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mercoledì 25 marzo 2015

Le polarità in pace

Non esiste buio CONTRO luce. La giornata è fatta di entrambi. Necessitiamo dell'equilibrio offerto da sonno e veglia.


Non esiste bianco CONTRO nero. Esistono questi e molti colori, ciascuno con la sua magia.


Non esiste vita CONTRO morte. Esiste l'esistenza intera.


Non esiste ascesa CONTRO discesa. C'è l'espandersi in ogni direzione.


Non esiste alto CONTRO basso. Un albero vive grazie a radici e a fronde. 


Non esiste razionalità CONTRO intuizione. Possiamo tutti e tutte usare molti strumenti per leggere e comprendere la realtà.


Non esiste uomo CONTRO donna. Siamo tutte e tutti figlie e figli della Grande Madre, in lei danziamo assieme.


Non esiste immanente CONTRO trascendente. Vi è il sacro Tutto, visibile e invisibile.


Non esiste Luna CONTRO Sole. La danza dell'universo è sorretta da miriadi di corpi celesti.


Non esiste materiale CONTRO spirituale. Tutto ciò che esiste è sacro.

 
Il ventre della Grande Madre tutto contiene.
Il pensiero dualista è solo illusione...

7 commenti:

  1. Ti faccio questa domanda, benché anche io viva sostanzialmente nella percezione del divino femminile, ;-) ma:
    dire che tutto vive nella "Grande Madre" non è dualistico? Non si parte, così dicendo, dal presupposto che il divino superiore, probabilmente madre e padre, bianco e nero ecc.... sia invece solo Madre? Non parti tu, in ciò che scrivi, da presupposti di un cammino verso "LA DEA" (femminile, sacro esclusivamente femminile) ?
    Guarda, io sono d'accordo con tutto quello che hai scritto in questo post, mi piace molto tutto, e come sai sono dalla parte di una riscoperta del sacro femminile messo da parte dai misogini culti patriarcali, e personalmente prediligo lavorare con gli aspetti femminili del divino perché li sento più vicini e più simili a me ( e quindi con la Grande Dea ), ma nell'espressione "Grande Madre" vi è insito un concetto dualistico che diversifica il femminile dal maschile, la Madre dal Padre, ponendo l'Una sopra l'Altro in risposta al fatto che prima c'era l'Uno sopra l'Altra. Mi permetto di esprimere un piccolo parere: penso che la fonte di tutta la vita e il creato, che poi è anche il creato stesso, non è ne femmina ne maschio, ma ha in se entrambi e si manifesta egualmente in entrambe le forme,così come si esprime nell'ombra o nella luce, nel bianco e nel nero ecc.... . Forse dovremmo chiamarla "Grande Energia" o la "Grande Sorgente", o comunque in un modo che non metta il segno sul fattore dualistico madre/padre, se vogliamo veramente superare il senso della dualità o della differenza/superiorità di genere, per non rischiare un matriarcato che ricalchi la stessa via del patriarcato (come diceva la stessa R. Eisler, che non amava il termine matriarcato proprio per questo). O forse è ancora presto, il sacro femminile non ha ancora raggiunto lo stesso livello di quello maschile nella coscienza collettiva, e quindi il superamento del dualismo non è ancora possibile, e fino che sarà marcato nel sacro sarà difficile che sia superato anche nella visione generale della natura e di tutto il resto. Sono solo riflessioni, ovviamente.

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    1. Ciao Cara!
      è tutte e due le cose.
      In realtà il pensiero duale è talmente radicato in noi, che non ce la facciamo (se non con difficoltà) a immaginare quella Grande Madre così come intesa dalle culture non dualistiche (che pure esistono ancora oggi!)
      In un pensiero che non ha affatto un rapporto gerarchico tra polarità, è possibile concepire una grande madre incinta di tutto. Tutte le polarità sono in essa contenute. Il femminile è sorella del maschile e entrambi gemelli nel ventre della Madre.
      E' molto complesso.
      E' una sfumatura che però è fondamentale.
      Il mettere la madre come origine, oltre a riflettere la dimensione ciclica dell'universo che nel corpo delle madri gli antichi senz'altro avevano osservato, ha a che fare con una genesi: nascere da utero di madre, non è certo come nascere da costola di uomo.
      la madre crea affinchè ogni figlio e figlia sia poi indipendente nella creazione. nel creare non sottomette. questo è uno dei punti fondamentali.
      altre forme di creazione, si. nel concetto di creazione, c'è lo specchio di come gli umani agiscono nel mondo. ecco perchè "all'origine la madre".
      in questa visione, non c'è gerarchia e non c'è volontà di dominio. e tutti provengono da un ventre che allegoricamente è quello della grande madre che non è un contrario di dio padre.
      sono altri valori proprio.
      nemmeno si considera, in questo pensiero, la possibilità che una polarità sia superiore a un'altra.
      quindi nessuno si offende.
      i valori della Madre sono anche condivisi dall'uomo. riconoscendo questo, l'uomo si sente rappresentato. questo accade almeno in alcune delle attuali culture indigene (esse stesse si autodefiniscono matriarcali!).
      anche io non prediligo il termine matriarcato per via dell'immediata associazione dualistica che scatta nell'interlocutore, ma bisogna fare un distinguo, secondo me. Riane eisler si riferisce alla definizione di matriarcato dell'antropologia classica, non a quella degli studi attuali.
      Bisogna per cui capire, quando si usa questa parola, quale è lì'ambito di riferimento. Ovvero, non è di per sè connotata automaticamente di valore dualistico (e negativo).

