Translate

Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta religione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta religione. Mostra tutti i post

sabato 1 dicembre 2012

Riflessioni di un amico al post "Sacerdotessa: ma cosa vuol dire?"

Un amico ha letto il post che raccoglie alcune mie riflessioni sull'esser sacerdotessa in una nuova spiritualità che si sta affacciando nel nostro mondo, e mi ha scritto un lungo e profondo commento che, per motivi di limite di spazio, non è stato possibile inserire sotto l'articolo citato.

In questo scritto molte riflessioni emergono, molte porte su argomenti interessanti vengono aperte. Ed essendo uno degli scopi di questo blog proprio fare in modo che le idee su questa spiritualità emergente vengano stimolate, discusse, prodotte, mi sembrava un delitto lasciare che questo sentito prodotto umano rimanesse nel silenzio.

Internet è spesso anche il luogo della superficialità, della leggerezza, della banalità.
Diamo spazio invece a ciò che banale non è.
Questa è la risposta di Germano Caputo Licastro al mio articolo:

"Cara Laura,
rispondo alla tua riflessione, forse in maniera confusa, ma sincera,
premettendo che quanto segue è frutto di mie opinioni ed esperienze,
che in alcuni punti assumo come verità finchè non mi verrà provato (o
sperimenterò) diversamente Aggiungo che non ho potuto fare a meno di
dilungarmi e parlarti anche di me, delle mie idee e del mio disagio.

Ritengo sia lecito aspirare ad un riconoscimento sociale, ad un
titolo. Tanto per iniziare perché è la società stessa e le persone che
te lo chiedono, perché tu potresti sviluppare equazioni innovative
come il miglior matematico della storia dell’umanità, ma sentirti dire
che non meritano neanche di essere verificate perché sei una
studentessa di scuola media o un’operaia in fabbrica senza alcuna
qualifica.
Poi perché il porsi degli obiettivi, possibilmente in linea con le
proprie aspirazioni, e raggiungerli conseguendo un titolo riconosciuto
da una qualche istituzione fa parte del percorso di crescita interiore
e personale che tutti dovrebbero seguire.
Certo, spesso non a tutti viene data la possibilità di farlo, pur
essendo molto motivati o bravi, purtroppo fattori economici o altri
sbarrano la strada a molti, e tra questi potresti trovare alcuni tuoi
detrattori. In Italia ne avrai più che altrove di critiche, per ovvi,
suppongo tu comprenda, motivi di arretratezza culturale generale ed in
particolare maleducazione religiosa.

Nella meccanica Dominatrice, a cui accennerò più avanti, purtroppo
siamo tutti impelagati, chi più e chi meno, me compreso. Una delle
risposte che potrai dare ai critici è di guardare cosa e come lo fai
prima di “pregiudicarti” solo per via del tuo titolo. Infatti il
(pre)giudizio è talmente radicato in noi, come il concetto di colpa,
che ormai giudichiamo (o colpevolizziamo) noi stessi e gli altri,
senza neanche rendercene conto, senza neanche possibilità di
sospensione in attesa di verifica.
Così come, sempre, quando accade qualcosa di negativo o imprevisto, si
parte solo alla ricerca del colpevole e non della soluzione, come se
trovare il colpevole risolvesse tutto. In parte è vero, perchè placa
un’ansia, risponde al bisogno emotivo di non sentirsi in colpa, poiché
il pensiero cattolico che pervade la nostra società ci tormenta fin da
piccoli, è come una spada di Damocle sulla testa di ognuno di noi e
che può colpirci per qualunque cosa accada nel mondo.

Altrettanto vero è che vediamo il mondo in maniera lineare:
nell’economia, benessere uguale ricchezza mediante crescita infinita;
nella civiltà, siamo all’apice dell’evoluzione, mai raggiunta prima
finora, senza dubbi; nella biologia, linea discendente, nasciamo
giovani e forti e diventiamo vecchi e deboli; nella medicina, il
progresso medico è in continuo sviluppo, mentre il numero delle
malattie è in continuo aumento ed erano più sani gli antichi
igienisti; nell’educazione, siamo bambini ignoranti ed incapaci cui si
deve insegnare a diventare adulti, invece di conoscere se stessi e
sviluppare le proprie potenzialità che sono maggiori da bambini;
nell'idea di governo, linearità piramidale o di valore, dal
cittadino/suddito ai governanti eletti; eccetera, eccetera, fino ad
arrivare alla spiritualità.
Nasciamo impuri e peccatori (cosa c'è di più puro e innocente di un
neonato?) e possiamo riscattarci esclusivamente seguendo i dettami di
una religione e di un capo religioso arrivando alla fine della nostra
vita a conoscere il divino, dopo la morte (?!). Immagino che da pagana
sarai in accordo con me: il divino è da noi sperimentabile da soli
ogni momento, e le spirali, la ruota, il cerchio sono più appropriati
come simboli di quanto ci circonda e avvolge/contiene.

