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domenica 13 aprile 2014

La saggezza delle ortiche. Ovvero elogio della semplicità.

Ho un falcetto stupendo. E' un falcetto cerimoniale. Lo poso sempre sul mio altare, a Samhain.
E' fatto a mano da un artigiano locale, piccolo e affilatissimo è.
E' speciale. E proprio per questo, va usato.
Cosa c'è di più sacro, della natura attorno a noi? Qual modo migliore di caricarlo, se non a contatto con gli spiriti delle stesse piante?
La natura è parte del corpo di Dea, e allo stesso tempo da Dea è regolata.

Quanti doni ci offre, doni che non sappiamo più scorgere, abbagliati da una complessità che a volte sconfina nel ridicolo: cerchiamo chissà che rimedio esotico o che prelibatezza costosa, quando abbiamo molto sotto il naso, ma lo snobbiamo. 


Le chiamiamo malerbe. Male de che?
Pungono e di solito ce ne teniamo alla larga.
Sono le ortiche. 
Tra le verdure migliori che ci potessero donare: saporitissime, e ricche in ferro, ricchissime, più di ogni altra verdura comunemente consumata.
Ce ne sono ovunque, e sono un vero toccasana.
Esco dunque, il falcetto in una mano, una bacinella nell'altra. Un oggetto che offende, uno che accoglie.
Piccole piante verde intenso, ce ne sono ovunque.
Il falcetto affonda, perfetto per quell'uso, in un attimo cime fresche e deliziose munite di tenere ma sempre pungenti foglioline cadono nella mia bacinella, non manco di ringraziare per questo dono.

E tutto in me divaga. Zac, quanti uccelli diversi cantano attorno a me, Zac. Zac, che profumi deliziosi, basta spostarsi anche di poco e gli odori cambiano, Zac, Zac. Passa un'ape vicino a me, ciao piccina. 
Emozioni e sensazioni si intervallano alle piccole gemme che catturo con la mia mezzaluna.
Zac. Sono qui fuori, e ascolto. Zac. Sono ricettiva. Raccolgo, ci vuol tempo, mi guadagno la cena come le mie antenate facevano. Zac. 
Come siamo finiti adesso?Zac. potrei lavorare come faccio ogni giorno in un ufficio, dove gli unici odori sono i detersivi che usa la signora delle pulizie, Zac, e le particelle di carta calda della fotocopiatrice. Zac.
Dove gli unici rumori sono il ticchettio delle tastiere e le voci di lamento, dei miei utenti o della direttrice incazzata. Zac.
Zac. E il raccoglier erbe? Dove abbiamo collocato il raccoglier erbe, noi, raffinata società che rinnega il semplice a favore del complesso, Zac, l'umile a favore dello snob, Zac, dove?
Chi raccoglie ancora erbe oggi? Meglio comprare le coste al mercato, Zac, eppure le ortiche... fanno meglio e sono gratis.
Zac, grazie spirito dell'ortica.
Ora ti capisco meglio.
Ahi, mi pungo. Giusto, parte del gioco.
Persino le tue punture, sono curative. Ora ti capisco.
E' questione di punti di vista.
Estirpata e temuta, tu sei un dono.
Hai in te la forza e la tenacia.
Cresci in zone di apparente degrado. Ma tu quelle zone le abbellisci.
Sei semplicemente passata di moda. Zac. Gli umani ti ignorano e, abbinandoti a origini troppo umili, a ricordi di tempi difficili in cui pure tu hai salvato molte vite, ora preferiscono coltivare altro. "verdure più pregiate". Cosa è dunque il pregio? Zac. Incarni il disprezzo nei proverbi popolari.
Ma hai molto da offrire a chi sa scorgere la tua bellezza.

Zac. Non mi annoio qui con te, mi sento ricca, piena e appagata. Come è diverso questo lavoro, rispetto ai miei compiti in ufficio. Zac. Come è difficile fare un bilancio di quanta ricchezza abbiamo perso, nel nostro progresso. Zac.
Abbiamo di più, ma non siamo mai felici, mai appagati.
E tutto si mischia. Il profano diviene sacro, altre erbe attirano la mia attenzione, le ringrazio e saluto. La prossima volta cucinerò con voialtre si, con la fresca primula o la squisita alliaria. Si, Zac, la prossima volta sarò in comunione con voi.
E la raccolta della mia cena diviene una meditazione, una pratica che mi sorprende, e mi regala intuizioni.
"Tutto è sacro nel sentiero di Dea", sembra che mi sussurri il vento.
Zac. Conosco ora le ortiche. Ce ne sono diverse. Non si colgono i boccioli che sembrano troppo chiusi, quelli hanno i pidocchi. Zac.
Qui finisco, e uno strano sesto senso pare mi dica dove ne troverò altre e dove invece no, dove non crescono.
I prati paiono avere voci diverse. Cori di strumenti diversi. Come differenti orchestre, e tu ne puoi riconoscere, se composte da archi o da fiati o altri mix di suoni. le ortiche hanno una voce, un suono, stridente e metallico, devo seguirlo e ne troverò altre.
Ecco perchè sono venuta a vivere qui. Ove i canti degli esseri di natura s'odono forte, appena spalanchi le porte di casa.
Perchè questo cibo che oggi raccolgo, sarà l'unico, tra ciò che ho acquistato e accumulato nel frigo, a non lasciarmi insoddisfatta.
Perchè è materia che nutre anche il mio spirito.
Ed è questo, che noi umani stiamo irrimediabilmente perdendo.
La capacità di sentirsi uno. Di godere il momento in comunione, senza operare separazioni astratte e inutili. 
Di gioire della grandiosa sacralità della semplicità.
Zac.





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