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mercoledì 27 dicembre 2017

DI DONNE, DI PANCETTA E DI FEMMINILITA'


Sarà vero che la vera condizione "naturale" della donna è quella di "munita di pancetta"?
Sarà vero che la pancia piatta porta energie maschili?
Sarà vero che portare i pantaloni plasma il nostro corpo sulle energie "maschili" al punto di plasmare anche il nostro carattere?
Sarà vero che un piercing o un tatuaggio possano irrimediabilmente danneggiare la nostra "energia femminile?"

Queste domande sono ispirate a un post diventato (ahimè) virale. Cioè, l'intento era buono e lo capisco: riabilitare le forme morbide. Ma il risultato è stato disastroso per i danni che una posizione del genere può arrecare.
Beh donne, rassicuratevi. Non è vero niente di tutto ciò. 
Ma siccome all'autrice di questo blog piace l'argomentazione, ora spiegherò perché. 

"Naturale" nel senso di nuovo modello unico?
Io ho la pancetta.
Mi sta benissimo riabilitare la pancetta. 
Non mi sta bene affatto l'errore nel quale incappa l'argomentazione del post in questione: contrapporre la pancetta alla pancia piatta, definita quasi come se fosse l'origine di tutti i mali delle donne.
E' certamente odioso che il modello unico di donna semi androgina che ci viene bombardato come "bellezza femminile" sia appunto un modello unico. E' odioso doverci fare i conti se la tua (la mia) non è quella forma precisa.
Ma non è la magrezza "il nemico", diamine!
Il problema è il "modello unico". E questo post ne propone uno a sua volta, di modello unico: quello della donna morbida, vestita con i gonnelloni, veri attributi di "femminilità". 
Sono venuta a conoscenza dell'articolo da una mia amica, naturalmente magra con la pancia piatta, che insieme a mille millanta altre donne magre deve ben essersi sentita sbagliata e giudicata davanti a un simile post. Come mi son sentita sorpresa io a leggere quanto i pantaloni che spesso indosso debbano aver "plagiato" il mio carattere in senso "maschile". Vorrei chiederlo cosa intendiamo con queste "qualità maschili" citate, trovate gli screenshot sotto. 

Cosa è maschile e cosa è femminile?
Vorrei ribadire un concetto. Importante.
C'è una cosa davvero appartenente alla diffusa mentalità di un "maschile distorto" in questo piccolo post: la contrapposizione duale. Pancia piatta VS pancia tonda. Gonna VS pantalone.
Tipica mentalità assolutamente attuale più volte analizzata su questo blog in più articoli. 
Parlo di maschile distorto. Potrei parlare di "patriarcato". Non parlo di "maschile" tout court perchè il maschile sano merita rispetto. E questa non è "mentalità maschile", questa è mentalità di maschile distorto. Questo è puro pensiero patriarcale che ci riguarda tutte e tutti e di cui è bene essere consapevoli.
Di fatto si continua a etichettare con sicurezza cosa sarebbe "maschile" e "femminile", però in testa abbiamo solamente i significati che, appunto, la mentalità patriarcale ci ha insegnato a vedere come maschile e femminile.
Ogni volta si usa la parola "maschile" in questo articolo lo si fa con accezione negativa, salvo non spiegare quali sarebbero queste terribili qualità maschili che emergerebbero a suon di infilare nuovamente i pantaloni. 
Ma poco importa.
Importa che dovremmo smetterla seduta stante con la ricerca del modello "giusto", e fare la rivoluzione. 
Tradotto, la rivoluzione significa comprendere nel profondo che non esiste "la vera donna", così come lo crediamo adesso.
La donna è multiforme. Lo è anche la Dea. 
Lo è e lo è sempre stata, basti vedere i reperti rinvenuti e ben descritti da Gimbutas. Ne abbiamo per tutti i gusti e tutte le forme, dalla pelle e ossa alla morbidosa anche parecchio sovrappeso. Eccovi una lista di Dee con pancia piatta. Vorremmo mica dire che sono "maschili"?








Perché il pensiero simboleggiato dalla Grande Madre non è quello che definisce cosa sia più giusto a scapito di un "sbagliato uguale contrario".
Si addentra in qualcosa di più profondo, di una qualità dell'essere e del pensiero:
la possibilità differenziarsi e stare bene nelle differenze innanzitutto, e quindi nell'avere anche forme differenti. Non è un pensiero che separa, non è un pensiero che cerca il modello unico.
Non è un pensiero che si basa sulla logica duale oppositiva e sulle dicotomie.

Non è di sicuro una lista di "cosa non si dovrebbe fare" basata su dogmi calati dall'alto.



L'errore qui è precisamente questo. Dividere il mondo in due: con pancia / senza pancia.
Ci siamo?
Bon. 
Secondo passaggio: attribuzione di valore positivo a un termine della dicotomia (con pancia) e, per logica duale oppositiva, di valore negativo all'altro termine (senza pancia).
Terzo: incasellare in corrispondenze, sempre nel positivo/negativo, sempre in logica duale oppositiva: con pancia = femminile = bene QUINDI senza pancia = maschile = male. 
Se si legge il post si nota come persino alcuni disturbi della sfera femminile sono stati attribuiti a questa famosa pancia piatta. 

