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martedì 22 aprile 2014

Sacerdotesse della Terra, nella giornata della Terra

Non spenderò molte parole questa volta.
Il 22 aprile, è la giornata della Terra.

Voglio riflettere sulla umana capacità di agire nel mondo, e di come questa sia totalmente (o quasi, per fortuna!) ignorata dai più.
La nostra povera Mamma Terra, non se la passa bene.
Nonostante la Giornata a Lei dedicata, ai governi il suo destino non sta per nulla a cuore, manco fosse realmente slegato dal nostro, il che suona come un assurdo.
In Italia sembra che nessuno consideri l'argomento importante, al punto che nemmeno per opportunismo si trova nei programmi dei vari partiti vuoi di destra, vuoi di sinistra.
Il problema è la scarsa sensibilità dell'opionione pubblica.

Ma siamo noi, l'opinione pubblica.

Il guaio, e non mi stancherò mai di denunciare questo nostro vizio, è nei miti che abbiamo creato, nel modo in cui pensiamo al "cambiamento".
Spiego meglio.
Nel nostro immaginario, quando è che le cose cambiano?
Quando qualcuno che "ce l'ha più grosso di noi" interviene per farle cambiare.

La nostra cultura e il nostro immaginario è pieno di eroi e supersalvatori che scendono sulla Terra e con i loro superpoteri, più o meno divini, fanno accadere le cose. Ci crediamo davvero: ci crediamo sia quando succedono le cose brutte (sarà colpa del Diavolo, di "Dio" che ci punisce, piuttosto che del politico di turno...) che quelle belle (sarà il volere di "Dio", piuttosto che il leader politico di turno...).
Quando le cose non vanno (vedi crisi e empasse politico italiano), poniamo tutte le nostre speranze in qualcuno che, pieno delle nostre aspettative, finalmente potrebbe apportare il cambiamento che desideriamo.
Oppure affidiamo tutto a fatidiche date, congiunzioni astrali, ecc.
E noi italiani ci caschiamo. Forse peggio di altri, o forse no, ma vivendo qui, non riesco a non notarlo.
Cerchiamo il leader. Quello che sa. Quello che fa.
Lasciatemelo dire. I pianeti e la numerologia può essere favorevole quanto volete, ma agirà sempre come un concime. Il seme, quello che può germogliare, lo dobbiamo ficcare noi nella terra. Per scelta.

Non esiste che "dal nulla" le cose si creino. Che le cose cambino stando comodamente seduti ad attendere. Non funziona così. Non è mai funzionato così. E ciò che accade alla Terra dovrebbe drammaticamente aprirci gli occhi.

Sapete uno dei vari, molti, motivi (e che magari vedremo meglio in altra sede) per cui le api erano sacre, quale è?
Che ciascuna ape sa esattamente cosa fare. E fa il suo.
Le api vivono in una grande comunità, eppure nessuna di loro dice "embeh, se anche non tiro su polline, chi se ne accorge?".
Le api hanno un grande senso di responsabilità. Verso la loro comunità, ma anche verso l'ambiente in cui vivono, per il quale sono determinanti.
Qualcuno diceva che se le api si estinguessero, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita.


Il problema dell'uomo, è che non è abbastanza "ape".
Siamo in sette miliardi. Eppure ragioniamo ancora che "tanto non sono io che posso cambiare".
Ma sarà che un'azione moltiplicata anche solo per diverse migliaia di individui, un peso invece ce l'ha? e chi è che agisce??
Pensiamo di dover stare lì a pigrire, e che non sia colpa nostra ma del "nostro capo" o di "qualcun altro" che non fa il suo dovere.
E invece no.
Siamo solo noi, ciascuno per il suo, che siamo responsabili della nostra settemiliardesima fettina di mondo.
E in questa e per questa dobbiamo agire.

Lo sapete, io spingo perchè questo potere di agire, questa freccia di Diana, sia restituita alla consapevolezza umana.
Smettiamola di atteggiarci a illuminati da venerare, o a fare le pecore che cercano un leader. Serve il contributo di tutti, tutti sullo stesso livello. Non abbiamo bisogno di altri eroi. Abbiamo bisogno di diventare tutti melisse. 
Siamo noi che portiamo il cambiamento.
Siamo noi le sacerdotesse della Terra, che agendo si prendono cura di essa.
E per farlo, dobbiamo iniziare a mettere in comune una conoscenza scomoda, scomoda soprattutto alla società dei consumi:
quella relativa alle conseguenze delle nostre pratiche. Scomoda, perchè la logica del profitto, nella nostra cultura, ha ancora la meglio.
Non agiamo per ciò che è giusto, ma per ciò che è comodo o fa bene all'economia.
Poco importa quali conseguenze abbiano sulla nostra Terra le nostre azioni quotidiane.

Questo mio scritto venga considerato un appello.
Una chiamata.
A tutti coloro, uomini e donne, che vogliono essere sacerdotesse e sacerdoti della Terra.

Che la vogliono amare nella concretezza, a iniziare da piccoli cambiamenti.
Che vogliono accettare di mettere in discussione i loro dogmi culturali.
Perchè il cambiamento siamo noi.

Le pratiche delle sacerdotesse sono concrete, sono reali. Anche semplici, non occorrono gesti "bombastici". Ma sono vere.
Agiscono qui e ora, perchè è questo il mondo dove si sono incarnate. E' attraverso questa vita, che contribuiscono alla creazione.

Non ha senso cercare chissà quale suggestiva forma di potere "esoterico", se non siamo in grado di scorgere la più semplice delle verità: che il potere lo abbiamo già, eccome.
Non serve a nulla accendere incensi e candele, sedere in silenzio o contemplare il corpo della nostra Madre, se non sappiamo farci sempre più responsabili delle impronte che lasciamo su di Essa.
Il cambiamento avverrà, solo quando ciascuno di noi agirà il cambiamento che desidera.
In prima persona.


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