 maggio 2015

Cerimonia di creazione e accensione della Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti EVENTO

immagine per gentile concessione di Joanna Powell Colbert
www.gaiansoul.com

20 settembre 2015 ore 14.30
Malga Monte San Pietro, Nova Ponente, 40 minuti a piedi dal santuario di Pietralba (bz) 


La Visione
Grazie alla mia formazione, che abbraccia il percorso spirituale compiuto all’interno del Tempio della Dea di Glastonbury (in Inghilterra) e le mie personali ricerche sulle attuali culture indigene basate sulla partnership, ho sentito la necessità di contribuire con il mio lavoro a un differente immaginario che consenta a donne e uomini di rimembrare la Grande Madre.
Una Grande Madre che non è in opposizione a un “Padre”, ma che in sé, nel suo ventre, contiene tutte le polarità.
Grande Madre come simbolo di accoglienza, amore, di ricerca dell’equilibrio, di complessità, di costante mutamento, di rispetto del proprio corpo inteso come sacro (non più quindi visto in antitesi con lo spirito) e di sé, di comunione con il Tutto, di armonia con la natura. Grande Madre come ricerca di differenti relazioni tra esseri umani, non basate unicamente su gerarchia e competizione, ma soprattutto su rispetto, creatività e collaborazione.
Grande Madre come pianeta vivente. E quindi come materia/spirito uniti e non più in antitesi. Una Terra/terra, come pianeta e come suolo, della quale siamo parte e della quale prenderci cura come guardiane e guardiani.
Grande Madre che è viva nell’azione delle sue figlie e dei suoi figli, che possono diventare consapevoli che le loro scelte e i modi in cui si muovono nel mondo sono sacri e creativi: la Creazione è in corso costantemente e costantemente si rinnova. Di questa, ogni donna e ogni uomo è compartecipe.
Grande Madre che rappresenta anche la ricerca del sacro femminino, bistrattato e dimenticato in un processo graduale iniziato in Europa circa 5000 anni fa.
Sono sempre di più le realtà (singoli, liberi gruppi, cerchi, associazioni, imprese, ecc.) che lavorano per tessere una differente cultura, più attenta, più cosciente, più sostenibile. Piccole realtà che nella mia visione si sono trasformate in tante fiammelle accese, e che confluivano in un’unica Fiamma, che propongo di co-creare. 

S. Brigida sorregge la sua Fiamma, Kildare 

L’ispirazione è giunta dalla Fiamma di Brigit che, avente origini precristiane, è stata riaccesa nel 1993 e attualmente brucia perpetua all’interno del monastero di Kildare; e dalla Fiamma di Avalon, accesa nel 2004 e conservata all’interno del tempio della Dea di Glastonbury, la cui storia è consultabile a questo link (inglese).





Perché una fiamma?
Accendere una Fiamma ha sempre un forte significato simbolico.
Accendere questa Fiamma vuol significare l’accensione graduale della Grande Madre nella nostra attuale cultura e nella nostra coscienza, nelle nostre montagne.
La fiamma brucia alimentata dall’energia di coloro che partecipano all’accensione, e allo stesso tempo assume vita propria. Diviene un simbolo in grado di restituire ispirazione e coraggio, creatività e motivazione. Rappresenta un diverso agire cultura. Dal basso.
Abbraccia anche una sacralità dimenticata, da ri-membrare in un mondo che è quello di oggi con le sue peculiari sfide e problematiche da affrontare.
La Fiamma vuol essere co-creata da realtà differenti, a sostegno di un modello di saperi e conoscenze plurale e non dogmatico, ove ciascuna può esprimersi nella propria comprensione, nel proprio spazio.
In un mondo sempre più complesso e in difficoltà, bisogna imparare di nuovo a lavorare assieme per scopi comuni, e a fidarci delle differenze arricchenti di cui sono portatori “gli altri”.
Nutrire la Grande Madre è lo scopo comune. “Gli altri” siamo tutte e tutti noi.

Chi può partecipare?
Chiunque senta risuonare le parole “Grande Madre” dentro di sé e già lavori come singolo o gruppo per nutrire una differente cultura nella Sua ispirazione, con un collegamento con le nostre montagne. Gli ambiti possono essere i più vari. Dalle attività creative del creare arte in ogni sua forma, a quelle produttive anche commerciali. Dall’ associazionismo di ogni genere alle imprese etiche.
Chiunque ritenga di voler nutrire la Fiamma che stiamo creando della propria bellezza e del proprio lavoro e farsi a sua volta nutrire dalla presenza di questo Fuoco Condiviso.
Puramente a titolo esemplificativo: artiste/i, danzatori/ici, conduttrici/tori di cerchi, rappresentanti di associazioni, ricercatrici/tori, studiose/i, insegnanti, scrittrici/ori, imprenditrici/tori di imprese sostenibili, agricoltrici/tori promotrici/tori di differenti pratiche sostenibili, circoli culturali……… 

