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sabato 1 dicembre 2012

Riflessioni di un amico al post "Sacerdotessa: ma cosa vuol dire?"

Un amico ha letto il post che raccoglie alcune mie riflessioni sull'esser sacerdotessa in una nuova spiritualità che si sta affacciando nel nostro mondo, e mi ha scritto un lungo e profondo commento che, per motivi di limite di spazio, non è stato possibile inserire sotto l'articolo citato.

In questo scritto molte riflessioni emergono, molte porte su argomenti interessanti vengono aperte. Ed essendo uno degli scopi di questo blog proprio fare in modo che le idee su questa spiritualità emergente vengano stimolate, discusse, prodotte, mi sembrava un delitto lasciare che questo sentito prodotto umano rimanesse nel silenzio.

Internet è spesso anche il luogo della superficialità, della leggerezza, della banalità.
Diamo spazio invece a ciò che banale non è.
Questa è la risposta di Germano Caputo Licastro al mio articolo:

"Cara Laura,
rispondo alla tua riflessione, forse in maniera confusa, ma sincera,
premettendo che quanto segue è frutto di mie opinioni ed esperienze,
che in alcuni punti assumo come verità finchè non mi verrà provato (o
sperimenterò) diversamente Aggiungo che non ho potuto fare a meno di
dilungarmi e parlarti anche di me, delle mie idee e del mio disagio.

Ritengo sia lecito aspirare ad un riconoscimento sociale, ad un
titolo. Tanto per iniziare perché è la società stessa e le persone che
te lo chiedono, perché tu potresti sviluppare equazioni innovative
come il miglior matematico della storia dell’umanità, ma sentirti dire
che non meritano neanche di essere verificate perché sei una
studentessa di scuola media o un’operaia in fabbrica senza alcuna
qualifica.
Poi perché il porsi degli obiettivi, possibilmente in linea con le
proprie aspirazioni, e raggiungerli conseguendo un titolo riconosciuto
da una qualche istituzione fa parte del percorso di crescita interiore
e personale che tutti dovrebbero seguire.
Certo, spesso non a tutti viene data la possibilità di farlo, pur
essendo molto motivati o bravi, purtroppo fattori economici o altri
sbarrano la strada a molti, e tra questi potresti trovare alcuni tuoi
detrattori. In Italia ne avrai più che altrove di critiche, per ovvi,
suppongo tu comprenda, motivi di arretratezza culturale generale ed in
particolare maleducazione religiosa.

Nella meccanica Dominatrice, a cui accennerò più avanti, purtroppo
siamo tutti impelagati, chi più e chi meno, me compreso. Una delle
risposte che potrai dare ai critici è di guardare cosa e come lo fai
prima di “pregiudicarti” solo per via del tuo titolo. Infatti il
(pre)giudizio è talmente radicato in noi, come il concetto di colpa,
che ormai giudichiamo (o colpevolizziamo) noi stessi e gli altri,
senza neanche rendercene conto, senza neanche possibilità di
sospensione in attesa di verifica.
Così come, sempre, quando accade qualcosa di negativo o imprevisto, si
parte solo alla ricerca del colpevole e non della soluzione, come se
trovare il colpevole risolvesse tutto. In parte è vero, perchè placa
un’ansia, risponde al bisogno emotivo di non sentirsi in colpa, poiché
il pensiero cattolico che pervade la nostra società ci tormenta fin da
piccoli, è come una spada di Damocle sulla testa di ognuno di noi e
che può colpirci per qualunque cosa accada nel mondo.

Altrettanto vero è che vediamo il mondo in maniera lineare:
nell’economia, benessere uguale ricchezza mediante crescita infinita;
nella civiltà, siamo all’apice dell’evoluzione, mai raggiunta prima
finora, senza dubbi; nella biologia, linea discendente, nasciamo
giovani e forti e diventiamo vecchi e deboli; nella medicina, il
progresso medico è in continuo sviluppo, mentre il numero delle
malattie è in continuo aumento ed erano più sani gli antichi
igienisti; nell’educazione, siamo bambini ignoranti ed incapaci cui si
deve insegnare a diventare adulti, invece di conoscere se stessi e
sviluppare le proprie potenzialità che sono maggiori da bambini;
nell'idea di governo, linearità piramidale o di valore, dal
cittadino/suddito ai governanti eletti; eccetera, eccetera, fino ad
arrivare alla spiritualità.
Nasciamo impuri e peccatori (cosa c'è di più puro e innocente di un
neonato?) e possiamo riscattarci esclusivamente seguendo i dettami di
una religione e di un capo religioso arrivando alla fine della nostra
vita a conoscere il divino, dopo la morte (?!). Immagino che da pagana
sarai in accordo con me: il divino è da noi sperimentabile da soli
ogni momento, e le spirali, la ruota, il cerchio sono più appropriati
come simboli di quanto ci circonda e avvolge/contiene.