      E poi è anche come dici tu.
      Di sicuro, lo smembramento di quella grande madre originale in cui ogni cosa era uno (come nel Tao antico, prima che divenisse ciò che è adesso nella comune accezione) ha portato a una miriade di frammenti di archetipi, divenuti appannaggio del femminile, che sono stati indeboliti e rivestiti di uno sguardo a questo punto si di parte.
      per cui ogni tanto ho la sensazione di essere un salmone che risale a ritroso la corrente. da qui mi sa che si parte.
      io non sento la Grande Madre come contrapposta a Dio Padre. e' quasi più rischioso usare la parola "dea", questa si inventata in un mondo in cui dee erano contrapposti a dei, e in antichità presumibilmente mai utilizzata. io la uso, ma ci sto attenta.
      Un altro modo di sentire la Madre mi si è aperto nel momento in cui ho annusato, sentito dentro, in qualche modo, come possa essere una Madre non duale. E' una cosa che a un certo punto mi è scattata.
      Il nostro stesso linguaggio è duale e questo non facilita la spiegazione.
      Ho da poco scritto una lunga riflessione sul "narrare la madre" che riguarda una maternità anche maschile, ma non posso pubblicarla ora perchè parte di uno scritto per un concorso.
      Forse più avanti potrò!
      Mi spiace se non so spiegarmi meglio di così... l'unica cosa, è cercare di farne esperienza!
      Ecco perchè abbiamo bisogno anche degli uomini!

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  2. Da Niviane:
    Cara Laura, credimi: capisco ogni "sfumatura" di cui parli, vivo e conosco.
    Non è questo il punto. Il punto è proprio nell'allegoria, che per sua natura non può essere un messaggio immediato e chiaro per tutti. Il termine Madre tende di per se ad evocare una certa immagine, ecco perché lo rende inadatto alla diffusione di un concetto non dualistico, dove la stessa energia primordiale evoca l'immagine di una donna e incinta, per quanto bellissima. È ciò che arriva alla massa, a meno che non sia il secondo fine proprio quello, il che sarebbe lo stesso gioco del patriarcato. Quindi le mie riserve non sono nei significati che vengono dati ad una allegoria, ma all'effetto sulla massa della scelta di certi termini, e alla deriva femminista che ne sta scaturendo, la dove la spiritualità dovrebbe essere libera da ideologie razionali e sociali, e dove il femminismo dovrebbe restare un concetto laico della democrazia per l'uguaglianza sociale valido per tutti, in un mondo che non ha bisogno di nuovi condizionamenti per guarire, ma di liberarsi di quelli già esistenti e di una nuova mentalità dove il concetto di libertà è sacrosanto e chiaro, rispettato e preteso per sé e gli altri, e quindi, riguardo la spiritualita, dove ognuno scopre, crea, il proprio sentiero, ascoltando se stesso/a e non recintandosi in un condizionamento, dove l"approccio al Divino sarà quello giusto per ognuno, Madre o Padre o Luce o quello che sia.