Attualmente io considero tutte le persone uguali alla nascita, come
potenzialità, pur conservando una predisposizione genetica, quindi
familiare, intendendo quella ereditata dal Dna dei genitori.
Di questo sono certo, mentre non ho ancora capito se esiste una
cattiveria o bontà insita, che non dipenda invece dal modo in cui si
viene educati, ma amati ancora di più, benchè pensi che se avessimo
sufficiente amore insieme alla soddisfazione dei nostri autentici
bisogni e ad un contesto socio/familiare/culturale ideale, saremmo
tutti persone quasi illuminate in una società perfetta.
“Il pianeta verde”, bellissimo film di Coline Serreau, rende bene
questa società (sebbene io la preferisca un po’ più ricca di arti e
artigianato).
Perciò pur contando decine di personaggi e persone (viventi e del
passato, conosciute e non, vicine e lontane, maschi e femmine, bambini
e adulti) che ammiro, stimo, amo, adoro, come manifestazioni del
divino o come leader ispiratori o geni, non ne considero nessuna
superiore ad altre se non nel loro campo di eccellenza o per quello
che possono dare, come per i bambini. Esistono, è innegabile, persone
davvero straordinarie capaci di fare cose impossibili ai più, capaci
di dedicare ogni secondo della loro vita ai loro obiettivi e alla loro
crescita nel proprio ambito,e quindi di costruire grandi cose, nel
bene e nel male, può essere un Berlusconi, come uno Steve Jobs o un
Gandhi. Esistono queste enormi differenze tra individui che lasciano
subito e facilmente immaginare un mondo gerarchico per natura, una
dicotomia: esseri superiori ed esseri inferiori, applicando la stessa
scala a tutto l'esistente, in ordine di valore: dai minerali, alle
piante, agli animali, alle donne, agli uomini, al divino.
Che ci siano differenze anche abissali in gran parte è vero, ma non
accade per genetica o razza (siamo un'unica specie umana), ma per il
modo in cui si cresce, e quindi ad un certo punto, come una piantina
che non ha avuto cure adeguate, o che venga forzata a crescere
artificialmente, alcune persone sono davvero nella condizione di
animalità, o inferiorità che potrei considerare passiva o attiva: chi
fa del male solo a se stesso e chi ne fa ad altri, dalla moglie, al
prossimo, a milioni di persone operando ad esempio in una
multinazionale o in politica.
Queste persone difficilmente possono diventare benigne per i propri
simili, se non con una notevole quantità di risorse che solo una società
molto più evoluta della nostra può impegnare. Anche il peggior
criminale può essere recuperato ed arrivare a conoscere l’amore e a
comprendere il male che ha subito e fatto a sua volta, ricominciando
nuova vita, ma è difficilmente fattibile attualmente.
La mia certezza dell’uguaglianza di tutti deriva sia per maturità
emotiva e razionalità, ma anche per conoscenza diretta. Fin da piccolo
sono stato attento osservatore ed empatico per natura, qualità che mi
hanno portato tanti effetti positivi quanto negativi. Grazie a ciò, e
ai lavori che ho svolto e svolgo, ho potuto constatare quando tutti
siamo umani. Ho conosciuto persone ricchissime e poverissime, in
salute e malatia, di diverse nazionalità e condizione sociale, inermi
e pericolose, forti e vulnerabili, avendo modo di rompere ogni
pregiudizio. Un genio musicale può essere una frana in amore o in
famiglia. Grandi imprenditori essere dei bambini timorosi del buio, un
prete un pedofilo e così via, siamo tutti esseri umani.

Tutto ciò cosa c’entra con le tue riflessioni?
Innanzitutto per avvertirti che troverai sempre chi criticherà chi
sei, cosa fai e la tua scelta, anche infondatamente, anche
semplicemente per cattiveria, invidia, superficialità. Esistono questi
sentimenti negativi come esistono persone pericolose e crudeli. E poi
perché quanto sopra avvalora la tua visione, che condivido, di
eguaglianza nelle potenzialità di chiunque di raggiungere e sentire il
divino, perché tutti lo siamo alla nascita e ce ne allontaniamo
crescendo.
A mio avviso, per fare un esempio, Osho era uno di questi personaggi
capaci di illuminare e guidare senza desiderare il potere. Se il
potere intorno a lui si è creato, come si è creato con Gesù, è stato
per persone che gli erano vicine o lo hanno usato come strumento.
Oppure si diventa vertice di una piramide, nel caso di chi invece mira
coscientemente al potere, perché molta gente ricerca qualcuno a cui
dare potere anche se non ne ha, cerca persone cui delegare, cui
sottomettersi, cui dare responsabilità che non si vogliono prendere.
E' tipicamente il caso italiano, dove nel passato remoto c'erano
imperatori e papi, ieri c'era un Mussolini, oggi un Berlusconi, domani
un Renzi: se la visione prevalente in un popolo è dominatrice, milioni
di persone aspireranno (e collaboreranno) ad avere un leader politico,
un esponente religioso, una medicina, una scuola, un'economia,
piramidali: caratterizzate da gerarchie, autoritarismo, maschilismo.