Attualmente io considero tutte le persone uguali alla nascita, come
potenzialità, pur conservando una predisposizione genetica, quindi
familiare, intendendo quella ereditata dal Dna dei genitori.
Di questo sono certo, mentre non ho ancora capito se esiste una
cattiveria o bontà insita, che non dipenda invece dal modo in cui si
viene educati, ma amati ancora di più, benchè pensi che se avessimo
sufficiente amore insieme alla soddisfazione dei nostri autentici
bisogni e ad un contesto socio/familiare/culturale ideale, saremmo
tutti persone quasi illuminate in una società perfetta.
“Il pianeta verde”, bellissimo film di Coline Serreau, rende bene
questa società (sebbene io la preferisca un po’ più ricca di arti e
artigianato).
Perciò pur contando decine di personaggi e persone (viventi e del
passato, conosciute e non, vicine e lontane, maschi e femmine, bambini
e adulti) che ammiro, stimo, amo, adoro, come manifestazioni del
divino o come leader ispiratori o geni, non ne considero nessuna
superiore ad altre se non nel loro campo di eccellenza o per quello
che possono dare, come per i bambini. Esistono, è innegabile, persone
davvero straordinarie capaci di fare cose impossibili ai più, capaci
di dedicare ogni secondo della loro vita ai loro obiettivi e alla loro
crescita nel proprio ambito,e quindi di costruire grandi cose, nel
bene e nel male, può essere un Berlusconi, come uno Steve Jobs o un
Gandhi. Esistono queste enormi differenze tra individui che lasciano
subito e facilmente immaginare un mondo gerarchico per natura, una
dicotomia: esseri superiori ed esseri inferiori, applicando la stessa
scala a tutto l'esistente, in ordine di valore: dai minerali, alle
piante, agli animali, alle donne, agli uomini, al divino.
Che ci siano differenze anche abissali in gran parte è vero, ma non
accade per genetica o razza (siamo un'unica specie umana), ma per il
modo in cui si cresce, e quindi ad un certo punto, come una piantina
che non ha avuto cure adeguate, o che venga forzata a crescere
artificialmente, alcune persone sono davvero nella condizione di
animalità, o inferiorità che potrei considerare passiva o attiva: chi
fa del male solo a se stesso e chi ne fa ad altri, dalla moglie, al
prossimo, a milioni di persone operando ad esempio in una
multinazionale o in politica.
Queste persone difficilmente possono diventare benigne per i propri
simili, se non con una notevole quantità di risorse che solo una società
molto più evoluta della nostra può impegnare. Anche il peggior
criminale può essere recuperato ed arrivare a conoscere l’amore e a
comprendere il male che ha subito e fatto a sua volta, ricominciando
nuova vita, ma è difficilmente fattibile attualmente.
La mia certezza dell’uguaglianza di tutti deriva sia per maturità
emotiva e razionalità, ma anche per conoscenza diretta. Fin da piccolo
sono stato attento osservatore ed empatico per natura, qualità che mi
hanno portato tanti effetti positivi quanto negativi. Grazie a ciò, e
ai lavori che ho svolto e svolgo, ho potuto constatare quando tutti
siamo umani. Ho conosciuto persone ricchissime e poverissime, in
salute e malatia, di diverse nazionalità e condizione sociale, inermi
e pericolose, forti e vulnerabili, avendo modo di rompere ogni
pregiudizio. Un genio musicale può essere una frana in amore o in
famiglia. Grandi imprenditori essere dei bambini timorosi del buio, un
prete un pedofilo e così via, siamo tutti esseri umani.

Tutto ciò cosa c’entra con le tue riflessioni?
Innanzitutto per avvertirti che troverai sempre chi criticherà chi
sei, cosa fai e la tua scelta, anche infondatamente, anche
semplicemente per cattiveria, invidia, superficialità. Esistono questi
sentimenti negativi come esistono persone pericolose e crudeli. E poi
perché quanto sopra avvalora la tua visione, che condivido, di
eguaglianza nelle potenzialità di chiunque di raggiungere e sentire il
divino, perché tutti lo siamo alla nascita e ce ne allontaniamo
crescendo.
A mio avviso, per fare un esempio, Osho era uno di questi personaggi
capaci di illuminare e guidare senza desiderare il potere. Se il
potere intorno a lui si è creato, come si è creato con Gesù, è stato
per persone che gli erano vicine o lo hanno usato come strumento.
Oppure si diventa vertice di una piramide, nel caso di chi invece mira
coscientemente al potere, perché molta gente ricerca qualcuno a cui
dare potere anche se non ne ha, cerca persone cui delegare, cui
sottomettersi, cui dare responsabilità che non si vogliono prendere.
E' tipicamente il caso italiano, dove nel passato remoto c'erano
imperatori e papi, ieri c'era un Mussolini, oggi un Berlusconi, domani
un Renzi: se la visione prevalente in un popolo è dominatrice, milioni
di persone aspireranno (e collaboreranno) ad avere un leader politico,
un esponente religioso, una medicina, una scuola, un'economia,
piramidali: caratterizzate da gerarchie, autoritarismo, maschilismo.