Se partecipo, aderisco a una particolare religione?
No. Una Fiamma può richiamare il concetto di sacralità, ma non userei la parola “religione”. Sacra è ogni cosa che facciamo, nel mondo della Grande Madre.
L’idea è che siano molte realtà differenti ad alimentare la Fiamma, anche per tentare di andare oltre all’idea che “diverso è nemico”. Ciascuna realtà è e rimarrà libera di mantenere la propria differenza e il proprio ambito. La Grande Madre ha molti volti. Può essere rappresentata dalla sacralità del corpo femminile, o dal considerare un differente rapporto dell’uomo (e donna) con Madre Terra; può tradursi in differenti approcci alla produzione e commercio, come dal lavoro per costruire differenti relazioni tra i generi e tra le persone. E’ la realtà che partecipa a sentire come contribuire.
Come proponente, appartengo a un sentiero spirituale che si propone di ricomporre gli archetipi del sacro femminino e di apprendere una forma di sacralità direttamente sperimentabile da ciascun individuo. Ma la realtà che porterò personalmente alla Fiamma non è che una tra le realtà che ne faranno parte.
La Grande Madre è complessità; è fatta da diversi significati e molti possono essere i sentieri, spirituali o no, che portano nel suo abbraccio. E, preferisco ripeterlo, il nostro intento non è in alcun modo quello di creare nuovi dogmi.

Cosa accadrà una volta accesa?
La Fiamma verrà distribuita il giorno dell’accensione sotto forma di tea light a tutti i partecipanti, che potranno, tramite la stessa tea light, accendere le proprie candele e dare alla fiamma un posto all’interno delle proprie case/sedi/luoghi di lavoro.
Sul modello della Fiamma di Avalon, propongo di organizzare dei momenti cadenzati di accensione rituale da parte di un gruppo di volontari/e, una sorta di “guardiane/i della Fiamma”, che saranno coloro che decideranno di prendersi cura di questo momento.
Le altre persone che la detengono, liberamente, potranno decidere di unirsi nell’accensione nei giorni che saranno proposti oppure no. Il tutto è molto libero e non comporta obblighi.
I giorni dell’accensione saranno comunicati inizialmente sulla pagina facebook “Dea in Trentino Alto Adige – I volti della Grande Madre”, e in seguito su un sito internet ancora in costruzione.
Se in futuro il gruppo delle “guardiane” (o guardiani) sarà ampio a sufficienza, si potrebbe considerare… di rendere la nostra futura fiamma una Fiamma Perpetua. Perennemente ardente a rappresentare l’anima della Grande Madre nelle montagne (nonché della Grande Madre Montagna). Lavoreremo affinché abbia anche una sua sede stabile!
Una lista delle realtà che hanno aderito sarà conservata come “storia della Fiamma”.
Inoltre, altre realtà in Italia con le quali siamo in contatto stanno lavorando a progetti analoghi.
Sarà possibile considerare una cerimonia nazionale di accensione di una Fiamma italiana alla quale parteciperà anche la nostra!
La Fiamma potrà essere distribuita a chiunque lo desideri, da conservare e accendere a piacimento.

Come si svolge la cerimonia?
Chiunque voglia partecipare scriva un’email a Laura Ghianda, all’indirizzo ghiandavalon@gmail.com con oggetto “Grande Madre delle Dolomiti”. Per motivi organizzativi, chiedo di inviare le iscrizioni entro lunedì 7 settembre 2015.
L’idea è semplice. Ogni realtà accenderà la propria fiamma/candela, che rappresenta il proprio lavoro e i propri significati legati alla Grande Madre. Può già iniziare a farlo. Con questa candela (forma e colore a piacere) si recherà il giorno della cerimonia e ogni fiammella confluirà in un’unica grande Fiamma centrale, costruita ad hoc per il progetto.
Dettagli specifici della cerimonia forniti via e-mail.

Costi
La partecipazione è gratuita; una cassetta per offerte e donazioni sarà presente con lo scopo di recuperare le spese di organizzazione e raccogliere fondi per la costituzione di una futura associazione che si prefiggera', tra i vari scopi, di mantenere in vita la Fiamma. 

Il colore della Fiamma
La Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti è rappresentata da un dominante colore verde unito a varie sfumature di toni azzurri: il colore è stato scelto tramite sondaggio online per 4 mesi, sulla base di quasi 80 votanti. Il verde ben rappresenta la natura, i monti e le valli, erbe e piante... Nella sua sfumatura più scura, è il colore dei sempreverdi visibili anche nella stagione invernale. L’azzurro può significare il cielo, le acque in tutte le sue forme, la foschia che colora di questi toni i monti in lontananza, la luce nei paesaggi invernali...

Ho saputo di questo avviso troppo tardi e volevo partecipare!
Sono previsti momenti futuri in cui la Fiamma apre ad altre realtà, perché sia sempre viva e sempre in mutamento.
Rimaniamo in contatto!

Non voglio più alimentare la Fiamma con la mia realtà
Basta comunicarlo. La lista verrà riaggiornata.


Realizziamo questo sogno! Vi aspetto numerose/i! 


immagine per gentile concessione di Joanna Powell Colbert
www.gaiansoul.com - NO, NON SI SCARICA SENZA CHIEDERE!
NB: l'auto si posteggia al santuario di Pietralba (enorme parcheggio). Dal retro del santuario parte segnatissimo il sentiero per la malga.
Circa 30/40 minuti di facile strada sterrata a piedi e siete arrivate/i! 
Info luogo www.naturheilt.it