Penso che quando qualcuno ti si avvicina sia bene che tu valuti anche
questo. Perché è venuto da me? Cerca una guida spirituale o un guru?
Potresti diventare un parafulmine su cui scaricare la colpa!
E’ verissimo che il divino è accessibile a tutti. Come è vero che
alcune persone, come te, possono essere di aiuto nello scoprirlo. Ma è
altrettanto vero che entrambi, sia la ricerca autonoma, che il tuo
ruolo, richiedono impegno, responsabilità, capacità di discernimento,
di sopportare delusioni e il peso di scelte sbagliate ed errori. Di te
sono certo che hai coraggio per affrontarlo, ma per la maggioranza
delle gente è molto più facile scegliere una religione (o l'ateismo,
la scienza, il denaro, eccetera), il relativo testo “sacro” ed
affidarsi ad un guru che ha la risposta pronta per tutto, che sia il
papa, il Dalai Lama o l’oroscopo o il segno zodiacale! Esiste
un’infinità di palliativi e “succhiotti” cui restare attaccati per
tutta la vita. Tutto ciò fa comodo al sistema Dominatore, come fa
comodo avere persone tendenti alla dipendenza: ora dal partner, ora
dal lavoro, ora dallo psicoterapeuta, ora dal medico, e così via.
Finchè un individuo rimane immaturo e lacerato da conflitti, interni
ed esterni, ha poche energie da dedicare a sviluppare il suo potere e
ribellarsi dalla sua condizione di schiavitù dal Sistema.

A parte ciò, cioè la relazione personale tra te e la gente, il compito
di una sacerdotessa consiste anche, e questo nella tua riflessione non
l’ho trovato forse perchè lo davi per scontato, nel tramandare,
preservare, e anche arricchire, una saggezza antica, dovrei dire una
religione. Questo termine nel tuo caso però non è corretto perché il
paganesimo non può mai diventare religione, prima di tutto per la sua
diversità “genetica”, non si può paragonare un prodotto della visione
Mutuale con uno della visione Dominatrice. Poi per la valenza negativa
che ha assunto questo termine nella pratica, ed infine per la sua
etimologia così controversa. Quel che tu tramandi, rappresenti,
preservi e divulghi, anche mediante rituali, simboli, vestizione,
testi e la tua interpretazione, ha un valore immenso perchè frutto di
migliaia di anni di impegno di popoli e persone che hanno ricercato
giustizia, verità, equilibrio, ordine nel caos, l’essenza della realtà
(divina) dietro l’apparenza materiale della nostra esistenza, in tempi
in cui era molto più facile guardare le cose per quello che sono, tra
parentesi. Ogni volta che leggo da saggi del passato di come sia
facile trovare il divino nella natura, sorrido amaramente, sapendo
quando sia quasi impossibile per noi occidentali e civilizzati trovare
un briciolo di natura…

Quindi, riassumendo, in te, nel tuo ruolo di sacerdotessa, vedo tre
esercizi.
La tua realizzazione e sviluppo personale, visto che era qualcosa che
sentivi fin da piccola; l’interrelazione con gli altri; il paganesimo.

Riguardo critiche e altro inoltre, considera anche che hanno valore,
meritano valutazione e risposta a seconda delle persona e delle
motivazioni che stanno dietro chi le fa. Dopotutto devi render conto
alla tua coscienza, e guardare ai risultati. Punto.
Infine bisogna tener presente che siamo nel pieno del conflitto tra
due modelli e visioni opposte: Dominatore e Mutuale. Il primo ha
cominciato ad espandersi, con i risultati che vediamo, da quasi
cinquemila anni, suppongo conoscerai Riane Eisler, Marija Gimbutas e
soprattutto “Le nebbie di Avalon”*, che secondo me rende perfettamente
l’idea delle origini e della virulenza dello scontro culturale in
atto.

Spero tanto di aver scritto qualcosa di utile e che abbia un senso.
Veramente non mi aspettavo di avere così tanto da dire, ne sono
sorpreso, ma evidentemente le tue parole hanno toccato qualcosa in me
che sento fortemente. In effetti mi ha colpito il tuo scritto, sia
perché hai una chiara e ben delineata visione e parli di cose rare da
trattare, e poi perché anch’io sento qualcosa di analogo fin da
piccolo, e ancora non ho messo a fuoco cosa, anche se è evidente che è
molto radicata e include una spiritualità che mi è stata negata fin da
allora, una sensazione di appartenenza non riconosciuta a qualcosa di
più grande, la Terra, la Dea, la Natura, la Vita, che non ho ancora
avuto modo di focalizzare e di praticare e condividere pienamente con
gli altri.