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    1. Certo e' un paradosso. Credo pero' valga la pena lavorare e recuperare altri concetti di madre, altri e più antichi significati che sono nascosti nel nostro inconscio collettivo. Cosi come altri concetti di maschile e femminile, dove madre è anche appunto parte del maschile!
      E certo che le masse non colgono "a batter di ciglio", ma questo vale per tutto! Se dovessi restare su ciò che è percepito dalla media, non farei che replicare le medesime etichette e i medesimi meccanismi. Madre è assolutamente un concetto equivocato, anche da una parte del femminismo (attenzione qui, perche non si tratta di un movimento unitario da rigettare come deriva), e proprio per le grottesche caricature che ne fa il patriarcato io scavo e scavo e vedo cosa ne emerge. E ogni giorno mi stupisce, ogni giorno comprendo che difficilmente andremo da qualche parte, come umanità, se questo lavoro qualcuno non lo fa.
      Non credo nella trascendenza assoluta, quindi credo sia proprio quella parte del nostro inconscio che reclama di tornare ad agire nel mondo! E che è avvertita da un numero crescente di persone. Credo sia molto più pericolosa la deriva identitaria stile "rievocazione del passato", perche rischia di (Come vedo a volte) trincerarsi in pretese di "purismo" ricalcando il solito ancor presente fanatismo religioso.
      La madre no. Quel che ne esce è un radicalmente diverso approccio al mondo, al fare, alle relazioni. Difficile perche obbliga a lavorare su di se'.
      E poi non credo all'utopia dell'equilibrio nel senso che tutti devono conoscere un po' tutto per "bilanciare". È semplicemente impossibile! Quel "modello di equilibrio" altro non è che una difesa di un dualismo che di x sé, x i motivi che acennavi anche tu, è in realtà già uno sbilanciamento terribile. Occorre un diverso paradigma del conoscere e delle relazioni tra umani, che consentano un "fidarsi" del duro lavoro di ricerca degli altri e dei risultati che possono portare beneficio al genere umano.
      In questo senso, sono non convinta, di più, che il lavoro sulla grande madre serva.
      E per me ogni mia cellula sente la creazione intera come grande madre. Non credo ci sia un giusto e sbagliato in assoluto. Per un altro può essere un padre. Non avrei difficoltà a lavorarci assieme, quando il cuore ha intenti di amore.
      L'unico mio interesse è proporre pero, almeno proporre, un modo non patriarcale (per quanto possa riuscirci) di intendere la spiritualità!

      Elimina
    2. Forse anche.... La spiritualità per me è un prodotto umano. L'umanità la produce per sé. Credo assolutamente non sia possibile CGE resti "non condizionata" dal sentire e dalle idee! Storia e antropologia dimostrano il contrario!
      Con questo possiamo pero farci i conti. Fosse anche spostare l attenzione dalla donna incinta, al senso con potenzialità che il contenuto di quel pancione ha... E questo riguarda tutti!

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    3. Forse anche.... La spiritualità per me è un prodotto umano. L'umanità la produce per sé. Credo assolutamente non sia possibile CGE resti "non condizionata" dal sentire e dalle idee! Storia e antropologia dimostrano il contrario!
      Con questo possiamo pero farci i conti. Fosse anche spostare l attenzione dalla donna incinta, al senso con potenzialità che il contenuto di quel pancione ha... E questo riguarda tutti!

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    4. Certo e' un paradosso. Credo pero' valga la pena lavorare e recuperare altri concetti di madre, altri e più antichi significati che sono nascosti nel nostro inconscio collettivo. Cosi come altri concetti di maschile e femminile, dove madre è anche appunto parte del maschile!
      E certo che le masse non colgono "a batter di ciglio", ma questo vale per tutto! Se dovessi restare su ciò che è percepito dalla media, non farei che replicare le medesime etichette e i medesimi meccanismi. Madre è assolutamente un concetto equivocato, anche da una parte del femminismo (attenzione qui, perche non si tratta di un movimento unitario da rigettare come deriva), e proprio per le grottesche caricature che ne fa il patriarcato io scavo e scavo e vedo cosa ne emerge. E ogni giorno mi stupisce, ogni giorno comprendo che difficilmente andremo da qualche parte, come umanità, se questo lavoro qualcuno non lo fa.
      Non credo nella trascendenza assoluta, quindi credo sia proprio quella parte del nostro inconscio che reclama di tornare ad agire nel mondo! E che è avvertita da un numero crescente di persone. Credo sia molto più pericolosa la deriva identitaria stile "rievocazione del passato", perche rischia di (Come vedo a volte) trincerarsi in pretese di "purismo" ricalcando il solito ancor presente fanatismo religioso.
      La madre no. Quel che ne esce è un radicalmente diverso approccio al mondo, al fare, alle relazioni. Difficile perche obbliga a lavorare su di se'.
      E poi non credo all'utopia dell'equilibrio nel senso che tutti devono conoscere un po' tutto per "bilanciare". È semplicemente impossibile! Quel "modello di equilibrio" altro non è che una difesa di un dualismo che di x sé, x i motivi che acennavi anche tu, è in realtà già uno sbilanciamento terribile. Occorre un diverso paradigma del conoscere e delle relazioni tra umani, che consentano un "fidarsi" del duro lavoro di ricerca degli altri e dei risultati che possono portare beneficio al genere umano.
      In questo senso, sono non convinta, di più, che il lavoro sulla grande madre serva.
      E per me ogni mia cellula sente la creazione intera come grande madre. Non credo ci sia un giusto e sbagliato in assoluto. Per un altro può essere un padre. Non avrei difficoltà a lavorarci assieme, quando il cuore ha intenti di amore.
      L'unico mio interesse è proporre pero, almeno proporre, un modo non patriarcale (per quanto possa riuscirci) di intendere la spiritualità!

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