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sabato 3 maggio 2014

Quale è lo scopo della "spiritualità"? Quale, quello di chi ricerca il sacro femminino?

Non la do io la risposta, la giro ai lettori.

si davvero.

quale lo scopo di un cammino in cui siamo?
perchè ci diciamo appartenenti a questa o quella corrente religiosa o spirituale che sia?

sto entrando in un momento di crisi.
non certo della mia vocazione, non rispetto all'ispirazione del mio sentiero, la ricerca del sacro femminino nelle sue svariate forme.
No quella è ben salda, presente e gratificante.

La crisi è rispetto alle pratiche, ovvero al che cosa davvero dovrei "facilitare", come sacerdotessa, nelle persone che incrociano il mio cammino. Quale messaggio dovrei passare. 

Nell'andare oltre la divisione materiale/spirituale, si aprono in realtà molte porte, e infinite possibili riflessioni.

Siamo così abituati alla ricerca dello "straordinario", che lasciamo per strada la meraviglia dell'ordinario.
Sarà anche l'educazione religiosa "di provenienza", così tanto radicata nella divisione, nella separatezza tra ciò che è sacro e ciò che è "materiale", affondata nella più "pura" trascendenza, che anche se scegliamo "cammini alternativi" (per usare un aggettivo non proprio felice) è difficile staccarci.
Riportiamo i medesimi riferimenti appresi, nel nuovo o antico culto che diciamo rappresentarci.

Le pratiche che piacciono, "che tirano", sono quelle che connotano chiaramente un'identità precisa.
Quelle che fanno dire "io sono XYZ".
Ecco allora sbucare i più incredibili personaggi, per citare l'amica Ilaria Pege (che ringrazio per le risate che all'epoca mi ha fatto fare), quelli con la "sindrome di Gandalf", "tuuuuuu, non puoiiiii, passaaareeee!!", o altre cose analoghe. 

Quindi scegliamo questo o quel sentiero perchè abbiamo bisogno di un'identità altra?
Migliore?
Che ci differenzi da una massa grigia informe che ci pare di scorgere come "gregge" (e come tale in effetti è pure ufficialmente presentata?)
Solo questo?

Cosa altro?
Oh Terra, Oh Cielo...

Cosa ci stiamo perdendo... che ho la sensazione, forte, di un immenso dispendio di energie, che rincorrono non comprendo bene cosa, ma che poi..... cadono, perchè fini a loro stesse. 

Qualcun altro oltre a me condivide che il "migliorarsi" sia negli scopi principali di un qualsiasi cammino di questo tipo?
Migliorare se stessi, e la propria vita. E quindi, in quanto membri di uno sciame, "migliorandomi miglioro anche lo sciame", quantomeno perchè diverso sarà l'approccio che avrò con coloro che entrano in contatto con me.
Quantomeno perchè il mio esempio (uso la prima persona singolare per semplificare, ma il discorso è generico) sarà "agìto che parla". Sarà la manifesta responsabilità della mia settemiliardesima fetta di mondo della quale sono, appunto, responsabile io e solamente io senza scuse e deleghe.


Allora, per tornare all'inizio, mi pare che qualche pezzo stia crollando. 
Si tratta non di esclusione di una cosa rispetto a un'altra, ma di dove porre l'accento.

La quotidianità è sacra. Questa è una perla di ... se vogliamo "saggezza"... che fa parte del mio cammino, e forse di quello di molti di coloro che mi leggono (grazie!).
Non c'è allora un pezzo da fare, prima di buttarci in pratiche bombastiche e fantasmagoriche?
Da recuperare bene cosa questa frasetta in grassetto significhi, nella concretezza?



Da imparare a come apportare qualcosa di più e di meglio, nella vita di tutti i giorni.
Ritornare al semplice, alla base, alle "cellule". Prima di enormi incredibili pratiche di viaggi in altre dimensioni, dovremmo almeno imparare le basi per prenderci cura di questa dimensione qua. Non sono in contraddizione, le dimensioni, ma qui si rischia di ignorare del tutto "l'aldiquà"!!
Come dire, altrimenti fa l'effetto di quegli occidentali viziati e totalmente inconsapevoli di qualsiasi cosa, che pensano che andare in oriente e mettersi in posizione loto porti automaticamente l'illuminazione. Solo perchè quella forma di spiritualità sa "di esotico".
Per carità, ogni ricerca ha un senso anche se al momento può sfuggire, il mio era solo un esempio, un dipinto per dare l'idea, non vorrei apparire troppo giudicante.

A me piace riflettere, mettere in discussione...a costo di fare "l'avvocato del diavolo". Semplicemente ora lo faccio attorno a questo tema.
Rendersi conto, che se non si parte "da qui", non combiniamo cose troppo diverse da quelli dai quali diciamo di "voler prendere le distanze". Non so se mi spiego.

Il sacro nel quotidiano è meraviglioso e gratificante.
Soprattutto, mi accorgo che quanto più imparo a vedere la magia in ciò che realmente mi circonda e che è anche me, nel mio corpo, tanto più mi ritorna un senso di felicità che, francamente, non credevo possibile.

Sarà qui la chiave?
Sarà questo, che manca all'uomo di oggi, così disattento alle conseguenze di ciò che fa, così illuso che la felicità sia nell'esibizione di beni sempre più costosi, o sempre più..."troppi".
Accumulo che si dovrà, prima o dopo, trasformare in rifiuti ingestibili.
E che lascerà la Terra piena di schifo, e il nostro cuore sempre più vuoto e intristito dal dover constatare che lo sforzo di accumulare non ha portato a nulla.


Non storcete il naso, non sto usando un pensiero dicotomico adesso: non contrappongo beni materiali e beni spirituali, che altrimenti sarei superincoerente con quanto scritto in tutto questo post.
Analizzo invece che il pensiero dicotomico lo usiamo -la nostra cultura ma non solo- in tutto: dall'estremo della religione solo trascendente che esalta il primato dello spirito, di "ciò che non si vede", di ciò che è altro dal quotidiano, dell'ascesi più pura che snobba i fatti del corpo..... all'agire concreto che invece va nell'eccesso di materiale. Questo oscillare tra estremi mi sa tanto di perdita di un equilibrio, che va ri-cercato e ri-trovato.... stiamo distruggendo il mondo, la Terra, le relazioni tra umani che sono ancora così cariche di odio di rancore, di disumanizzazione del diverso da me. 
E' forse, questa, saggezza?

Forse dovremmo mica alleggerirci tutti di tutto? Di quell'eccesso di sontuosità che rischia solo di ingrassare l'ego nella pratica spirituale, specie se rincorsa "bruciando certe tappe".... sia o meno, questa sontuosità, sacerdotale, sia o meno druidica, sia quello che volete voi, non voglio categorizzare ma restare generale. Riguarda tutte le correnti religiose o spirituali che mi vedo attorno.
E forse dovremmo alleggerirci anche dall'eccesso dell'attaccamento all'accumulo, riflettendo su quanto facciamo e su quali conseguenza questi vizi abbiano sulla Terra, e quindi su tutti noi.
E tornare ad accorgerci che il sacro lo si comincia a vivere....vivendo tutti i giorni. 
Non sta nella ricerca dell'esotico. Ma è forse nella ri-significazione di ciò che abbiamo sotto il naso, che si spalancano porte su altri mondi..... per me è sempre più così.....

Ci ritornerò, ne sono sicura che ci ritornerò.......

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