Sono sempre stato empatico e desideroso di essere di aiuto agli altri,
l’ho sempre fatto in qualche modo, spesso trascurando me stesso e
commettendo tantissimi errori e scelte sbagliate di cui ne pago le
conseguenze. Il mio fantozziano “sogno mostruosamente proibito” è di
cambiare e creare armonia nel mondo. E i valori che ho individuato
come primari e da cui sviluppare principi e addirittura un movimento,
in sintonia con il paganesimo, la Natura e tutte le altre cose che
sento risuonare in me sono tre: Amore, Vita, Libertà.
Ma non sarà che mi concentro sugli altri per evitare di fare i conti
con i problemi della mia vita e con me stesso? Oppure in effetti,
questo desiderio non è altro che la manifestazione umana dello spirito
che anima il tutto? Un eco della flebile voce della Natura cui io e
tanti altri siamo sensibili perchè ancora connessi ad essi? Se la
Natura vuole difendersi, e siamo tutti connessi, non può forse agire
tramite noi, facendo sentire la sua voce in noi? Non con le parole,
ovviamente, ma come sentimento, percezione... è quel che sento!!!

A questo proposito, del nostro ruolo storico, condivido quanto dici
del passato. Senza cadere in illusioni d'epoche d’oro. Non saranno
state utopie, ma ritengo ci siano stati periodi migliori rispetto alla
storia insegnata che lo nega decisamente. Penso il nostro passato sia
indispensabile conoscerlo, il più possibile veritiero, senza storie
scritte dai vincenti, con le lenti del Modello Dominatore, o libri
sacri revisionati da uomini repressi; il tutto relativamente: nessuno
ha prove certe.
Al pari di un percorso di psicoterapia, solo conoscendo (e
rielaborando) le nostre origini e le vicende che ci hanno forgiato
possiamo diventare consapevoli di chi siamo, fare pace con noi stessi
e svilupparci armoniosamente, aiutando gli altri, persino trovare le
energie per affrontare questo momento di crisi spirituale e culturale,
prima che economica e politica.

Solo così possiamo evolverci, dobbiamo considerare il passato
guardando il presente per creare il futuro che vorremmo e che
meritiamo, realizzare il compito che ci è stato assegnato dalla
Creazione. Abbiamo un ruolo nell’Universo, che non è quello di
distruggere il pianeta, ma casomai proseguire il lavoro
dell’Evoluzione, cioè portare la Vita altrove nell’Universo, cosa che
sarebbe già fattibile, se non fossimo bloccati da qualche migliaio di
anni dal Modello Dominatore a lottare contro noi stessi e distruggere
la Vita. Altresì sono convinto che nella storia del pianeta non è la
prima volta che raggiungiamo elevati livelli di tecnologia e civiltà,
è accaduto e accadrà ancora infinite volte.
Grazie Laura. Non è la prima volta che rispondendo a qualcuno ho
l'occasione di parlare di quanto scaturisce per collegamenti più o
meno visibili. Io vedo tutto collegato!
Germano Caputo Licastro

*Sai che io leggendolo stavo male??? Penso di avere avuto altre vite e
di aver subito violenze, ma anche di essere stato un persecutore. In
fondo noi siamo entrambi, e dobbiamo accettarli per vivere in armonia
e non in conflitto...
" I DUE LUPI "
Un vecchio indiano Cherokee è seduto di fronte al tramonto con suo
nipote, quando d'improvviso il bambino rompe l'incanto di questa
contemplazione e rivolge al nonno una domanda molto seria per la sua
età.
"Nonno perchè gli uomini combattono?"
Il vecchio con gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava
perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma:
"Per ogni uomo c'è sempre una battaglia che aspetta di essere
combattuta, da vincere o da perdere. Perchè lo scontro più feroce è
quello che avviene fra i due lupi."
"Quali lupi nonno?"
"Quelli che ogni uomo porta dentro di sè".
Il bambino non riusciva a capire, ma attese che il nonno rompesse
l'attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per
accendere la sua curiosità.
Infine il vecchio, che aveva dentro sè la saggezza del tempo, riprese
con tono calmo.
"Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo, vive di odio,
gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo."
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di
capire quello che aveva appena detto.
"E l'altro?"
“L'altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità,
compassione, umiltà e fede"
Il bambino rimase a pensare un istante quello che il nonno gli aveva
appena raccontato.
Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.
"E quale lupo vince?"
Il vecchio cherokee si girò a guardarlo e rispose con i suoi occhi puliti.
"Quello che nutri di più"."

Grazie a te, Germano.
 

mercoledì 31 ottobre 2012

“Halloween”: quando si critica a sproposito…


...e  le critiche ormai sono talmente tanto diventate un’abitudine, che ogni anno si ripetono a pappagallo, svuotate di ogni senso di realtà e coerenza. Un post irriverente, che cerca di offrire un punto di vista a cui non si da mai voce.