Penso che quando qualcuno ti si avvicina sia bene che tu valuti anche
questo. Perché è venuto da me? Cerca una guida spirituale o un guru?
Potresti diventare un parafulmine su cui scaricare la colpa!
E’ verissimo che il divino è accessibile a tutti. Come è vero che
alcune persone, come te, possono essere di aiuto nello scoprirlo. Ma è
altrettanto vero che entrambi, sia la ricerca autonoma, che il tuo
ruolo, richiedono impegno, responsabilità, capacità di discernimento,
di sopportare delusioni e il peso di scelte sbagliate ed errori. Di te
sono certo che hai coraggio per affrontarlo, ma per la maggioranza
delle gente è molto più facile scegliere una religione (o l'ateismo,
la scienza, il denaro, eccetera), il relativo testo “sacro” ed
affidarsi ad un guru che ha la risposta pronta per tutto, che sia il
papa, il Dalai Lama o l’oroscopo o il segno zodiacale! Esiste
un’infinità di palliativi e “succhiotti” cui restare attaccati per
tutta la vita. Tutto ciò fa comodo al sistema Dominatore, come fa
comodo avere persone tendenti alla dipendenza: ora dal partner, ora
dal lavoro, ora dallo psicoterapeuta, ora dal medico, e così via.
Finchè un individuo rimane immaturo e lacerato da conflitti, interni
ed esterni, ha poche energie da dedicare a sviluppare il suo potere e
ribellarsi dalla sua condizione di schiavitù dal Sistema.

A parte ciò, cioè la relazione personale tra te e la gente, il compito
di una sacerdotessa consiste anche, e questo nella tua riflessione non
l’ho trovato forse perchè lo davi per scontato, nel tramandare,
preservare, e anche arricchire, una saggezza antica, dovrei dire una
religione. Questo termine nel tuo caso però non è corretto perché il
paganesimo non può mai diventare religione, prima di tutto per la sua
diversità “genetica”, non si può paragonare un prodotto della visione
Mutuale con uno della visione Dominatrice. Poi per la valenza negativa
che ha assunto questo termine nella pratica, ed infine per la sua
etimologia così controversa. Quel che tu tramandi, rappresenti,
preservi e divulghi, anche mediante rituali, simboli, vestizione,
testi e la tua interpretazione, ha un valore immenso perchè frutto di
migliaia di anni di impegno di popoli e persone che hanno ricercato
giustizia, verità, equilibrio, ordine nel caos, l’essenza della realtà
(divina) dietro l’apparenza materiale della nostra esistenza, in tempi
in cui era molto più facile guardare le cose per quello che sono, tra
parentesi. Ogni volta che leggo da saggi del passato di come sia
facile trovare il divino nella natura, sorrido amaramente, sapendo
quando sia quasi impossibile per noi occidentali e civilizzati trovare
un briciolo di natura…

Quindi, riassumendo, in te, nel tuo ruolo di sacerdotessa, vedo tre
esercizi.
La tua realizzazione e sviluppo personale, visto che era qualcosa che
sentivi fin da piccola; l’interrelazione con gli altri; il paganesimo.

Riguardo critiche e altro inoltre, considera anche che hanno valore,
meritano valutazione e risposta a seconda delle persona e delle
motivazioni che stanno dietro chi le fa. Dopotutto devi render conto
alla tua coscienza, e guardare ai risultati. Punto.
Infine bisogna tener presente che siamo nel pieno del conflitto tra
due modelli e visioni opposte: Dominatore e Mutuale. Il primo ha
cominciato ad espandersi, con i risultati che vediamo, da quasi
cinquemila anni, suppongo conoscerai Riane Eisler, Marija Gimbutas e
soprattutto “Le nebbie di Avalon”*, che secondo me rende perfettamente
l’idea delle origini e della virulenza dello scontro culturale in
atto.

Spero tanto di aver scritto qualcosa di utile e che abbia un senso.
Veramente non mi aspettavo di avere così tanto da dire, ne sono
sorpreso, ma evidentemente le tue parole hanno toccato qualcosa in me
che sento fortemente. In effetti mi ha colpito il tuo scritto, sia
perché hai una chiara e ben delineata visione e parli di cose rare da
trattare, e poi perché anch’io sento qualcosa di analogo fin da
piccolo, e ancora non ho messo a fuoco cosa, anche se è evidente che è
molto radicata e include una spiritualità che mi è stata negata fin da
allora, una sensazione di appartenenza non riconosciuta a qualcosa di
più grande, la Terra, la Dea, la Natura, la Vita, che non ho ancora
avuto modo di focalizzare e di praticare e condividere pienamente con
gli altri.