Meno male che si parla di assenza di flessibilità... 

Tralascio la causa individuata nel rapporto con la madre. Potrei perdere la pazienza. 1- perché di professione mi occupo di persone e le cause delle difficoltà sono sempre molteplici, intrecciate e complesse. 2- perché dare la colpa alle madri è una vecchia frontiera di maschilismo dalla quale non riusciamo proprio a uscire. Mi fermo perché potrei scrivere un libro sul tema.







La semplificazione della logica duale oppositiva porta a non vedere le sfumature di diversità nella realtà che descriviamo. Esempio? Quando mai la pancia piatta sarebbe maschile? Quando mai l'uomo avrebbe SOLO quel modello qui descritto. 




Non voglio essere troppo cattiva con questa povera Olga che scrisse il post originale. Però ho deciso di usarlo come esempio dei tranelli logici di questo modo di pensare, questi si "distortemente maschile"e per mostrare i danni che ne possono derivare.


La stessa attribuzione di valore "bene/male", purtroppo piega di sapore new age che attinge ai monoteismi precedenti, rischia troppe volte di essere giudicante verso coloro che si discostano dal nuovo modello unico che una presa di posizione presunta spirituale offre. Fare tutto questo in nome della "femminilità" mi stride come le unghie sulla lavagna. 

C'è del vero in questo post: è dannoso costringere le donne in forme che non sono loro naturali. 
Ho sofferto di terribili crampi durante le mestruazioni. So cosa vuol dire. Ma non erano i miei pantaloni, non era la forma della mia all'epoca piatta pancia. Al fatto biologico -che esiste diamine- si aggiungeva molto di mentale, il rifiuto del mio ciclo stesso ad esempio. Era molto di questo stesso pensiero duale che rifiuta e giudica in modo categorico, che applicato verso noi stesse si tramuta in una vera censura delle parti di noi che non amiamo. Cosa che non ho imparato "da mia madre" ma dall'intera mia cultura, mia madre compresa. Ma non solo.
La si nota la differenza? Il ragionamento proposto dal post esclude e definisce in via esclusiva, ricerca La soluzione; quello che propongo invece ingloba, comprende, complessifica e non si accontenta della prima apparente spiegazione.
Queste "forme naturali" variano di donna in donna. E' scorretto far sentire inadeguata una donna che ha la pancetta esattamente quanto è sbagliato criticare chi naturalmente non la ha.
E' vero che l'utero è un organo che si modifica ingrossandosi e assottigliandosi. Ma è vero che questo processo è in alcune visibile e in altre no.
Nessuna di queste donne è sbagliata.

E dal punto di vista energetico?
Qui forse viene la parte del post che più mi ha costretto a praticare una lenta e profonda respirazione.
Conosciamo ancora pochissimo di cosa sia energia maschile e femminile, a livello sistemico. Come dicevo sopra, in troppe e troppi crediamo ancora che queste due categorie equivalgano al bacino di significati che l'attuale peculiare (e sbilanciata) cultura ci ha insegnato.

Ancora di più: l'energia femminile NON può "esaurirsi"! Per giunta stando "scoperte"! Nudo rituale, questo sconosciuto. Bellezza della nudità, questa sconosciuta.
Come si fa a dichiarare con leggerezza una simile opinione come fosse una Verità immutabile! 
Possiamo forse esaurire la nostra anima e il suo moto di respiro attraverso un vestito?
Pensiamo forse che una forma esteriore solo per il fatto di esserci possa avere tanto potere su un'essenza che proviene dal nostro nucleo?

Lo provo a spiegare meglio io.
E' come illudersi di cambiare le profondità degli abissi spostando l'acqua con le mani sulla superficie.
E' vero invece il contrario: un mutamento degli abissi muove anche la superficie.

Quindi veniamo ai piercing, ai vestiti, ai temuti e odiati pantaloni.
Questi dipendono da gusti culturali e personali.

Femminilità è una questione di conoscenza di sé. Proprio così.
Il problema della femminilità di oggi è riuscire a scorgerla sotto un nucleo di acculturazione di quel famoso maschile distorto di cui ho già ampiamente parlato. Ancora più difficile: riconoscerla sotto quello che crediamo essere "femminile" ma che è invece "femminile distorto". Femminile distorto amplificato da post come questi.
Una volta che si inizia a scorgerla, questa femminilità, la si può esprimere -manco a dirlo- in mille differenti forme.
Il bello della cultura di oggi (perché non è tutto schifo) è proprio nella possibilità di scegliere.
Nella scelta c'è la Grande Madre.