Sulle storiche origini di questa festa,  un numero sempre crescente di persone competenti ha già scritto abbastanza, grazie al cielo. Oggi, che è appunto il giorno “incriminato”, io mi voglio divertire, quindi, non tanto a ribadire che si tratta di una celebrazione riguardante l’Europa intera e che si perde nella notte dei tempi, bensì proponendo la mia confutazione di tutte le leggerezze che ormai si sentono dire ogni anno. E di cui, diciamocelo, non se ne può più!

“Halloween è una festa americana”: eccolo qui, il tormentone più amato dagli italiani. Quindi vediamo. Dire che si tratterebbe di una festa americana, potrebbe avere entrambi i significati di “nata negli USA”, e “attualmente festeggiata negli USA”.
Posto che nel primo caso, siamo davanti a una sciocchezza madornale (da chi è composto il popolo degli States, se non da una buona parte di immigrati europei, in particolar modo inglesi, che si sono trascinati con sé usi e costumi?), sarebbe vero solo il secondo significato: certo, attualmente negli USA si festeggia, ed è considerata con importanza.
E a questo punto: come mai, noi, italiani, cresciuti negli ultimi 40 anni col mito dell’America, che vestiamo Jeans e sneakers, ascoltiamo dal Jazz al rap, Jackson, Aguilera e altri artisti, importiamo Mc Donald’s e consumiamo ore di visione di film e celebri serie televisive  provenienti proprio dall’America, noi che ne imitiamo sistemi di gestione aziendale e ne acquistiamo la tecnologia, che guardiamo al popolo americano come fossero degli atlantidei, abbiamo pianto con loro l’11 Settembre e tutt’ora lo facciamo, seguiamo con il fiato sospeso le elezioni del Presidente USA.. come mai ci schifiamo se anche una  festa fosse realmente americana? Mi puzza quantomeno di incoerenza.


Vogliamo dare uno sguardo al cibo? Oh si, la nostra buona salsa di pomodoro, italianissima, parte della nostra cultura culinaria....peccato che il pomodoro sia stato importato dall'America, assieme a un bel pò di ortaggi che pure sono di quotidiano uso comune: patate, zucchine, fagioli (tranne che per i "fagioli dall'occhio", quelli esistevano già da un bel pò nel BelPaese), peperoni, mais, vaniglia...devo continuare?
La zucca si, ebbeh, è americana anch'essa... ma non mi sembra che venga usata solo per "intagliare" facce mostruose. Andiamo a dirlo a chi prepara in casa i tortelloni mantovani, che la zucca non fa parte della loro cultura?
Quasi quasi, ma si, propongo un boicottaggio di dolci e budini alla vaniglia. Eh si cavolo, "non è proprio roba nostra".

Ne consegue che, se l’essere americano bastasse di per sé a scatenare il nostro netto rifiuto, sarebbe da concludere che nella nostra cultura dovremmo rifiutare molte altre cose… che pur ci sono e ci piacciono anche. Ma siccome Halloween è una festa con origini europee, io ci andrei un po’ più cauta.


“Halloween è una festa consumistica”: qui mi scappa un sorriso. Primo: cosa non è consumismo, nella società di consumi che abbiamo creato? Si si, quella società il cui consumo sostiene l’economia, mi ricordo ancora la pubblicità che girava in TV, quella dove la persona che passeggiava con la borsa dello shopping riceveva i “grazie” di tutti i passanti. Quella società che ha inventato la “shopping terapia”, la stessa che dice “ora che c’è la crisi non posso comprare, ergo, mi deprimo”.
Ma noi siamo critici ed etici e contro il consumismo. Bene, tenetevi forte per ciò che sto per dire: è davvero Halloween la festa consumistica più terribile? O cielo, certo, ricordo benissimo di aver sentito piangere le persone perché non riuscivano più a sostenere le richieste, da parte del figlio, di un vestito da scheletro;  e le famiglie che non arrivano a fine mese non ce la fanno a permettersi il sacchettino di caramelle da donare a “dolcetto o scherzetto”. Eh si. Ho anche sentito dire che c’è chi ha contratto debiti, per comprare la zucca da intagliare o qualche altra decorazione domestica, ora che è aumentata l’inflazione …E oggi non riuscivo a entrare in panificio, tanto era la coda per comprare le ultime cose in preparazione della festa. Vuoi mettere, le famose code alle casse dei centri commerciali sotto Halloween?

Invece avete forse mai sentito di gente che dichiarasse di spendere la tredicesima in regali natalizi? Si signori. Se il consumismo bastasse in sé per “bannare” il Dolcetto-Scherzetto, il Santo Natale (che di Santo ha sempre meno), dovrebbe venire ben prima.
Si stima che nel 2011 ogni italiano in media abbia speso quasi 600 Euro in regali nel solo mese di Dicembre. Poi ci sono quelli che l’albero lo vogliono nuovo e fashion ogni anno, che le palline bisogna cambiarle perché sono vecchie, e la mia esperienza vede, nei punti vendita, scaffali di statuine presepe molto più grandi e spaziosi di quelli adibiti per i fantasmi e pipistrelli del povero massacrato Halloween. Qualcosa non mi torna.