Sono sempre stato empatico e desideroso di essere di aiuto agli altri,
l’ho sempre fatto in qualche modo, spesso trascurando me stesso e
commettendo tantissimi errori e scelte sbagliate di cui ne pago le
conseguenze. Il mio fantozziano “sogno mostruosamente proibito” è di
cambiare e creare armonia nel mondo. E i valori che ho individuato
come primari e da cui sviluppare principi e addirittura un movimento,
in sintonia con il paganesimo, la Natura e tutte le altre cose che
sento risuonare in me sono tre: Amore, Vita, Libertà.
Ma non sarà che mi concentro sugli altri per evitare di fare i conti
con i problemi della mia vita e con me stesso? Oppure in effetti,
questo desiderio non è altro che la manifestazione umana dello spirito
che anima il tutto? Un eco della flebile voce della Natura cui io e
tanti altri siamo sensibili perchè ancora connessi ad essi? Se la
Natura vuole difendersi, e siamo tutti connessi, non può forse agire
tramite noi, facendo sentire la sua voce in noi? Non con le parole,
ovviamente, ma come sentimento, percezione... è quel che sento!!!

A questo proposito, del nostro ruolo storico, condivido quanto dici
del passato. Senza cadere in illusioni d'epoche d’oro. Non saranno
state utopie, ma ritengo ci siano stati periodi migliori rispetto alla
storia insegnata che lo nega decisamente. Penso il nostro passato sia
indispensabile conoscerlo, il più possibile veritiero, senza storie
scritte dai vincenti, con le lenti del Modello Dominatore, o libri
sacri revisionati da uomini repressi; il tutto relativamente: nessuno
ha prove certe.
Al pari di un percorso di psicoterapia, solo conoscendo (e
rielaborando) le nostre origini e le vicende che ci hanno forgiato
possiamo diventare consapevoli di chi siamo, fare pace con noi stessi
e svilupparci armoniosamente, aiutando gli altri, persino trovare le
energie per affrontare questo momento di crisi spirituale e culturale,
prima che economica e politica.

Solo così possiamo evolverci, dobbiamo considerare il passato
guardando il presente per creare il futuro che vorremmo e che
meritiamo, realizzare il compito che ci è stato assegnato dalla
Creazione. Abbiamo un ruolo nell’Universo, che non è quello di
distruggere il pianeta, ma casomai proseguire il lavoro
dell’Evoluzione, cioè portare la Vita altrove nell’Universo, cosa che
sarebbe già fattibile, se non fossimo bloccati da qualche migliaio di
anni dal Modello Dominatore a lottare contro noi stessi e distruggere
la Vita. Altresì sono convinto che nella storia del pianeta non è la
prima volta che raggiungiamo elevati livelli di tecnologia e civiltà,
è accaduto e accadrà ancora infinite volte.
Grazie Laura. Non è la prima volta che rispondendo a qualcuno ho
l'occasione di parlare di quanto scaturisce per collegamenti più o
meno visibili. Io vedo tutto collegato!
Germano Caputo Licastro

*Sai che io leggendolo stavo male??? Penso di avere avuto altre vite e
di aver subito violenze, ma anche di essere stato un persecutore. In
fondo noi siamo entrambi, e dobbiamo accettarli per vivere in armonia
e non in conflitto...
" I DUE LUPI "
Un vecchio indiano Cherokee è seduto di fronte al tramonto con suo
nipote, quando d'improvviso il bambino rompe l'incanto di questa
contemplazione e rivolge al nonno una domanda molto seria per la sua
età.
"Nonno perchè gli uomini combattono?"
Il vecchio con gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava
perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma:
"Per ogni uomo c'è sempre una battaglia che aspetta di essere
combattuta, da vincere o da perdere. Perchè lo scontro più feroce è
quello che avviene fra i due lupi."
"Quali lupi nonno?"
"Quelli che ogni uomo porta dentro di sè".
Il bambino non riusciva a capire, ma attese che il nonno rompesse
l'attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per
accendere la sua curiosità.
Infine il vecchio, che aveva dentro sè la saggezza del tempo, riprese
con tono calmo.
"Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo, vive di odio,
gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo."
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di
capire quello che aveva appena detto.
"E l'altro?"
“L'altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità,
compassione, umiltà e fede"
Il bambino rimase a pensare un istante quello che il nonno gli aveva
appena raccontato.
Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.
"E quale lupo vince?"
Il vecchio cherokee si girò a guardarlo e rispose con i suoi occhi puliti.
"Quello che nutri di più"."

Grazie a te, Germano.
 

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