Il blocco non è nel vestito in sé.
Se c'è un blocco, parte da prima. Potrebbe capitare di scelgliere un dato abito come espressione di un blocco che parte in me. L'abito come espressione esteriore di una dimensione interiore. Ma lo stesso abito può avere ragioni persino opposte.
Esempio: il corsetto in vita. La vita stretta era in voga anche nella società minoica, l'ultima cultura interamente "della Dea" europea. La stessa Dea era cosi raffigurata (vedi immagine Dea dei Serpenti più in alto) probabile omaggio al ventre dell'ape. Indossando quell'abito -e l'ho fatto- non ho bloccato nulla tutt'altro.
Prendo lo stesso corsetto, lo metto magari perché temo di esser giudicata brutta, non piacere, poco sexy o poco femminile, o perché è un'imposizione culturale come fino a pochi decenni fa: il blocco c'è ma è nella mia paura, nel bisogno di omologazione, nella non scelta. Mi spiego?
Lo ripeto: non è il vestito. È come stiamo, come ci esprimiamo, se ci rispettiamo.

Sono femminile nell'esprimere quello che sono. La mia "bellezza" in senso lato. Quella che non dipende da un canone e nemmeno dal suo contrario. La mia vera essenza. 
Quando scelgo come esprimerla si vede e si sente. 
Anche se ho i pantaloni.
Anche se ho il piercing.
Anche se ho la pancia piatta e sono magrissima.
Anche se ho il tatuaggio.
Anche se mi metto il frak diamine
perchè emerge da altro.
E certo, anche se ho una gonna mini o lunghissima che sia.
Anche se non voglio fare neanche un piercing.
Anche se ho una morbidissima pancetta o un pancione.
Anche se non ho voglia di tatuaggi.
Anche se mi metto il tacco 12.

E tutto ciò è vero perché se la mia scelta è sincera, quello che esprimo nel mondo sono IO. IO.
Radio, splendo, a testa alta mi esprimo. 
Altro che blocco delle energie! Che triste rappresentazione abbiamo delle energie, se pensiamo di bloccarle con così poco! Quando splendiamo siamo fiumi in piena, che non si fermano davanti a niente, vortichiamo di gioia e potenza! Un piercing non è che un bastoncino incastrato tra due massi in un torrente in piena. 

Per cui donne, basta con queste cose.
Basta ricerca di modelli unici. Basta critiche della forma diversa. Basta focus sull'apparenza, ma serve la relazione per indagare la sostanza. E dalle reali relazioni fuggiamo.
Basta azzardare diagnosi di cose che talvolta nemmeno sono problemi reali. Invece ad esempio che seguire il modello del parto indolore come presunta somma elevazione spirituale della donna, cosa letta anche in altri post (ricalcando così il modello che ha voluto fare del dolore una condanna divina, furbe noi eh?), iniziamo a dare a quel dolore un differente significato. E riprenderci in mano la significazione dei nostri fatti biologici al di là delle già conosciute dicotomie.
Senza creare "club esclusivi" dove entrerebbero le presunte "partorienti senza dolore", piuttosto che "quelle con figli" o "quelle senza figli" eccetera. Perché sono tutti, tutti, modelli unici. Accettiamo la diversità. Nelle scelte, nelle esperienze.  

Dal "cosa indossi" dovremmo spostarci in "perché e come indossi". 
Così, per dire.
L'intento. L'intento è ciò che muove le energie.
Fai le cose sapendo cosa fai. Falle con significato. Ed è questo che da fuori si percepisce. E' questo che muove le energie.
Ti senti splendida con la gonna fino ai piedi? Mettila! Temi che il piercing possa avere conseguenze negative sul tuo corpo? Non farlo! 
In giro si dice tutto e il contrario di tutto: tutti/e che cercano di controllare "come dovrebbe essere", come devi sembrare. 
Ma tu cosa hai da dire in merito?
Cerca le tue risposte. LE TUE.
Sperimenta.
Vedi cosa va meglio per te. PER TE.
Esci anche dalla tua zona comfort. 
Chiedi come si sentono gli altri/le altre. Confrontati, potresti trovare pezzi che non conoscevi.
Torna sui tuoi passi.
Prova ancora.
Quando sei pronta scegli.
Scegli e gioca.
Inventa.
Sii creativa.
Cambia idea se è ora di farlo.
Fai ciò che senti che ti permette di splendere ricordando che la notte è splendida perché splendono miliardi di stelle.
Chi ti dice come devi essere magari ti vuole uguale a sé magari perché ha paura di cercare come splendere.
Chi ti dice come devi essere magari non vuole che tu splenda così da non dover vedere che ha paura a splendere.
Chi ti dice come devi essere magari vuole solo proteggerti, ci sono stati tempi in cui splendere faceva costare la vita.
Chi ti dice come devi essere magari ti vuole proprio controllare per avere apparentemente vita più facile lui/lei. 

Ma è giunto il tempo di splendere.
Ed è in questo splendere che emergerà la tua femminilità.
Non nel nascondersi.
Non nel conformarsi.
Nemmeno nella ribellione che altro non è che lo stabilito contrario della norma eterodecisa. 

Si splende di meravigliosa diversità.

 E ora scrivi tante volte assieme a me:


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