Eppur non mi pare che nessuno intraprenda crociate contro il Natale…. Non credo sia una caso se, per gioco, digitando su “Google” le parole “festa consumistica”, il completamento automatico porterà a mettere il Natale in pole position, seguito dal nostro San Valentino(…) , e mettendo Halloween al terzo posto, ma giusto perché si ha la mania ormai di ripeterlo e ripeterlo e ripeterlo alla nausea, questo binomio “halloween-consumismo”.
Anche qui la coerenza suggerirebbe, di porsi qualche domanda sul nostro modo di festeggiare quella che per la “nostra cultura”(sarebbe ora di dire “per il mondo cristiano” scindendo da un generalizzato “nostra cultura”)  viene definita come “una delle feste più importanti” (assieme alla Pasqua).


Visto che ne ho appena parlato… argomento complesso questo: “Halloween non fa parte della nostra cultura”. Parte della confutazione a questa critica, si potrebbe rifare al paragrafo che risponde a “Halloween è una festa americana”. Mi viene solo un’aggiunta, di cuore. Prima di riempirsi di paroloni, bisognerebbe allora interrogarsi su “cosa è cultura”.
Sono stati scritti decine di tomi sull’argomento, da gente più in gamba e competente di me.
Mi limiterò a chiedere quale confine territoriale ed epocale  vogliamo usare per delimitare una “x” cultura. Molte delle peculiarità di Halloween, sono davvero somiglianti a tradizioni, del medesimo periodo dell'anno, tutt’ora esistenti in varie aree di Italia (penso al San Martin di Venezia, o all’usanza di trasformare zucche in lanterne sempre nel mio Nord-Est, ma non sono le uniche). Storicamente qui si è assistito a una forte cristianizzazione di antiche usanze provenienti da un più antico mondo agrario, più che in altre terre. Dal Natale a Ognissanti dalla Candelora alla Pasqua, non ci si è inventato da zero proprio nulla. Questa non è una mia tesi, è storia. Difficile perdersi nella notte dei tempi, vero, ma se di radici vogliamo parlare, beh, mi sembra che ci sia la tendenza a imporre alle radici di questa pianta chiamata “cultura” di rimanere abbastanza in superficie….

La cultura comunque, è lungi dall’essere un’entità statica e immutabile. Suvvia gente, così fosse, noi donne non avremmo diritto al voto, forse il nostro sistema economico sarebbe il feudalesimo, o qualcuno rivendicherebbe il diritto di tornare a vivere nelle grotte. Siiii! Più grotte per tutti!!

 Cosa sono poi “Italia” e “Europa”? Non certo delle entità geografiche-culturali sempre esistite così come sono adesso, men che meno chiuse in compartimenti stagni che impedivano la comunicazione con altre popolazioni, culture, stili di vita ecc… Eddai, la bella arte classica romana ci piace anche perché i nostri romani hanno “rubacchiato” dall’Antica Grecia; sempre dall’antica Grecia abbiamo importato una metodologia di pensiero che è stata poi usata AMPIAMENTE come base filosofica anche della religione cristiana (pur non essendo originariamente pensiero cristiano: penso al neoplatonismo ad esempio ) e dall’oriente, oltre all’architettura che rende bella Venezia e a buonissimi legumi, abbiamo letteralmente importato valori e religioni che non erano proprio proprio quelle dei nostri progenitori dell’ “Antica Europa”.
La bella musica classica italiana? Gli strumenti ad arco erano inesistenti fino al X secolo, "dalle nostre parti". Sono stati inventati e importati dall'estremo Oriente. E solo successivamente, elaborati e "fatti nostri".
Ma sarà mica che ciò che chiamiamo cultura altro non sia che una contiuna crescita, elaborazione, importazione di prodotti-idee-strategie di umani che vivono vicino a noi, che si mescolano o si pongono in rapporto dialettico con ciò che è venuto temporalmente prima di questi? Tutto fuorchè statica. Direi che il dinamismo è proprio della natura di ciò che chiamiamo "cultura".
Bene. L’idea della “fine di un ciclo (agrario, di vita umana, stagionale…)” , che è l’archetipo che sta dietro ad “Halloween”, è ben più antico di tutte queste importazioni di cui sopra.  In "Italia" era anche concretamente rappresentato dalla fine dei contratti agrari, e  per molti contadini questo periodo dell'anno rappresentava una vera fine. Spesso era necessario cambiare casa, assieme al luogo di lavoro, prima di iniziare la nuova stagione agraria. Un "capodanno" non solo celtico quindi.
Ma con l'idea della "fine di un ciclo" io credo di poter dire che anche oggi, ci facciamo i conti tutti i giorni, nell’ambito di quella cosa che si chiama “esistenza”. Fa parte del nostro bagaglio, non in quanto italiani, ma in quanto "umani". Questo, noi celebriamo.

“Halloween è macabra e deprimente, specie per i bambini, tutti questi mostri…”. Ora uscirà l’educatrice che è in me. Sciocchezze. Ai bambini, fa BENISSIMO vestire i panni di mostri, zombie, fantasmi, vampiri, e tutto ciò che fa parte dei nostri incubi più segreti (si, NOSTRI, anche della “nostra area e del nostro tempo”). Fa bene perché, in tal modo, sfondano un tabù: entrano in ciò che rappresenta le loro paure, e lo trasformano in modo scherzoso in un mondo che possono toccare, in cui vivere per un giorno. Esorcizzano. E l’effetto catartico è assicurato.

Ma signore e signori, se davvero vi spaventano queste creature provenienti dall’”oscuro mondo dell’aldilà” , me lo spiegate voi come mai Hollywood continua a stra-vendere produzioni cinematografiche più o meno horror, l’editoria si arricchisce con libri che narrano di affascinanti vampiri, storie che poi diventano film a loro volta, per TV assistiamo a serie che trattano di fantasmi, licantropi, morti che comunicano con i vivi, streghe buone e cattive, eccecc che continuano ad avere successo (perché sotto-sotto a noi piacciono tanto)?

“Halloween è una moda”. No comment. Anche l’I-phone è una moda, anche il SUV, eppur hanno un tal successo senza tutto questo casino…Halloween forse inquina meno.
In aggiunta, dire che qualcosa "è di moda" è il modo per screditare "qualcosa che non ci piace" più amato in questo paese. Di solito, lo si usa in riferimento a gusti e abitudini di una qualche minoranza che si discosta dal gregge. Un espediente retorico piuttosto facile e banale, che tenta di chiudere il discorso, usato da chi vuol tapparsi le orecchie, senza apportare argomentazioni più convincenti e senza dover ascoltare le reali ragioni dell'altro, date automaticamente per "superficiali" anche laddove non lo sono affatto. Assistiamo allora a presunte mode di "antipolitica", di "vegetarianesimo", di "religioni alternative" (ma per queste si tende a usare il termine "setta", più efficace perchè ha anche il potere di spaventare un pò evocando chissà quali pratiche proibite), di "parti naturali", di "medicina alternativa", ecc. ecc. Tutto ciò che è scomodo al pensiero dominante, finisce praticamente per vincere l'ambita etichetta di "essere una moda".

“Halloween non fa parte della cultura cristiana”. Beh, questa è l’unica critica vera. Secondo me però, non è una critica. E’ solo un dato di fatto. Con una precisazione…  In realtà la parola “Halloween” è cristianissima: l’etimologia deriva da” All Hallows’ Eve”, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa “Santo”: la vigilia di tutti i Santi, quindi.
Ciò che precede la cultura cristiana è, come già indicato, l’archetipo che alimenta la celebrazione stessa: “il termine di un ciclo, e l’inizio di un altro. Quello che ci sta oltre”. Un modello che ci appartiene -lo ripeto- come umanità, e  da cui lo stesso cristianesimo attinge arricchendolo di peculiari significati.


"Halloween è una festa satanista": mi ero dimenticata di questo assurdo tormentone.
Purtroppo, nella nostra Italia sempre pronta a credere alle superstizioni, qualche idiota ragazzino che non sa come altro attirare l'attenzione e quale identità sfoggiare per apparire sicuro di sè, che usa la notte di Halloween per fingersi "satanista" e imbrattare muri con scritte stereotipate tipo "666" o pentacoli rovesciati, attira i titoli dei giornali più di cose che meriterebbero davvero attenzione.
La notte del 31, Samhain, è su tutta un'altra lunghezza d'onda. Non si celebra "il maligno". Siamo dinanzi a dei culti basati sulla natura non su Satana e sulla dicotomia bene/male. Se la differenza non è chiara, il problema non dovrebbe essere mio. Ma di chi parla senza sapere di che parla....
Il paragone con l'"etnocentrismo" qui si applica benissimo. Come i primi antropologi, che chiamavano "primitivi" culture altre, solo per il fatto di non essere in grado di usare altre categorie di pensiero per comprenderle.
Stessa cosa: "non capisco, quindi ciò che non capisco è satanismo". O cielo, Medioevo proprio!
A quanto pare, branchie di movimenti spirituali che si rifanno al cristianesimo, come gli "holywings", hanno fatto di questa critica una sorta di loro bandiera. Quest'anno, pare stiano organizzando dei flashmob per impedire altre persone di festeggiare diversamente da come loro ritengono giusto.
Sembra che non siano capaci di trovare altra conferma della loro identità, che non sia il definire "l'altro" come nemico comune.  Il problema è serio per vari motivi. Il primo, perchè nel 2013 non mi pare possibile ancora ragionare con superstizioni provenienti dal Medioevo, il secondo, per il modo in cui queste persone non si rendono conto di agire allo stesso modo di coloro che mettono in piedi "guerre di religione". Il terzo, è che non accettano confronti alla pari e nemmeno spiegazioni da parte di chi "è dentro" alle correnti spirituali basate sulla natura (e, ripeto, non su SATANA, diamine!!!se poi per queste persone la natura è Satana, forse dovrebbero rivedere le loro priorità..), hanno puntualmente censurato ogni tentativo di giusta replica, e continuano a diffamare con l'accusa di "servire il demonio", inventandosi presunti "riti" osceni che non esistono.
Il quarto, comune anche a un certo sentire popolare, è che non sono capaci di distinguere tra coloro che seguono una spiritualità che, peraltro, in certi paesi è anche ufficialmente riconosciuta (Irlanda e Inghilterra, per esempio) da bravate di ragazzi in cerca di attenzione.
Ieri ho persino visto un banchetto di propaganda "anti Halloween", con una gigantografia con su scritto "la verità su halloween". La verità di chi???? Ma ancora c'è chi è convinto di possedere la Verità?? Ma dove finiremo, mi domando. Questa non è verità, è ODIO. Propaganda di odio, ad ogni costo.
I tempi delle Crociate e dell'inquisizione saranno pur finiti per qualcosa, non si può dare dell'infedele satanista a chiunque non la pensi come questi signori! Non mi pare che questo sia un comportamento in linea con lo stesso messaggio di Cristo, che anzi, ha sempre predicato la tolleranza. Il "Dio lo vuole!" lasciamo al passato. E iniziamo a imparare a tollerare anche altre filosofie.

"Tutti questi incidenti nella notte di Halloween, sembrano un castigo dai Santi". Si. Qualcuno è riuscito a scrivere questa cosa su uno dei più importanti quotidiani nazionali, lo scorso anno.
Lasciatemi dire una cosa, io mi occupo di adolescenti. No. I Santi che "castigano" non ci azzeccano nulla. Qui i problemi vanno chiamati con il loro nome. Se i vostri figli sono nel loro periodo di crisi adolescenziale, o hanno problemi di devianza, la ragione non cercatela nella metafisica. Ma nella loro vita di tutti i giorni, che forse in parte è anche la vostra.
Le bravate sono una cosa e l'adolescenza è una fase della vita. La religione è un'altra cosa.
Ci sarebbe altrimenti da chiedersi cosa avrebbe Dio contro i festeggiamenti di Capodanno, che ogni anno causano molti più incidenti della notte di Halloween. O contro l'uso delle automobili, prima causa di morte per incidente in molti paesi.
Ma... Dio che punisce, non era una cosa vecchia, non era che la venuta di Gesù ha insegnato un'altra cosa, rispetto a Dio? Ricordo male io?  ;)

Critiche inutili, perchè scatenano odio e intolleranza, piuttosto che accoglienza. E imprecise. Si farebbe una migliore figura a dire chiaramente perché, si è contrari a questa festa. E io credo potere sintetizzare queste parole mancate circa così: “Non sopportiamo che, dopo tanta fatica per sradicare delle tradizioni appartenenti a una cultura che abbiamo sempre ritenuto sbagliata, ci sia ancora qualcuno che non solo ne celebra una festività in modo così simile a quello del passato, ma che persino dica apertamente che questa demonizzazione ci sia stata.” E ancora “Non sopporto che, attraverso modi alternativi di celebrare una festa, si metta in discussione il fatto che esista una sola Verità”. Sarei molto contenta di sbagliarmi.

Se dava tanto fastidio l'idea che questo periodo evocasse feste appartenenti a religioni antiche, mi domando come mai non pensarci prima di far coincidere, praticamente di proposito, le celebrazioni di un'allora nuova religione... non solo nel medesimo periodo dell'anno, ma persino nel medesimo giorno! Ho capito "assimilare ciò che non si può distruggere", ma poi continuare a lanciare anatemi per 2000 anni, inizia ad essere noioso. Il bello, è che ciò non riguarda solo Halloween/Ognissanti.. ma anche Natale, la Candelora, Pasqua, Calendimaggio, la notte di San Giovanni...ho dimenticato qualcosa?

 Io personalmente, non credo ci debba per forza essere antitesi. Celebratela come il vostro cuore ritiene. Ma lasciate anche agli altri fare lo stesso, senza sbandierare la solita accusa di “relativismo”. L’orgoglio sa solo guastare le cose, creare dolore, e tra tutto,  forse rende "meno divini" e meno puri del celebrare serenamente "Dolcetto-Scherzetto".

Forse,  se ciò a cui assistiamo è sopravvissuto fino a qui e fino ad ora, è perché ciò che Halloween/Morti e Santi/Samhain richiama,  è un qualcosa di fortemente presente nell’inconscio di tutti noi. E onestamente, poco importa se viene festeggiato in modo cristiano, pagano, scherzoso da parte dei bambini. Si potrebbe coesistere senza fare inutili guerre perché in sostanza, ciascuno a modo suo, rende grazie e onora la stessa cosa. Cambia solo “l’interfaccia”.
Laura Ghianda, Samhain/Halloween/Ognissanti 2012 - rivisitato nel 2013